Archivio per settembre, 2008

E se non fosse quell’ inferno che ci descrivono?

Posted in America Latina, Comunismo, Politica with tags , , on settembre 30, 2008 by Maria Rubini

In quest’ultimo mese, quando Cuba è stata investita dagli uragani, siamo certi che molti, in cuor loro, hanno desiderato che in quell’isola ci fossero molti morti. Invece una protezione civile tra le più organizzate al mondo ha spostato un milione di persone verso l’interno dell’isola per precauzione, e tutto questo è stato realizzato perché l’unica cosa che conta è salvare vite umane, senza guardare ai costi né allo sforzo necessario. Cuba ha dimostrato per l’ennesioma volta l’ efficienza coniugata con l’umanità e con la solidarietà. Mentre nel resto del centro America e Caraibi, Stati Uniti compresi, i morti si contano spesso a centinaia, a Cuba, che è per i climatologi il posto del mondo più esposto a queste catastrofi, il numero di vittime è sempre limitatissimo proprio a causa di una cultura che mette la prevenzione al primo posto. Nessuno però mi pare abbia scritto nulla in proposito, almeno per riconoscere obiettivamente che in questo campo la Rivoluzione ha raggiunto ottimi risultati. Nulla. Nessuno ha scritto nulla. Sarà che a molti fa paura l’idea che forse Cuba non è poi quell’ inferno che siamo abituati a pensare che sia?

Qualche giorno fa mi è giunto questo comunicato che voglio proporvi perchè mi ha molto colpito. E anche molto commosso.

Siamo una nazione con un elevato senso

della dignità e della solidarietà

“Dichiarazione dell’Unione dei Giovani Comunisti – UJC – di fronte alla posizione del governo degli Stati Uniti di mantenere l’ingiusto blocco contro Cuba”

Di fronte all’ipocrita atteggiamento del governo degli Stati Uniti, impegnato nel mantenere l’assedio genocida contro il nostro popolo, in momenti in cui il mondo è testimone delle difficili situazioni che dobbiamo affrontare dopo il passaggio devastatore dei due uragani nel nostro paese, l’Unione dei Giovani Comunisti convoca le organizzazioni dei giovani e degli studenti di ogni parte del pianeta ad unirsi al nostro reclamo per l’immediata eliminazione del blocco economico, commerciale e finanziario più lungo della storia.

Siamo una nazione con un elevato senso della dignità e della solidarietà e migliaia dei nostri giovani svolgono missioni in differenti paesi senz’altra aspirazione che l’amicizia e la soddisfazione di compiere il proprio dovere.  Sentiamo una vera gratitudine per coloro che in questi momenti difficili ci hanno fatto giungere i loro messaggi di sostegno e importanti donazioni, apprezzate molto più per il loro significato morale che per quello materiale.

Dai nostri nemici che si stropicciano le mani facendo bilanci sbagliati, in questi momenti di difficoltà, non accetteremo elemosine e tanto meno imposizioni di alcun genere.

La gioventù cubana, educata nella virtù della lotta quotidiana, fa sua l’idea espressa dal nostro Comandante in Capo che nè gli uragani naturali nè gli uragani di cinismo riusciranno a piegare la Rivoluzione.

Burò Nazionale dell’Unione dei Giovani Comunisti

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Posted in diciamocelochiaro, Politica, Rifondazione with tags , on settembre 28, 2008 by Maria Rubini

Il rispetto non è ossequio nè riverenza. E’ attenzione, considerazione e riguardo  per le persone,  per le istituzioni e per le cose. E’ la prima categoria di ogni forma educativa che non può essere insegnata, ma che si apprende con l’esempio, la prassi, l’imitazione e l’identificazione. Questo in teoria. In pratica, il rispetto è appeso ad una infinità di baluardi antropologici, etici, culturali, morali, sociali e quant’altro. Da questa infinità di ragioni, da sempre adoperate per revocare il rispetto a questo o a quello, è sorta nel tempo la convinzione che il rispetto ce lo si debba guadagnare, che esso non faccia parte dei diritti di ciascuno. Un individuo è rispettabile se si distingue, altrimenti non lo è.

Ho voluto questa premessa, perchè lo scontro interno che il Partito della Rifondazione Comunista stà vivendo non è più solo un problema politico, ma un problema di rispetto nel confronto civile in una comunità politica. Ieri si è svolta la prima assemblea dell’area di Nichi Vendola “Rifondazione per la Sinistra”. Ci sarebbero vari punti a livello politico da analizzare, e su questi mi soffermo brevemente, perchè credo che il problema emerso da questa assemblea sia altro: la totale mancanza di rispetto nei confronti dei militanti di questo partito e della scelta politica di questi stessi emersa dal Congresso.

