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	<description>Dio è morto, Marx pure... e anche io oggi non mi sento tanto bene (W. Allen)</description>
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		<title>2012: sciiti e sunniti si combattono per la supremazia nella regione</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 09:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Barry Rubin Naturalmente non vi è nulla di nuovo nel conflitto fra musulmani sunniti e musulmani sciiti, ma è una novità che tale conflitto sia diventata una delle caratteristiche a livello regionale in tempi moderni. In fondo, finché imperavano regimi di stile laico che predicavano identità arabe nazionaliste onnicomprensive, le differenze fra comunità religiose [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2981&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2012/01/acceptable-art-forms-according-to-islamic-tenets.jpg"><img class="alignleft  wp-image-2982" title="Acceptable-Art-Forms-According-To-Islamic-Tenets" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2012/01/acceptable-art-forms-according-to-islamic-tenets.jpg?w=162&#038;h=153" alt="" width="162" height="153" /></a>Di Barry Rubin</p>
<p>Naturalmente non vi è nulla di nuovo nel conflitto fra musulmani sunniti e musulmani sciiti, ma è una novità che tale conflitto sia diventata una delle caratteristiche a livello regionale in tempi moderni. In fondo, finché imperavano regimi di stile laico che predicavano identità arabe nazionaliste onnicomprensive, le differenze fra comunità religiose restavano in secondo piano. Ma una volta che si sono affermati regimi islamisti, la teologia è tornata centrale, come secoli fa. Ma non si fraintenda la situazione: quella in atto è fondamentalmente una lotta per il potere politico e per le ricchezze. Quando stati o movimenti sunniti e sciiti si combattono, si comportano come soggetti politici dotati di obiettivi, tattiche e strategie.<br />
La forza e l&#8217;influenza crescenti del regime islamista iraniano hanno posto gli islamisti arabi sunniti di fronte a un grosso problema. In linea generale non amavano l’Iran perché era persiano e sciita, però rappresentava l’unico regime islamista sulla scena. È così che la palestinese Hamas, organizzazione araba islamista sunnita, è diventata un cliente sottomesso all’Iran. La guerra Iran-Iraq (degli anni ’80) rifletteva questi antagonismi, in modo particolarmente evidente nella propaganda irachena. Peraltro il regime iracheno era comunque in grado di tenere sotto controllo la sua maggioranza sciita.<br />
Successivamente la rimozione di Saddam Hussein ad opera di una forza internazionale guidata dagli Stati Uniti ha scoperchiato la questione dei rapporti fra comunità all’interno dell’Iraq. Gli sciiti iracheni sopravanzano i loro vicini sunniti con un rapporto di tre a uno, per cui sono destinati a vincere automaticamente qualunque elezione, specie se i curdi iracheni si chiamano fuori, preferendo quello che è, di fatto se non di diritto, il loro stato nel nord dell’Iraq. Nonostante la presenza di elementi anti-americani e di al-Qaeda, l’insurrezione sunnita in Iraq è stata essenzialmente un estremo tentativo da parte dei sunniti di recuperare il potere. Il tentativo è fallito e adesso, pur continuando le violenze, i sunniti porranno l’enfasi principale sul negoziare la divisione del potere meno peggio possibile. Anche in Libano gli sciiti hanno trionfato, guidati da Hezbollah e aiutati da Siria e Iran.<br />
Ma tutto questo avveniva prima dell’anno 2011. La “primavera araba” è stata invece una faccenda quasi interamente sunnita: per alcuni versi l’equivalente sunnita della rivoluzione iraniana del 1979. Solo nel Bahrain, dove erano oppressi, gli sciiti sono passati all’offensiva. Quelle in Egitto, Tunisia e Libia sono state tutte insurrezioni sunnite contro governi arabi sunniti.<br />
La situazione in Siria è assai più complicata, con un regime arabo alawita non-musulmano che si atteggia a musulmano sciita e che è alleato con l’Iran (non arabo, ma sciita), e che all&#8217;interno è osteggiato da tutta una varietà di gruppi. Nondimeno, in questo quadro quella in atto in Siria è sostanzialmente una sollevazione guidata dai sunniti (anche se lungi dall’essere esclusivamente islamisti) contro un regime “sciita”.<br />
Qui sta il punto. Gli arabi islamisti sunniti non hanno più bisogno dell’Iran, e nemmeno della Turchia (sunnita e a governo tendenzialmente islamista, ma non araba) perché ora hanno un proprio potere. Ciò che è probabilmente destinato ad emergere è perlomeno un variegato blocco arabo sunnita con forti connotazioni islamiste, composto da Egitto, striscia di Gaza, Libia e Tunisia, insieme ad elementi della Fratellanza Musulmana di Giordania e Siria. L’elemento chiave, qui, è la Fratellanza Musulmana: un’organizzazione che in generale non ama i musulmani sciiti, e in particolare l’Iran. Eventi minori, come l’appoggio da parte del guru della Fratellanza, Yusuf al-Qaradawi, al regime sunnita del Bahrain contro l’opposizione sciita, rivelano la direttrice del loro pensiero. Gli ancor più estremisti salatiti – un termine oggi usato per indicare piccoli gruppi rivoluzionari islamisti – sono ancora più anti-sciiti.<br />
In questo quadro, uno dei fattori in gioco è la persistente indisponibilità della maggioranza degli stati arabi ad accogliere fra i propri ranghi l’Iraq governato dagli sciiti. L’Iraq non diventerà un satellite dell’Iran. Certamente si sente più a proprio agio in un blocco sciita, ma probabilmente continuerà a starsene relativamente distante dagli affari regionali.<br />
Si noti, poi, che in larga misura questa situazione lascia orfana l’Autorità Palestinese. In generale essa può dipendere dal sostegno arabo, iraniano e turco. Ma non ha più un padrino regionale, mentre è Hamas il gruppo che attualmente gode del caloroso appoggio degli islamisti sunniti. Il che naturalmente spinge nel senso di un&#8217;alleanza fra Autorità Palestinese (cioè Fatah) e Hamas, mentre indebolisce la forza contrattuale di Fatah rispetto al partner islamista (e questo si traduce in un persistente disinteresse a negoziare con Israele, e tanto meno a giungere a una soluzione negoziata con esso).<br />
Sicché, nonostante le apparenze, il 2011 è stato un anno di smacco per Iran e Turchia perché gli islamisti arabi sunniti sono ora molto meno soggetti all’influenza di Tehran, considerata un rivale, e non gradiscono nemmeno la leadership turca.<br />
Possono questi blocchi unirsi efficacemente fra loro contro Stati Uniti, occidente e Israele? Per dirla in una sola parola: no. Le loro lotte per il potere regionale e per il controllo di singoli stati (Bahrain, Libano, Siria e, in misura minore, Iraq) li terranno impegnati nei conflitti. Persino l’unanimismo anti-israeliano verrà sfruttato da ciascuno per i propri interessi.<br />
Per lo stesso motivo, però, le speranze in un’evoluzione in senso moderato sono ridotte al minimo. In una regione dove regimi e movimenti fanno a gara nel dimostrare la loro combattività e la fedeltà ad una interpretazione estremista dell’islam, nessuno vorrà mostrarsi disposto a fare la pace con Israele. E i regimi collaboreranno con gli stati Uniti solo se saranno convinti che l’America può e vuole proteggerli: una speranza piuttosto vana con un’amministrazione Obama ansiosa di farsi amici fra gli islamisti.<br />
C’è poi un altro aspetto da sottolineare in questa rivalità fra sunniti e sciiti, in questo formarsi di blocchi, nella loro competizione in fatto di combattività e nello scontro per il controllo di singoli stati. Ed è che la regione continuerà a mietere vite umane, dissipando sangue, tempo e risorse nella battaglia politica, giacché la lusinga dell’ideologia e del potere, anziché il pragmatismo e la produttività economica, continua a predominare anche dopo che sono caduti vecchi regimi.</p>
<p>(Da: Jerusalem Post, 1.1.12)</p>
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		<title>Comunicato dell&#8217;Associazione Arabi Democratici Liberali</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/10/manifestazione20coopti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2978" title="manifestazione%20coopti" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/10/manifestazione20coopti.jpg?w=450" alt=""   /></a>L&#8217;<em>Associazione Arabi Democratici Liberali </em>è preoccupata per l&#8217;indifferenza della comunità internazionale nei confronti della causa della comunità crististiana Copta d&#8217;Egitto, che rischia di essere vittima di un genecidio silenzioso.</p>
<p>Lo scorso, 9 ottobre, nel quartiere Maspero del Cairo, i Copti sono stati nuovamente bersagli della violenza dell&#8217;esercito egiziano. Durante una manifestazione nonviolenta, i Copti sono stati attaccati dall&#8217;esercito, che ha ucciso 27 persone e ferito almeno 300.</p>
<p>Alcuni media hanno detto che si tratta di una persecuzione iniziata con l&#8217;arrivo della primavera araba. Ma ciò non è vero. In effetti, l&#8217;associazione afferma che una rivoluzione in Egitto non c&#8217;è mai stata.</p>
<p>I giovani di piazza Tahrir sono riusciti a fare cadere Hosni Mubarak, ma la dittatura è sempre lì. Il regime non è mai caduto. Se prima a perseguitare i copti era l&#8217;esercito del governo di Mubarak, ora a perseguitare i copti c&#8217;è l&#8217;esercito del generale Hussein Tantawi, parte della stessa identica dittatura.</p>
<p>L&#8217;esercito egiziano attrae molte simpatie in Occidente perché combatte i movimenti salafisti e i Fratelli musulmani, ma il regime e gli islamisti si trovano paradossalmente uniti nella persecuzione dei Copti. Per i Fratelli Musulmani, i copti rappresentano l&#8217;ostacolo per la costruzione di uno Stato islamico in Egitto, mentre per l&#8217;esercito i copti rappresentano un elemento di disturbo, in quanto da sempre richiedono un Egitto democratico, che possa dare uguali diritti. Non dimentichiamoci, infatti, che prima di Piazza Tahiri, furono i Copti a rompere il muro della paura, manifestando nei mesi di novembre e dicembre 2010 in varie città egiziane contro la dittatura.</p>
