Il testamento spirituale di Benedetto XVI
Postati in Uncategorized su aprile 4, 2013 da Maria RubiniMafia. E se chiudessimo la Commissione parlamentare antimafia?
Postati in Politica, Società con i tag Trattativa Stato Mafia Falcone Borsellino su gennaio 10, 2013 da Maria RubiniLa Commissione parlamentare antimafia è una di quelle Istituzioni che a mio modesto parere non serva a nulla, così come non serviva l’allora Alto Commissario per la lotta alla mafia. E’ un Ente tipicamente d’uso politico a che in verità non soddisfa affatto le esigenze di verità richieste non solo dai familiari delle vittime della mafia, ma in generale dagli italiani onesti. Tuttavia, la Commisione parlamentare antimafia, oltre ad essere inutile è anche vetusta: è nata nel 1962 e cos’ha prodotto sino ad oggi? La Commissione è la genuina esposizione del pensiero gattopardiano, “cambiare tutto per poi, come oggi, non cambiare assolutamente nulla”. Oggi la Commissione ha perso la possibilità di dare credibilità allo Stato; aveva l’obbligo di dare certezze e non fare ipotesi o porre domande.
Il suo presidente Beppe Pisanu, con la sua relazione sulla trattativa Stato-mafia, ha compiuto uno slalom per farci comprendere che “…ci fu almeno una trattativa tra uomini dello Stato privi di un mandato politico e uomini di Cosa nostra divisi tra loro e quindi privi anche loro di un mandato univoco e sovrano. Ci furono tra le due parti convergenze tattiche, ma strategie divergenti: i carabinieri del Ros volevano far cessare le stragi, i mafiosi volevano invece svilupparle fino a piegare”, Che significa, presidente, “convergenze, tattiche, privi di mandato univoco e sovrano”? Vorebbe farci intendere che soli gli uomini del ROS, in assoluta solitudine avrebbero condotto le trattative con Cosa nostra? Trovo anche puerile, per allontanare i sospetti dei politici, descrivere le trattative come una sorta di guardie e ladri, quasi a ridicolizzare i rapporti, peraltro già provati, tra Vito Ciancimino e i carabinieri.
Non vado oltre la lettura della relazione perchè la ritengo oscena e chiaramente viziata dal fine di “giustificare” la Casta. Insistere sull’ipotesi che la trattativa è stata un’iniziativa dell’Arma, senza il beneplacito del potere politico, è opinabile. Inoltre, offende la memoria di Falcone, Borsellino e di tutte le vittime delle stragi del 92/93. La relazione odierna, che chiude l’inchiesta della Commissione Antimafia sulla trattativa tra Stato-mafia, mi appare come un cocktail di copia-incolla, che qualsiasi “ragazzino” esperto d’informatica, può elaborare e scrivere. In buona sostanza, assomiglia ad uno di quei documenti stilati dai “servizi”, ne ho letti a centinaia, dove si fanno ipotesi e mai certezze. E allora mi chiedo: è mai possibile che per partorire una siffatta consclusione ci vogliano 25 senatori e 25 deputati? Non sarebbe il caso che la Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, venisse definitivamente soprressa? Tanto, le mafie in Italia, c’erano prima del 1962 e ci sono ancora oggi e di certo sono ancor più forti; che questa Commissione non sia stata in grado di apportare miglioramenti alla lotta alla mafia è sotto gli occhi di tutti; che non sia stata nemmeno in grado d’incidere per evitare le morti è altrettanto innegabile. E quindi, mi auguro che il prossimo Governo prenda in seria considerazioni l’opportunità di chiuderla, e trasferire le sue risorse in fondi a chi le indagini le sa fare e le fa seriamente.
Pippo Giordano
Rivoluzione Civile, la presentazione di Antonio Ingroia
Postati in Politica, Società con i tag Antonio Ingroia, Borsellino, Emergenza Democratica, La Torre, Rivoluzione Civile, Società Civile su dicembre 29, 2012 da Maria RubiniPentagono: in Siria vincerà Assad
Postati in Politica con i tag Bashar al-Assad, Erdogan, Francia, Israele, Pentagono, Qatar, Siria su novembre 30, 2012 da Maria Rubini
Per gli Usa i guerriglieri ribelli sarebbero troppo pochi per vincere la guerra civile. I servizi francesi sono d’accordo.