Ieri Rifondazione Comunista era in piazza con la Cgil. Nichi Vendola & co. erano tutti a Roma per la loro assemblea di area.  Questo per essere precisi e chiari. Andiamo avanti. Alla domanda sulla manifestazione dell’ 11 ottobre Vendola dichiara: ‘Dipende da noi farne un appuntamento non residuale, non identitario’. Si deduce che se parteciperà (il che non è detto) non lo farà con la bandiera del Partito… troppo residuale, troppo identitaria, troppo comunista. Giustamente. E alla domanda di quella del 25 ottobre, promossa dal Pd, Vendola risponde: ‘L’Italia non ha bisogno di piazze contrapposte’. Mi assale un dubbio: per amore di unificazione delle sinistre diffuse, andrà anche a quella? Ma se ci andrà, come ci andrà, visto che le bandiere sono bandite?  Come si distingueranno dal PD? Ci andranno col saio e scalzi come San Francesco? Non so, mi rimane il dubbio…  ma questa è poca cosa confronto a quello che Vendola ha dichiarato e alle offese che ha arrecato al Partito e a tutti noi, e che personalmente non intendo più tollerare. Riporto le più belle, quelle più delicate, degne di uno stalinista d.o.c.  Ci ha definito così:

“chi fa politica come se fosse una seduta spiritica per rievocare spettri da idolatrare”

“vogliamo riconquistare il Partito per portarlo sulla nostra linea. E contemporaneamente allargare il discorso a tutti quelli che si sentono di sinistra, nel giro della politica come nella società. Il nostro obiettivo è quello di costruire un nuovo soggetto della sinistra, ed abbiamo già cominciato a perseguirlo”

“dico chiaramente che io non voglio stare in un Partito che si rinsecchisce, che entra in una spirale regressiva, che sembra un gruppuscolo degli anni Settanta con tutto il loro patrimonio culturale, che ha un’idea del conflitto sociale simile a una rivolta plebea. Se il Partito cambia ragione sociale e diventa nei fatti una Restaurazione comunista, io e gli altri non ci stiamo più”.

Ora, ognuno è libero di uscirsene quando gli pare da un Partito nel quale non si ritrova più, soprattutto dopo queste gravissime offese recate agli attuali dirigenti e ai militanti di maggioranza. Chiunque sano di mente dopo queste dichiarazioni pensa: Nichi Vendola fa la scissione, invocata tra l’altro dal coro dell’assemblea. E invece no. Sorpresa! Vendola risponde: ‘Dentro o fuori il partito? Ritengo più urgente rispondere ad altre domande’  ….  risposta che tanto assomiglia a quella che qualcun altro diede alla domanda ‘Ma lei è un antifascista?’ Risposta ‘Io penso a lavorare’.  Ora, dopo tutte queste offese, dopo tutto questo ostruzionismo affinchè la linea uscita da Chianciano non possa lavorare serenamente, perchè Nichi Vendola con tutta la sua area non se ne va?

D I C I A M O C E L O CH I A R O

Se Vendola facesse oggi la scissione non scalfirebbe la base del Partito e toglierebbe solo un po’ di voti al Pd (e questo D’Alema non glielo consentirebbe). Oltre che andare incontro ad un fallimento certo, perchè la Costituente tale è e lo sa anche lui. Rimanendo ancora in Rifondazione invece, e tesserando come ha incitato a fare fuori e dentro al Partito con un doppio tesseramento (che è contro lo Statuto), tenterebbe un domani il colpo di mano interno per distruggere completamente Rifondazione e traghettare in dote alla Costituente i voti. Per non parlare poi della cassa.

Caro Nichi, questo è un atteggiamento scorretto, vigliacco e soprattutto immorale. Umanamente e politicamente. Non credo che i militanti di questo partito si meritino questo. Ti ricordo che è grazie a questi militanti, a questi “plebei”, a questi “residui identitari”, a queste “incrostazioni” che tu e i tuoi colleghi vi siete potuti permettere per anni una vita da pascià seduti sulle varie poltrone. Il rispetto, caro Nichi, si guadagna non si pretende.

Da questo momento in poi non intendo farmi più offendere da nessuno. Dirigente o meno che sia.

PORTATE   RISPETTO!

