Cambiamenti climatici: crescente divisione

Posted in Politica con i tag , , , , , on Ottobre 10, 2009 by Maria Rubini

Venerdì si è chiusa la sessione della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Bangkok.  All’inizio dell’anno abbiamo pensato che questa sarebbe stata l’ultima riunione prima di Copenaghen, ma nel mese di giugno se ne è aggiunta un altra a Barcellona (primi di novembre) e ci sono probabilità di farne un’altra  tra Barcellona e Copenaghen.

Ma lo sanno tutti qui a Bangkok che il problema non è la mancanza di tempo, ma la mancanza di volontà politica. I delegati si passano ore e giorni insieme a preparare progetti per ciascuno degli argomenti in discussione. Ma come si possono realizzare progetti, o anche aggiungere testi “tra parentesi” (vale a dire in discussione), se non ci sono accordi politici sulle questioni chiave. Di conseguenza, non vi è progresso, ma solo progressi nel chiarire il testo, nella lingua, nella formulazione di opzioni diverse, ma nessun accordo sulle varie opzioni.

Ci sono dozzine di grandi temi su cui vi sono profonde differenze. Ma ci sono tre che sono forse i più importanti in quanto determinano il resto. Uno è la percentuale di riduzione delle emissioni che si terrà nei paesi sviluppati. L’altra è la quantità di risorse che metteranno a disposizione i paesi in via di sviluppo per finanziare piani di adeguamento e lo sviluppo. Il terzo è il quadro giuridico del contratto da raggiungere e la sua relazione al Protocollo di Kyoto e la Convenzione.

Mercato e le risorse

Gli Stati Uniti non hanno presentato alcun obiettivo di riduzione come altri paesi sviluppati (con lodevoli eccezioni come la Norvegia) e hanno impedito di mantenere così ulteriori impegni dei pochi che hanno fatto finora. Realizzare ampi tagli delle emissioni inquinanti dei paesi è fondamentale per prevenire i cambiamenti climatici.

Ma, in aggiunta, il livello degli impegni di riduzione delle emissioni ha un impatto diretto su un altro dei grandi temi di questi negoziati: il ruolo del mercato del carbonio nel mitigare i cambiamenti climatici. Ovviamente la dimensione delle riduzioni da parte dei paesi sviluppati impegnati dipende dalle dimensioni del mercato potenziale di carbonio. Più è basso più basso è l’eventuale ammontare dei certificati di impegni che i paesi industrializzati potrebbero mettere a disposizione del mercato. Dipende da questo, tutta una serie di definizioni: in che modo le nuove regole del Clean Development Mechanism: le attività, progetti settoriali, misure di mitigazione nei paesi in via di sviluppo, e così via.

D’altra parte vi è una forte pressione da parte dei paesi industrializzati per la maggior parte nel trasferimento di risorse verso i paesi del Sud fatto attraverso i meccanismi di mercato, mentre la maggior parte dei paesi in via di sviluppo preferiscono limitare queste meccanismi ed estendere il trasferimento di fondi direttamente a finanziare le esigenze di adattamento e mitigazione.  Alcuni singoli paesi come il Venezuela e la Bolivia a titolo definitivo negano qualsiasi forma di diffusione sul mercato.

G77 + Cina, nonostante le sue molte differenze interne, ha una posizione consolidata di ferro e che, se non vi è alcun impegno chiaro e ingombrante da parte dei paesi industrializzati per quanto riguarda le risorse e il trasferimento tecnologico (come previsto dalla Convenzione) non farà nessun accordo a Copenaghen. E questo non è stato un progresdso qui a Bangkok.

Crescente divisione

Gli USA sono venuti a questo incontro con una forte posizione in merito alla necessità per i paesi in via di sviluppo di rispettare gli impegni a ridurre le emissioni.  Questa non è una novità. Uno dei motivi per cui gli Stati Uniti non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto. Tuttavia ci sono state alcune aspettative di un cambiamento, o almeno una moderazione di questa posizione con la nuova amministrazione Obama.  Questa illusione sembra aver finalmente rotto a Bangkok. La domanda agli Stati Uniti che sono venuti in Thailandia era quella di porre fine alla divisione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo nell’ambito della convenzione e del protocollo di Kyoto e di metterle tutte in un unico sistema di compromessi, ma con diversi tipi di obbligazioni. Nel corso della riunione è emerso chiaramente che questo non solo lo scopo degli Stati Uniti, ma anche quello dell’Unione europea e dei paesi industrializzati in generale.  Ovviamente, tale posizione è stata fortemente avversata da paesi in via di sviluppo riuniti nel G 77 + Cina.

Il divario tra i paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo sembra essersi approfondito a Bangkok. Durante questa settimana il G77 ha voluto fare una dichiarazione che denuncia il tentativo di spazzare i paesi industrializzati del Protocollo di Kyoto e la Convenzione con queste nuove proposte. Tuttavia, questo sarebbe stato bloccato dalla opposizione da 8 paesi dell’America Latina: Colombia, Costa Rica, Cile, Repubblica Dominicana, Guatemala, Panama, Perù e Uruguay.

Un treno di carburante

Poiché non vi è stato alcun progresso sui grandi temi politici e le differenze sembrano aumentare, i progressi nel consolidamento e la riscrittura dei testi sono completamente inutili.  Mancato il raggiungimento di un accordo di alto livello sulle questioni fondamentali, aggiungere per gli incontri più ore di lavoro nei gruppi di “contatto” al vertice di Copenaghen del prossimo dicembre è inutile perchè appare destinato a fallire. Un osservatore qui a Bangkok illustra così ciò che viene vissuto nella capitale thailandese, “i delegati sono in procinto disalire a  bordo di un treno a discutere il colore dei sedili e di quale materiale sono fatti, ma non hanno verificato quanto carburante c’è nel treno al fine di garantire la partenza “.

Fonte: Gerardo Honty, analista su energia e cambiamenti climatici CLAES (Latin American Center Ecologia Sociale).  Osservatore in occasione della riunione della convenzione sui cambiamenti climatici di Bangkok.