Con l’attuale rapporto di forze, la guerra civile in Siria la vincerà Bashar al Assad. Lo ha dichiarato un funzionario del Pentagono all’agenzia israeliana Debka, precisando che questa nuova previsione è dovuta allo scarso numero delle forze ribelli, nettamente inferiori a quelle governative. La notizia è confermata da fonti anonime dei servizi segreti francesi.
La stima fatta dagli strateghi del Pentagono quando cominciarono i primi scontri era di settantamila guerriglieri ribelli. Questa cifra avrebbe permesso, sempre secondo il ministero della Difesa Usa, di abbattere il regime di Assad in sei mesi.
Ma le cose non sono andate così. Il nuovo riconteggio parla di trentamila combattenti, di cui seimila jihadisti legati ad Al Qaida. «Ci sono ancora troppi reparti delle forze armate che sono rimasti fedeli al regime siriano», ha affermato il funzionario del Pentagono. Inoltre, Assad avrebbe beneficiato degli aiuti di Russia, Iran e dei libanesi di Hezbollah.
Il nuovo punto di vista non avrebbe però cambiato la strategia della Casa Bianca, decisa ad abbattere l’attuale governo siriano. Il nuovo passo riguarderebbe l’impiego diretto di corpi speciali sauditi e del Qatar sul terreno di scontro. Per quanto riguarda le truppe turche, invece, il primo ministro Tayyip Erdogan è stato costretto a fare marcia indietro, a causa delle pressioni dell’opinione pubblica interna, in maggioranza contraria alla guerra.
La Francia è sempre più convinta che l’unica soluzione per uscire da questa situazione sia introdurre la no-fly zone sui cieli siriani. Israele, invece, resta a guardare. Il capo di stato maggiore delle forze armate di Tel Aviv ha dichiarato che «Israele non si intrometterà in una questione interna di un Paese sovrano come la Siria». Aggiungendo: «Noi non parteggiamo per nessuno».
Franco Fracassi
Lettera aperta di un sacerdote arabo siriano al Presidente Francois Holland
Postati in Politica con i tag Chiesa, Francia, Hollande, Siria su agosto 6, 2012 da Maria Rubini
Non vorrei turbare la Sua gioia e quella dei Suoi elettori derivanti dal Suo recente successo alle elezioni presidenziali né soprattutto le speranza dei Francesi, ora che Lei è, per cinque anni, il Presidente della Repubblica Francese. Pertanto ho voluto ascoltare dall’inizio alla fine la Sua intervista su TV5. Ho accarezzato la vaga speranza di veder mutare definitivamente la politica da circo del Suo buffonesco predecessore.
Ascoltando l’intervista mi sono però subito interrogato sulla fondatezza delle mie aspettative ed ho dovuto rapidamente disilludermi. Sono rimasto sbalordito davanti al Suo aspetto di bravo ragazzo mentre si permetteva di esprimere, su tutto e su tutti, giudizi perentori, privi di sfumature ed esitazioni. Ma quando ho sentito parlare della Siria e del suo Presidente, ho avuto la sensazione di udire la medesima voce dei Maestri che hanno tramato perché Lei giungesse al posto che ricopre, all’unico scopo di condurre in porto il progetto di distruzione della Siria, che il Suo predecessore è stato incapace di realizzare. E questo alla prima apparizione in TV! Mi aspetto fermamente il prossimo disincanto dei Francesi. Per conto mio, da vecchio conoscitore della Francia e dei Francesi, mi sono sorpreso a dirmi: che fine dalla scomparsa del Generale De Gaulle!
Signor Presidente, prima di proseguire vorrei segnalarLe una coincidenza storica che Lei senza dubbio ignora; in caso contrario avrebbe evitato di farsi intervistare proprio il 29 maggio! In effetti c’è un altro 29 maggio durante il quale la Francia si è disonorata: si tratta del 1945. In quel giorno la Francia “mandataria” si è permessa di bombardare il Parlamento Siriano a Damasco, permettendo poi che i suoi soldati di colore assassinassero ventinove poliziotti presenti. Lo sapeva?
Signor Presidente, non è tempo per la Francia e per tutti Voi riflettere una buona volta su questa ignobile politica che dal 1916 – anno degli accordi tanto segreti quanto vergognosi, chiamati in seguito “accordi Sykes-Picot” – asseconda gli ordini del Sionismo, per la distruzione della Siria e del mondo arabo? Cosa c’era di più chiaroveggente e nobile, in tutta la Francia dell’epoca, delle perspicaci e chiare raccomandazioni che il signor Aristide Briand, ministro degli Esteri, diede al Console Generale a Beirut, il signor Georges Picot, in data 2 novembre 1915, in previsione di tali accordi: “Che la Siria non divenga un paese strangolato … Ha bisogno di una larga frontiera, che la renda un’entità autosufficiente”?