<p>L&#8217;<strong>Associazione ha partecipato a Washington, il 20 di Ottobre, alla manifestazione di fronte alla Casa Bianca</strong>, organizzata da organizzazione copte e da <strong>Magdi Khalil</strong>, scrittore eattivista copto, sostenitore di <em>Arabi Democratici Liberali</em>. Altre manifestazioni si sonos volte in Canada, Svizzera e Australia.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mariarubini.wordpress.com/2977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mariarubini.wordpress.com/2977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mariarubini.wordpress.com/2977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mariarubini.wordpress.com/2977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mariarubini.wordpress.com/2977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mariarubini.wordpress.com/2977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mariarubini.wordpress.com/2977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mariarubini.wordpress.com/2977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mariarubini.wordpress.com/2977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mariarubini.wordpress.com/2977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mariarubini.wordpress.com/2977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mariarubini.wordpress.com/2977/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mariarubini.wordpress.com/2977/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mariarubini.wordpress.com/2977/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2977&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Senza precedenti: il governo egiziano sopprime la dottrina cristiana</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2011 09:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fatto che il governo egiziano faciliti la persecuzione dei copti, la minoranza cristiana indigena del paese non era evidentemente abbastanza: ora il governo pretende di intervenire direttamente nelle questioni che riguardano la dottrina della Chiesa. Secondo la Assyrian International News Agency: &#8220;Il capo della Chiesa Copta in Egitto ha rifiutato la decisione di un tribunale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2971&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/10/stoppersecuzione.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2975" title="stoppersecuzione" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/10/stoppersecuzione.jpeg?w=450" alt=""   /></a>Il fatto che il governo egiziano <a href="http://www.meforum.org/2599/egypt-persecution-of-copts">faciliti la persecuzione dei copti</a>, la minoranza cristiana indigena del paese non era evidentemente abbastanza: ora il governo pretende di intervenire direttamente nelle questioni che riguardano la dottrina della Chiesa. Secondo la <a href="http://www.pakistanchristianpost.com/headlinenewsd.php?hnewsid=2035">Assyrian International News Agency</a>:</p>
<p>&#8220;Il capo della Chiesa Copta in Egitto ha rifiutato la decisione di un tribunale che ordinava alla chiesa di permettere ai copti divorziati di risposarsi con rito religioso. In una conferenza stampa tenuta martedì 8 giugno, Papa Shenouda [III], leggendo un messaggio emesso dal Santo Sinodo dei 91 Vescovi della Chiesa, ha affermato che “la Chiesa Copta rispetta la legge, ma non accetta decisioni che vadano contro la Bibbia e contro le libertà religiose garantite dalla Costituzione. La recente decisione del tribunale è inaccettabile alle nostre coscienze e non possiamo adeguarvici”. Ha poi aggiunto che il matrimonio è un sacramento di natura puramente religiosa e non un semplice “atto amministrativo”.&#8221;</p>
<p>Anche se in Occidente se ne è parlato pochissimo, la questione sta rapidamente raggiungendo il punto di rottura: alcuni stanno dicendo che, se non accetterà la decisione della Corte, il Papa sarà (<a href="http://www.christianhistorytimeline.com/DAILYF/2001/09/daily-09-05-2001.shtml">un’altra volta</a>) messo in prigione. Cosa si nasconde dietro un’interferenza così pesante nell’autonomia della Chiesa Copta?</p>
<p>Leggendo il giornale più venduto in Egitto, il governativo <a href="http://weekly.ahram.org.eg/2010/1002/eg8.htm"><em>Al Ahram</em></a>, uno potrebbe avere l’impressione che rendere più facile il divorzio e il risposarsi per i Copti sia un atto teso a “liberalizzare” la società – atto ostacolato solo da un Papa antiquato non “aperto alle riforme”. Un articolo cita un Copto che dice che “il fatto che il Papa limiti il divorzio e la possibilità di risposarsi solo ai casi di adulterio conclamati è una cosa ingiusta. Va contro alla natura dell’uomo”. Anche <a href="http://weekly.ahram.org.eg/2010/1001/eg7.htm">il direttore</a> del Centro per l’Assistenza Legale alle Donne Egiziane afferma che la posizione della Chiesa “asseconda il desiderio di Papa Shenouda di imporre la sua volontà sulla comunità Cristiana” (una dichiarazione curiosa, visto che <a href="http://www.copts.com/english/?p=4505">circa 10,000 Copti</a> hanno partecipato ad una manifestazione pubblica di supporto per il Papa e che le Chiese Cattolica ed Ortodossa – che riuniscono circa un miliardo e mezzo di Cristiani – hanno delle posizioni molto simili quando si parla di divorzio).</p>
<p>In ogni caso, a meno che il lettore non pensi davvero che il governo egiziano stia davvero diventando più “liberale”, ci sono alcuni fatti importanti da ricordare:</p>
<p>Prima di tutto, come recita il Secondo Articolo della <a href="http://www.uam.es/otroscentros/medina/egypt/egypolcon.htm">Costituzione Egiziana</a>, la sharia — forse il codice di legge più draconiano ad essere sopravvissuto al Medioevo — è la “principale fonte di legislazione”. Questo vuol dire che un lungo elenco di <a href="http://www.coptsunited.com/Details.php?I=167&amp;A=1294">misure contrarie ai più elementari diritti umani</a> sono approvate, più o meno esplicitamente, dal governo egiziano, inclusa la poligamia, la limitazione alla costruzione di <a href="http://www.aina.org/news/20090831182120.htm">chiese</a>, e la discriminazione istituzionalizzata nei confronti dei non-Musulmani e delle donne in generale. Per metterla in maniera diversa, la sharia può essere anche liberale – ma solo nei confronti dei maschi Musulmani, i quali (a proposito di matrimonio e divorzio) possono avere fino a quattro mogli e divorziare semplicemente dicendo “<a href="http://www.thereligionofpeace.com/Quran/005-triple-talaq.htm">Io divorzio da te</a>” <a href="http://www.usc.edu/schools/college/crcc/engagement/resources/texts/muslim/hadith/muslim/009.smt.html#009.3491">per tre volte</a> (anche via “<a href="http://www.presstv.ir/detail.aspx?id=92342&amp;sectionid=351020205">SMS</a>”).</p>
<p>Inoltre, il governo egiziano — ancora una volta in accordo con la sharia — impedisce ai Musulmani di convertirsi al Cristianesimo. L’avvocato <a href="http://www.meforum.org/2631/dissident-watch-mohammed-hegazy#_ftn5">Mohammad Hegazy</a>, per esempio, ha provato a cambiare formalmente la sua religione da Musulmano a Cristiano sulla sua carta di identità — sì, in Egitto le persone sono catalogate, in puro stile Gestapo, secondo la loro religione — solo per vedere la sua richiesta <a href="http://archive.compassdirect.org/en/display.php?page=news%E2%8C%A9=en&amp;length=long&amp;idelement=5209&amp;backpage=archives&amp;critere=&amp;countryname=Egypt&amp;rowcur=25">negata dal tribunale egiziano</a>. (Peraltro, <a href="http://www.crosswalk.com/news/religiontoday/11627161/">episodi del genere sono tutt’altro che rari</a>.) Insomma, mentre il governo egiziano si fa passare come un agente di “progresso sociale” che vuole riformare le posizioni “arcaiche” della Chiesa riguardo al divorzio e alla possibilità di risposarsi, esso stesso — non (l’università islamica di) Al Azhar, o qualche sceicco radicale, o la folla musulmana — impedisce (anche con la <a href="http://archive.compassdirect.org/en/display.php?page=news%E2%8C%A9=en&amp;length=long&amp;idelement=4596&amp;backpage=archives&amp;critere=el-akkad&amp;countryname=Egypt&amp;rowcur=0">prigione o la tortura</a>) ai Musulmani di convertirsi al Cristianesimo.</p>
<p>A quelli che accusano Papa Shenouda di comportarsi in maniera non molto diversa, ricordo una cosa: non sta applicando una legge totalitaria che tutti i fedeli Copti devono rispettare, sta solo dicendo che, secondo la Bibbia (ad esempio, Matteo 5:32), e a parte in alcune circostanze particolari (esempio l’adulterio), i Copti non possono risposarsi secondo il rito religioso: “Fate che chi vuole risposarsi lo faccia lontano da noi. Ci sono molti modi e molte Chiese che lo accetteranno. Chiunque voglia rimanere nella Chiesa, deve rispettare le sue leggi”.</p>
<p>Se questo continua a sembrarvi un filino “non pluralista”, sappiate che almeno i Copti hanno una via d’uscita: possono lasciare la Chiesa. Ai Musulmani non è permesso: la sharia – quella che in Egitto è considerata “fonte primaria di legislazione” — <a href="http://www.answering-islam.org/Silas/apostasy.htm">punisce con la morte</a> quei Musulmani che vogliano abbandonare l’Islam.</p>
<p>L’ipocrisia palese della posizione del governo non è sfuggita agli Egiziani: “Il Papa ha evitato di rispondere ad <a href="http://www.aina.org/news/20100608192647.htm">una domanda posta da un reporter</a> in una conferenza stampa che gli chiedeva se il tribunale avrebbe mai osato ordinare ad Al Azhar [la più alta autorità islamica in Egitto] di permettere ad un Musulmano di lasciargli sposare una quinta moglie, paragonandola all’interferenza del tribunale su questioni di dottrina basate sulla Bibbia”. Peccato, era davvero un’ottima domanda.</p>
<p>Per ultimo, la cosa più strana di questa situazione è il fatto che, nonostante tutte le sue pratiche inumane, la sharia permette ai dhimmi di governare le proprie comunità secondo le proprie credenze religiose, un fatto che lo stesso <a href="http://www.copts.co.uk/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2056&amp;Itemid=2">Papa non ha mancato di ricordare</a>, quando ha detto che “la stessa Legge Islamica permette alle minoranze religiose di seguire le proprie regole e le proprie specifiche usanze”.</p>