Miami: capitale mondiale dei terroristi

Posted in America Latina, Politica con i tag , , , on Ottobre 9, 2009 by Maria Rubini

“Se qualcuno sostiene un terrorista, oppure offre rifugio a un terrorista, questo qualcuno sarà colpevole tanto quanto i terroristi”. G. Bush (Milano, 30 aprile 2007)

Miami, la città del sud degli Stati Uniti, continua ad essere, senza alcun dubbio, la capitale mondiale dei terroristi a cui si offre rifugio e finanziamento, oltre a permettergli di circolare liberamente per le sue strade e perfino esporre quadri in gallerie di pittura.

Il terrorista più ricercato in tutto l’emisfero occidentale, Luis Posada Carriles, che è diventato un apocrifo pittore questa settimana, inaugurerà una mostra delle sue “opere” nello stesso centro di Miami da dove, da oltre 50 anni, si pianificano e organizzano aggressioni armate, attentati con bombe e crimini contro il popolo cubano e altri di altre nazioni latino-americane.

I “quadri” di Posada Carriles – autore reo confesso dell’esplosione in volo di un aereo civile cubano, nel 1976, che assassinò 73 persone – sono esposti da giovedì 8, appena due giorni dopo la commemorazione di un altro anniversario

La macabra idea degli organizzatori di questa mostra evidenzia che Miami non ha cessato di essere la città preferita, per eccellenza, da coloro che hanno commesso crimini contro l’umanità, e si prendono gioco non solo della giustizia degli Stati Uniti, ma anche delle leggi internazionali. di quell’orrendo crimine messo in scena al largo delle coste delle Barbados.

Di Posada Carriles non c’é dubbio alcuno che è stato, oltre che un terrorista, un “illustre” membro dell’intelligence USA (CIA), dalla decade degli anni sessanta del secolo scorso.

Precisamente, documenti divulgati, poche ore fa, da parte dell’organizzazione degli Archivi della Sicurezza Nazionale (NSA), citati da agenzie di stampa, confermano, ancora una volta, che questo assassino spiò per la CIA, e collaborò strettamente con il “preminente” estremista mafioso Jorge Mas Canosa, ora deceduto, nella sua guerra contro Cuba.

Sia la stessa CIA, come il Federal Bureau of Investigation (FBI) hanno individuato il criminale come l’ideatore del sabotaggio contro l’aereo della Cubana alle Barbados, in base agli stessi documenti.

Nella storia criminale di Posada Carriles   non vi é solo l’organizzazione di attentati contro Cuba e contro la vita dell’ex presidente Fidel Castro Ruz, ma anche azioni violente e l’uso della tortura in diversi paesi dell’America Latina, come Venezuela, Nicaragua, Honduras e El Salvador, tra gli altri.

Miami, tuttavia, fa finta di ignorare tutto questo e oggi permette a Posada Carriles esibire i suoi “quadri” a conferma che questa città della Florida si impegna per garantire le “libertà” ai terroristi e ai fuggiaschi dalla giustizia internazionale .

Patricio Montesinos

8 ottobre 2009

Posted in Politica con i tag , , on Ottobre 8, 2009 by Maria Rubini

«Io sono stato abituato
dalla vita isolata, che ho vissuto
fino dalla fanciullezza,
a nascondere i miei stati d’animo
dietro una maschera di durezza
o dietro un sorriso ironico.
Ciò mi ha fatto male,
per molto tempo:
per molto tempo i miei rapporti
con gli altri furono un qualcosa
di enormemente complicato.»

Antonio Gramsci

Anniversario della morte del Che. Cuba: 34 cosette che forse non sai e che dovresti sapere

Posted in America Latina, Politica con i tag , , on Ottobre 8, 2009 by Maria Rubini

Vivimos en la mentira del silencio. Las peores mentiras son las que
niegan la existencia de lo que no se quiere que se conozca. Eso lo
hacen quienes tienen el monopolio de la palabra. Y el combatir ese
monopolio es central.”

Emir Sader

Nelle nostre società, poiché è quello che ci mostrano i cosiddetti media di comunicazione imperialisti.

Per arrivare a quel giorno è trascorso più di un secolo di lotte e combattimenti che hanno forgiato la Costituzione di un paese Libero, Indipendente e Sovrano. Una rivoluzione concepita come il processo di costruzione sociale e nazionale del popolo, realizzata dagli uomini e dalle donne e per gli uomini e per le donne.

In questi 50 anni di Rivoluzione, Cuba ha dovuto sopportare qualsiasi genere di aggressioni (militari, terroriste, batteriologiche, mediatiche…) da parte dell’Impero, perché si è ribellata contro questi, conquistando la propria seconda indipendenza; perché è riuscita a mantenerla, nonostante l’enorme sacrificio della sua popolazione; e perché è un “cattivo esempio” per gli altri popoli neo colonizzati e dipendenti dall’Impero, che potrebbero optare per liberarsi di esso.

Contro Cuba esiste una campagna mediatica di disinformazione strategica attraverso tutti i grandi media di comunicazione di massa che sono al servizio dell’impero, e in questo modo a noi arrivano solo determinati avvenimenti che accadono nell’isola caraibica, precisamente quelli che, molte volte presentati in maniera decontestualizzata, possono farci pensare che quello che vive il popolo cubano è una dittatura criminale e sanguinaria, che opprime i suoi abitanti e non difesa i diritti umani. Questa è la visione che oggi predomina nelle nostre società, poiché è quello che ci mostrano i cosiddetti media di comunicazione imperialisti.

Andiamo a vedere una serie di questioni che forse molti non conoscono e che mostrano una visione più realistica e completa di quello che è Cuba e la sua Rivoluzione.

Sapevi che:

1) il popolo cubano sopporta un blocco economico, commerciale e finanziario dal 1961 come misura di guerra per essersi liberato dall’imperialismo yankee che castiga ogni impresa che commercia con Cuba e che detto embargo non è legittimato dalle Nazioni Unite? Nell’ottobre di quest’anno 185 paesi dei 192 che compongono le Nazioni Unite hanno votato a favore della fine del suddetto blocco. I danni causati all’economia cubana a causa dell’embargo economico nordamericano sono stati stimati in più di 53 miliardi di euro, tra il 1961 ed 2008. Quindi chi è che pratica una politica genocida verso il popolo cubano, se non gli USA?