Di una Siria “autosufficiente”, come era già stata disegnata nel 1910 in una carta geografica emanata dallo stesso Ministero degli Affari Esteri, bisogna sapere cosa ne avvenne dopo che fu amputata a nordovest della Cilicia, a nordest della regione di Mardine, che è oggi l’attuale Iraq, di Mosul, ad ovest del Libano, a sud della Giordania e della Palestina, per essere privata nel 1939 di Antiochia e del Golfo di Alessandretta, offerti in dono alla Turchia!
Signor Presidente, c’è una domanda importante che, come cittadino arabo della Siria, devo porre a tutti i capi di Stato occidentali: “Perché avete bisogno di uccidere sistematicamente tutti i popoli arabi e musulmani?” Lo avete già fatto aizzando, nel decennio 1980-1990, l’Iraq contro l’Iran; quell’Iraq il cui sfortunato Saddam Houssein era considerato “grande amico” sia da Donald Rumsfeld che da Jaques Chirac! Seguì subito dopo l’imboscata del Kuwait, pretesto della guerra contro l’Iraq, seguita da un blocco di 13 anni che ha causato – secondo i rapporti degli stessi USA – la morte di 150.000 bambini iracheni!
Poi fu la volta della santa “guerra contro il terrorismo” in Afghanistan … Immediatamente seguita da una nuova guerra contro l’Iraq. Quanto all’immortale epopea della NATO in Libia, condotta dal generale-filosofo Bernard Henri Lévy, venne a rinnovare tali orrori, sotto il pretesto della difesa dei diritti umani. Ed ecco che da quindici mesi tutto l’occidente si accanisce contro la Siria, dimenticando una infinità di gravissimi problemi, a cominciare del conflitto arabo-israeliano, che minacciano realmente la sopravvivenza dell’umanità!
Voi praticate tutte queste tragiche politiche occidentali senza vergogna e rimorso, con la copertura di qualsivoglia falsità, doppiezza, viltà e travisamento delle Leggi e delle Convenzioni Internazionali.
Voi avete piegato ai vostri voleri queste Istituzioni Internazionali – quali le Nazioni Unite, Il Consiglio di Sicurezza ed il Consiglio dei Diritti dell’Uomo – nate soltanto per indirizzare il mondo intero verso la giustizia e la pace! Si nutre dunque, in Occidente, la stupida speranza di mettere fine in tal modo all’Islam?
I vostri pensatori e ricercatori non vi hanno fatto capire che in questo modo non fate altro che incentivare un Islam anomalo, che vi ostinate a finanziare, armare ed affiancare coi vostri agenti, dappertutto nei paesi arabi ma soprattutto in Siria?
Non vi rendete conto che questo falso Islam si ritorcerà presto o tardi contro di voi, al cuore delle vostre capitali, città e campagne?
Per tutto ciò lasciate ricordare, a me semplice cittadino siriano, che questo islam che voi armate ed aizzate contro il Mondo Arabo in generale e la Siria in particolare non ha nulla a che vedere col vero Islam, lo stesso che la Siria ha conosciuto dalla conquista araba, come anche l’Egitto e infine la Spagna.
C’è bisogno di ricordare che gli storici occidentali – tra i quali alcuni storici ebrei – hanno dovuto riconoscere che l’Islam conquistatore si è rivelato il più tollerante tra i conquistatori? O non siete piuttosto voi, capi di Stato occidentali nei loro differenti paesi, colmi d’opulenza e di “grandezza”, soltanto i vili esecutori dei progetti sionisti, da quei famigerati “accordi Sykes-Picot”, alla vergognosa “dichiarazione Balfour”, fino ai nostri giorni, e per molto tempo, si direbbe, preoccupati di fornire ad Israele tutto il sostegno possibile, palese o segreto, a tutti i livelli: politico, diplomatico, militare, finanziario e mediatico?
Certo, perché non avete esitazioni nell’assassinare e distruggere intere nazioni perché il solo Israele possa vivere e sopravvivere. In questo modo intendete porre rimedio al terribile complesso di colpa che nutrite nei confronti degli ebrei, dovuto ad un antisemitismo millenario e prettamente occidentale?