Ce n’è bisogno come il pane. Rifondazione il 27 Settembre in piazza a Torino con CGIL

Posted in Politica, Rifondazione, Società with tags , , on settembre 25, 2008 by Maria Rubini
COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONEhttps://i1.wp.com/home.rifondazione.it/xisttest/images/logo-cgil-06.gif
CONTRO GOVERNO E CONFINDUSTRIA
•   In una situazione di salari e pensioni tra i più bassi d’Europa,  prezzi e tariffe che salgono in maniera insostenibile

•    In una situazione in cui i dati sul mercato del lavoro ci parlano di una crescita del lavoro precario e senza qualità
•    In una situazione di pesante insufficienza dei servizi sociali e del sistema di welfare che si scarica sulla condizione di vita e di lavoro delle donne, con tassi di occupazione, livelli salariali, carichi di lavoro di cura insostenibili;
•    In una situazione di crisi del liberismo che produce recessione e collassi finanziari;

Il Governo Berlusconi e Confindustria hanno sviluppato un attacco durissimo e complessivo ai diritti del lavoro e sociali, alla scuola, alla democrazia:

•    Salari e pensioni perderanno ulteriore potere d’acquisto per lo scarto tra inflazione programmata e inflazione reale come per la mancata restituzione del fiscal drag. La precarietà del lavoro è esaltata dai provvedimenti assunti, le politiche del governo acuiscono la crisi economica;
•    L’attacco ai servizi sociali, alla sanità, ai lavori pubblici peggiorerà ulteriormente la qualità della vita di donne e uomini;
•    L’attacco all’istituzione pubblica persegue l’obiettivo di una scuola dell’esclusione, che esalta le disuguaglianze, fra logiche neoautoritarie e volontà di privatizzazione;
•    L’attacco al contratto collettivo nazionale vuole rompere ogni legame di solidarietà tra i lavoratori, impoveriti, e dividerli. Governo e Confindustria vogliono cambiare la natura del sindacato, trasformarlo da soggetto di organizzazione dei lavoratori in gestore subalterno e complice delle imprese. Un esito che si vuole anticipare con la vicenda Alitalia;

E’ un disegno organico di una società sempre più disuguale, gerarchica, autoritaria.

La mobilitazione indetta oggi dalla Cgil è un appuntamento importante.

Rifondazione Comunista ne condivide le ragioni e vi aderisce.

C’è bisogno di opposizione.

Di una piattaforma alternativa. Di lavorare alla costruzione dello sciopero generale.
C’è bisogno di difendere il contratto nazionale, di forti aumenti salariali, della reintroduzione di un meccanismo automatico di indicizzazione di salari e pensioni. Contro la legge 30 e la legislazione precarizzante, per il salario sociale e un nuovo welfare. Per la difesa e il rilancio della scuola pubblica.
Per nuovi diritti di cittadinanza. Le politiche della destra aumentano la sofferenza e vogliono distruggere la possibilità di organizzazione collettiva dei lavoratori e del conflitto. Aumentano l’insicurezza sociale e costruiscono il capro espiatorio, adottando misure incivili e razziste.

Sul sito della CGIL tutte le informazioni in continuo aggiornamento sulla giornata di lotta e mobilitazione di sabato 27 settembre in 150 piazze d’Italia. Sul sito troverete le piazze che si mobiliteranno.

Non è proprio così

Posted in Politica, Società with tags , on settembre 24, 2008 by Maria Rubini

In questo clima di informazione a senso unico siamo dinanzi ad una vera e propria offensiva mediatica nei confronti della CGIL. Se il piano fallisce è colpa dei piloti e della CGIL. Sul caso Alitalia è stato individuato un capro espiatorio che non è il reale, cioè  l’opposizione del Governo sul caso Air France, ma la cattivissima CGIL. Tutti la dipingono così. Senza considerare poi l’assurdità che ci fanno passare in riguardo al fatto che la CGIL difenderebbe i privilegi dei piloti. Ho i miei dubbi che la CGIL si schieri per difendere un comandante Alitalia che guadagna 175.000 euro l’anno, cioè più o meno quello che guadagnano dieci insegnanti fatti fuori dalla Gelmini e una cinquantina di immigrati fatti fuori dalla Camorra. Se in aprile i piloti (tutti Alleanza Nazionale) hanno votato il Cavaliere che aveva giurato: “non un solo privilegiato perderà un benefit” e oggi non solo li tocca ma gli dà perfino dei comunisti, il prolema è loro, non certo della CGIL.