<p>Per farla breve, il governo egiziano si sta comportando in maniera perfino più intollerante dei suoi predecessori medievali che, nonostante fossero apertamente ostili ai Cristiani e li tenessero in assoluta soggezione, almeno gli permettevano di governare i propri affari personali secondo la dottrina Cristiana.  Come ha detto Papa Shenouda <a href="http://www.aina.org/news/20100610212904.htm">al Santo Sinodo d’emergenza</a>, “questa decisione deve essere riconsiderata, altrimenti vorrebbe dire che i Copti stanno soffrendo e che sono oppressi per la loro religione”.</p>
<p>Effettivamente, quando <a href="http://www.aina.org/news/20100107150122.htm">i Copti sono perseguitati e brutalizzati dai Musulmani</a>, il governo è pronto ad alzare le mani e dichiarare che non può controllare le azioni di una “minoranza di estremisti”. Comunque, ora che è lo stesso governo egiziano ad impedire alla Chiesa di vivere secondo la dottrina Cristiana, sono forse necessarie altre prove che si stia impegnando attivamente per sovvertire la società copta e rendere ancora più facile la persecuzione della minoranza Cristiana?</p>
<p>Raymond Ibrahim<br />
Originale (in inglese): <a href="http://pajamasmedia.com/blog/unprecedented-the-egyptian-government-suppresses-christian-doctrine/" target="_blank">Pajamas Media<br />
</a>Traduzione in italiano: Luca A. Bocci</p>
<p><em><a href="http://www.raymondibrahim.com/">Raymond Ibrahim</a> è il direttore associato del <a href="http://www.meforum.org/">Middle East Forum</a>, autore del libro <a href="http://www.amazon.com/gp/redirect.html?ie=UTF8&amp;location=http%3A%2F%2Fwww.amazon.com%2FAl-Qaeda-Reader-Raymond-Ibrahim%2Fdp%2F038551655X&amp;tag=pajamasmedia-20&amp;linkCode=ur2&amp;camp=1789&amp;creative=9325">The Al Qaeda Reader</a>, e un guest lecturer presso il National Defense Intelligence College.</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mariarubini.wordpress.com/2971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mariarubini.wordpress.com/2971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mariarubini.wordpress.com/2971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mariarubini.wordpress.com/2971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mariarubini.wordpress.com/2971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mariarubini.wordpress.com/2971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mariarubini.wordpress.com/2971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mariarubini.wordpress.com/2971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mariarubini.wordpress.com/2971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mariarubini.wordpress.com/2971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mariarubini.wordpress.com/2971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mariarubini.wordpress.com/2971/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mariarubini.wordpress.com/2971/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mariarubini.wordpress.com/2971/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2971&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;offerta dello Stato palestinese: Perché ora?</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 09:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Palestina]]></category>
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		<description><![CDATA[Il presidente Mahmoud Abbas questo mese presenterà una proposta alle Nazioni Unite che chiede il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est &#8211; occupati da Israele dal 1967 Guerra dei Sei giorni &#8211; dopo la rottura dei negoziati tra le due parti. Il meccanismo preciso di come la proposta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2967&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/09/dali-salvador-orologio-molle-al-momento-della-prima-esplosione-soft-watch-at-moment-of-first-explosion-ca-1954.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2968" title="dali-salvador-orologio-molle-al-momento-della-prima-esplosione-soft-watch-at-moment-of-first-explosion-ca-1954" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/09/dali-salvador-orologio-molle-al-momento-della-prima-esplosione-soft-watch-at-moment-of-first-explosion-ca-1954.jpg?w=300&#038;h=199" alt="" width="300" height="199" /></a>Il presidente Mahmoud Abbas questo mese presenterà una proposta alle Nazioni Unite che chiede il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania, Striscia di Gaza e Gerusalemme Est &#8211; occupati da Israele dal 1967 Guerra dei Sei giorni &#8211; dopo la rottura dei negoziati tra le due parti. Il meccanismo preciso di come la proposta sarà presentata e come l&#8217;Assemblea Generale, il Consiglio di Sicurezza, o di entrambi  voterà su di essa, rimangono poco chiari.  Un consigliere di Abu Mazen ha dichiarato che non è sicuro che il processo avverrà in questo modo.  I palestinesi potrebbero puntare ad un voto in seno all&#8217;Assemblea generale che si riunirà la prossima settimana, dal momento che gli Stati Uniti hanno minacciato di porre il veto a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza. <br />
Abbas dice che i palestinesi hanno scelto settembre per tre ragioni: </p>
<p>- Concludere il progetto ambizioso del primo ministro Salam Fayyad che si proponeva in due anni il piano della costruzione dello Stato, comprese le riforme dell&#8217;Autorità Palestinese e lo sviluppo istituzionale in preparazione alla legittimazione statuale; <br />
- La dichiarazione del presidente Barack Obama in occasione dell&#8217;Assemblea Generale nel settembre 2010 in cui sperava che uno stato palestinese sarebbe sorto dal settembre 2011<br />
- Supporto per la creazione di uno Stato palestinese entro tale data  da parte del Quartetto (ONU, USA, UE e Russia). </p>
<p>A tre osservatori e funzionari &#8211; vice ministro degli Esteri israeliano Danny Ayalon, Hebrew University internazionale umanitario esperto di legge Yuval Shany, e Nabil Abu Rudeinah, consigliere del presidente Abbas, sono state rivolte le seguenti domande:</p>
<p><strong>Danny Ayalon, vice ministro degli Esteri israeliano</strong> </p>
<p>D: Perché il presidente Abbas ha preso la decisione di andare alle Nazioni Unite a settembre, per chiedere il riconoscimento di uno stato palestinese? </p>
<p>R: la decisione di Abbas &#8216;di andare alle Nazioni Unite è strategica e non tattica. Abbas ha fatto molte richieste ad Israele negli ultimi due anni e mezzo. Tuttavia, Abbas ha rifiutato di sedersi nella stessa stanza con i membri del governo israeliano.  Questo per evitare di dover entrare in negoziati che avrebbero comportato concessioni.</p>
<p>Abbas ha estrapolato commenti del presidente Obama fuori dal contesto, il presidente degli Stati Uniti ha chiaramente dichiarato che accoglierebbe con favore uno Stato palestinese  a seguito di negoziati tra le parti. Questo chiaramente non è il caso, e Abbas ha raccolto questi commenti per i suoi scopi, piuttosto che per soddisfare le aspettative dei palestinesi enunciate nel discorso stesso.</p>
<p>Il Quartetto ha detto in molte occasioni che chiede un ritorno ai negoziati e in una delle sue ultime dichiarazioni ha affermato chiaramente che &#8220;le azioni unilaterali da entrambe le parti non possono pregiudicare l&#8217;esito dei negoziati e non saranno riconosciuti dalla comunità internazionale&#8221;. </p>
<p> Per supportare veramente la visione del Presidente Obama e la volontà della comunità internazionale, i palestinesi devono venire e sedersi al tavolo dei negoziati con Israele e risolvere il conflitto attraverso la soluzione due stati-per-due-popoli. </p>
<p>D: E &#8216;la PA è ormai pronta per uno stato?</p>
<p>R: No. Non riesce a soddisfare gli standard internazionali per la sovranità.  Non ha stabilito i confini, deve molto alla comunità internazionale per la sua economia, e non ha sufficientemente dimostrato che è &#8220;amante della pace&#8221;. <br />
Guardiamo l&#8217;esempio più recente del Sudan meridionale, lo Stato membro 193 delle Nazioni Unite, questo è il paradigma corretto per l&#8217;adesione. I sudanesi del Sud hanno chiesto di aderire dopo una soluzione negoziata con i suoi vicini, non prima. Questo è l&#8217;ordine corretto.</p>
<p>D: I negoziati tra l&#8217;Autorità Palestinese e Israele &#8211; che riguardano questioni dello status definitivo &#8211; continueranno dopo il riconoscimento potenziale delle Nazioni Unite di uno stato palestinese? </p>
<p>R: Questo potrebbe rivelarsi molto difficile. I palestinesi hanno violato tutti i loro obblighi e gli accordi firmati, se unilateralmente dichiareranno lo stato. Se i palestinesi sentono che la comunità internazionale può servire come un &#8220;timbro&#8221; per le esigenze massimaliste allora non avranno alcun incentivo a compromessi sulle questioni fondamentali. <br />
Uno stato palestinese sarà dichiarato unilateralmente essenzialmente per strappare accordi esistenti e potrebbe essere una campana a morto per il processo di pace.</p>
<p>D: Il coordinamento della sicurezza tra l&#8217;Autorità Palestinese e Israele continueranno anche dopo il riconoscimento potenziale delle Nazioni Unite di uno stato palestinese? </p>
<p>R: Il coordinamento sicurezza è nel miglior interesse sia di Israele che dei palestinesi. Tuttavia, possiamo avere altra scelta che rivalutare la nostra posizione su tutti gli accordi e le intese se i palestinesi violato il loro dovere. </p>
<p>D: Quale sarà lo stato degli accordi di Oslo, se verrà riconosciuto uno Stato palestinese? </p>
<p>R: Una dichiarazione unilaterale di indipendenza è una violazione fondamentale degli accordi di Oslo e di altri accordi firmati, e potrebbero renderli nulli. L&#8217;articolo 31 della Dichiarazione dei Principi, altrimenti noto come gli Accordi di Oslo, ha affermato che: &#8221; Nessuna delle due parti deve avviare o prendere qualsiasi passo che cambierà lo stato della Cisgiordania e della Striscia di Gaza in attesa dell&#8217;esito delle trattative sullo status permanente&#8221; <br />
Questo è solo uno dei tanti motivi per cui noi chiediamo ai governi di tutto il mondo di non sostenere tale violazione fondamentale, e sostenere un accordo negoziato pacifico.</p>
<p>D: Le esigenze umanitarie della popolazione palestinese, saranno meglio riconosciute sotto uno stato palestinese funzionante? </p>