2) il popolo cubano celebra le elezioni ogni 5 anni negli ambiti municipali, provinciali e statale e che le stesse non sono su base partitica, nemmeno il Partito Comunista può partecipare, ma esiste una libera concorrenza tra i candidati alle elezioni, che sono proposti dalle assemblee popolari di ogni ambito, sullo stile della democrazia assembleare della Rivoluzione Francese dei primi anni? Si critica Cuba per non permettere il pluripartitismo politico – a Cuba ogni cubano è un partito! – ma oggi sappiamo che il pluripartitismo in un contesto capitalista dove tutto è merce non garantisce per il solo fatto di esistere che ci sia anche la democrazia, cioè, il governo del popolo per il popolo, ma solo una partitocrazia al servizio dei più ricchi, con un forte bipartitismo che si alterna al governo, secondo la tendenza ideologica (più liberale o più conservatrice) dei più ricchi;

3) che il popolo cubano ha approvato una costituzione democratica di carattere socialista nel 1976, con il voto favorevole del 97% dell’elettorato, che riconosce e garantisce i diritti fondamentali stabiliti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ed è una delle più avanzate al mondo? Si critica Cuba per la sua ipotizzata mancanza di democrazia, ma come altri paesi, si è dotata di una Costituzione che regola il suo sistema politico-istituzione, sottoposto a referendum popolare, motivo per il quale non la si può qualificare di dittatoriale per il semplice fatto di essere socialista;

4) Cuba occupa il 50° posto per l’elevato sviluppo umano (su un totale di 177 paesi studiati), cioè quelle società che migliorano le condizioni di vita dei suoi cittadini attraverso l’incremento dei beni per coprire le proprie necessità basiche e della creazione di un contesto nel quale si rispettano i diritti umani, secondo il rapporto 2006 del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo?

5) Cuba è l’unico paese al mondo che rispetta i criteri minimi per la sostenibilità ecologica secondo il rapporto del 2006 presentato a Pechino dall’Associazione svizzera ADENA – Fondo Mondiale per la Natura?

6) Cuba è, secondo l’UNICEF, l’unico paese dell’America Latina che ha sradicato la denutrizione infantile, anche durante il duro “periodo especial” degli anni ‘90, e vanta la più alta speranza di vita del cosiddetto terzo mondo (78 anni) associato al tasso di mortalità infantile più basso dell’America Latina e dei Caraibi (4,7 per ogni mille nati vivi), più basso persino degli USA?

7) Cuba, con le proprie scarse risorse, è uno dei paesi che ha il maggiore peso nella cooperazione con i paesi del cosiddetto Terzo Mondo sviluppando programmi come “Barrio Adentro” in Venezuela, che si è dotato in ogni quartiere di un centro di salute, e “Operación Milagro” che è servito negli ultimi 4 anni per ridare la vista ad un milione e mezzo di persone di più di 20 nazionalità, gratuita, con l’appoggio del Venezuela?

8 ) Cuba ha sradicato l’analfabetismo nel 1961, solo due anni dopo l’affermazione della Rivoluzione e che attualmente, attraverso il programma di alfabetizzazione per adulti “Yo sí puedo”, ha consentito in appena due anni di liberare paesi come il Venezuela, il Nicaragua e la Bolivia dall’analfabetismo? O che dal 1961 a Cuba, attraverso il suo programma di borse di studio si sono addottorati più di 47.000 giovani provenienti da 126 paesi in più di 33 specialità universitarie e tecniche? O che dal 1961 Cuba ha cooperato con 154 paesi del mondo apportando 270mila cooperanti, e che nella attualità cooperano all’estero più di 41mila professionisti cubani in 97 paesi, di questi circa 31mila sono del settore sanitario? Cuba è il paese delmondo che apporta più medici per la campagna delle Nazioni Unite contro l’AIDS, con più di 3mila medici, sommando quelli messi a disposizione tra USA e UE non arrivano a mille, secondo la ONU sarebbe praticamente impossibile senza i medici cubani inviati per coprire l’emergenza terremoto in Pakistan del 2005 non si sarebbe potuta salvare la vita di 1.500 persone e curato altre centinaia di migliaia? Cuba mantiene più medici nel mondo che quelli che apporta la stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Salute)?

9) Cuba ha condannato l’attentato terrorista del 11 settembre 2001 e invece cinque cubani, permangono nelle carceri degli USA dal 1997 per essersi infiltrati nelle organizzazioni terroriste di Miami e per aver allertato il governo degli USA circa i piani di più di 170 attentati contro l’isola, accusati di spionaggio, dopo un processo pilotato, condannandoli persino ad alte pene di prigione, tra queste, a 2 ergastoli alla stessa persona e torturandoli in un sotterraneo conosciuto come “El Hueco”?

10) il popolo cubano ha inviato centinaia di migliaia di volontari a combattere contro il colonialismo in diversi paesi del mondo, appoggiando tutti i movimenti di liberazione nazionale di questi paesi, principalmente in Africa, in Algeria, Congo ed Angola, ed in Latinomerica, come Bolivia e Nicaragua?

11) che nella battaglia di Cuito Cuanavale in Angola, 1987, grazie alle truppe cubane, si sconfisse l’esercito del Sudafrica, sostenuto dagli Usa e da Israele, e si conquistò l’indipendenza totale dell’Angola, Namibia e Zimbabwe, così come si dette un golpe mortale al regime razzista del Sudafrica, cosa che permise il suo sgretolamento pochi anni dopo e la conseguente liberazione di Nelson Mandela?

12) nel 1984 Cuba e gli USA firmano un accordo secondo il quale gli USA si impegnano a concedere 200mila visti all’anno per i cubano che desiderano viaggiare verso questo paese e che mai ha dato più di mille visti annuali, forzando in questo modo il processo di emigrazione clandestina facendo rischiare la vita in alto mare; emigrazione che è premiata dagli USA con la Ley de Adjuste che concede la nazionalità nordamericana a chi viaggia illegalmente, sempre che dichiari si essere vittima di persecuzione politica da parte del governo cubano?

13) gli USA vietano ai propri cittadini di viaggiare verso Cuba con pene che vanno fino ai dieci anni di prigione?

14) mentre a Cuba si mantengono aperti gli uffici nei vari media di comunicazione stranieri, sia europei, sia nordamericani (tra questi, la CNN) gli USA, invece, non autorizzano che i giornalisti cubani lavorino lì?

15) Cuba è stato il primo paese a sollecitare la soppressione del debito estero ai paesi del cosiddetto Terzo Mondo?