In Alitalia lavorano 18.500 persone piu’ 3-5.000 precari. Quanti di questi sono piloti? E quanti invece non lo sono? Il problema è che in gioco all’ Alitalia c’e’ il nuovo modello di contratto da girare nella trattativa di Confindustria. Si tratta dunque di partecipare alla lotta, il non delegare ad organizzazioni che vogliono rappresentarmi senza farmi partecipare alla scelta degli obiettivi, alla valutazione dei risultati.

Possibile che a nessuno venga in mente che il fatto è che si sta tentando di instaurare dei “rapporti” in cui l’unica scelta è “prendere o lasciare”, in cui il “rapporto” è come nel ‘700 (300 anni fa), quando non era prevista nessuna presenza di organismi che i lavoratori si scelgono per contrattare le condizioni di lavoro, le paghe, i programmi per il futuro, ecc.? Possibile che a nessuno venga in mente che questo altro non è che la

chiusura del cerchio del regime fascista che a livello politico già è in stadio avanzato?

Possibile che a nessuno venga in mente che magari sarebbe il caso che Collanino migliorasse la sua offerta? E se non lo fa Alitalia non fallisce per colpa della CGIL ma per colpa sua e della sua squadra di cavalieri?

Alitalia – prenota e acquista

Posted in Politica, Società with tags , on settembre 22, 2008 by Maria Rubini
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Diciamo la verità, son mesi che sentiamo parlare della crisi Alitalia ma quanti di noi hanno compreso di che si tratta? Si è parlato delle colpe della gestione, della proposta Air France respinta a marzo, della nuova Cordata, della cattivissima CGIL che non vuole trattare, del fallimento, dei piloti dell’ ANPA che nonostante siano tutti dal primo all’ultimo di Alleanza Nazionale ce li fanno passare per comunisti… insomma, ammettiamolo, non è che la situazione ci sia molto chiara. Qualche giorno fa, grazie all’amico Zadig sono venuta a conoscenza del lavoro di un assegnista di ricerca di economia politica dell’Università di Siena, Massimiliano Vatiero . E’ un’analisi che finalmente mi ha fatto chiarezza. Il lavoro si chiama Alitalia, tu a quale gruppo appartieni? che vi consiglio vivamente di leggere. Intanto mi permetto di estrapolare qualche punto a mio avviso importante.

Premessa: Alitalia è un’azienda Statale, anche se l’assetto societario è cambiato più di una volta. Detto in soldoni: i debiti di Alitalia li paga lo Stato=Cittadini.

Dunque, i componenti della CAI (nuova Compagnia Aerea Italiana – Collanino & C.) con il loro piano non potrannno uscire dalla compagnia per 5 anni, cioè fino al 2013. Obiettivo della CAI: Integrazione Alitalia Air-One, completo rinnovamento della flotta e della struttura del personale, ritorni dell’investimento ai nuovi azionisti nel medio lungo periodo. Accordo di partnership internazionali tramite i quali coprire il mercato del lungo raggio da e per l’Italia. Drastico snellimento del perimetro aziendale (risparmio di 350 milioni annui attraverso la riduttività di contratti di lavoro onerosi). Questo piano libera gli investitori da debiti e tutto con il solo obbligo di mantenere le azioni per 5 anni, dopodichè potranno essere tranquillamente vendute recuperando anche l’investimento iniziale.

La realizzazione del piano rischia di costare allo Stato tra  i 2.8 e i 4.4 miliardi in più allo schema a suo tempo presentato da Air France KLM. Alitalia ha debiti per 1.5 milardi. Per quello che cederà alla CAI il commissario incasserà circa 300 milioni, poi Fantozzi cercherà di vendere la parte della flotta non rilevata da Collanino & C.: praticammente un centinaio di aerei piuttosto vecchi che consumano troppo, difficili da piazzare. In riguardo agli ammortizzatori sociali, gli esuberi arriveranno a quota 9 mila su 18 mila dipendenti. Il piano prevede la riduzione di attività che comporterà allo Stato un calo di introiti contributivi e tributari. Verranno a mancare tra i 2.1 e i 3.5 miliardi di euro.