<p>R: Negli ultimi due anni, Israele ha aiutato l&#8217;economia palestinese a salire costantemente l&#8217; 8-9 per cento all&#8217;anno. La disoccupazione è bassa, il turismo è alto e la qualità della vita è notevolmente migliorata. Tutto questo potrebbe mettere a repentaglio la leadership palestinese e lo sanno molto bene. </p>
<p><strong>Yuval Shany, cattedra di diritto internazionale pubblico, Università Ebraica</strong> <br />
D: Perché il presidente Abbas ha preso la decisione di andare alle Nazioni Unite a settembre, per chiedere il riconoscimento di uno stato palestinese? </p>
<p>R: La mia sensazione è che i palestinesi hanno fatto una scelta strategica per internazionalizzare il conflitto &#8211; forse perché hanno poca fiducia nei negoziati bilaterali con Israele. Uno stato palestinese apre alcune strade per far progredire tale obiettivo &#8211; per esempio, chiede alla Corte penale internazionale per indagare operazioni militari israeliane nei territori occupati [palestinesi] territorio, invitando i relatori delle Nazioni Unite a visitare la zona, e forse anche di tentare di invitare alla pace l&#8217;area.  Opzioni potrebbero includere peacekeeper delle Nazioni Unite o Lega araba. </p>
<p>D: E &#8216;la PA ormai pronto per uno stato? </p>
<p>R: Non è meno preparata rispetto a molti altri stati nuovi &#8211; Timor Est, Sud Sudan, ecc </p>
<p>D: Se uno Stato palestinese è riconosciuto, pensa che l&#8217;occupazione militare israeliana della Cisgiordania continuerà?</p>
<p>R: Sì.</p>
<p>D: I negoziati tra l&#8217;Autorità Palestinese e Israele &#8211; che riguardano le questioni dello status definitivo &#8211; continueranno dopo il riconoscimento potenziale delle Nazioni Unite di uno stato palestinese? </p>
<p>R: Non vi è alcun ostacolo giuridico alla prosecuzione dei negoziati.</p>
<p>D: Il coordinamento della sicurezza tra l&#8217;Autorità Palestinese e Israele continueranno dopo il riconoscimento potenziale delle Nazioni Unite di uno stato palestinese? </p>
<p>R: Questo dipende in qualche misura sulla reazione di Israele per l&#8217;applicazione palestinese. La decisione di denunciare gli accordi di Oslo può mettere a repentaglio gli accordi esistenti. </p>
<p>D: Quale sarà lo stato degli accordi di Oslo, se uno Stato palestinese sarà riconosciuto? </p>
<p>R: Lo stato attuale degli accordi è già incerto. Sarà più difficile mantenere la loro rilevanza, dopo uno stato palestinese. Israele può esercitare il suo diritto di revocare gli accordi formalmente. </p>
<p>D: Se la decisione di sospendere gli accordi di Oslo sarà presa, quale sarà lo stato giuridico degli israeliano civili e militari in Cisgiordania in assenza di accordi? Israele potrebbe potenzialmente assumere un maggiore controllo sulla Cisgiordania se l&#8217;attuale area A, B e C a disposizione sarà stata cancellata? </p>
<p>R: La situazione tornerà &#8211; legalmente parlando &#8211; al periodo pre-Oslo. Israele dovrebbe basare la propria presenza direttamente sul diritto di occupazione. </p>
<p>D: Il riconoscimento di uno stato palestinese influirò sulle operazioni delle Nazioni Unite nella zona?  Gli ostacoli alla fornitura di aiuti umanitari rimangono gli stessi, se l&#8217;occupazione israeliana rimane? </p>
<p>R: Le operazioni ONU continuerebbero, ma possono incontrare più ostacoli se la cooperazione tra le parti è ridotta. La situazione [umanitaria] per i palestinesi potrebbe diventare più difficile, almeno nel breve termine.</p>
<p>D: le esigenze umanitarie della popolazione palestinese, saranno meglio riconosciute sotto uno stato palestinese funzionante?</p>
<p>R: Difficile da dire. È probabile che il deterioramento delle relazioni israelo-palestinese (e anche le relazioni USA-palestinese), possono avere conseguenze economiche sfavorevoli per i palestinesi, almeno nel breve periodo. Se un voto formale non va davanti all&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite fino a ottobre, il processo potrebbe richiedere alcuni mesi a svolgersi. </p>
<p><strong>Nabil Abu Rudeinah, consigliere del presidente Abbas</strong> </p>
<p>D: Perché il presidente Abbas ha preso la sua decisione di andare alle Nazioni Unite a settembre, per chiedere il riconoscimento di uno stato palestinese? </p>
<p>R: Gli americani non hanno fornito a noi e agli israeliani una piattaforma per i negoziati. Non sono riusciti a fermare o cessare l&#8217;attività di insediamento. <br />
La posizione di Abu Mazen, così come la leadership palestinese, è che da sempre siamo pronti per i negoziati su questa base chiara &#8211; confini del 1967 con uno swap [terra] d&#8217;accordo, con la cessazione degli insediamenti. Per questo, siamo pronti a tornare ai negoziati. <br />
L&#8217;anno scorso Obama ha detto che sperava che avrebbe visto uno Stato palestinese come nuovo membro delle Nazioni Unite. <br />
Finché le trattative non ci sono, questa è l&#8217;unica opzione che abbiamo per proteggere il nostro popolo e i nostri interessi. È per questo che l&#8217;ONU è l&#8217;unico posto dove possiamo affermare i nostri diritti. <br />
Gli israeliani si rifiutano di tornare al tavolo dei negoziati, anche il riferimento che Obama ha citato nel suo discorso di maggio &#8211; i confini del 1967. <br />
Il Quartetto è riuscito più volte a rilasciare una dichiarazione che mette la nostra prospettiva sui negoziati, agli americani non è riuscito di far cessare le attività di insediamento, e per questo siamo obbligati ad andare alle Nazioni Unite. Il nostro problema non è con gli americani, anche se minacciano di usare il loro veto.  Il nostro problema è con gli israeliani.  Gli americani sono in grado di costringere Israele a tornare ai negoziati.</p>
<p>D: La Casa Bianca in Medio Oriente ha inviato Dennis Ross e David Hale che hanno incontrato il presidente Abbas a Ramallah il 7 settembre. Quali implicazioni potenziali sono state illustrate dagli Stati Uniti che potrebbero derivare da una richiesta alle Nazioni Unite per il riconoscimento di uno stato palestinese? </p>
<p>R: Hanno detto che non vogliono che andiamo al Consiglio di Sicurezza. <br />
Hanno detto che il rappresentante del Quartetto Tony Blair sta cercando di preparare una dichiarazione e Abu Mazen ha detto loro che una volta vista la dichiarazione daremo il nostro parere, ma è troppo tardi.Noi non siamo alla ricerca di qualsiasi confronto con gli Stati Uniti, nonostante quello che il Congresso ha menzionato. </p>
<p>D: Pensa che gli Stati Uniti potrebbero trattenere i finanziamenti all&#8217;Autorità Palestinese se si limita la proposta di uno stato al voto prima che l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e cosa avverrebbe se influenzano il bilancio PA?</p>
<p>R: Forse. Finora il Congresso sta minacciando, il nostro rapporto con l&#8217;amministrazione sta continuando, ma dobbiamo aspettare e vedere cosa potrebbe accadere dopo settembre.<br />
La situazione finanziaria è molto difficile. Nel corso degli ultimi sei anni molti donatori e paesi hanno smesso di finanziare l&#8217;Autorità Palestinese. Gli americani hanno detto al Congresso che ci boicotteranno. Non so se gli europei e gli arabi li seguiranno, ma la questione non è solo questione di soldi, il problema principale è i nostri diritti. <br />
Molti stati arabi hanno smesso di finanziare l&#8217;Autorità Palestinese, ma ieri [settembre 8]  i kuwaitiani hanno pagato. <br />
L&#8217; occupazione deve finire dopo 63 anni. Gli israeliani devono ritirarsi e gli americani devono cambiare la loro politica nei confronti di Israele e il Medio Oriente.Non vogliamo isolare Israele, o affrontare gli americani. Vogliamo realizzare quello che abbiamo fatto a Camp David e Annapolis e il discorso di Obama &#8211; uno stato sulle linee del 1967 e uno swap concordato. Se gli israeliani vogliono, siamo pronti. <br />
L&#8217;amministrazione americana dice che il Congresso avrebbe messo gli ostacoli [fino] a [prevenire] finanziamento della PA, ma non è chiaro se l&#8217;amministrazione americana avrebbe smesso i suoi finanziamenti, e se il problema si riflette negativamente sulla PA, sugli americani, su Israele e i donatori. <br />
La questione palestinese è la questione centrale del Medio Oriente. Nessuno può ignorare &#8211; non gli americani, non gli europei, non gli arabi, nemmeno gli israeliani. <br />
Noi non vogliamo affrontare nessuno. Vogliamo  la fine dell&#8217;occupazione. Vogliamo costruire il nostro stato, e noi siamo pronti.  Abbiamo bisogno che gli americani cambino la loro politica e li esorto a non ostacolare il nostro approccio alle Nazioni Unite. Non stiamo andando a confrontarci con gli americani o ad isolare Israele o delegittimare Israele. Siamo disposti e pronti a vivere fianco a fianco con uno Stato israeliano. </p>
<p>D: E &#8216;la PA è ormai pronto per uno stato palestinese, per le riforme e il Piano di Sviluppo?</p>
<p>R: Ci sono stati preparativi durati 20 anni. Siamo forse l&#8217;unico paese stabile in Medio Oriente. L&#8217;unico problema è l&#8217;occupazione. Questo è ciò che gli americani e gli israeliani devono capire.  Senza risolvere questo problema con una soluzione giusta, tutto il Medio Oriente sarà in una situazione di instabilità e il movimento estremista crescerà. </p>
<p>D: Che cosa pensa circa la discrepanza tra la PA ed il governo nella Striscia di Gaza? </p>
<p>R: Non c&#8217;è nessun governo a Gaza. La PA paga il 57 per cento del suo bilancio a Gaza &#8211; per l&#8217;energia elettrica, acqua, carburante, e noi paghiamo per 77.000 dipendenti a Gaza. </p>
<p>Abbiamo firmato un accordo al Cairo [specificando] che abbiamo bisogno di un governo indipendente per prepararci alle prossime elezioni di maggio. I nostri contatti stanno continuando con loro su diverse questioni, e l&#8217;unico problema è formare il governo.  Siamo ancora impegnati sull&#8217;accordo e siamo pronti per le elezioni, inclusi gli osservatori stranieri per supervisionare le elezioni, come abbiamo fatto gli ultimi due tempi. <br />
Loro [governo guidato da Hamas a Gaza] stanno facendo un ottimo lavoro sulla sicurezza impedendo a chiunque di sparare contro Israele.</p>
<p>D: I negoziati tra l&#8217;Autorità Palestinese e Israele &#8211; che coprono questioni dello status definitivo &#8211; continueranno dopo il riconoscimento potenziale delle Nazioni Unite di uno stato palestinese?</p>