Bisogna continuare anche a prezzo della stessa esistenza di nazioni arabe e mussulmane, tra le quali gli ebrei hanno sempre condotto una vita quasi normale, fatta di cordialità e fattiva collaborazione?
Se le mie domande appaiono esagerate od oltraggiose, mi permetta di invitarLa a leggere ciò che hanno scritto sull’influenza del Sionismo negli Stati Uniti uomini come John Kennedy e Jimmy Carter e dei ricercatori coraggiosi e noti come Paul Findley, Robert Dole, David Duke, Edward Tivnan, John Meirsheimer, Stephen Walt, Franklin Lamb e soprattutto Noam Chomsky.
Per quanto riguarda l’influenza del Sionismo in Europa, mi limito alla sola Francia. Dal momento che è Sua la responsabilità, Le è permesso di dimenticare o ignorare quanto hanno scritto: Roger Garaudy, Emile Vlajki, Pierre Leconte, Régis Debray e soprattutto gli ebrei Michel Warshawshy, Stéphane Hessel, Serge Grossvak ed il Professor André Noushi.
Se per assurdo tutti questi nomi non Le dicessero nulla, mi lasci elencare alcuni nomi così noti nella stessa Israele che sarebbe disonesto ignorarli ed ignorare ciò che hanno osato dire da quaranta o cinquant’anni, alcuni molto prima della “creazione” d’Israele: Martin Buber, Albert Einstein, Yshayahou Leibowitz, Israel Shahak, Susan Nathan, Tanya Rheinhart.
Per finire, mi lasci ricordare un testo troppo noto per passare inosservato. E’ del mese di febbraio 1982. Da solo, costituisce e condensa l’implacabile diktat sionista, imposto da due dozzine d’anni a tutta la politica occidentale. Ha fatto la sua comparsa nella rivista sionista “Kivounim”, pubblicata a Gerusalemme. Si tratta d’un articolo intitolato “Strategia d’Israele negli anni ‘80” e porta la firma di Mr. Oded Yinon.
Mi basta riportarne soltanto un paragrafo, recentemente riportato in un libro intitolato “Quando la Siria si sveglierà …”, stampato a Parigi nel 2011 dall’editore Perrin. I suoi autori sono Richard Labévière e Talal El Atrache.
Vi si legge testualmente: “La spartizione del Libano in cinque province prefigura la sorte che attende l’intero mondo arabo, ivi compresi l’Egitto, la Siria, L’Iraq e tutta la penisola Araba. In Libano è un fatto compiuto. La disintegrazione della Siria e dell’Iraq in province etnicamente o religiosamente omogenee, come in Libano, è obiettivo prioritario per Israele, a lungo termine, sul suo fronte est; a corto termine, l’obiettivo è la dissoluzione militare di questi Stati. La Siria andrà divisa in più Stati, secondo le comunanze etniche, per cui la costa diverrà uno Stato scita, la regione d’Aleppo uno Stato sunnita, a Damasco un altro Stato sunnita ostile ai suoi vicini del nord, che forse si estenderà sul nostro Golan ed in ogni caso nell’Houran e nella Giordania del nord. Questo Stato garantirà la pace e la sicurezza nella regione, a lungo termine; si tratta di un obiettivo attualmente alla nostra portata.”
Signor Presidente, per finire mi lasci pregarLa di cercare di rendersi personalmente conto di quanto qui esposto e delle responsabilità che si assume prima che sia troppo tardi.
Un amico, prete francese, esperto conoscitore della Siria, Padre Jean-Paul Devedeux, ha intenzione di scriverLe oggi stesso. La sua lettera è un invito pressante che Le rivolge per una migliore conoscenza degli arabi in generale e della Siria in particolare. La posta in gioco è alta.
Si liberi del “ruolo” che altri cercano di imporLe, rendendosi libero. La Siria, “seconda patria di tutti gli uomini civili” – come ha detto un grande saggio, André Parot – e culla di tutte le civiltà, merita una visita. Non mancherà di stupirLa e di affascinarLa. Abbia il coraggio di conoscere da vicino.
Tornerà alfiere di un progetto di politica nuova, chiaroveggente e giusta, fatta di umano equilibrio, che poggia sui diritti ed i doveri di tutti verso tutti! La vita, la libertà e la dignità sono per tutti!
Nuovo Presidente della Francia, Le suggerisco di prendere l’iniziativa. Lei non potrà essere perdente come in questo momento, e lo sarà ancora di più domani se si volterà dall’altra parte.