Conclusione: L’operazione CAI costerà allo Stato tra i 4.1 e i 6.8 milardi di euro nei prossimi 7 anni, invece il piano Spinetta tra 1.30 e 2.4. Un’ aggravio dei contribuenti del piano Fenice rispetto a quello di Air France che va da 2.8 a 4.4 miliardi di euro. A marzo col piano Air France i creditori sarebbero stati pagati per intero e gli azionisti avrebbero potuto vendere le azioni. Cinque mesi dopo lo Stato sta per perdere 300 milioni di euro, i creditori (tra cui lo Stato) parte dei loro crediti e gli azionisti hanno già perso tutto. Al danno si aggiunge la beffa se si pensa che tra 5 anni il tutto potrebbe finire comunque nelle mani degli stranieri, tra i quali sempre i francesi.

Nota importantissima: conflitto di interesse che l’operazione Fenice genera, cioè i vantaggi economici che il titolare di cariche di governo può apportare ad una sua impresa o a impresa di parenti.

Io ora ho le idee molto più chiare. Spero sia così anche per voi.

EZLN – Primo Festival della Rabbia Degna

Posted in America Latina, Politica, Società with tags , , on settembre 19, 2008 by Maria Rubini

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDANCIA GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE.

COMMISSIONE SESTA-COMMISSIONE INTERGALATTICA DELL’EZLN.

MESSICO

15 E 16 SETTEMBRE 2008

A GLI/LE ADERENTI ALLA SESTA DICHIARAZIONE E ALL’ALTRA CAMPAGNA

A GLI/LE ADERENTI ALLA ZEZTA INTERNAZIONAL:

AL POPOLO DEL MESSICO:

AI POPOLI DEL MONDO:

COMPAGNE E COMPAGNI:

FRATELLI E SORELLE:

Di nuovo rivolgiamo la nostra parola.

Questo vediamo, questo guardiamo.

Questo giunge al nostro udito, arriva al nostro cuore scuro.


I.

Là in alto vogliono ripetere la loro storia.

Vogliono tornare ad imporci il loro calendario di morte, la loro geografia di distruzione.

Quando non ci sradicano dalle nostre radici, le distruggono.

Ci rubano il lavoro, la forza.

Lasciano senza persone, senza vita, i nostri mondi, la terra, le sue acque e tesori.

Le città ci perseguitano ed espellono.

I campi muoiono e ci fanno morire.

E la menzogna si trasforma in governi e l’usurpazione l’arma i loro eserciti e poliziotti.

Nel mondo siamo illegali, clandestini, indesiderati.

Siamo perseguitat@.

Donne, giovani, bambini, anziani muoiono in morte e muoiono in vita.

E là in alto predicano la rassegnazione, la sconfitta, la claudicazione, l’abbandono per quelli in basso.

Qua in basso restiamo senza niente.

Solo rabbia.

Solamente dignità.

Non c’è ascolto per il nostro dolore se non da chi è come noi.

Non siamo nessuno.

Siamo soli e solo con la nostra dignità e con la nostra rabbia.

Rabbia e dignità sono i nostri ponti, i nostri linguaggi.

Ascoltiamoci dunque, conosciamoci.

Che il nostro coraggio cresca e si faccia speranza.

Che la dignità sia di nuovo radice e nasca un altro mondo.

Abbiamo visto ed ascoltato.

Piccola è la nostra voce per fare da eco a questa parola, il nostro sguardo è piccolo per così tanta degna rabbia.

Ancora dobbiamo vederci, guardarci, parlarci, ascoltarci.

Siamo altri, altre, altro.

Se il mondo non ha un posto per noi, allora bisogna fare un altro mondo.

Senza altri strumenti che la rabbia, senza altro materiale che la nostra dignità.

Dobbiamo ancora incontrarci, conoscerci.

Manca quello che manca…

II

A 3 anni dalla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, l’EZLN ha fatto una riflessione collettiva, alimentata dall’orizzonte più ampio di quello che le/i nostr@ compagn@ dell’Altra Campagna in Messico e della Zezta Internazionale nel Mondo ci hanno regalato.

Non è poco quello che abbiamo visto ed ascoltato, a volte direttamente, a volte nelle parole e negli sguardi degli altri, delle altre.

Tanta è la rabbia che abbiamo toccato e tanta la dignità che abbiamo trovato, che pensiamo di essere ancora più piccoli di quello che credevamo.

In Messico e nei 5 continenti abbiamo trovato quello che avevamo intuito quando abbiamo iniziato questo nostro sesto passo: c’è un altro mondo, c’è un’altra strada.

Se la catastrofe che si avvicina si può impedire e l’umanità ha un’altra opportunità, sarà per quest@ altr@ che, in basso e a sinistra, non solo resistono, ma già abbozzano il profilo di un’altra cosa.