<p>R: Dbbiamo immediatamente tornare a negoziare, perché la terra entro i confini del 1967 sarà un &#8220;territorio occupato&#8221; e non &#8220;terra contesa&#8221;, e ogni singolo insediamento sarà illegale &#8211; è sufficiente per noi di tornare ai negoziati.  Questo è lo scopo del nostro andare alle Nazioni Unite, per stabilire che questa è &#8220;terra occupata&#8221;, non &#8220;terra contesa&#8221;, come gli israeliani stanno dicendo.</p>
<p>D: Il coordinamento della sicurezza tra l&#8217;Autorità Palestinese e Israele continuerà, anche dopo il riconoscimento potenziale delle Nazioni Unite di uno stato palestinese? </p>
<p>R: Come il presidente Abbas detto molte volte, la sicurezza continuerà, la collaborazione continuerà. Non permetteremo alcuna violenza. Non permetteremo che ogni confronto con gli israeliani fino a quando noi [Abbas amministrazione] saremo nel [ufficio presidenziale a Ramallah].<br />
Se il presidente Abbas e la leadership palestinese decideranno qualcosa di diverso dopo settembre, è una storia diversa. Per esempio, il presidente Abbas potrebbe decidere di dimettersi se non riesce.  Chi controllerà l&#8217;apparato di sicurezza? <br />
Gli israeliani e gli americani dovrebbero capire che la stabilità significa che devono mettersi d&#8217;accordo con noi, altrimenti i guai continueranno in Medio Oriente e l&#8217;estremismo crescerà. <br />
Il presidente Abbas si rivolge al mondo e dirà loro: questa è la situazione. Siamo pronti per i negoziati, il nostro stato è pronto, e finché non ci sono trattative e Israele continua la sua attività di insediamento, non abbiamo altra scelta se non quella di venire alle Nazioni Unite. E dopo che siamo pronti per i negoziati [con Israele] sulle questioni relative allo status finale. </p>
<p>D: Quale sarà lo stato degli accordi di Oslo, se uno Stato palestinese sarà riconosciuto? </p>
<p>R: La PA si impegna a Oslo. Spetta agli israeliani. La Cisgiordania è occupata &#8211; aree A, B e C. Noi non hanno alcuna autorità reale. Non abbiamo nulla da perdere. <br />
Se Israele decide di cancellare Oslo, dovranno affrontare la realtà. Non ci sarà alcun PA; non ci sarà alcun settore di sicurezza a prendere ordini da noi [Abbas amministrazione].  Lasciate che in Cisgiordania che a Gaza si trovino ad affrontare e che cosa stanno andando incontro ovunque, in Libano e in Siria. Lasciate che si prendano cura della sicurezza. Lasciare che si prendano cura del popolo.<br />
PA è responsabile per i palestinesi in Cisgiordania e Gaza e prende le sue decisioni dal dell&#8217;OLP. Se gli israeliani annullano Oslo, la leadership palestinese si riunirà per prendere la decisione giusta.</p>
<p>D: le esigenze umanitarie della popolazione palestinese, saranno meglio riconosciute sotto uno stato palestinese funzionante? </p>
<p>R: La situazione umanitaria è terribile in Cisgiordania e Gaza. Se si attraversa il ponte [dalla Cisgiordania verso la Giordania, la West Bank è solo punto di incrocio internazionale sotto il controllo israeliano] si possono vedere centinaia di persone in attesa. Andate a vedere il tipo di umiliazione che devono affrontare. Andate in qualsiasi posto di blocco, come Qalandiya a vedere cosa succede. <br />
La situazione umanitaria sta peggiorando. Umiliazione continua, ed è quello che il presidente sta per dire le Nazioni Unite e del mondo. Non possiamo accettare questa situazione o continuare a promuoverla. L&#8217;occupazione dovrebbe finire. <br />
Se il mondo sta andando a sostenere gli israeliani e gli americani, bisogna far loro affrontare la realtà. Vedete cosa sta accadendo nel mondo arabo. Le rivoluzioni arabe stanno continuando.</p>
<div><strong> Analisi pubblicata su Ma&#8217;an New Agency</strong></div>
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		<title>Napoli caput mundi</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 12:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Napoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Di cosa sta discutendo in queste ore il Parlamento italiano? Nei giorni in cui i miasmi della spazzatura napoletano tracimano fino ad invadere una regione dopo l’altra del Paese, la politica nazionale misura tutta la propria inconcludenza di fronte all’emergenza eterna e frustrante della munnezza napoletana. E’ in questo giugno caldissimo che si svela impietosamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2964&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
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<p>Nei giorni in cui i miasmi della spazzatura napoletano tracimano fino ad invadere una regione dopo l’altra del Paese, la politica nazionale misura tutta la propria inconcludenza di fronte all’emergenza eterna e frustrante della munnezza napoletana. E’ in questo giugno caldissimo che si svela impietosamente l’origine di incompetenze accumulate negli anni in nome del malaffare, delle clientele, delle cordate di potere, del dominio sotto forma di ricatto o di scambio di favori. E pensare che Napoli in modo impressionante è l’Italia nel mondo: è anche l’italianità nel luogo comune, nell’impossibilità di riconoscersi cittadini,  nella ricchezza di un popolo. E certo è  – era – anche un territorio di impressionante bellezza, perché oltre al golfo, ai segreti delle sue strade e dei suoi vicoli oscuri, si prolungava lungo un tratto di costa e di mare unico, aveva nelle isole – queste sì da cartolina – un’altra serie di fotogrammi che hanno segnato l’immaginario contemporaneo. E poi il parco del Vesuvio, gli scavi di Pompei, Ercolano: è l’elenco  - noto – che si ritrova nelle agenzie di viaggio di mezzo mondo. E però tutta questa bellezza, questo patrimonio ineguagliato e ammirato da tutti, è stato semplicemente distrutto da un fiume di cemento, dalle malversazioni delle classi dirigenti, dalle forme di sottocultura che si sono diffuse fra le stesse popolazioni, dall’ uso del territorio come discarica privilegiata dei veleni del resto del Paese, fino ad inquinare l’erba, i fiumi, la campagna, i terreni agricoli, e poi le mozzarelle, l’acqua, la vita. Solo ieri crollavano le case a Pompei: la memoria di una civiltà che si sgretola per l’incuria di burocrati e briganti. Pochi chilometri più in là, A Castellammare di Stabia, i cantieri chiudevano e lasciavano per strada centinaia di lavoratori.</p>
<p>Che il governo, oggi, non muova un dito, magari per isolare il sindaco “nemico”, è l’ennesimo scandalo civile cui ci tocca assistere: invece di una mobilitazione nazionale, il silenzio. E certo lo stesso De Magistris, un po’ c’è cascato, con quelle promesse sui cinque giorni per ripulire la città: credeva che gli avrebbero reso la vita facile? Per altro Napoli è un vero paradigma del caos italiano se è vero che nella sua storia recente si misura anche il fallimento del riformismo di sinistra, della possibilità, cioè, di rendere “normale” e vivibile nella quotidianità, la capitale del Sud. E se ora l’opposizione sta dicendo qualcosa sulla situazione napoletana, sembra, ancora una volta, che manchi il sentimento della gravità di quanto sta avvenendo, che non si riesca a capire che qui e ora si deve chiamare il vertice del governo del Paese al confronto diretto e implacabile con i problemi reali.</p>
<p>E poi certo la camorra come è stato scritto e detto fino alla nausea. Ma Napoli è stata anche la città che già negli anni ’70 chiedeva una svolta mandando per la prima volta il Pci al governo della città : non tutto, insomma, è stato sempre delinquenza, paesaggio sociale immutabile o rivolta disperata. E’ ora, però, che la politica si faccia carico dell’enormità di quello che sta avvenendo, che si avverta l’urgenza di un passaggio storico. Perdere Napoli è perdere il Paese, significa consegnarlo alla sconfitta civile dello Stato, della cosa pubblica, degli interessi collettivi, del bene comune, delle regole degne che ci consentono una vita degna da vivere insieme. Napoli, ancora, siamo noi nel mondo, in ogni Paese d’Occidente e d’Oriente, lì i cumuli di spazzatura che come un morbo assediano le strade, rappresentano il cuore stesso dell’Italia di oggi.</p>
<p>Francesco Peloso</p>
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		<title>La mercificazione della morale</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 06:22:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Morale]]></category>
		<category><![CDATA[Zygmunt Bauman]]></category>

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		<description><![CDATA[Far leva sulla mercificazione e la commercializzazione dei bisogni morali degli individui per mantenere a galla l&#8217;idea di una crescita illimitata dell&#8217;economia è una mistificazione della realtà, rischiosa per la sopravvivenza dell&#8217;umanità.  È questo, in sintesi, il messaggio lanciato domenica 5 giugno, in chiusura del Festival di economia di Trento, dal pensatore e sociologo polacco [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2960&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/06/imagesca3t0sy4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2961" title="imagesCA3T0SY4" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/06/imagesca3t0sy4.jpg?w=450" alt=""   /></a>Far leva sulla mercificazione e la commercializzazione dei bisogni morali degli individui per mantenere a galla l&#8217;idea di una crescita illimitata dell&#8217;economia è una mistificazione della realtà, rischiosa per la sopravvivenza dell&#8217;umanità.</p>
<p> È questo, in sintesi, il messaggio lanciato domenica 5 giugno, in chiusura del Festival di economia di Trento, dal pensatore e sociologo polacco Zygmunt Bauman. Durante la sua lectio magistralis all&#8217;auditorium S. Chiara, dell&#8217;Università di Trento, Bauman ha espresso grandi preoccupazioni sull&#8217;attuale tendenza che vede il mercato proporsi quale canale sostitutivo per il soddisfacimento delle esigenze morali.<br />