Signor Presidente, riponendo in Lei le mie speranze, La saluto rispettosamente
Pr. Elias Zahlaoui – Chiesa Notre Dame di Damas Koussour – Damasco
Dalla Siria all’Iran, passando per l’Iraq. E per il suo petrolio
Postati in Politica, Uncategorized con i tag iran, Iraq, Medio Oriente, Siria su luglio 31, 2012 da Maria RubiniAnche vedere gli Stati Uniti sostenere sommessi le posizioni dei falchi della penisola araba suscita più di un interrogativo.
Robert Fisk ricorda a ragione che ben 15 dei 19 terroristi dell’11 settembre 2001 provenivano dall’Arabia Saudita, anche se a essere bombardato fu il martoriato Afghanistan.
Difficile dimenticare che l’Arabia Saudita continua a decimare la propria minoranza sciita, quella del Bahrein e indirettamente anche quella siriana. Con il benestare di tutta la comunità internazionale.
“E davvero crediamo che l’Arabia Saudita possa volere una democrazia per la Siria?”, incalza ancora Fisk.
Impossibile dargli torto, salvo poi aggiungere che la lista dei paesi a cui non importa nulla delle legittime rivendicazioni dell’ennesimo popolo che soffre è davvero lunga. E persino un paese che vive ai margini della politica internazione come il nostro è in qualche modo complice di una guerra (per il petrolio) neanche troppo camuffata.
E’ qui che per Fisk entra in gioco il fattore I, la crociata contro l’atomica iraniana.
“Il tentativo di rovesciare la dittatura di Damasco non è dettato dall’amore per siriani o dall’odio per l’ex amico Bashar al Assad, e tanto meno dalla nostra indignazione verso la Russia”.
“No, il nostro è un desiderio di schiacciare la Repubblica islamica ei suoi piani nucleari infernali – se esistono – e non ha nulla a che fare con i diritti umani o il diritto alla vita o alla morte dei bambini siriani”.
Ma l’Iran da solo non basta. C’è un altro paese nel cuore dell’antica Mesopotamia che la scorsa settimana ha subito in un solo giorno 29 attentati in 19 città, uccidendo 111 civili e ferendone altri 235. Si chiama Iraq.
Per Fisk si tratta dell’ennesima ipocrisia occidentale, laddove le vittime irachene non meritano che un trafiletto per non smentire la teoria del paese “liberato e democratico”.
Ma di Iraq si dovrebbe parlare anche per altri motivi.
In primis per quello che naturalmente rischia di accadere (ed è già accaduto) nel caso in cui il conflitto siriano dovesse trasferirsi sulla terra bagnata – anche se per poco ancora - dal Tigri e dall’Eufrate.
Che tradotto significa un rovesciamento dei rapporti di forza e relativa guerra a sfondo confessionale (sebbene sia preferibile usare il termine civile, ma il tema verrà approfondito in seguito).
Prima però di quello che potrebbe succedere, c’è quello che è già successo. Sono più di dieci anni che le parti che si stanno sfidando a suon di stragi in Siria lavorano nell’ombra per ridisegnare gli equilibri mediorientali. Sulla pelle degli iracheni, per esempio.
“Il governo a guida sciita è finito nel mirino degli stessi estremisti sunniti che combattono in Siria, molti dei quali sono legati ad al Qaeda”, afferma Izzat al-Shahbandar, un anziano membro del Parlamento di Baghdad e stretto collaboratore del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki.
Lo scrive il Washington Post, ricordando che il presunto leader dell’organizzazione terroristica – Abu Baker al Baghdadi – avrebbe esortato le tribù sunnite irachene al confine con la Siria ad aderire al jihad (guerra santa) contro il governo “infedele” guidato da Maliki.
I media non sembrano avere dubbi: “E’ stata al Qaeda e l’Iraq rischia di essere travolto dal ciclone siriano”. Ma come si possono liquidare 29 esplosioni quasi simultanee in 19 diverse città di un paese?
La questione è un’altra: l’Iraq non hai mai smesso di essere terreno di battaglia, in una guerra neanche troppo silenziosa che si combatte ogni giorno.
Basti pensare alla ‘geopolitica’ degli attentati. Perché gli uomini del defunto Osama Bin Laden avrebbero mire su Kirkuk, una delle città (petrolifere) più colpite dalla scia di sangue degli scorsi giorni? Qui giacciono infatti la maggior parte delle 111 vittime di quel terribile giorno.