Di qualcosa di diverso da quello che succede in alto.

Nell’impossibile geometria del Potere politico, i fondamentalismi si distribuiscono equamente: le destre tornano ultradestre e le sinistre istituzionali mutano nell’impossibile destra erudita. Chi si lamenta sulla stampa progressista del fatto che i fanatici della stampa opposta censurano, distorcono e calunniano il loro capo, a sua volta censura, distorce, calunnia e tace di fronte a qualsiasi altro movimento che non si piega al giudizio del capoccia, e senza pudore distribuiscono condanne ed assoluzioni al ritmo mediatico assurdo. Fanatici di una e dell’altra parte si disputano bugie travestite di verità ed i crimini valgono secondo il tempo mediatico che occupano. Ma tutto questo non è altro che il pallido riflesso di quello che succede nella politica.

Il disgusto di fronte al cinismo e l’incompetenza delle classi politiche tradizionali, si è trasformato in rabbia. A volte questa rabbia persegue la speranza di un cambiamento sulle stesse strade di sempre e si imbatte nella delusione che immobilizza o nella forza arbitraria che soffoca. Il nord confuso e brutale torna alle solite. Quando non fomenta frodi elettorali (come in Messico) promuove, incoraggia e finanzia colpi di Stato (come sta tentando ora in Bolivia e Venezuela). La guerra continua ad essere la sua diplomazia internazionale per eccellenza: Iraq ed Afghanistan bruciano ma, per la disperazione dell’alto, non si consumano.

Le imposizioni di egemonia ed omologazione su scala mondiale, trovano nelle nazioni, nelle regioni e nelle piccole località, gli apprendisti stregoni che tentano l’impossibile ritorno storico ad un passato dove il fanatismo era legge ed il dogma scienza. Nel frattempo, le classi politiche di governo hanno trovato nel mondo del teatro il travestimento adeguato per occultare il loro ingresso nel crimine organizzato.

Stanco di tanta avarizia, il pianeta comincia a presentare l’impagabile conto della sua distruzione. Ma anche le catastrofi “naturali” sono di classe e le sue stragi si fanno sentire soprattutto tra quelli che non hanno niente e non sono nessuno. Di fronte a questo, la stupidità del Potere non ha limiti: milioni e milioni di dollari sono impiegati per fabbricare nuove armi ed installare altre basi militari. Il Potere del capitale non si preoccupa di formare maestr@, medici, ingenier@, ma soldati. Non prepara costruttor@, ma altro distruttori.

E chi si oppone a questo è perseguitat@, incarcerat@, assassinat@.

In Messico in prigione ci sono contadini che difendevano la loro terra (San Salvador Atenco); in Italia sono perseguiti e trattati come terroristi coloro che si oppongono all’installazione di basi militari; nella Francia di “libertà, uguaglianza e fraternità” gli esseri umani sono liberi, uguali e fratelli solo se lo dicono i documenti; in Grecia la gioventù è un vizio da sradicare; ed ancora in Messico, ma ora nella città con lo stesso nome, i giovani sono criminalizzati ed assassinati e non succede niente perché non rientra nell’agenda che in alto dettano quelli di una e dell’altra parte, mentre una consultazione legittima si trasforma nel penoso lavarsi le mani di un capo di governo assassino; nella Spagna della moderna Unione Europea si chiudono giornali e si criminalizza una lingua, il basco, pensando che uccidere la parola uccide chi la inalbera; nell’Asia tanto vicina, alle richieste campagnole si risponde con ingiustizie blindate; nella superba Unione Americana, nata dal sangue di immigranti, si perseguono ed uccidono gli/le altr@ colori che vi lavorano; nel lungo dolore che si chiama America Latina è disprezzato e umiliato il sangue scuro che la sostiene; nel Caribe ribelle, un paese, Cuba, deve sommare alla disgrazia naturale quella di un blocco imperiale che non è altro che un crimine impunito.

Ed in tutti gli angoli della geografia del mondo e tutti i giorni dei loro calendari, coloro che lavorano, coloro che fanno andare avanti le cose, sono spogliati, disprezzati, sfruttati, repressi.

Ma ci sono anche volte, molte, tante, in cui ci strappano il sorriso, in cui le rabbie cercano le proprie strade, nuove, altre. Ed il “no” che si alza non solo resiste, ma comincia a proporre, a proporsi.

Dalla nostra apparizione pubblica, orami quasi 15 anni fa, è stato nostro impegno l’essere ponte affinché le ribellioni passino da una parte all’altra.

