Maschio e Femmina li creò. 1976-2008

Riguardando questa “chicca”, mi sono chiesta in fondo poi dal 1976 ad oggi quanto è realmente cambiato nel rapporto tra i due sessi. Sia a livello di spazio e potere politico (on. G. Gianni docet) che di rapporto interpersonale. Mi sono chiesta: quanto ancora noi donne siamo condizionate dalla cultura, dall’ideologia e dal pensiero maschile? Nei rapporti interpersonali, riusciamo oggi a dire sì e no agli uomini a seconda del desiderio, e non come reazione in positivo o in negativo alle aspettative maschili? Oggi che le donne hanno maggiori opportunità per capirsi (divisione dei ruoli sempre meno rigida, più donne che, pur con difficoltà, si affermano nel lavoro, nella politica, un´inondazione di messaggi contrastanti) quanto siamo cresciute come pensiero femminile? Penso soprattutto alle giovani donne. Quanto ci sentiamo, o per meglio dire, siamo realmente capaci di scegliere liberamente di decidere su ogni aspetto della nostra vita?

… visto che si parla tanto di autodeterminazione …

9 Risposte to “Maschio e Femmina li creò. 1976-2008”

  1. Effettivamente tutti quei discorsi che si facevano in quei tempi, e che abbiamo sentito con il video, anche oggi avrebbero un impatto forte con ampi settori della società ancora legati ai vecchi schemi delle divisioni di sesso, di razza e di classe. Però non poosiamo non riconoscere i passi avanti fatti nella direzione auspicata dalle lotte e dagli ideali anni ’60 e ’70. E’ vero che le sacche di arretratezza sono ancora consistenti, che la conservazione si è attrezzata bene per non subire un nuovo ’68, però, per fortuna, a fianco di una cultura laica e famminista, resta ancoora in piedi una legislazione “di sostegno” (aborto, divorzio, leggi antiviolenza, quote) difficile da smantellare, essendo antrata ormai negli usi e costumi della moderna società.
    Ti saluto

  2. Che bel video! Grazie per avermi fatto rivivere l’entusiasmo, l’impegno, la “rabbia” dei primi passi. Concordo con Enzo che tante conquiste sono state fatte, ma forse tu ti riferivi a quanto noi stesse ci sentiamo liberate dalla cultura e dal pensiero maschile. Una bella domanda, nesuna risposta

  3. Se hai qualche perplessità rivolgiti alla Signora Sgrena, lei la risposta lha trovata, e tu? Sei come la Signora Sgrena di nè Velo nè Veline? Rubini rispetto, ci vuole rispetto!

  4. Innovazione normativa, riequilibrio nei rapporti, diffusione delle pratiche di pari opportunità. Tutto vero, ma basta fermarsi ad analizzare gli spot pubblicitari per nutrire qualche dubbio sulla cultura che ancora domina l’universo femminile. Sia in senso attivo che passivo.
    OT il clip mi ha fatto tornare indietro nel tempo, che nostalgia: http://www.area77follonica.com

  5. Non solo gli anni settanta sono vicini, ma qualcuno cerca di farci ripiombare all’inizio del secolo e alle lotte delle soufragettes.
    Il potere è un sostantivo maschile e a quanto pare resta saldo nelle mani degli uomini.
    Un caro saluto e grazie per la visita.
    mauspezz

  6. Cara amica mia, come disse qualcuno/na (non ricordo chi) l’importante è la domanda non la risposta, perché nella domanda, c’è già la risposta. Se ancora oggi, dalla risposta di Lenin alla Zekitin, ma era diretta alla Kollontaj (donna che lottò contro la discriminazione di genere nel partito, e per la liberazione sessuale delle donne) che “non avrebbe bevuto, nel bicchiere dove altri avevano bevuto” (molto moderno come pre-giudizio, non trovi?)agli “angeli del ciclostile” del ’68, eppoi, all’estromissione della gestione politica nelle cellule entro ed extra gruppi parlamentari (da qui, l’esperienza del separatismo dei comitati autogestiti delle donne, durante l’occupazione universitaria) siamo costrette a porci la domanda che tu (legittimamente poni)allora la risposta (ancora oggi per me)è scontata: oltre che siamo ancora condizionate dal primato genealogico maschile nelle relazioni interpersonali,subiamo questo primato, nella sfera pubblica. Nonostante che si dica delle conquiste, ciò che risulta da queste è la disooluzione dell’identità materiale, corporea (per dirla alla Irigaray) e sociale che sottende alla cancellazione delle differenze e al ricorso dell’unico sesso o dell’universalismo neutro. In questo i partiti (al loro interno) sono maestri.Aiutati e sostenuti anche dalle donne, che fanno fatica ad accettare un modello d’identità femminile, neutralizzando con il richiedere l’uguaglianza( e non il riconoscimento della differenza di genere) con gli uomini, identità e ideali(o pensiero)femminili.
    Non è un caso che ancora oggi, il linguaggio e i suoi valori riflettono l’organizzazione sociale. E per come siamo messi, mala tempora currant…

    un abbraccio

    Ps: grazie per la segnalazione 🙂

  7. Come spesso accade credo che anche l’emancipazione della donna dipenda dall’estrazione sociale. Noto con tristezza che nel sottoproletariato ancora il ruolo della donna è quello che era decenni fa. E non solo tra chi da quella generazione proviene, ma anche e soprattutto tra le giovani di 20 anni che dovrebbero invece essere cresciute in un’epoca in cui l’emancipazione femminile è forte e ben presente.
    Insomma, lunga è ancora la strada da percorrere perché l’emancipazione femminile sia completa. Lunga e culturalmente difficile.
    A presto,
    Andrea

  8. Approposito, grazie per il link. Controricambiato.
    Andrea

  9. Come ha detto bene Emanuela, la domanda era: quanto noi stesse ci sentiamo liberate dalla cultura e dal pensiero maschile? Bella domanda. Nessuna risposta. Concordo in pieno.
    Mi consolo pensando che tanto sono una donna, difficilmente partecipo a comunità politiche in senso stretto, più facilmente mi muovo nel sociale, volontariato e opere di bene in generale… sempre al servizio di qualche identità forte e maschile, ovviamente.

    🙂

    Grazie a tutti per aver lasciato i vostri commenti, tutti molto interessanti. Ognuno di essi, da angolazioni diverse, invita alla riflessione. Nessuno escluso. E sono contenta che vi sia piaciuto il video.

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