Della serie “Non solo Cuba” – In Colombia il Governo è responsabile del 97% delle violazioni di diritti umani

Appena pochi mesi fa il generale Mario Montoya, comandante dell’esercito colombiano si prendeva il merito della liberazione di Ingrid Betancourt e si faceva fotografare con lei. Adesso è nella polvere e si è dovuto dimettere per le sue responsabilità nelle esecuzioni extragiudiziali di 12 persone. E’ la punta dell’iceberg di almeno 1.483 esecuzioni extragiudiziali da quando Álvaro Uribe (oramai sotto accusa per le proprie responsabilità dirette) è presidente. Con uno studio della delegazione asturiana per i diritti umani che tira le somme: “il 97% delle violazioni dei diritti umani in Colombia è colpa del governo”. Sindacati, insegnanti e salute sono tra i principali settori sotto mira.

Probabilmente mai in 60 anni di guerra civile colombiana la violazione dei diritti umani è stata elevata alla categoria di Politica di Stato, come è stato nell’epoca di Álvaro Uribe e George Bush. Secondo l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Navi Pillay la pratica delle esecuzioni extragiudiziali è “diffusa e sistematica” nella Colombia di Uribe che invece la stampa italiana presenta come un paese praticamente pacificato se non fosse per le FARC che sono la scusa ufficiale, docilmente fotocopiata dai media, per il terrorismo di stato e le violenze equamente distribuite tra esercito e paramilitari.
Sotto l’egida della guerra al terrorismo tutto è nascosto e presentato come necessario per combattere la guerriglia. Ma chiunque lavora sul campo della grande tragedia colombiana si rende conto di come le FARC siano oramai la foglia di fico per un progetto di espropriazione neoliberale di milioni di ettari di terreno fertile per consegnarle alle multinazionali dell’agroindustria.
La conferma più tangibile di ciò è stata di recente l’ammissione di responsabilità da parte della multinazionale bananiera Chiquita. Questa ha ammesso di non essersi limitata a finanziare i gruppi paramilitari con almeno 1.7 milioni di dollari ma di avere essa stessa importato in Colombia 3.000 kalashnikov e 5 milioni di cartucce poi utilizzati in tutto il nord del paese per massacri di civili che nulla avevano a che vedere con la guerriglia. E la Chiquita non è la sola multinazionale coinvolta nelle violazioni di diritti umani. Con questa a diverso titolo sono coinvolte Coca Cola, Nestlé, BP, OXI, Repsol, Drummond, Cemex, Holcim, Muriel, Glencore-Xtrata, Anglo American, Bhp Billington, Anglo Gold, Monsanto, Smurfit Kapa – Cartón de Colombia, Multifruits S.A. – Delmonte, Pizano S.A, Maderas del Darién, Urapalma S.A, Dyncorp; Unión Fenosa, Aguas de Barcelona, Canal Isabel II, Endesa, Telefónica y TQ3.
E’ quanto conferma il rapporto asturiano che mette insieme un’enorme quantità di dati che censiscono, è solo un esempio che da quando Uribe è presidente fino al 31 dicembre 2007 sono già stati assassinati 419 sindacalisti, 26 sono attualmente desaparecidos, 29 sono stati sequestrati, 10 torturati, 1573 sono minacciati di morte, 243 sono stati costretti ad abbandonare la loro città, 232 sono stati arrestati in maniera arbitraria.
Un altro settore particolarmente minacciato è quello degli insegnanti, leader naturali soprattutto nelle zone più isolate e quindi spesso coscienza critica della comunità. Dal 2001 ad oggi 349 maestri sono stati assassinati. Lo stesso avviene nella salute, con almeno 117 morti in un accerchiamento sistematico ai principali diritti civili che sono quelli che trasformano una democrazia formale in sostanziale.
Diritti sul lavoro, educazione e salute appaiono essere i primi nemici della Colombia di Álvaro Uribe, di quella che un lustro fa raccontò Guido Piccoli nel suo saggio per Feltrinelli Il paese dell’eccesso.

