Archivio per novembre, 2008

Terza Giornata Internazionale de* Difensor* dei Diritti Umani delle Donne – a loro volta soggetti/e a crescente violenza

Posted in Politica, Quelle che scassano, Società with tags , , on novembre 29, 2008 by Maria Rubini

Il primo riconoscimento esplicito che il diritto di difendere i diritti umani da parte della comunità internazionale esiste, ed è internazionalmente protetto è sancito da quella che comunemente è chiamata “Dichiarazione ONU sui difensori/difensore dei diritti umani” (formalmente la “Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, gruppi e organismi della società, a promuovere e proteggere i diritti umani riconosciuti come universali e le libertà fondamentali”, adottata come risoluzione 53/144 dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1998). Tale dichiarazione, basata su diritti già protetti da altri strumenti internazionali giuridicamente vincolanti (tra cui Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna – CEDaW, Convenzione internazionale sui Diritti Civili e Politici – ICCPR e Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali – ICESCR), è indirizzata tanto a Stati quanto a difensori dei diritti umani e a singoli soggetti. La Dichiarazione riconosce che difendere i diritti umani è esso stesso un diritto e spiega come i diritti umani si applicano ai difensori; inoltre, affermando i diritti dei difensori e gli obblighi degli stati a proteggere tali diritti, la Dichiarazione legittima l’attivismo a difesa dei diritti umani e riconosce che individui e gruppi possano svolgere attività nel settore dei diritti umani senza paura di rappresaglie.

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Vita, terra e libertà per il popolo palestinese

Posted in Politica, Società with tags , , on novembre 27, 2008 by Maria Rubini

Vita, terra e libertà per il popolo palestinese


NELLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER I RIFUGIATI PALESTINESI

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
SABATO 29 NOVEMBRE

Partenza ore 15 P.za della Repubblica

Nel disinteresse quasi totale dell’opinione pubblica, e con la complicità  dei cosiddetti paesi democratici, in Palestina continua a consumarsi la tragedia di un popolo privato dei suoi diritti elementari, primo fra tutti il diritto ad una vita degna per sé e per i propri figli.

Le politiche di occupazione e chiusura dei governi israeliani oltre che impedire con la forza e con l’illegalità lo sviluppo e la crescita pacifica di una popolazione, il suo diritto a determinarsi come entità politica in uno Stato, così come previsto dal diritto internazionale, mettono una seria ipoteca sulla possibilità di un futuro di pace per tutti coloro che convivono nella Palestina storica.
Questa politica è il logico compimento di più di sessant’anni di strategie tese all’esclusione e al rifiuto del diverso che, sin dal 1948,  hanno reso palese l’obbiettivo dei governi israeliani: avere uno stato ebraico puro, una terra dove il numero degli arabi fosse ridotto al minimo.
La resistenza palestinese , in tutte le forme che essa ha sviluppato in questi anni, è stato l’unico argine all’annientamento di un popolo, alla sua definitiva scomparsa e dispersione. A questa resistenza, noi sentiamo di dover portare la nostra solidarietà sollevando e tenendo ancora viva la questione palestinese in occidente e nel nostro paese .

In questo quadro vanno inserite le tante manifestazioni di solidarietà internazionale, da quelle più piccole, operate quotidianamente dal tessuto associativo che opera attraverso i tanti momenti di solidarietà diretta, alle operazioni di rottura dell’infame embargo anti-palestinese, come quella portata avanti di recente a Gaza.
Per tenere desta questa attenzione, specie in un contesto fortemente segnato dalla regressione politico culturale dell’Italia verso uno strisciante razzismo di massa, è necessario anche giungere a manifestazioni pubbliche e di massa che, negli anni scorsi, hanno contribuito a mantenere, con le poche forze disponibili, la questione palestinese dentro l’agenda politica italiana, a dispetto di quanti avrebbero voluto marginalizzare il problema.
Le priorità sono quelle degli ultimi anni, anche se col passare del tempo la situazione è andata sempre più peggiorando. La manifestazione del 29 novembre chiede:

– La fine dell’occupazione e del furto delle risorse naturali, in primis l’acqua

– Il diritto al ritorno, nella Palestina storica , per i rifugiati palestinesi.

– La fine del blocco economico contro la popolazione di Gaza..
– La distruzione del muro
– Lo smantellamento degli insediamenti colonici israeliani.
– La liberazione dei prigionieri, innanzitutto.
– Per uno stato palestinese con Gerusalemme capitale
– La revoca degli accordi di cooperazione militare e commerciale tra Italia e Israele

Campagna nazionale 2008 anno della Palestina

Giornata Internazionale contro la violenza alle donne

Posted in Politica, Quelle che scassano, Società with tags , , , on novembre 25, 2008 by Maria Rubini

Il 25 novembre si celebra laGiornata internazionale contro la violenza alle donne”, una data scelta in ricordo delle tre sorelle Mirabal, torturate, stuprate e uccise dai servizi segreti militari di Santo Domingo, nel 1960, sotto la dittatura di Trujillo, per aver voluto visitare dei prigionieri politici.