A volte ci siamo riusciti, a volte no.

Ora vediamo e sentiamo non solo la ribelle resistenza che, sorella e compagna, continua ad essere al nostro fianco ed incoraggia i nostri passi.

C’è ora qualcosa che prima non c’era, o che non riusciamo a vedere allora.

C’è una rabbia creativa.

Una rabbia che dipinge di tutti i colori le strade del basso e a sinistra nei cinque continenti…

III

Per Tutto Questo, E Come Parte Degli eventi in occasione Del 25 Anniversario Della Nascita Dell’Esercito ZAPATISTA Di Liberazione Nazionale, I 15 Anni Dell’Inizio Della Guerra Contro L’oblio, Il Quinto Anno Delle Giunte Di Buon Governo Ed Il Terzo Anno Dell’Altra Campagna E delLa ZEZTA Internazionale, Gli Uomini, Donne, Bambini Ed Anziani Dell’EZLN invitiamo tutt@ i Ribelli Del Messico E del Mondo AlLa Celebrazione Del

PRIMO FESTIVAL MONDIALE DELLA RABBIA DEGNA

DAL TEMA:

UN ALTRO MONDO, UN ALTRO CAMMINO: IN BASSO E A SINISTRA

CHE SI SVOLGERÀ NELLE SEGUENTI SEDI E DATE:

NELL’ALTRA CITTÀ DEL MESSICO, DISTRITO FEDERAL, I GIORNI 26, 27, 28 E 29 DICEMBRE 2008. NELLA STRUTTURA DELL’ASSOCIAZIONE LOS CHARROS REYES DI IZTAPALAPA, del Frente Popular Francisco Villa Independiente-UNOPII, avenida Guelatao # 50, Colonia Álvaro Obregón, Delegación Iztapalapa, vicino alla stazione Guelatao della metropolitana, dove si terrà l’esposizione. E NEL LOCALE DELLA UNÍOS, calle Dr. Carmona y Valle #32, colonia Doctores, vicino alla stazione Cuauhtemoc della metropolitana, dove si svolgeranno altre attività.

NEL CARACOL DI OVENTIK, CHIAPAS, SEDE DELLA GIUNTA DI BUON GOVERNO “CORAZÓN CÉNTRICO DE LOS ZAPATISTAS DELANTE DEL MUNDO”, I GIORNI 31 DICEMBRE 2008 E PRIMO GENNAIO 2009.

NELLA CITTÀ DI SAN CRISTÓBAL DE LAS CASAS, CHIAPAS, I GIORNI 2, 3 E 4 GENNAIO 2009. NELLA SEDE DEL CIDECI, che si trova s Camino Real de San Juan Chamula s/n, Colonia Nueva Maravilla.

ALCUNI DEI SOTTO-TEMI DEL FESTIVAL SARANNO:

.- UN’ALTRA CAMPAGNA

.- UN’ALTRA POLITICA

.- UN’ALTRA CITTÀ

.- UN ALTRO MOVIMENTO SOCIALE

.- UN’ALTRA COMUNICAZIONE

.- UN’ALTRA STORIA

.- UN’ALTRA ARTE E UN’ALTRA CULTURA

.- UN’ALTRA SESSUALITÀ

IL FESTIVAL “UN ALTRO MONDO, UN ALTRO CAMMINO: IN BASSO E A SINISTRA”, AVRÀ LE SEGUENTI CARATTERISTICHE:

1. – Nella sede di Città del Messico sarà installata una grande esposizione nazionale ed internazionale dove ogni lotta, ogni esperienza, ogni rabbia avrà un suo spazio dove potrà mostrare la sua lotta ed il suo coraggio. Affinché tutt@ possiamo guardarli, ascoltarli, conoscerli.

2. – Nella sede in territorio zapatista, la dignità e la rabbia si faranno arte e cultura, musica e canto, perché la ribellione si balla. E con le parole il dolore si farà speranza.

3. – Nella sede a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, la parola andrà e verrà per far nascere altre parole e dare forza e ragione alla rabbia.

