“Sappiate compagni che se compiamo questo passo non potremmo mai più tornare indietro, qualunqunque cosa accada” Luigi Longo Segretario PCI – 1968


Il 21 agosto 1968 il PCI critica l’azione sovietica. Anche il Pcf francese, il più stalinista fra i movimenti comunisti occidentali, condanna l’invio dei carri armati a Praga. Il comunicato del Pci parla di «grave dissenso» rispetto all’intervento, definito «ingiustificato», dichiarando la propria solidarietà con la politica di rinnovamento intrapresa dal Pcc, sottolineando però «profondo, fraterno e schietto rapporto» con il Pcus. Ma il rapporto con il Pcus fu messo veramente in discussione nella Direzione del partito. Pajetta, Terracini e Napolitano furono i più decisi, ma la decisione presa fu quella di attendere gli eventi.

Il segretario del Pci Luigi Longo ricevette “spiegazioni” da Mosca, fortissime pressioni per ricucire i rapporti. E così fu.

Molti storici ora legano la mancata recisione del rapporto fraterno con Mosca alla sola questione dei finanziamenti. La tesi è: Mosca minacciò di ridurli o li ridusse e così il Pci decise di fare marcia indietro. Una tesi avversata però da chi sostiene che la questione sia squisitamente politica. Il Pci, da solo, non poteva tagliare i ponti con Mosca. La Guerra fredda costituiva un blocco dello scacchiere politico quasi impossibile da scongelare. Lo avrebbe potuto fare solo assieme agli altri partiti comunisti occidentali, sposando la causa socialdemocratica. Ma il corso della storia necessitava ancora di una ventina d’anni perché questo potesse accadere.

Quelle parole passarono alla storia come uno strappo poi ricucito. Alla critica all’intervento sovietico non si accompagna un’analisi della crisi ormai irreversibile del modello sovietico. Il Pci, così come gli altri partiti comunisti occidentali, non taglia il cordone ombelicale con Mosca fino alla fine degli anni settanta quando Enrico Berlinguer proclamò la fine della spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre.

Il 23 agosto la Direzione del Partito Comunista Italiano diffonde un documento che chiede il ritiro rapido delle truppe sovietiche dalla Cecoslovacchia, e disegna i contorni di un «nuovo internazionalismo», una nuova concezione dei partiti comunisti occidentali nel processo politico mondiale e «una più avanzata visione del rapporto tra socialismo e democrazia.». È in tale ottica che il Pci, pur non rompendo con l’Urss, cerca la mediazione per mettere fine all’intervento a Praga. e difendere l’operato e le scelte di Dubcek. Il nuovo corso avviato dal segretario slovacco viene letto infatti come «primo progetto di democratizzazione del potere socialista».

Il partito italiano, come quello francese, chiede il rilascio dei dirigenti arrestati. Da quel momento e difficile tornare indietro, e anche andare avanti. Le domande sono molte:

Quale può essere il futuro del socialismo?

Il comunismo può essere declinato e attuato solo attraverso il modello sovietico (totalitario)?

Come resistere alla repressione?

A Roma comincia una fase molto intensa di dibattito interno al partito: nella riunione della Direzione alcuni membri esprimono un giudizio critico senza precedenti verso le azioni del Pcus. Per esempio, Terracini dichiarò che la parte sovietica aveva compiuto un errore colossale e che si rifiutava di identificare il socialismo con il Pcus. Giancarlo Pajetta propose di rivedere il rapporto del Pci verso i finanziamenti sovietici, per avere la possibilità di svolgere una politica autonoma e perché «ci sono dei prezzi che non possiamo pagare». Longo cerca di mediare le tensioni e afferma la necessità di «differenziarci fortemente dalla canea imperialistica e reazionaria, tendendo a strappare alla reazione le forze socialiste e democratiche».

Viene riproposta la formula pronunciata da Togliatti dell’«unità nella diversità» come principio dei rapporti tra i partiti comunisti. Ma lo scontro tra le correnti social-democratiche e quelle filo-sovietiche è profondo.

La posizione del Pci sugli avvenimenti in Cecoslovacchia è criticata da alcune anime del partito, organizzazioni operaie e contadine; mentre gli attivisti delle federazioni e la gioventù studentesca sostanzialmente appoggiano la posizione della dirigenza; dirigenti come Amendola, Terracini e Pajetta sono favorevoli all’indebolimento dei legami con i partiti comunisti dei cinque Paesi socialisti che hanno mandato le truppe in Cecoslovacchia. Ma il nodo dei finanziamenti e del filo diretto con l’Urss è tutto da sciogliere.

Per il Pci comincia perciò una fase complessa. A sancire la crisi è la scissione del gruppo de Il Manifesto, legato ad Pietro Ingrao. Anche se, a detta di Ingrao, alla base della scissione non c’era la posizione sui fatti di Praga ma una più radicale ed ampia critica alla linea politica del partito e la richiesta di un’accentuazione dei contenuti di classe nella sua piattaforma programmatica.

( fonte L’ Unità )

3 Risposte to ““Sappiate compagni che se compiamo questo passo non potremmo mai più tornare indietro, qualunqunque cosa accada” Luigi Longo Segretario PCI – 1968”

  1. eppure dicevi di non capire chi scriveva sui blog….

  2. Ciao!

    Volevo sapere la data dell’articolo dell’Unità, da cui hai preso l’articolo.

    Grazie, Diego.

  3. Caro Diego, era nel numero del 22 agosto, come inserto speciale dei 40 anni della Primavera di Praga.
    Ciao

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