Una data importante e un’occasione per promuovere azioni contro la violenza alle donne e per creare una coscienza collettiva, affinché gli autori di tali violenze non rimangano impuniti e le vittime prive di qualsiasi possibilità di risarcimento.

Per commemorare degnamente questa DATA, ieri,  lunedì 24 novembre, alle ore 10.30, il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, il Sindaco di Milano Letizia Moratti, il Presidente della Fondazione Ania per la Sicurezza Stradale Sandro Salvati, e l’Ass. alle Politiche sociali del Comune di Milano Mariolina Moioli, hanno presentato alla stampa il progetto “Scatola rosa: per automobiliste più sicure”. Il progetto ha l’obiettivo di offrire una maggiore sicurezza alle donne al volante e di rispondere ai rischi cui le donne guidatrici incorrono sulle strade: incidenti, guasti meccanici, aggressioni e atti di violenza.

Di questo avevamo bisogno!

MENO  MALE  CHE  MARA  C’ E’


Venezuela – Vince il PSUV ma festeggia l’opposizione

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on novembre 25, 2008 by Maria Rubini

In pratica festeggiano tutti, ma l’opposizione festeggia di più. Il chavismo vince in quasi tutte le regioni (che si chiamano stati), ma l’opposizione vince in quelle più ricche e popolate (Miranda, Zulia, Distrito Capital, Carabobo, quasi la metà della popolazione).  17 su 22 è un risultato che, in qualsiasi democrazia, verrebbe festeggiato come una grande affermazione. Qui no, perché quel fiume in piena che era la rivoluzione socialista sta rientrando negli argini, e rispetto alle ultime regionali nel 2004 l’opposizione avanza. Avanza dove non se l’aspettava neanche lei: conquista Caracas. Ledezma sorprende tutti, e si impone sull’onesto chavista Aristobulo Isturiz. Entrambi avevano già governato la città. La capitale però aveva perso smalto : paradossalmente i petrodollari hanno acuito il caos cittadino,  la città, da sempre invivibile, è peggiorata.  A ciò vanno aggiunti i 5 anni di crescita economica, che hanno creato una nuova borghesia, gente dei settori popolari che fatto il loro ingresso nella felice società dei consumi, ha iniziato a ragionare come classe media borghese, cambiando la tavola delle proprie priorità (proprietà contro giustizia sociale, sicurezza contro partecipazione), e allontanandosi dal discorso socialista. L’opposizione vince anche nella regione Miranda (che comprende parte di Caracas), e praticamente controlla tutta la capitale. Anche a Miranda si è optato per un cambio, rispetto al ricco (troppo) socialista Diosdado Cabello.

Il chavismo trionfa invece nel municipio Libertador (i municipi sono sottodivisioni di Caracas, con molti poteri operativi, Libertador è il più esteso e popolato), Jorgue Rodriguez raccoglie i frutti del predecessore Freddy Bernal, che negli ultimi due anni aveva apportato alcuni miglioramenti nella sua parte cittadina, liberandola dai venditori ambulanti e migliorando l’illuminazione, oltre al decongestionamento della via principale .

Nello Zulia invece l’opposizione mantiene le sue posizioni, vince praticamente il partito di Rosales, che aspetta di sapere se lui verrà eletto sindaco di Maracaibo. E’ una partita molto sentita, soprattutto perché Rosales molto presto potrebbe trovarsi in galera, come gli ha promesso Chàvez invitando la magistratura a controllare tutti i casi di corruzione.

L’opposizione vince anche nel ricco stato di Carabobo, dove la divisione chavista ha favorito la vittoria di Henrique Salas Feo (47,77%), mentre lo show-man Mario Silva perde  con il 44,25%, e il dissidente Acosta Carlez ha ottenuto solo il 6%. Se avesse perso Carabobo, Hugo avrebbe mandato i blindati. La promessa verrà mantenuta? Probabilmente no.

Si festeggia invece a Barinas, dove il fratello di Hugo succede al padre, e conferma la dinastia C. al governo della regione. Non era scontato, vista la forza della dissidenza chavista.

E infine l’opposizione si conferma sull’Isola di Margarita, e vince anche nel Tachira. Tutto il resto è rojo rojito.

Si attendono i risultati dei municipi di Caracas. L’oppozione con Carlos Ocariz vince Sucre, mancano i risultati di Chacao, El Hatillo, Baruta, dove dovrebbe aver vinto l’opposizione. Solo Libartador- come abbiamo visto- rimane socialista.

In sintesi: il Psuv vince, ma perde Caracas.