E intanto i nostri media parlano d’altro

Fonte: Latinoamerica – Gennaro Carotenuto

86 Risposte to “Della serie “Non solo Cuba” – In Colombia il Governo è responsabile del 97% delle violazioni di diritti umani”

  1. baronebirra Says:

    Sai, cara maria, volevo postare io questa notizia ma ci ho rinunciato e ho “ripiegato” su un’altra perchè ero convintissimo che l’avessi postata tu. Io amo l’America Latina, ma, dato che la ami anche tu era impossibile non trovare questo post oggi.
    Detto questo…

    E’ meglio che non dica cosa pensi della Bentacourt, è davvero meglio.
    Uribe-Bush, il binomio malvagio e terribilmente sanguinario è piuttosto evidente, come è piuttosto evidente che le FARC sono nate tantissimi anni fa con un ideale – a mio parere – ben giusto, lodevole e precisissimo. Poi, c’è stata una deriva impazzita, è inutile negarlo, come è inutile negare che questa deriva molto probabilmente è dovuta anche al dilagare del paramilitarismo e delle continue aggressioni militari-paramilitari-governative al popolo colombiano.
    I Numeri parlano chiaro, le mani di Bush e di Uribe grondano di sangue.

    ps: bella la cosa di usare colori diversi per evidenziare certi passi del post, forse l’hai fatto volutamente…ho provato a leggere il post con “l’aiuto” dei colori e devo dire che si capisce benissimo anche cosi di cosa parla.
    Brava 🙂

  2. Mattia, perchè non dovresti postarla anche tu? I miei visitatori non sono per forza i tuoi e i tuoi non sono i miei. C’è bisogno di far girare l’informazione il più possibile, parlo di quell’informazione che i media trattano velocissimamente come fosse un ‘impiccio. Si deve lavorare in questo senso Mattia.
    Certo che le sottolineature sono volute (e anche il tiotolo).
    Mattia, ma con chi credi di avere a che fare?
    😉

    Un abbraccio e buona giornata

  3. Bè, alcuni dei lettori sono praticamente gli stessi, ho trovato una notizia altrettanto interessante e ho fatto una scelta, che non è dovuta solo al fatto che sapevo di trovare questa notizia anche qua, ma anche ( cit Veltroni ) ad una scelta personale.
    Comunque, da me c’è un post che riguarda ANCHE ( cit. Veltroni ) una personcina che ti sta tanto simpatica 😛

    ahaha dai ti prendebo in giro con quel “forse l’hai fatto volutamente”

    Un abbraccio anche a te, buona giornata 🙂

  4. Ma Carotenuto forse è contento che la ripostate anche altrove… 😉

    Comunque quel “non solo Cuba” coglie il punto alla perfezione.
    grazie
    gc

  5. Ahahahaha

    Caro Gennaro, la notizia, passerà anche sul mio blog, non sarebbe la prima volta, attingo spesso dal tuo blog ovviamente citandolo, un tempo ci commentavo pure ,ma ho dimenticato la password con la quale mi loggavo -.-“!!!!

    ps: aspetto ancora un post sull’EZLN, in una e-mail ti dichiaravi non tanto d’accordo sui loro metodi, ti chiesi un post e non l’hai mai fatto.
    Ai ai…è proprio vero che i Prof Universitari sono scansafatiche, qua, il Barone non sono solo io ahahahahaha

    😀 😀

  6. […] Della serie “Non solo Cuba” – In Colombia il Governo è …Con uno studio della delegazione asturiana per i diritti umani che tira le somme: “il 97% delle violazioni dei diritti umani in Colombia è colpa del governo”. Sindacati, insegnanti e salute sono tra i principali settori sotto mira. … […]

  7. mirco pereira Says:

    Questa, volta mi trovo pienamente d’accordo. Anzi, aumento la dose, le multinazionali, con a capo la Coca Cola, hanno vere e proprie squadre delle morte, in Colombia che terrorizzano, feriscono, ammazzano.
    Le F.A.R.C. , ora sono solo dei narcotrafficanti, sono la pezza che Uribe usa, per tenere uno stato sotto assedio. Un fraterno saluto Mirco Pereira