16) Cuba ha uno dei migliori sistemi sanitari ed educativi del mondo, di carattere pubblico, gratuito ed universale, riconosciuto dalle Nazioni Unite, del quale si beneficiano anche i cittadini nordamericani con scarse risorse economiche, che vanno a Cuba sia per essere trattati medicalmente, che per studiare, poiché non possono pagare negli USA i prezzi della sanità e della educazione, in mano delle imprese private?

17) Cuba è una potenza nelle biotecnologie e che molti dei suoi marchi farmacologici sono impiegati per curare numerose malattie nel mondo, a prezzi bassi, tra questi, il farmaco che cura la ulcera del ‘pié diabético’?

18) mentre Cuba è tacciata da parte dell’Impero di violare i diritti umani per aver condannato alla prigione 75 cubani che cospiravano con il governo degli USA per rovesciare il regime socialista dell’isola nell’anno 2003, invece, in 50 anni di Rivoluzione non si sono mai commessi sull’isola delitti che la stessa Amnesty International segnala invece che questi accadono in paesi come quelli dell’Unione Europea (lo Stato Spagnolo, per esempio) e negli USA; delitti come l’assassinio politico, la tortura, le sparizioni, il sequestro, il traffico di esseri umani ed una lunga sequela di delitti, tacendo sui carceri-limbo come quelli di Guantanamo, o i voli segreti degli aerei nordamericani che portano persone sequestrate autorizzati da differenti governi, tra questi, quello spagnolo, o le esecuzioni extragiudiziarie commesse con i GAL sempre in Spagna sotto il governo di Felipe González? Per il quinto anno consecutivo, Cuba forma parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, con l’appoggio principalmente dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo mentre gli USA ne sono rimasti fuori?

19) a Cuba gli anziani nei suoi centri di lavoro realizzano lavori di tipo sociale nei barrios e nelle comunità

vicinali, gli si assegna un ruolo attivo nella società e non esistono anziani che vivono soli?

20) a Cuba ogni anno tutta la popolazione riceve un programma di simulazione per gli uragani, chiamato “Meteoro”, cosa che ha reso possibile il numero bassissimo di vittime, meno di dieci in dieci anni, mentre in altri paesi della zona dei Caraibi, incluso gli USA, muoiono migliaia di persone, come nel caso dell’Uragano Katrina?

21) a Cuba esistono 65 scuole d’arte, si stampano 80 milioni di libri l’anno e si girano 5/6 film annualmente, e che esistono 11.000 installazioni sportive gratuite, essendo una potenza mondiale nello sport, con 24 medaglie a Pechino e 27 ad Atene?

22) Cuba è, insieme al Venezuela, la pioniera di un sistema di integrazione socioeconomica latinoamericana di carattere solidale, chiamato ALBA, al quale si sono aggiunti altri paesi come Nicaragua, Bolivia, Repubblica Dominicana, l’Honduras – motivo che ha poi portato al colpo di stato – ed andrà ad aggiungersi l’Ecuador, cosa che ha fermato l’accordo neoliberale promosso dagli USA che tanta miseria ha portato ai popoli latinoamericani?

23) Cuba è l’unico paese d’America che concede alle donne in gravidanza un anno di permesso per gravidanza a salario intero senza pericolo di perdere il proprio posto di lavoro? Alla fine di quest’anno se il bambino necessita cura particolari, al padre spetta la licenza di paternità se lo stabiliscono i due genitori e se il salario della donna è maggiore?

24) a Cuba tutti i cittadini hanno il diritto di essere accuditi senza alcun costo anche per problemi complessi: cuore, emodialisi, HIV, AIDS?

25) Cuba sovvenziona tutti i servizi basici di acqua, luce, gas, telefono, paniere di base, trasporto pubblico?

26) Cuba è l’unico paese che conta con un medico di famiglia che è a disposizione di chiunque in quattro isolati a qualsiasi ora e che vanta il record di salute di ogni abitante di quell’aera?

27) a Cuba si interviene chirurgicamente su malattie che sistemi sanitari come quello italiano, ad esempio, nemmeno prendono in considerazione, come la retinite pigmentosa? Centinaia di italiani sono stati operati a Cuba di questa malattia perché in Italia non viene considerata tra le malattie operabili;

28) le madri di bambini con problemi sono contrattate con un salario per dedicarsi alla loro cura?

29) nel personale scientifico del paese ci sono più donne che uomini?

30) anche tra i professionisti sono più numerose le donne che gli uomini?

31) anche nella quantità di personale tecnico sono più numerose le donne che gli uomini?

32) tutti questi benefici sono a pari condizioni per tutti gli abitanti senza distinzione di sesso, di età, religione, etnia, di orientamento politico ed attività sociale?

33) causa del blocco economico USA contro Cuba, è stato vietato all’isola caraibica di allacciarsi alla rete internet ad alta velocità e che per garantire la connessione il governo deve ricorrere a costosissimi satelliti? Che grazie alla collaborazione con il Venezuela si sta montando un cavo sottomarino che consentirà a Cuba finalmente una connessione più economica, veloce e diffusa?

34) la rivoluzione combatte il fenomeno del maschilismo e i pregiudizi contro l’omosessualità a tal punto che le operazioni per il cambiamento del sesso sono riconosciute ufficialmente e gratuite come tutti gli altri interventi sanitari?

Pubblicazione del Circolo Bolivariano “Josè carlos Mariategui” di Napoli

Il fantasma di Lehman ancora vivo

Posted in Politica con i tag , on Ottobre 6, 2009 by Maria Rubini

La vicenda di Lehman Brothers è racchiusa tutta lì, in quell’immagine del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che decide di parlare ai finanzieri di Wall Street non dal tipico “floor” dello Stock Exchange, ma nella Federal Hall, sul marciapiede opposto rispetto alla Borsa. Una scelta che è un messaggio: mai così lontano è stato Washington dai sentimenti dei poteri forti della finanza e gli applausi mancati della platea di New York rappresentano il completamento del difficile rapporto di dipendenza-diffidenza che esiste tra i due soggetti.

