Chiediamo che il governo di Teheran ponga fine alla repressione
Rifondazione comunista, insieme ad associazioni ed esponenti del mondo del lavoro, del volontariato e della cultura, organizza per mercoledì 24 giugno alle 17 un sit-in di fronte all’ambasciata iraniana a Roma. “Chiediamo – spiega Paolo Ferrero – che il governo di Teheran ponga immediatamente fine alla repressione e garantisca a tutti il diritto a manifestare liberamente: i cittadini iraniani devono poter vedere realizzata la richiesta di nuove elezioni libere e democratiche alla presenza e con la garanzia di osservatori delle Nazioni Unite”. “Anche l’Italia – prosegue Ferrero – può o deve fare la sua parte in questo senso, come il resto della comunità internazionale. Invece la posizione del ministro Frattini e del governo Berlusconi è uguale a quella assunta durante l’occupazione israeliana della striscia di Gaza: e cioè un immobilismo svuotato di qualunque ruolo diplomatico. In quanto evidentemente i diritti dei cittadini iraniani interessano al governo di Roma meno dei cospicui affari intrattenuti con la repubblica islamica.
Rifondazione comunista aderisce all’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”, appello con cui molti esponenti delle forze politiche e sindacali della sinistra italiana , in solidarietà con le forze democratiche e progressiste iraniane, chiedono la fine della repressione e la liberazione dei prigionieri politici del regime.
Di seguito riportiamo i passaggi salienti dell’appello “Solidarietà e sostegno alla lotta del popolo iraniano”.
“Come esponenti di forze e movimenti democratici, di organizzazioni dei lavoratori e degli studenti guardiamo con estrema preoccupazione a quello che sta avvenendo in Iran. In questi giorni a Teheran si sta svolgendo uno scontro fra i vertici della Repubblica Iraniana, che vede contrapposti i poteri religiosi rappresentati da Khameney e da Rasfanjani: uno scontro giocato tutto sulla pelle del popolo iraniano.
Uomini e donne che stanno protestando per avere maggiore libertà e democrazia. Lo scontro elettorale tra il capo del governo uscente Amadinejahd e il principale candidato dell’opposizione Mousavi ha innescato una reazione popolare e fatto emergere tensioni sociali che già da tempo si stavano manifestando con una forte crescita dell’opposizione. Per questo, di fronte alla violenza scatenatasi in questi giorni, è necessaria un’ampia mobilitazione internazionale a sostegno degli studenti, dei lavoratori e delle donne, del popolo iraniano. Chiediamo che cessino la repressione e gli arresti, che vengano liberati i prigionieri politici del regime e che il popolo iraniano possa scegliere liberamente il proprio futuro, in un nuovo quadro di garanzie democratiche per tutte le espressioni politiche presenti in Iran.