  8. Cara Maria, ogni promessa è debito. Intervengo dunque su questo tuo post colombiano, rivolgendoti due critiche. La prima (e più seria) riguarda il titolo. Che cosa significa, infatti, “non solo a Cuba”? Credo – avendo avuto modo di conoscere il tuo pensiero in proposito – di poter escludere che, con quella frase, tu volessi sostenere che, come a Cuba, anche in Colombia si ammazzano sindacalisti. E dò per scontato che tua intenzione fosse, al contrario, quella di comunicare il seguente concetto: mentre i media guardano la pagliuzza nell’occhio di Fidel, ignorano la trave (una trave intrisa di sangue innocente) piantata nel cranio della Colombia di Uribe. È così? Bene. Io credo che, in questo modo, tu finisca per svilire il problema, storicamente atroce, della violenza colombiana. Perché svilire? Semplice: perché, sotto quel titolo il problema della sistematica violazione dei diritti umani in Colombia viene usato, almeno in apparenza, in modo grossolanamente strumentale, come fosse una sorta di alibi. In sostanza: tu chiedi (o dai l’impressione di chiedere) al mondo di occuparsi di un paese dove il potere ammazza i sindacalisti, al solo scopo di NON parlare (ovvero, di coprire) un paese dove il potere vieta ai sindacalisti di esistere. Non mi pare giusto. Anzi, mi sembra un modo che intorbidisce il dibattito tanto sul lato cubano, quanto su quello colombiano. La seconda osservazione riguarda il documento del Comitato Asturiano (il cui testo in pdf si può trovare a questo indirizzo (http://www.nodo50.org/pachakuti/textos/hemeroteca/2008_2/imagen_08_2/4Informe.pdf). Considerarlo come una sorta “rivelazione” o di punto finale sulla vicenda, mi pare fuori luogo. Anche perché la delegazione asturiana non è stata in Colombia che un paio di settimane (dal 23 luglio al 3 agosto) ed il suo rapporto (interessante e meritevole) non è che una summa di precedenti e più approfondite ricerche (soprattutto quelle della ENS, Escuela Nacional Sindical). Inoltre, nell’articolo del Carotenuto, traspare una tesi che altera la natura del dibattito. Di Uribe si può scrivere tutto il male possibile, ma è del tutto inesatto sostenere – come l’articolo sembra suggerire – che la mattanza dei sindacalisti sia essenzialmente il prodotto della sua presidenza. In realtà – stando alle cifre del governo, forse esagerate, ma confermare, nella sostanza anche da altre fonti – il numero dei sindacalisti uccisi è diminuito, dal 2002 al 2006, del 74 per cento (anche se, a partire dal 2007 le cifre hanno ripreso la corsa verso l’alto). Così come sono molto diminuiti gli omicidi in generale e, soprattutto, i sequestri di persona. Sottolineo questo perché se non si parte da qui – ovvero: dal fatto che la politica di “seguridad democratica” di Uribe ha riportato significativi successi statistici e d’immagine – di Colombia si finisce per capire pochino.

  9. VIVACUBA! Says:

    Cavallini, come al solito MENTI SPUDORATAMENTE!!!!!! Come fai a dire che a Cuba non esistono i sindacalisti? A Cuba non esistono i sindacalisti come intesi da noi, cioè totalmente inutili se non a loro stessi, almeno da qualche decennio a questa parte. A Cuba il sindacato è PARTE IN CAUSA delle decisioni governative. Contrariamente a noi dove il Ministero del Lavoro è ANTAGONISTA del sindacato, a Cuba il Ministro RISPONDE al sindacato. Come dovrebbe essere in ogni paese civile………..
    Pontifica su quello che sai, non su tematiche che non conosci. Ma tu conosci solo il servilismo verso chi ti dà “la comida”, cioè i tuoi padroni. PERO PREPRATI, PRESTO RIMMARRAI SENZA CIBO.