Una tendenza, questa, sostenuta da ingenti investimenti pubblicitari, ma, soprattutto, dall&#8217;attuale scansione della vita lavorativa. Vent&#8217;anni fa, ha rilevato l&#8217;oratore, il 60% delle famiglie americane si ritrovava la sera per condividere, insieme, momenti relazionali. Ora le cose sono cambiate: solo il 20% ha mantenuto questa tradizione, essendo aumentate le ore di lavoro e sparito il confine che divide i tempi lavorativi dai momenti di vita privata.<br />
Secondo Bauman, questo stato di cose ha generato una cattiva coscienza che le persone cercano ora di mitigare con le proposte del mercato. Più grande è il senso di colpa creato dalla scarsa manifestazione di affetto, più le persone cercano di colmarlo elargendo, ad esempio, regali costosi ai propri cari. Per il pensatore polacco, questa nuova trovata del mercato è pericolosa. Alimenta la corrente di pensiero secondo cui è possibile che l&#8217;economia continui a crescere illimitatamente, visto che è illimitata la natura delle esigenze morali che si propone di soddisfare.<br />
Bauman ha smontato quest&#8217;ultimo assunto rilevando come sia assurdo basare l&#8217;indefinita crescita del Pil sulla vendita di prodotti o servizi che, benché soddisfino bisogni illimitati, dipendono dallo sfruttamento di risorse appartenenti a un ecosistema limitato. Com&#8217;è possibile, si è chiesto lo studioso polacco, continuare a credere nell&#8217;indefinita crescita della produzione e dei consumi in un mondo dove il picco della produzione mondiale del petrolio è stato raggiunto nel 2006?<br />
Il momento della verità è vicino, dice Bauman, secondo cui, per uscire dal vicolo cieco della crescita senza freno, la società mondiale deve effettivamente abbracciare la via della sostenibilità (economica, sociale e ambientale), pensando amorevolmente alle generazioni future. Da qui l&#8217;augurio che avvenga un cambiamento di prospettiva nel sistema di governance mondiale il quale, per rilevare la sfida, dovrebbe cominciare a guardare al lungo periodo, invece di mantenersi in una logica di breve periodo basata sulla necessità di ottenere un consenso politico irresponsabile ed egoista.</p>
<p> <br />
L&#8217;ospite d&#8217;onore dell&#8217;ultimo giorno del Festival di Trento si è inoltre augurato che l&#8217;avidità smithiana, che ha guidato per anni il pensiero economico occidentale, non continui più a essere considerata come motore della prosperità individuale e collettiva. L&#8217;idea secondo cui volere di più per sé genera ricchezza anche per gli altri deve essere sostituita da azioni basate su effettivi rapporti umani, che, di genere, consumano poche risorse e non sono funzionali né alla crescita della produzione né all&#8217;aumento dei consumi.</p>
<p>Secondo Bauman, che nel suo intervento ha citato Antonio Gramsci, &#8220;oggi i confini della libertà economica si stanno restringendo e le regole che governano il mondo non sono più applicabili&#8221;.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>La morale. </strong>Bauman propone un tipo di morale: la morale nasce come il consegnarsi totalmente dell’io al tu (ovvero di me all’altro). È un fatto assolutamente e totalmente individuale e libero. Poiché non può esistere un terzo che mi dice se la mia azione sia morale oppure no, non c’è più società, la quale necessita sempre di almeno tre persone. Ma come si traduce questa definizione individuale nella concreta pratica sociale? Bauman specifica che questa libertà di donarsi è sempre dentro a certi vincoli e costruzioni dati da una struttura che è, appunto, la società. L’impulso ad essere per l’altro, a donarsi all’altro, indipendentemente da come l’altro si atteggia nei suoi confronti non è razionale; per questo per Bauman la morale originata da tale impulso è del tutto irrazionale.</p>
<p> Fonti: Trentinocorrierealpi, Agenzie Stampa, Fortuna Ekutsu Mambulu Nigrizia.</p>
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		<title>Religiosi a pane e acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 06:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Alex Zanotelli]]></category>
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		<description><![CDATA[Carissimi sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e). Ci stanno rubando l&#8217;acqua! Come possiamo permettere che l&#8217;acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani, l&#8217;acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce. «Dammi da bere», chiede [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2957&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimi sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e).</p>
<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/06/imagescat6efne.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2958" title="imagesCAT6EFNE" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/06/imagescat6efne.jpg?w=450" alt=""   /></a>Ci stanno rubando l&#8217;acqua!</p>
<p>Come possiamo permettere che l&#8217;acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani, l&#8217;acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce.<br />
«Dammi da bere», chiede un Gesù, stanco e assetato, alla donna samaritana, nel Vangelo di Giovanni (4,7), letto durante la Quaresima in tutte le chiese cattoliche del mondo. «Dateci da bere!», gridano oggi milioni di impoveriti.<br />
In un pianeta dove la popolazione sta crescendo e l&#8217;acqua diminuendo per il surriscaldamento, questo &#8220;dateci da bere&#8221; diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di tutti gli assetati del mondo, noi credenti vediamo il volto del povero Cristo, che alla fine dei tempi di dirà: «Ho avuto sete e non mi avete dato da bere» (Mt 25,42).<br />
L&#8217;Onu afferma che, entro la metà del nostro secolo, 3 miliardi di esseri umani non avranno accesso all&#8217;acqua potabile. È un problema etico e morale di dimensioni planetarie, che ci tocca direttamente. Di fatto, per noi cristiani l&#8217;acqua è sacra, è vita, è la madre di tutta la vita sulla terra; l&#8217;acqua ha un enorme valore simbolico e sacramentale.<br />
Papa Benedetto XVI, nella sua enciclica Caritas in Veritate, ha affermato: «Il diritto all&#8217;alimentazione, così come quello all&#8217;acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, a iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l&#8217;alimentazione e l&#8217;accesso all&#8217;acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (37).<br />
Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa si afferma: «L&#8217;acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale&#8230; Il diritto all&#8217;acqua, come tutti i diritti dell&#8217;uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l&#8217;acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all&#8217;acqua è un diritto universale e inalienabile» (485).<br />
Il segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, durante il convegno ad Assisi su &#8220;Sorella Acqua&#8221; (aprile 2011) ha affermato: «In questo scenario, conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l&#8217;acqua in affare, a detrimento dell&#8217;accesso alle fonti e quindi dell&#8217;approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico &#8211; l&#8217;oro blu! &#8211; attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune, che sappia orientare le scelte e le politiche per l&#8217;acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale (&#8230;). A dire quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune, la Corte costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi nel prossimo mese di giugno».<br />
Come cristiani, non possiamo accettare la Legge Ronchi, votata dal nostro parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l&#8217;acqua come bene di rilevanza economica. Il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell&#8217;acqua e per salvare l&#8217;acqua come un grande dono per l&#8217;umanità.<br />
Scendiamo in piazza!<br />
Come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo.<br />
Invitiamo, quindi, i sacerdoti, le missionarie e i missionari, i consacrati e le consacrate a trovarsi in Piazza San Pietro, a Roma, giovedì 9 giugno alle ore 12, per fare un grande digiuno.<br />
Venite con i vostri simboli sacerdotali e religiosi, ma anche con i vostri manifesti pastorali, per gridare a tutto il popolo italiano: &#8220;Salviamo l&#8217;acqua!&#8221;.<br />
Padre Adriano Sella e padre Alex Zanotelli</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per chi vuole dare la propria adesione all&#8217;iniziativa: inviare un&#8217;email a <strong><a href="mailto:adrianosella@virgilio.it">adrianosella@virgilio.it</a></strong> o <strong><a href="mailto:forum@nigrizia.it">forum@nigrizia.it</a></strong><br />
Per informazioni: 346 2198404</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10915&amp;IdModule=1" target="_blank">LISTA DEGLI ADERENTI E SOSTENITORI</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Programma per il digiuno del 9 giugno in piazza San Pietro (Roma)</strong></p>
<p><strong>- ore 12.00: inizio del digiuno con una preghiera e un canto<br />
- ore 12.00-14.00: digiuno e silenzio<br />
- ore 14.00: tutti in cerchio e con le mani unite, si conclude con la preghiera del Padre Nostro</strong></p>
<p><strong>Ci sarà un grande striscione da porre nel mezzo con la seguente scritta: &#8220;Signore, aiutaci a salvare l&#8217;acqua!&#8221;.</strong></p>
<p><strong><br />
NB: Sono invitati a partecipare al digiuno a Roma (nella piazza di S. Pietro) solamente i sacerdoti, le suore e i religiosi. Vuole essere un evento simbolico di mobilitazione dei sacerdoti e religiosi/e, sulla scia dei monaci tibetani (vedi appello). Chiediamo ai laici di non venire in piazza San Pietro, ma di sostenerci da casa. Grazie.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mariarubini.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mariarubini.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mariarubini.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mariarubini.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mariarubini.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mariarubini.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mariarubini.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mariarubini.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mariarubini.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mariarubini.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mariarubini.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mariarubini.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mariarubini.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mariarubini.wordpress.com/2957/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2957&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Non vi sarà alcun “ritorno” dentro Israele</title>