(Fabiola Colmenares perde a Vargas)

di Piero Armenti

Libera Liberazione in libera Satira – LiberiamoPaparazzin

Posted in Politica, Rifondazione, Società with tags , , on novembre 23, 2008 by Maria Rubini

Oggi è domenica. Non so voi, ma io come ogni buon cristiano che aspetta la domenica per santificare la festa andando a messa, aspettavo la domenica per acquistare Liberazione e deliziarmi con il paginone satirico Paparazzin . Era un’ appuntamento al quale non rinunciavo. Come sappiamo, a causa dei problemi interni al quotidiano, dei quali non intendo trattare qui (nè è la sede appropriata nè si ha la competenza per farlo) si è deciso che non è più il caso nè di ridere nè di sorridere. Ricomponiamoci tutti e cerchiamo di essere seri. Niente più Paparazzin.

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Manifestazione contro la violenza maschile

Posted in Quelle che scassano, Società with tags , , on novembre 22, 2008 by Maria Rubini

La violenza maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio.

Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 donne, femministe e lesbiche per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e repressive e torneremo in piazza anche quest’anno perché i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d’oggi, peggiorano. Continua a leggere

Cose di casa nostra – La solita orchestra, i soliti accordi

Posted in Comunismo, Politica, Rifondazione with tags , , on novembre 20, 2008 by Maria Rubini

Oggi vorrei proporvi un’articolo che condivido delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista del Circolo Guevara di Napoli. Come tutti sanno, Rifondazione dopo l’esito del turbolento Congresso di luglio ha deciso di ripartire in basso e a sinistra, scegliendo una strada non facile ma con la convinzione che questa sia la scelta giusta: tornare nei conflitti in mezzo alla gente e riguadagnare la loro fiducia, perchè per noi le sedi istituzionali sono un mezzo e non un fine. Ci troviamo dunque a combattere non solo con i problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare nei territori, ma purtroppo anche  con quelli all’interno del nostro stesso partito, dove ancora una parte di esso, rappresentato dall’attuale minoranza, non si arrende all’esito chiaro e preciso che ha sancito il Congresso. A lato inserisco una foto del Che per ringraziare i compagni del Circolo Guevara per questo bell’articolo, e perchè penso che sia perfetta… chissà cosa starà pensando in questo momento il Che ad osservare un gruppo di minoranza che al’interno di un partito che si chiama Rifondazione Comunista non si arrende a ribadire che oggi la parola “comunismo” è indicibile…

Questo è lo stato dell’arte all’interno del nostro partito.

Finalmente nella minoranza di Rifondazione qualcuno si dev’essere accorto che la campagna mediatiaca per provocare una scissione era troppo smaccata e che per adesso è più conveniente restare, il tempo che basta per servirsi del simbolo di Rifondazione alla stessa stregua di un “brand” col quale racimolare voti nel corso delle tornate elettorali del 2009. Il copione è noto.

Sul versante interno gran parte dei quadri intermedi legati a Bertinotti e Vendola non ha nessuna intenzione di lasciare il partito. Non è orgoglio di bandiera, è che il partito dà loro da mangiare. Molti sono funzionari, altri ricoprono cariche pubbliche o godono di nomine in consigli di amministrazione, alcune decine fanno i giornalisti.

I loro dirigenti (da Bertinotti a Vendola, a Migliore) devono aver compreso di stare affrettando troppo le cose e di non essere ancora in grado di offrire alcuna garanzia di sussistenza a tutta questa gente (per la verità non tantissima, il partito è piccolo), ma non risulta abbiano cambiato idea sulla prospettiva di fondo, a giudicare dai discorsi che fanno sulla possibilità di offrire candidaure a elementi esterni a Rifondazione o appartenenti ad altre forze politiche a sinistra del Pd.

L’intervista a Paolo Ferrero sul manifesto del 14 novembre fa capire molto bene la posizione sua e della maggioranza che lo sostiene: lavorare a una sinistra pluralista, dove la forza complessiva sta nell’autonomia e nella capacità di rafforzamento di ciascuna cultura politica; volere l’unificazione di forze diverse e il superamento del Prc è un’altra storia.

Diventa sempre sempre più indispensabile aprire una discussione per interrogarsi su cosa significhi la parola “comunista”, su cosa sia oggi il comunismo e quali prospettive apre per la società umana, il punto che ci divide dal compagno Vendola e dai suoi sostenitori non è questo, ma è l’uscita di Rifondazione dal comunismo che essi propongono. Questa posizione presuppone l’idea di un’altro partito politico. Che provino pure a farlo, ma che non sia più a spese del Prc.

La loro retromarcia, se di retromarcia è il caso di parlare, ci sembra solo un ripiegamento temporaneo, dettato dalla considerazione che è meglio fare la “costituente” che dichiarano di volere servendosi della struttura del Prc (e del suo marchio) invece che uscendone fuori, dove sul piano politico non varrebbero più niente.