  10. Anch’io mi unisco a quanti plaudono la scelta azzeccata di questo post……..chi segue questo Blog sa beissimo con chi ha da fare.
    Personalmente sono d’accordo con il Barone, la situazione colombiana è assai complessa: governo corrotto, complicità con mafie e paramilitari, guerriglia delle FARC in crisi.
    Ciò che manca è un vero movimento di opposizione, che elabori una poroposta autonoma e costruisca un progetto alternativo. O meglio, aqncora non c’è un soggetto che riesca a farsi spazio e assuma visibilità intrenazionale.
    Inquesto caso anche per chi si sente interazionalista, come già successo per Cuba, Nicaragua e Venezuela, sarebbe più facile lanciare campagne di mobilitazione in solidarietà a sostegno di un movimento progressista, democratico, per una Colombia libera dalle mafie e dalla violanza.
    Il punto però sono le FARC, molti, tra cui anch’io, abbiamo gardato alla loro esperienza con benevolenza, dopo gli ultimi fatti, però, è chiaro che sono ormai largamente infiltrate, e forse deragliate.
    La parabola delle FARC coincide con quella di una nazione lacerata.
    Già discutendo e riflettendo, però, sul il caso colombiano, denunciandone la mancanza di diritti umani è un atto importante, sicuramente non sufficiente, ma decisivo per mettere in luce le violenze ed i sopprusi che il popolo colombiano deve sopportare.

  11. Gennariello!!! Ma quanto sei BELLO!

    Il commento sessista non è per niente casuale, racchiude tutto ciò che penso di te, caro Gennaro 🙂
    Saprei io a chi darla in mano Liberazione, eccome se lo saprei…
    E chi vuol capire capisca.

    Torno ora e appena possibile leggerò i commenti di Pereira e Cavallini, e risponderò, intanto un sempre grazie all’instacabile Carotenuto che fa un lavoro formidabile, e ne approifitto per mandarti il saluto particolare di Fabio de Nardis che ultimamente è in giro per tutte le università del Paese come le trottole, ora è ad Urbino. Come sai bene il Movimento continua, e meno male!

    Un forte abbraccio. E grazie a te!

  12. mirco pereira Says:

    Mi spiace, parlare di Cuba, i questo interessante post sulla Colombia.
    Ma scusa “vivacuba” sei mai entrato in una fabbrica cubana, in un ufficio? Hai mai visto la bacheca dei sindacati? Lo sai i sindacati cubani cosa organizzano prevalentemente? te lo dico….I compleanni dei dipendenti….
    Comunque basta, parliamo di Colombia, dove lo sfruttamento, delle multinazionali, le vere proprietarie, assieme ai narcotrafficanti del paese.
    Sulle F.A.R.C , il discorso è lungo, sono comunque gli eredi del cartello di narco Colombiani.

  13. baronebirra Says:

    Pereira..pereira…pereira….MA CERTO! Quello della foto della riunione!!!!!

    Aspetto con ansia la foto!!!!!!!!

  14. mirco pereira Says:

    Ho chiesto come postarle, ma non ho avuto risposta, ho le foto del gramma do ieri, con un bel articolo….Mirco

  15. baronebirra Says:

    Io non penso che Maria rifiuterebbe una tua e-mail, la sua e-mail è pubblica.

  16. Per VIVACUBA
    A Cuba i sindacati esistono, o meglio, esiste il sindacato. Nel senso che esiste un’organizzazione che, con la benedizione del governo, si definisce tale. Il suo nome è CTC (Confedaración de Trajadores de Cuba). E trattasi di un’organizzazione invero fortissima. Tanto che può vantare un numero di iscritti pari al 100 per cento dei lavoratori dell’isola (il 76 per cento del totale, esclusi i contadini e i “particulares”). Peccato che non si tratti di un sindacato, bensì di un’appendice del potere politico (i suoi dirigenti vengono scelti dal PCC) il cui compito è quello di assicurare che i traguardi di produzione stabiliti da quest’ultimo vengano rispettati. Non ha il diritto di organizzare scioperi, perché gli scioperi sono proibiti dalla legge, né quello di aprire trattative di sorta con lo Stato, proprietario di pressoché tutti mezzi di produzione. La legge proibisce anche, esplicitamente, la creazione di organizzazioni sindacali alternative. E chi sgarra finisce in galera. Tu, caro VIVACUBA, dici che il ministro risponde al sindacato. Ma l’ovvia verità – per chiunque non sia un propagandista da strapazzo – è che tanto il ministro quanto il sindacato rispondono al PCC (dalla Costituzione definito “forza dirigente superiore”). Che a te tutto questo piaccia, è evidente. Ma il fatto che a te piaccia non trasforma la CTC in un libero sindacato. Piuttosto trasforma te in una persona che ammira un regime totalitario che pretende servilismo nei confronti di chi gli da – o, più spesso, che non gli da – la “comida”. Buon pro ti faccia.