Le immagini che ci ricordano Lerman Brothers, appena un anno fa, aleggiano ancora come fantasmi: i funzionari e gli impiegati che escono dalle sedi dell’ Hudson con i loro scatoloni tra le braccia è destinata alla storia. Era il 15 settembre e il giorno prima si era sparsa la voce che la grande banca d’affari sarebbe stata lasciata andare incontro al suo destino votato al fallimento. Quel giorno non fu esattamente l’inizio della Grande Crisi, che si era svelata già un anno prima con la “bolla dei subprime”. Il crollo della quarta banca più potente d’America è stato però il sigillo, meglio il simbolo, di una storia finanziaria dove il rischio della leva era diventato il timone impazzito di un intero sistema.

Oggi sono in molti a discutere sulla scelta di non aver curato allora quel “malato terminale”. Anche perchè altre realtà non certo virtuose nell’uso della leva vennero nei giorni seguenti risparmiate, anch’esse altrettanto spregiudicate in quello che qualche settimana dopo sarebbe stato chiamato “il supermarket finanziario”.

Ed oggi, nel momento in cui voci discordanti chiedono una riforma del sistema finanziario mondiale, si rischia di non riuscire a svincolarsi da un concetto cristallino. Se le banche sono imprese, fino a dove arriva il loro diritto di massimizzare il profitto e quando invece devono frenarsi in nome del servizio insostituibile che offrono alla struttura sociale-economica del mondo contemporaneo?

La verità è che questo quesito è ora padre e madre di tutti i dibattiti, padre e madre di ogni soluzione.

Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada

Posted in Politica, Rifondazione con i tag , on Ottobre 5, 2009 by Maria Rubini

Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada.

Vladimir Majakovskij

Questa è l’introduzione al Documento (Primo) che io ho sostenuto al VII Congresso della Rifondazione Comunista. Un documento importante, a mio avviso conteneva in sintesi i punti imprescindibili per rilanciare Rifondazione Comunista. A distanza di un anno o poco più, il punto fondamentale non è stato sviluppato. Proprio quel passo che avrebbe reso possibile un cambiamento di rotta e di rottura con la vecchia gestione: La rivoluzionen delle pratiche. “«Innovazione» è prima di tutto superamento delle forme autoritarie, burocratiche ed escludenti – in senso proprio violente – che spesso rendono il nostro partito non accogliente, persino respingente in particolare per giovani e donne (lo dimostra l’elevatissimo turn over degli iscritti e delle iscritte), restringendo di fatto le decisioni a chiuse oligarchie, che si riconoscono autorità e si spartiscono incarichi e potere.” “È necessaria anche una innovazione nelle modalità della vita democratica, al fine di cercare soluzioni condivise alle divergenze e ai conflitti e di rompere la cristallizzazione delle posizioni statiche e precostituite. Il contributo del pensiero e della pratica politica del movimento femminista consente di alludere ad una forma partito non gerarchica, non oligarchica, non piramidale, nella quale il leaderismo e la conseguente formazione dei gruppi dirigenti per tramite di cooptazioni rispondenti a logiche di fedeltà sono definitivamente superati.”

E’ chiaro che sradicare una certa cultura e un certo modo di agire non è facile nè immediato, tuttavia qualcosa in tal senso si sarebbe potuto fare, o almeno iniziare a fare. Questo non è avvenuto. Ora, ci ritroviamo davanti al problema della Federazione Alternativa.  Il documento di Chianciano nel punto 5 stabilsce che “Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.” “E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche. La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.”

Venendo meno questi punti, è difficile pensare possibile un vero e proprio rilancio del Partito all’interno della Federazione. Al contrario, se con Chianciano si è scongiurata la dissoluzione di Rifondazione nelle due Costituenti (quella dei Comunisti e quella della Sinistra Diffusa vendoliana), senza un’organizzazione adeguata il progetto della Rifondazione sarà disciolto in mille rivoli. A prevalere sarà inevitabilmente la logica elitaria. Quindi il problema non è tanto l’entrata in segreteria della mozione due e la gestione unitaria, che era auspicabile, quanto la difficoltà di poter gestire la presenza del Partito all’interno della Federazione nascente, viste le carenze strutturali e organizzative del Partito stesso.

Per questo condivido l’analisi del documento dell’area Falce e Martello, che riporto di seguito.

“La strada che vogliamo perseguire è invece quella del rafforzamento politico, programmatico e organizzativo del nostro partito, del suo rilancio nel vivo del conflitto sociale nel quale possa emergere un nuovo modello di militanza e di quadro dirigente all’altezza della sfida impostaci dalla profondità e dal carattere strutturale di questa crisi.”

Il nostro documento al Cpn del Prc del 12-13 settembre 2009

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Gli Usa e il potere nel mondo multipolare

Posted in Politica con i tag , , , on Ottobre 2, 2009 by Maria Rubini

Il momento della globalizzazione è caratterizzato dall’emergenza dell’imperialismo collettivo della Triade, composta da Stati Uniti, Europa e Giappone, attraverso la quale si esprime la solidarietà fondamentale del capitale dominante.

Contemporaneamente, attraverso il controllo militare del pianeta, gli Stati Uniti “subalternizzano” i loro alleati per costruire un mondo unipolare.

I popoli non possono avanzare i loro progetti di progresso sociale e di democratizzazione se non contrapponendosi al progetto di Washington e cercando di imporre la ricostruzione di un mondo multipolare.

Sarebbe opportuno analizzare gli ostacoli e i dilemmi che interpellano il movimento mondiale. L’Europa sarà in grado di rompere con l’atlantismo e con la sua subalternità agli Stati Uniti? La Cina riuscirà a perseguire il suo sviluppo sulla base di un “socialismo di mercato”, nonostante la sua adesione al Wto comprometta le sue potenzialità? Il Sud riuscirà a ricostruire una sua autonomia e alleanza all’altezza della sfida in corso?

La prospettiva multipolare richiede una riforma radicale dell’Onu formulata nello spirito del rispetto della sovranità dei popoli e della democratizzazione delle società.

Il National Intelligence Council degli Stati Uniti prevede che il dominio americano sarà «molto diminuito» entro il 2025, e che la superiorità americana (e il potere militare) saranno meno forti nel sempre più competitivo mondo del futuro. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha definito la crisi finanziaria 2008 un segno che la leadership globale dell’America sta volgendo al termine. Il leader d’opposizione canadese Michael Ignatieff ne conclude che il potere degli Stati Uniti sia tramontando. Come possiamo sapere se queste previsioni sono corrette?