“C’è mai stata una guerra in Medio Oriente carica di tanta ipocrisia?”. Se lo chiede Robert Fisk sull’Independent, spiegando che “il vero obiettivo dell’Occidente non è il brutale regime di Assad, quanto il suo alleato iraniano e le sue testate nucleari”. Ma forse c’entra anche l’Iraq e il prezzo del petrolio. (Prima parte)
di Francesca Manfroni
La Siria ha sempre invitato al disarmo nella regione
Postati in Politica con i tag Armi, Basahar Al Assad, Israele, Siria, stati uniti su luglio 25, 2012 da Maria RubiniIl Ministero degli Affari Esteri e degli Espatriati ha commentato il trattamento negativo riservato da alcuni mezzi d’informazione al contenuto del suo ultimo comunicato, riguardante la campagna mediatica contro la Siria allo scopo di preparare l’opinione pubblica a un intervento militare in Siria sotto lo slogan della menzogna delle armi di distruzione di massa, sottolineando che questi mass-media hanno estrapolato dal suo contesto – in modo premeditato – questo comunicato, con il pretesto ch’esso costituirebbe di fatto la dichiarazione di possesso di armi non convenzionali da parte della Repubblica Araba Siriana.
Il Ministero ha altresì chiarito che: “Lo scopo del comunicato stampa e della conferenza stampa non era affatto una dichiarazione, bensì una risposta alla campagna mediatica sistematica contro la Siria per preaparare l’opinione pubblica internazionale alla possibilità di un intervbento militare sotto lo slogan della menzogna delle armi di distruzione di massa e della probabilità di utilizzarle in Siria contro i gruppi terroristici armati ed i civili e l’eventuallità di cederle ad una terza parte”. Il comunicato aggiunge che: ” Nel ribadire che queste affermazioni sono categoricamente ingiuste, non ne ignoriamo la gravità, poiché le parti che programmano questa campagna nella stampa mondiale sono le stesse che si sono mobilitate contro la Siria, mediante i mass-media e i circoli internazionali, e sono sempre le stesse che hanno fabbricato la menzogna delle armi di distruzione di massa in Iraq, la cui palese falsificazione è stata poi rivelata”.
Il comunicato del Ministero degli Affari Esteri e le dichiarazioni del portavoce ufficiale si collocano nel quadro della spiegazione delle direttive generali della politica di difesa dello Stato, in risposta alle ipotesi e alle ingiuste accuse mediatiche. Il Ministero ha ribadito la necessità di prefiggersi precisione e professionalità nellacopertura delle notizie riguardanti l’ambito siriano , che devono sempre essere collocate nel loro giusto contesto.
I n questo contesto, ieri il Ministro dell’Informazione, Omran al-Zo’bi, ha rilasciato una dichiarazione allaradio Cham FM, affermando che quella che si sta svolgendo è una vera e propria campagna internazionale guidata dalle diplomazie americana e israeliana, sotto lo slogan allarmante del “futuro delle ipotetiche armi chimiche che la Siria possiederebbe”, sottolineando che questa campagna si iscrive nel quadro delle persistenti pressioni per far passare una risoluzione internazionale contro la Siria con il pretesto di preservare la sicurezza e la pace internazionali.
Il Ministro dell’Informazione ha ribadito che la Siria, da più di vent’anni, ha invitato al disarmo delle armi di distruzione di massa nella regione, sotto la supervisione e il patrocinio delle Nazioni Unite, e questo invito comprende le armi nucleari israeliane, facendo presente che gli israeliani, in base a quanto affermato dai comandanti militari e politici, in passato hanno ammesso la presenza di armi nucleari israeliane e il possesso di tali armi da parte di Israele.
Il Ministro ha aggiunto che la Siria, quando discute delle accuse che la competono, semplicemente risponde a simili pretestuose affermazioni, falsità e menzogne provenienti da canali diplomatici o da servizi segreti occidentali, né più né meno; e che quando il portavoce del Ministero degli Affari Esteri dice che non ricorrerà ad armi chimiche contro il suo popolo, egli non dice che la Siria possiede armi chimiche, e che questa è una questione etica e nazionale. Loro invece hanno interpretato questa risposta come un’ammissione del fatto che la Siria possiede armi chimiche, il che corrisponde pienamente ai loro desideri e alle loro ossessioni, posto che il significato e il valore reale delle parole dette si collocano in un altro contesto, completamente diverso.
Comunicato Ambasciata Repubblica Araba Siriana