  17. Cavallini Eccomi.
    Ti confido che delle tue critiche ho capito ben poco.
    Mi compiaccio però che il livello di discussione da parte tua si è alzato, e questo non può farmi che piacere. Alla prima critica, che tu ritieni la più seria, ti rispondo in poche parole. Il mio titolo non è “Non solo a Cuba”. Il mio titolo è “Non solo Cuba” e per essere più precisi “Della serie “Non solo Cuba”. Con questo viene a cadere tutta la tua critica. Quella più seria.
    La seconda, meno seria, è appunto, come la definisci benissimo tu stesso, meno seria. Diciamo più che altro una polemichetta che non intacca minimamente l’autenticità e la veridicità dell’articolo di Carotenuto.
    Inoltre, se mi posso permettere io una piccola critica sul tuo commento, ti vorrei far notare che dire che il numero dei sindacalisti uccisi è diminuito non è come dire che le morti di malati di cancro sono diminuite. Le morti dei sindacalisti che hanno come mandante il Governo Uribe non avvengono per cause naturali, chiaro? Che facciamo, gli diamo pure un premio perchè ne sta ammazzando di meno? Ma poi dici che dal 2007 il numero si è di nuovo rialzato, e quindi va bene così. Era solo per capirci meglio.
    Un caro saluto

    A Pereia non rispondo perchè mi sfugge l’ironia del suo commento.

  18. Allora una cortesia a Cavallini e a Pereira.

    Qui si parla di Colombia e non di America Latina in generale. Nel post su Cuba nessuno di vuoi due si è sognato di far paragoni con altre realtà Latino Americane in modo strutturale come state facendo nuovamente qui. VIVACUBA ha risposto all’ennesima vostra provocazione per tornare a focalizzare l’attenzione della discussione sempre su Cuba.
    Vi consiglio di darci un taglio. Sennò ve lo dò io a tutti e due.
    Spero di esser stata chiara.

  19. Per Ale Perrone
    Mi pare ingiusto affermare che in Colombia manchi “un vero movimento di opposizione”. Il Polo Democratico – che già per due volte ha vinto le elezioni a Bogotà – ha in se forze molto interessanti. Ed anche la cosiddetta società civile sta dando prova di grande vitalità. Mi pare che la tua visuale, caro Alessandro, sia falsata dal fatto che tu ti senti, in qualche modo, orfano delle Farc (le quale “deragliate” lo sono almeno da una decina d’anni).

  20. mirco pereira Says:

    Nessun tipo di ironia, appoggio in toto l’articolo da te postato. Amo la sincerità,sia su cuba, o di qual si voglia argomento. La Colombia, paese che purtroppo le cronache tralasciano, vive una situazione tragica, appunto come scrive lo scritto da te pubblicato. La situazione è totalmente in mano alle multinazionali, non solo statunitensi, che fanno, assieme ai narco trafficanti,il cattivo e bel tempo in quel paese. Il governo di Uribe, con la scusa delle FARC, tiene tutto sotto controllo, con l’ esercito. Ho anche un amico, morto ammazzato, per mano di” sconosciuti”, al soldo di multinazionali. Pensa quanto posso essere ironico. Per il fatto dei sindachi cubani, se si aprirà un post apposito rispondo.
    Domattina, ora tua, ti invio e-mail con relativa foto, e commento, spiegandoti doverosamente alcune cose. Fraterni saluti Mirco.

  21. “Il Polo Democratico – che già per due volte ha vinto le elezioni a Bogotà – ha in se forze molto interessanti”.Cavallini ma ti rendi conto delle cazzate che dici,era meglio che sparivi,mi sembri un veltroniano di destra.Lenin chiamava quelli come te “puttane della politica”…..,dato che siamo in tema di sud-america diciamo che sei un nipotino stupito di Mario Vargas Llosa,come era bello il neoliberismo eh Cavallì……..

  22. Uribe è il novello Videla, il novello Strossner, il novello Pinochet, il novello Franco.
    Non ci sono altre chiacchere da fare!

  23. baronebirra Says:

    Bbbooniii bbbboniiiii che Maria s’incazza…bbboniiiiii… 😉

  24. siete deprimenti,ma come ha fatto il povero Fausto a sopportare per tanti anni simili mediocrità.
    Altro che rifondazione comunista voi potete fare i ritardati comunisti.