Bisogna stare attenti. Dopo che la Gran Bretagna perse le sue colonie americane, alla fine del XVIII secolo, Horace Walpole disse che era diventata un paese «insignificante come la Danimarca o la Sardegna». Non riuscì a prevedere che la rivoluzione industriale avrebbe dato alla Gran Bretagna un periodo di ancor maggiore ascesa. Roma rimase dominante per oltre tre secoli dopo l’apogeo del potere romano. Che cosa significa esercitare il potere nell’era dell’informazione globale del XXI secolo? La saggezza popolare ha sempre ritenuto che prevale il Paese con l’esercito più forte, ma nell’era dell’informazione a vincere può essere lo Stato con un passato migliore alle spalle. Oggi è tutt’altro che chiaro come sia misurato l’equilibrio di potere, e tanto meno come poter sviluppare efficaci strategie di sopravvivenza.

Nel suo discorso inaugurale nel 2009, il presidente Barack Obama ha affermato che «la nostra potenza cresce attraverso l’uso prudente; la nostra sicurezza deriva dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalla tempra, dall’umiltà e dalla moderazione». Poco tempo dopo, il segretario di Stato Hillary Clinton ha detto: «L’America non può risolvere i problemi più pressanti da sola, e il mondo non può risolverli senza l’America. Dobbiamo usare ciò che è stato chiamato smart power, l’intera gamma di strumenti a nostra disposizione». Smart power: la combinazione del potere di comando e del potere di attrazione.

Il potere dipende sempre dal contesto. Oggi è distribuito secondo un modello che assomiglia a una partita a scacchi tridimensionale. Sulla scacchiera in alto, il potere militare è in gran parte unipolare, e gli Stati Uniti sono destinati a rimanere l’unica superpotenza ancora per un po’. Ma, sulla scacchiera di mezzo, il potere economico è già multi-polare da più di un decennio, con Stati Uniti, Europa, Giappone e Cina come attori principali, e altri stanno acquistando importanza. La scacchiera in basso è il regno delle operazioni transfrontaliere che avvengono al di fuori del controllo governativo: comprende diversi attori non-statali, come ad esempio il trasferimento elettronico di somme di denaro ben più grandi di alcuni bilanci nazionali e, all’altro estremo, terroristi che trasferiscono armi o hacker che minacciano la cyber-sicurezza. Questa scacchiera comprende anche nuove sfide, come le pandemie e il cambiamento climatico.

A questo livello il potere è ampiamente diffuso, e non ha alcun senso parlare di unipolarità, multipolarità, egemonia o qualsiasi altro cliché. Anche a seguito della crisi finanziaria, il ritmo vertiginoso del cambiamento tecnologico è probabile che continui a guidare la globalizzazione e le sfide transnazionali.

Il problema per il potere americano nel XXI secolo è che ci sono cose che rimangono fuori controllo anche per lo Stato più potente. Sotto l’influenza della rivoluzione informatica e della globalizzazione, la politica mondiale sta cambiando in un modo che impedisce all’America di conseguire da sola tutti gli obiettivi internazionali. Ad esempio, la stabilità finanziaria internazionale è vitale per la prosperità americana, ma gli Stati Uniti hanno bisogno della collaborazione di altri per garantirla. Il cambiamento climatico globale, anche, interesserà la qualità della vita degli americani, ma gli Usa non possono gestire da soli il problema.

In un mondo in cui le frontiere sono più che mai permeabili per tutto, dai farmaci per le malattie infettive al terrorismo, l’America deve contribuire alla costruzione di coalizioni internazionali e istituzioni per affrontare le minacce e le sfide comuni. In questo senso, il potere diventa un insieme di somme.

Non è sufficiente pensare in termini di potere sugli altri. Si deve anche pensare in termini di potere per raggiungere gli obiettivi. Su molte questioni transnazionali, gli altri possono contribuire a realizzare i propri obiettivi. Il problema del potere americano nel XXI secolo non è il declino, ma il non riconoscere che anche il Paese più potente non può raggiungere i suoi obiettivi senza l’aiuto degli altri.

Fonti: Samir Amir, Director Research at Pakistan Business Council Pakistan – Per un mondo multipolare – Joseph S. Nye, Kennedy School of Governament, Project Syndicate, 2009

La costituzione illegittima

Posted in America Latina, Politica con i tag , , , on Settembre 30, 2009 by Maria Rubini

La disputa dialettica sulla legittimità dell’espusione del presidente Zelaya in Honduras non è chiusa. Mesi fa abbiamo esposto il nostro punto di vista, secondo cui non vi è stata alcuna violazione della Costituzione da parte del Presidente Zelaya nel richiamare un sondaggio non vincolante su una assemblea costituente. Ma in fondo questa discussione è inutile perchè si nasconde un altro problema alla radice: la resistenza di una classe e di una mentalità che hanno plasmato la terra della repubblica delle banane, nella disperata ricerca di individuare quali potessero essere eventuali cambiamenti,  imponendo la repressione al popolo e ai media che si dimostrassero negativi.

L’argomento principale del colpo di stato in Honduras è che la Costituzione del 1982 non consente la modificha dell’ artt. 239 e 374 e prevede la rimozione dalla carica coloro che la promuovono. La partecipazione dei cittadini Act del 2006, che promuove le consultazioni popolari, non è mai stato accusato di incostituzionalità. Per contro, la partecipazione popolare è un requisito della Costituzione stessa (articolo 45). Tutto ciò rivela lo spirito scolastico dei suoi autori, temperato con un linguaggio umanistico.