4.- I gruppi, collettivi ed organizzazioni nazionali ed internazionali che parteciperanno al festival saranno solo quelli invitati per tale scopo. Per questo, la Commissione Sesta dell’EZLN ha avviato consultazioni con organizzazioni politiche e sociali, così come con collettivi e gruppi anarchici e libertari, di comunicazione alternativa, di arte e cultura, di difesa dei diritti umani, di lavoratori e lavoratrici del sesso, con intellettuali attivisti sociali, con ex prigionier@ politic@, tutt@ aderenti alla Sesta Dichiarazione; e con gruppi, collettivi ed organizzazioni di altri paesi, tutt@ parte della Zezta Internazional. Dopo queste consultazioni si stabiliranno i criteri per gli inviti e le regole di partecipazione.

5. – Per le tavole rotonde e conferenze, l’EZLN inviterà organizzatori sociali, pensator@ e dirigenti di progetti anticapitalisti del Messico e del Mondo. La lista degli invitati sarà resa nota in seguito.

6. – Ulteriori dettagli su come pensiamo sarà questo festival della degna rabbia saranno comunicati a tempo opportuno (cioè, quando avremo un’idea approssimativa della faccenda in cui vi stiamo cacciando).

Per ora è tutto.

LIBERTÀ E GIUSTIZIA PER ATENCO!

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno-Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, Settembre 2008

Lettera aperta ad ogni Italiano

Posted in Politica, Società with tags , on settembre 17, 2008 by Maria Rubini

Vi propongo la lettera aperta di Federico Iadicicco, presidente romano di Azione Giovani, che ieri ha ritenuto necessario chiarire le sue posizioni dopo l’intervento di Gianfranco Fini: “I resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata”. Questo è il “NO” del presidente romano di AG alla rottura con il post-fascismo. Sarebbe interessante aprire un dibattito anche con chi è schierato dalla parte di Iadicicco, visto il clima incandescente e surreale che vige nel Paese.

Carissimo,

non ti scrivo per riaprire il dibattito sul ventennio fascista, non credo infatti che questa debba essere la mia prima preoccupazione di eletto nelle istituzioni e di dirigente politico. Penso piuttosto che sia materia per gli storici e, da questo punto di vista, mi riconosco appieno nelle posizioni di Renzo De Felice e Gianpaolo Pansa. Penso anche che sia materia sulla quale, giustamente, si interrogano le più alte cariche istituzionali, che in questo modo cercano di portare a compimento il difficile processo di pacificazione nazionale. Ti scrivo invece a proposito del dibattito sulla necessità o meno di dirsi anti-fascisti, per condividere con te alcune riflessioni.

Circa due anni fa, non nel 1943, il più importante sito della rete antifascista italiana, Indymedia, pubblicà un articolo di commento a una iniziativa di Azione giovani di Roma e ritenne utile mettere vicino al mio nome anche il mio indirizzo di casa, con l’evidente intento di puntare l’indice contro di me e di indicarmi come bersaglio da colpire. Ho pensato: “Come potrei aderire alla cerchia dei miei aguzzini? Come potrei dichiararmi antifascista?”. Ma sono andato oltre per non farne una questione personale.

Mi sono ricordato poi che negli ultimi 5 anni, non nel 1943, almeno per una ventina di volte le nostre sedi sono state bersaglio di assalti, devastazioni, attentati incendiari, da parte di personaggi che si vantavano di essere antifascisti. Mi ci vedi a tirare le bombe molotov contro una sede di partito? Addirittura contro una sede del mio partito? Mi sono detto no, non posso essere antifascista. Poi riflettendo ho fatto autocritica e ho pensato che magari sono troppo legato a questa idea delle sedi quelle che una volta si chiamavano “sezioni”. Allora sono andato avanti.

Mi sono ricordato, però, che negli ultimi cinque anni, non nel 1943, i ragazzi di AG in tutta Italia hanno subito numerose aggressioni nel nome dell’antifascismo, aggressioni verbali e fisiche, bastonate, sprangate per capirci. Ti sembra possibile che il presidente di Azione giovani a Roma si aggiri per la sua città a sprangare i propri ragazzi? No, non posso proprio essere antifascista, ho pensato ancora fra me e me. Poi per non lasciare nulla di intentato ho detto magari sono troppo sentimentale, così legato a questi ragazzi con i quali condivido un percorso umano prima che politico.

Sono andato un po’ indietro nel tempo fra gli anni Settanta e Ottanta, comunque non nel 1943, e mi è venuto alla mente che alcune decine di ragazzi come me, che facevano quello che faccio io oggi, sono stati uccisi dall’odio degli antifascisti e francamente a quel punto sono crollato.

Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l’ho proprio trovato anzi ne ho trovati molti per non esserlo.

A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell’antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti.

Federico Iadicicco
(Presidente Azione Giovani Roma)