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		<pubDate>Fri, 20 May 2011 15:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Profughi]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/05/image_3135.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2955" title="image_3135" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/05/image_3135.jpg?w=450" alt=""   /></a>Sono in marcia, in questo momento, verso la barriera di confine: a Majdal Shams, a Maroun al-Ras, a Erez, a Kalandiya. Impugnano bandiere palestinesi e chiedono di “tornare” nei villaggi perduti dai loro nonni nel 1948. I loro politici gli hanno detto che succederà. I chierici hanno promesso l’aiuto di Allah. Sponsor stranieri hanno fornito bandiere e autobus. Si avviano alla loro missione con la totale fiducia che il “progetto sionista” – come lo ha definito Ismail Haniyeh – è destinato a crollare. Ancora una piccola spinta e l’intera Terra d’Israele, dal Giordano al Mare, diventerà Palestina.<br />
Ho una notizia da darvi, miei cari cugini: non succederà. Certamente non nel futuro prevedibile. Voi non “tornerete” nell’Israele che sorge all’interno della Linea Verde. Sessantatre anni sono passati da quella guerra: è giunto il momento di votarsi ad altri sogni.<br />
So che nessuno dei dimostranti della Giornata della Nakba leggerà queste righe. Ma so che vi sono uomini laboriosi e diligenti, in una stanzetta della Muqata di Ramallah, che traducono ogni parola significativa che viene pubblicata sulla stampa ebraica a beneficio di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e dei suoi ministri. È a loro che sono rivolte le mie parole.<br />
Abu Mazen è il più amabile e disponibile politico dei tre governi attualmente in carica in Terra d’Israele. Come ogni politico, è attento agli umori del suo elettorato. A volte le parole che gli escono dalla bocca sono più forti di lui, e si fa trascinare. Alla vigilia della Giornata della Nakba ha promesso alla sua gente che nessun leader palestinese rinuncerà mai al “diritto al ritorno”. “Il ritorno non è uno slogan – ha detto – La Palestina è nostra”. Abu Mazen ha evitato di chiarire come e dove tale diritto dovrebbe essere realizzato. Se attraverso risarcimenti in denaro o col vero e proprio “ritorno” fisico; se nel futuro stato palestinese o anche all’interno di Israele: chiunque poteva intendere quel che voleva dalle parole del presidente palestinese.<br />
Nelle conversazioni in privato, i più alti esponenti dell’Autorità Palestinese oramai da anni affermano di essere ben consapevoli che non c’è modo di far tornare indietro il tempo. Ai profughi (e loro discendenti) verrà offerta l’opzione di reintegrarsi nei paesi dove oggi risiedono o nel futuro stato palestinese, o di ricevere risarcimenti in denaro. Ma alla loro gente dicono cose diverse. Non possono mettere al corrente le centinaia di migliaia di palestinesi che vivono nei campi profughi in Siria e Libano che non vi sarà alcun “ritorno”. Al contrario, alimentano coltivano la loro pia illusione in un ritorno che non si concretizzerà mai.<br />
Lo stesso Abu Mazen si è trovato in un grosso guaio, pochi mesi fa, quando WikiLeaks pubblicò le parole che aveva pronunciato conversando con un diplomatico americano circa l’inutilità di insistere sul “diritto al ritorno”. Naturalmente, Abu Mazen si è precipitato a smentire quel resoconto.<br />
Quando viene chiesto ai governanti palestinesi perché evitano di dire alla loro gente la verità, rispondono che il “diritto al ritorno” è “moneta di scambio”: vi rinunceranno solo in cambio di un’analoga concessione da parte israeliana, ad esempio su Gerusalemme est. Una posizione apparentemente logica: il bazar mediorientale porta rispetto soltanto a chi mercanteggia. Ma le illusioni hanno una loro propria forza. Le false speranze che questi politici danno in pasto al loro pubblico possono trasformarsi in una violenza capace di spazzare l’intera regione. Di fatto, cavalcano una tigre.<br />
La verità circa il “diritto al ritorno” deve essere detta non solo ai palestinesi, ma anche agli israeliani. L’annullamento dell’eventualità di un ritorno in Israele è la linea sulla quale anche gli israeliani favorevoli alla soluzione a due stati non possono cedere. Vi sono molti, nella destra israeliana, che non se ne curano: loro puntano a istituire un unico stato, uno stato fondato sulla discriminazione. Anche a sinistra vi sono coloro che non se ne curano: anche loro mirano a istituire un solo stato, lo stato (arabo) della Nakba e del ritorno. Ma quelli che desiderano vivere in uno stato d’Israele sovrano, sionista e democratico, non hanno altra scelta che continuare a dire ai nostri cugini: con tutto il dovuto rispetto, il passato resta il passato. Siamo destinati a spartire: noi faremo tornare dentro il nostro paese i nostri concittadini dagli insediamenti, voi assorbirete i vostri profughi dentro al vostro paese: non “tornerete” mai a stabilirvi all’interno di Israele.</p>
<p>Nahum Barnea</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mariarubini.wordpress.com/2954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mariarubini.wordpress.com/2954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mariarubini.wordpress.com/2954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mariarubini.wordpress.com/2954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mariarubini.wordpress.com/2954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mariarubini.wordpress.com/2954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mariarubini.wordpress.com/2954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mariarubini.wordpress.com/2954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mariarubini.wordpress.com/2954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mariarubini.wordpress.com/2954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mariarubini.wordpress.com/2954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mariarubini.wordpress.com/2954/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mariarubini.wordpress.com/2954/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mariarubini.wordpress.com/2954/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2954&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Siria: Incredibile ma vero</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 07:27:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 20 maggio prossimo i paesi membri delle Nazioni Unite voteranno sulla candidatura della Siria a entrare a far parte del Consiglio per i Diritti Umani. Il regime del Presidente Bashar al-Assad ha assassinato 800 manifestanti in queste ultime settimane, secondo circostanziate denunce degli oppositori ha internato 8mila dissidenti, detenuti in stadi o scuole, torturati, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2951&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/05/imagescaere2vi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2952" title="imagesCAERE2VI" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/05/imagescaere2vi.jpg?w=450" alt=""   /></a>Il 20 maggio prossimo i paesi membri delle Nazioni Unite voteranno sulla candidatura della Siria a entrare a far parte del Consiglio per i Diritti Umani. Il regime del Presidente Bashar al-Assad ha assassinato 800 manifestanti in queste ultime settimane, secondo circostanziate denunce degli oppositori ha internato 8mila dissidenti, detenuti in stadi o scuole, torturati, scomparsi, nessuno sa dove siano né se sia ancora in vita. Inutile aggiungere che nessuno sa per quale reato sono stati arrestati. Ma i paesi del blocco asiatico hanno avanzato la candidatura di Damasco e il voto ci sarà. Incredibile! Incredibile, ma vero. Incredibile quanto il silenzio che circonda la mattanza siriana. Giornali, giornalisti, uomini di cultura, ministri, governi, stati, nessuno sembra preoccuparsi più di tanto per l’incredibile vicenda siriana. Gli istruttori di Tehran hanno fatto il loro lavoro egregiamente, l’apparato repressivo lavora con ferocia intimidatrice anziché cieca, come accadeva prima del loro arrivo. Ma la diplomazia americana e quella europea hanno ritenuto di salvarsi l’anima con sanzioni di facciata, il vaticano col silenzio, molti vescovi cattolici con il sostegno al regime, Israele e l’Arabia Saudita con  ”curiosi” distacchi. Tutti quelli che bombardano Gheddafi per i crimini commessi contro i suoi cittadini non hanno proposto neanche una missione Onu nelle città martire della repressione siriana. Qualcuno ha avuto anche il coraggio di dire che se cadesse Bashar arriverebbero i fondamentalisti, incurante del ridicolo che ne deriva, visto l’antico e noto sostegno che Damasco offre sia ad Hamas sia ad Hezbollah.</p>
<p>Ma siccome le beffe portano sempre altre beffe ora si deve anche registrare l’ultima beffa: per evitare lo scempio di vedere un rappresentante della Siria sedersi il 20 maggio nel consiglio Onu per i diritti umani il governo del Kuwait avrebbe deciso di “sacrificarsi” e porre anche la propria candidatura alternativa. Il Kuwait… Un paese dove i lavoratori stranieri non possono uscire dal rione di residenza! E i governi occidentali starebbero seriamente pensando di ringraziare l’emiro per questo nobile gesto.</p>