Nessuna regola o legge può essere al di sopra della costituzione di un paese. Tuttavia, nessuna costituzione moderna è stata rivelata da Dio, ma da esseri umani a scopo di lucro. Cioè, nessuna costituzione può essere al di sopra del diritto naturale,  della libertà del popolo di modificarla.
Una Costituzione che stabilisce la propria immutabilità è confusa e precaria, confonde l’ origine umana con l’origine divina e tenta di instaurare la dittatura di una generazione su tutte le generazioni a venire.
L’ortodissia religiosa voleva evitare i cambiamenti nel Corano e nella Bibbia contando il numero di parole. Non è possibile modificare un testo sacro, il testo viene salvato per interpretare i nuovi valori. Ciò è dimostrato dalla proliferazione delle sette e delle nuove religioni e ismi derivanti dal testo stesso.
Ma il divieto della modifica di un testo sacro, è meglio giustificato, dal momento che nessun uomo può modificare la parola di Dio.
Queste affermazioni di eternità e di perfezione, non erano rare nelle costituzioni latino-americane nel XIX secolo che hanno tentato di inventare repubbliche, piuttosto che inventare le loro repubbliche e costituzioni a misura del loro popolo e secondo il corso della storia. Se negli Stati Uniti è ancora in vigore la Costituzione del 1787 ciò è dovuto alla sua flessibilità e a molti suoi emendamenti. In caso contrario, in questo Paese oggi sarebbe alla presidenza un uomo per tre-quarti umano (un semi-Dio). Come se non bastasse, l’articolo V della famosa Costituzione vieta qualsiasi modifica dello status costituzionale agli schiavi.
Il risultato di una costituzione come quella dell’ Honduras non è altro che la sua morte, con spargimento di sangue, prima o poi.
Coloro che sostengono di difenderla, devono farlo con la forza delle armi e con la logica stretta di una serie di norme che violano uno dei più fondamentali e naturali diritti inalienabili.
Per secoli, i filosofi che scrivevano di utopie immaginate e che ora si chiamano democrazia, dello Stato e dei diritti umani, hanno detto esplicitamente: nessuna legge è al di sopra di questi diritti naturali.

E se fosse destinato, la disobbedienza è giustificata. La violenza non viene dalla disobbedienza, ma dalla violazione un diritto fondamentale.
Tutto il resto è politica. La negoziazione è la concessione che rendono i deboli. Un premio del caso, inevitabile, ma a lungo termine sempre insufficiente.
Una democrazia matura implica una cultura e un sistema istituzionale volto a prevenire le violazioni delle norme. Ma allo stesso tempo, e per la stessa ragione, la democrazia è definita da consentire e facilitare gli inevitabili cambiamenti che vengono con una nuova generazione, con una maggiore coscienza storica di una società.

Una Costituzione che impedisce il diritto inalienabile alla libertà (per cambiare) e l’uguaglianza (di decidere) non è legittima. E la carta, è un contratto fraudolento che si impone da una generazione a un’altra, a nome di un popolo che non esiste più.

- Jorge Majfud, PhD, Lincoln University, School of Humanities, Department of Foreign Languages and Literatures. www.majfud.50megs.comhttp://escritos.us

Le donne si riprendono la voce: Tanti auguri a noi tutti

Posted in Politica, Quelle che scassano con i tag , , , on Settembre 29, 2009 by Maria Rubini

Dal 12 agosto, con un’intervista a Nadia Urbinati di Concita De Gregorio abbiamo aperto il dibattito su l’Unità sul “silenzio delle donne”. Da quel giorno abbiamo ospitato lettere, messaggi, commenti, analisi. Dal ragionamento volutamente “lieve” di Serena Dandini alla provocazione sul mutismo femminile di Benedetta Barzini. Ogni giorno parole per rompere il silenzio sul sessismo del premier, il velinismo, la festa di Casoria, le escort a Palazzo Grazioli. Una rivoluzione interrotta secondo Lidia Ravera. Per questo – scrive Dacia Maraini - bisogna alzare la voce contro le discriminazioni. Un dibattito serrato, commentato dai lettori con passione. Come se fossimo usciti/e dal letargo. Ma non basta l’indignazione, dice Alessandra Bocchetti. Bisogna governare. Soprattutto – parole di Luisa Muraro – se a governarci è il genere.

Parole. Per spezzare il silenzio. Le parole di Iaia Caputo contro il potere della tv, quelle di Rita Borsellino per riprendersi il tempo. Le parole di Nicla Vassallo che chiama a raccolta anche gli uomini, come Tiziana Bartolini. Mezz’ora di protesta al giorno, scrive Lorella  Zanardo, attraverso gli strumenti della democrazia orizzontale per ritrovare la voce. Il governo che silenzia è “un danno per gli uomini”, dice  Joanna Bourke. “Rompere il silenziatore”, insomma, per citare l’intervento di Livia Turco. Ma i diritti non sono ereditari e l’assuefazione ci ha spente – aggiunge Simona Argentieri - che invita le donne a esprimere la propria rabbia, a scendere in piazza.

Parole. Un fiume di parole. Di proposte. Di racconti, come quello che ci ha regalato la modella-scrittrice Aminata Fofana. Parole per ritrovarsi, riattivare la memoria. Come scrive Marisa Rodano che ricorda il valore delle lotte femminili nella democrazia. Le parole di Loredana Lipperini, di Vittoria Franco, di Jimenez Bartlett e Maite Larrauri, di Elettra Deiana, di Paola Gaiotti De Biase e Edda Billi, di Tiziana Bartolini, Ida Dominjianni e Susanna Nicchiarelli
Parole scritte. Parole dette  nel forum con Nadia Urbinati, Paola Concia, Vittoria Franco, Susanna Cenni, Alessandra Bocchetti, Maite Larrauri, Siriana Suprani e la regista Lorella Zanardo.

Questo fiume di parole che ha rotto il silenzio.