<p><strong>di Riccardo Cristiano</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/mariarubini.wordpress.com/2951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/mariarubini.wordpress.com/2951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/mariarubini.wordpress.com/2951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/mariarubini.wordpress.com/2951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/mariarubini.wordpress.com/2951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/mariarubini.wordpress.com/2951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/mariarubini.wordpress.com/2951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/mariarubini.wordpress.com/2951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/mariarubini.wordpress.com/2951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/mariarubini.wordpress.com/2951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/mariarubini.wordpress.com/2951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/mariarubini.wordpress.com/2951/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/mariarubini.wordpress.com/2951/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/mariarubini.wordpress.com/2951/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2951&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Cassandra di Siena che strigliava i potenti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 08:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rubini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Caterina da Siena]]></category>
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		<description><![CDATA[Prendiamo una ragazzina qualunque, che nessuno ha mai sentito nominare; la figlia, diciamo, di un piastrellista, o di un piccolo industriale tessile, che a casa ha litigato coi suoi perché voleva una stanza tutta per sé, mentre loro, trovandola un po&#8217; strana e sapendo che l&#8217;adolescenza è un&#8217;età difficile, preferiscono tenerla d&#8217;occhio e farla dormire [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=mariarubini.wordpress.com&amp;blog=4480977&amp;post=2946&amp;subd=mariarubini&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/04/imagescao85692.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2947" title="imagesCAO85692" src="http://mariarubini.files.wordpress.com/2011/04/imagescao85692.jpg?w=450" alt=""   /></a>Prendiamo una ragazzina qualunque, che nessuno ha mai sentito nominare; la figlia, diciamo, di un piastrellista, o di un piccolo industriale tessile, che a casa ha litigato coi suoi perché voleva una stanza tutta per sé, mentre loro, trovandola un po&#8217; strana e sapendo che l&#8217;adolescenza è un&#8217;età difficile, preferiscono tenerla d&#8217;occhio e farla dormire con le sorelle. Una ragazzina magra come uno scheletro che si fa urlar contro dalla madre perché non vuole mangiare, e piange ogni volta che la costringono a farlo, sprofondando lentamente nell&#8217;anoressia.</p>
<p>Supponiamo, anche, d&#8217;essere in una famiglia di brava gente piena di buon senso e aliena dagli eccessi; e immaginiamo che la ragazzina, oltre a non mangiare, dichiari che non avrà mai un ragazzo e viva assorta in un suo mondo fantastico, e che un bel giorno si metta in testa di tagliare i capelli cortissimi e coprirli con il chador: a costo di litigare, di nuovo, furiosamente con i genitori, che preferirebbero vederla uguale a tutte le altre.</p>
<p>Caterina da Siena era una ragazzina così, tale e quale. Viveva, però, nel Medioevo: e dunque in un mondo dove l&#8217;anoressia non l&#8217;aveva ancora diagnosticata nessuno, i disturbi dell&#8217;adolescenza la gente li conosceva per esperienza ma nessuno ci aveva mai riflettuto, e c&#8217;era poca comprensione per una ragazzina ribelle, per quanto i genitori le volessero bene e si rattristassero di doverla trattare con severità.</p>
<p>In compenso, però, era un mondo attento a spiare le persone eccezionali, a individuare chiunque si comportasse con plateale disprezzo delle regole borghesi, e a chiedersi se lo faceva per tentazione del diavolo, o per ispirazione di Dio. Nel primo caso erano guai; ma quando l&#8217;eccezionalità di un uomo o d&#8217;una donna costringeva a riconoscere che quella persona era stata toccata da Dio, in quel mondo medioevale che pure era pieno di politicanti senza scrupoli, di cinici uomini d&#8217;affari, di raffinati intellettuali e di anticlericali sfegatati, succedeva qualcosa che nel nostro mondo d&#8217;oggi sarebbe impensabile: tutti quanti, umili e potenti, stavano ad ascoltarla a bocca aperta e con le lacrime agli occhi.</p>
<p>Caterina era di quel mondo e si convinse che Dio le parlava, ma non solo: Dio voleva che lei, a sua volta, parlasse in suo nome. Prima i genitori di Caterina, poi tutta la contrada di Fontebranda, poi tutta Siena, poi tutta l&#8217;Italia seppe di lei, e cominciò ad attendere con ansia le sue parole. San Paolo si rivoltava nella tomba: non aveva scritto chiaramente e ripetuto più volte, in modo tale da non poter essere frainteso, che la donna deve star zitta nella chiesa, e star zitta davanti agli uomini, e non ha il permesso d&#8217;insegnare?</p>
<p>Ma Caterina era una che sapeva quel che voleva, e quando diceva &#8220;voglio&#8221; finiva sempre per ottenerlo: non s&#8217;era piegata davanti al papà e alla mamma, ai fratelli, alle sorelle e alle cognate coalizzati contro di lei, non si sarebbe piegata neanche davanti a Saulo di Tarso, se l&#8217;avesse incontrato. E così la figlia del piccolo imprenditore cominciò a scrivere, o meglio a dettare, perché non era andata a scuola e non sapeva scrivere!, e non smise più.</p>
<p>Prima che l&#8217;anoressia l&#8217;ammazzasse davvero, nel 1380, a poco più di trent&#8217;anni, dettò quasi quattrocento lunghe lettere, contando solo quelle giunte fino a noi. Scriveva ai destinatari più diversi: a conoscenti del suo stesso ambiente sociale, a padroncini di bottega e alle loro mogli, a frati e badesse, ma anche, come se niente fosse, a priori e podestà delle città toscane, a Bernabò Visconti signore di Milano, al re di Francia, ai cardinali, al papa. Erano lettere infuocate d&#8217;entusiasmo religioso, concitate esortazioni a fare il bene, a pentirsi del male commesso. Erano lettere pubbliche, di cui circolavano copie, che la gente discuteva al mercato o alla taverna. Ed erano lettere che parlavano chiaro: più i loro destinatari erano altolocati, più sudavano freddo quando ne ricevevano una.</p>
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<p>All&#8217;arcivescovo di Pisa scrisse che il dovere di chi governa la Chiesa è di denunciare le colpe di cui viene a conoscenza, e non di tenerle nascoste; non deve fare come i medici che imputridiscono le piaghe a forza di unguenti, ma come quelli che hanno il coraggio di cauterizzare: «Non più unguento, per amore di Dio! Usate un poco la cottura», e soprattutto: «Non fate vista di non vedere». A un cardinale scrisse rimproverandogli negligenza e mancanza di carità, lo invitò a svegliarsi («Or non più dunque dormite, Padre») e gli ricordò di passaggio che se continuava così si sarebbe dannato. A papa Gregorio XI disse d&#8217;aver saputo che aveva nominato nove nuovi cardinali, e gli ricordò gelidamente che doveva cercare di nominare uomini onesti, altrimenti era peggio per tutti: «Non ci maravigliamo poi, se Dio ci manda le discipline e i flagelli suoi!». Già che c&#8217;era, spiegò al papa che quando erano in gioco nomine importanti bisognava dimenticarsi di amici e parenti, e dei propri interessi privati. Più tardi, visti confermati i suoi peggiori timori dal comportamento di quei cardinali, riscrisse al papa per invitarlo a fare pulizia, a liberare la Chiesa dal fetore di quei ministri corrotti, e a sostituirli con uomini di cui non ci si dovesse vergognare.</p>
<p>Ma non ce n&#8217;era soltanto per le autorità religiose. Ai governanti del comune di Firenze, che da gran tempo parlavano della necessità di riforme, scrisse che non sarebbero riusciti a fare nessuna riforma finché pensavano solo agli interessi personali, e assegnavano le cariche in base alle clientele anziché all&#8217;utilità collettiva. Ai governanti di Siena scrisse una lettera di fuoco rimproverando la giustizia politicizzata che inquinava la loro città, dove le sentenze non si davano in base alla ragione e al torto, ma per favorire interessi e aiutare gli amici, dove i potenti erano sempre assolti e s&#8217;infieriva solo con i poveri diavoli. E in innumerevoli lettere tornò ad ammonire duramente un ceto politico in cui tutti miravano alle poltrone per il proprio tornaconto e non per quello collettivo, e tutti erano pronti a piegarsi dove tirava l&#8217;aria, dondolando di qua e di là come foglie, «non uomini d&#8217;azione, ma del vento».</p>
<p>Intendiamoci: le lettere di Caterina non cambiarono nulla, o ben poco. Cardinali di Avignone e priori delle città toscane continuarono a fare gli interessi propri e dei comitati d&#8217;affari che li sostenevano, a piazzare uomini in base ai favori da restituire e non alle qualità o ai meriti, la giustizia continuò ad essere politicizzata e su tante cose chi doveva far pulizia continuò a far finta di non vedere. E questo è esattamente quello che capiterebbe oggi se la figlia anoressica d&#8217;un piccolo imprenditore cominciasse a scrivere al papa, al presidente della Repubblica e magari ad Obama. Ma immaginare che la vicenda di Caterina possa ripetersi oggi non significa illudersi che una ragazza possa cambiare il mondo.</p>
<p>A noi basterebbe che succedesse quello che succedeva nell&#8217;Europa del Trecento: che le lettere della ragazzina arrivassero e fossero discusse, che ognuna fosse un avvenimento messo in prima pagina dai giornali, che le folle la portassero in trionfo per la strada baciandole le mani, che governi in imbarazzo le affidassero missioni diplomatiche, che le porte del Vaticano e di Palazzo Chigi, del Quirinale e della Casa Bianca si spalancassero per lei, che i potenti di questo mondo fossero costretti ad ascoltarla gravemente, ad annuire, ad arrossire, a promettere di far meglio, maledicendola in cuor loro, s&#8217;intende, ma inchiodati dall&#8217;opinione pubblica a far buon viso a cattivo gioco. In cambio, toh, saremmo perfino pronti a rinunciare a quei principi su cui è così solidamente fondata la nostra Repubblica, alla totale indipendenza di Stato e Chiesa, allo scrupolo con cui le gerarchie ecclesiastiche evitano d&#8217;ingerirsi nella vita politica del paese, e ad accettare un po&#8217; di quell&#8217;arretratezza medioevale, per cui Caterina e i suoi contemporanei non erano ancora capaci di fare una distinzione ben netta fra politica e morale.</p>
<p>di Alessandro Barbero</p>
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