TANTI AUGURI A NOI TUTTI

Nel giorno del compleanno del premier (73) abbiamo pensato di farci un regalo, anzi due: di farli a voi. Il primo è la raccolta dei primi otto numeri della Silvio Story, la vera storia delle origini della fortuna e del successo di quest’uomo che «si è fatto da solo», come sempre dice, non senza – tuttavia – qualche aiutino.
Al collega di Le Monde che ci chiedeva come mai abbia avuto tanto successo in edicola questa storia a puntate e perché ce ne sia bisogno abbiamo risposto che la memoria è diventata un bene evanescente (disprezzato, spesso: antimoderno), che ci si dimentica della settimana scorsa figurarsi del ‘73, che l’eterno presente a cui la costante esibizione di sciocchezze ci costringe impedisce di pensare, di ricordare, di tenere a mente le origini della storia. Che non è vero che chiunque abbia talento in questo paese può fare fortuna, al contrario. È vero che la spregiudicatezza e il malaffare hanno costituito le fortune di chi oggi impedisce agli italiani che non partecipano al Monopoli del Sultano di avere la minima chance di campare con decenza. Che i soldi – fatti come, lo si spiega – in trent’anni hanno vinto sul resto. Ma è una vittoria che non lascia eredi poiché si basa sulle fortune – sull’impunità, sullo strapotere – di uno solo: come tutti mortale, l’età che avanza lo ricorda, come tutti destinato a passare. Conviene dunque cominciare a ripassare fin d’ora come questa storia sia iniziata e studiare come a scuola gli errori da evitare in futuro: a destra come a sinistra. Di errori, nei decenni, è disseminato il cammino compiuto fin qui: equamente distribuiti, quelli sì ed è l’unica equità visibile.
Il secondo regalo è la libertà di dire una cosa semplice ma tabù: alle ragazze di vent’anni non piace questo coetaneo del nonno per le sue doti naturali. Lo frequentano perché è potente e può dare qualcosa in cambio. Di solito lo fa. Il paese si sta adeguando rapidamente a considerare la prostituzione – non solo fisica, la prostituzione di chi si mette al servizio di chi paga – come la principale forma di sopravvivenza in epoca di stenti. Anche la moda lo fa. Due giornali come il Financial Times e l’Herald Tribune hanno segnalato ieri, all’unisono, come la moda italiana sia sia piegata allo stile “delle infauste feste di Berlusconi”. Velina style. Trasparenze e guepiere da ragazza-immagine in attesa di candidatura. Difendiamoci: le ragazze, noi stessi, l’Italia e persino il made in Italy. Ribelliamoci. L’Italia è piena di donne magnifiche capaci di fare film, scrivere libri e riparare motori, di scendere in fondo al mare a recuperare relitti e studiare le stelle, di crescere figli e insegnare a scuola, di sopportare gli stenti senza perdere la dignità, di tenersi in faccia la propria faccia senza volere quella che cancella il tempo, di credere che il tempo sulla faccia sia una medaglia, invece, segno prezioso della propria storia. Chiediamo silenzio a chi non dà voce, lavoro a chi non lo paga: non un marito miliardario, no, nè una carta di credito per fare shopping. Non è questo che vogliono le donne. Le veline non hanno colpa se non quella di non vedere alternativa. Mostriamogliela. Ribelliamoci subito, a partire dal suo compleanno e per sempre.

Concita de Gregorio

Lì si concepisce una Rivoluzione

Posted in America Latina, Politica con i tag , , , , , on Settembre 26, 2009 by Maria Rubini

Lo scorso 16 luglio dissi testualmente che “il colpo di stato in Honduras era  stato concepito ed organizzato da personaggi senza scrupoli dell’estrema destra, che erano funzionari di George W. Bush ed erano stati promossi da lui stesso”.

Ho citato i nomi di Hugo Llorens, Robert Blau, Stephen McFarland e Robert Callahan, ambasciatori  yankees in Honduras, El Salvador, Guatemala e Nicaragua, nominati da Bush nei mesi di luglio e agosto del 2008 e che  quattro seguivano la linea di John Negroponte e Otto Reich, con le loro storie tenebrose .

Avevo segnalato la base yankee di Soto Cano come punto d’appoggio principale del colpo di Stato e che “l’idea di un’iniziativa di pace a partire dalla Costa Rica era stata trasmessa  al Presidente di questo paese dal Dipartimento di stato, quando Obama era a Mosca e dichiarava, in un’ università russa, che l’unico Presidente dell’ Honduras era Manuel Zelaya”.

Avevo aggiunto che “Con la riunione della Costa Rica si discuteva  l’autorità della ONU, della OEA e delle altre istituzioni che si erano impegnate nell’appoggiare il popolo dell’Honduras  e che la cosa corretta da fare era chiedere al governo degli Stati Uniti d’interrompere il suo intervento in Honduras e ritirare dal questo paese la Forza d’Impegno Congiunto”.

La risposta degli Stati Uniti, dopo il colpo di Stato in questo paese dell’America centrale, è stata firmare un accordo con la Colombia per creare sette basi militari come quella di Soto Cano, in questo fraterno paese, basi che minacciano il Venezuela, il Brasile e tutti gli altri popoli del Sudamerica.

In un momento critico, quando si discutono in una riunione Vertice di capi di Stato, nelle Nazioni Unite, la tragedia del cambio climatico e la crisi economica internazionale, i golpisti in Honduras minacciano di violare l’immunità dell’ambasciata del Brasile, dove si trovano il presidente Manuel Zelaya, la sua famiglia ed un gruppo dei suoi seguaci che sono stati costretti a proteggersi in questa sede.

È provato che il governo del Brasile non ha nulla a che vedere con la situazione che si creata lì.

È quindi inammissibile, e di più, inconcepibile, che l’ambasciata brasiliana sia assaltata dal governo fascista, a meno che non voglia strumentare il proprio suicido, trascinando il paese in un intervento diretto di forze straniere, com’è avvenuto in Haiti, e questo significherebbe l’intervento delle truppe yankee sotto la bandiera delle Nazioni Unite.

Honduras non è un paese lontano ed isolato dei Caraibi.

Un intervento di forze straniere in Honduras scatenerebbe un conflitto in Centroamerica e provocherebbe un caos politico in tutta l’America Latina.

L’eroica lotta del popolo dell’Honduras, dopo circa 90 giorni d’incessante battaglia, ha messo in crisi il governo fascista e pro – yankee, che reprime uomini e donne disarmati.

Abbiamo visto sorgere una nuova coscienza nel popolo honduregno, e tutta una legione di combattenti sociali  si è formata in questa battaglia. Zelaya  ha compiuto la sua promessa di ritornare ed ha il diritto che si ristabilisca il suo governo e di presiedere le elezioni.

Tra i combattivi movimenti sociali si stanno facendo notare nuovi e ammirabili quadri, capaci di condurre questo popolo per i difficili cammini che dovranno percorrere i popoli di Nuestra America.

Lì si concepisce una Rivoluzione.

L’Assemblea delle Nazioni Unite potrà essere storica, in dipendenza delle sue capacità o dei suoi errori.

I leader del mondo hanno esposto temi di grande interesse e complessità, che riflettono l’importanza dei compiti che l’umanità ha davanti a sé, e di quanto e scarso il tempo a disposizione.

Fidel Castro Ruz

24 settembre 2009

Ore 13.23