  25. il precedente messaggio non l’ho mandato io

  26. Davvero non hai capito, Maria? Dev’essere proprio così, perché la tua risposta è, nella sua inconsistenza, a tutti gli effetti, surreale. O meglio: surreale è la tua pretesa di avere, una volta per tutte smontato la mia critica, riportando di nuovo, e per intero, il tuo titolo. Bene, Maria, provo a spiegarmi meglio. Se tu pubblichi un’articolo sulla violazione dei diritti umani in Colombia sotto il titolo “Per la serie: non solo Cuba” – “Cuba” o “a Cuba” non cambia proprio nulla, non ciurlar nel manico, Maria – questo non può che essere interpretato come un invito a cambiar tema. Il tuo messaggio – se mi sbaglio correggimi, ma con argomentazioni un po’ meno raffazzonate – è, per quel che io capisco, questo: piantatatela di rompere le balle sulla questione della mancanza di libertà a Cuba e parlate, piuttosto, di quel che accade in Colombia. È così, Maria? E, se non è così, perché hai messo la frase “non solo Cuba” nel titolo di un’articolo dedicato alla Colombia? In attesa di una spiegazione, ti ribadisco la mia opinione. Se davvero, come tutto lascia credere, la mia interpretazione del tuo titolo è esatta, io credo che questo sia un modo per svilire il tema dei diritti umani in Colombia. Perché? Perché quel tema – terribile e importantissimo -tu lo usi strumentalmente per evitare la discussione su Cuba. È un vecchio trucco, Maria. Basta leggere uno dei molti articoli di Gianni Minà – tanto per fare il più visibile e mediocre degli esempi – e lo si trova, questo trucchetto da baraccone, nella sua forma più becera. I media parlano degli arresti di dissidenti a Cuba? E lui si chiede, sdegnato, perché non parlino, invece, dei bambini del Guatemala che muoiono di fame. In questo modo mostrando scarso rispetto per il tema della libertà in generale e, anche, per i bambini guatemaltechi, usati come paravento. Adesso ti è chiaro il concetto? Chiudo, prendendo atto del tuo perentorio invito – che conferma quanto sopra – a non parlare di Cuba. Ma non posso non farti notare, a questo punto, come inserire surrettiziamente la parola Cuba nel titolo di un articolo dedicato alla Colombia, non sia davvero il modo migliore per raggiungere l’obiettivo. Del resto già avevo capito, nel corso della mia breve frequentazione del tuo blog, che tu – come Gianni Minà ed il suo fido scudiero Gennaro Carotenuto – appartenete alla categoria di coloro che pensano che il miglior modo per discutere di Cuba sia quello di non parlare di Cuba. Io, in ogni caso, come Garibaldi, obbedisco. E parlerò, d’ora in poi solo di Colombia. Permettimi solo un’ultima annotazione. Se davvero quello che ha scritto VIVACUBA sui sindacati a Cuba è per te sufficiente, vuol dire davvero che quasi un secolo di storia in generale – e di storia del comunismo in particolare – è per te passato invano. Auguri ( echiedi al mc che ha mandato il messaggio su Bertinotti di cambiare firma)

  27. VIVACUBA! Says:

    Cavallini, Cavallini! Proprio tu parli di servilismo? Sei eroico!!!!!! Ma tu credi di avere a che fare con degli imbecilli?
    Ti rode che a Cuba ci sia un sindacato VERO eh! E tu menti nuovamente dicendo che “i suoi dirigenti vengono scelti dal PCC”. I dirigenti sindacali sono scelti dai lavoratori con congressi e libere elezioni. Faresti bene a conoscere la storia della CTC, potresti imparare qualcosa di interessante da scrivere, però per questo non ti pagherebbero….
    Facciamo una cosa per risolvere la questione, fammi sapere quando sei a Cuba, andiamo insieme alla sede del sindacato, tu esporrai la tua tesi, loro ti risponderanno in merito. Questa volta farò io il cronista, non pagato ovviamente non sono come te, e riporterò su questo blog l’evento senza cambiare una virgola, lo giuro, io non sono venduto a nessun padrone. Così ci si divertirà un poco………
    Spero che non fari come il tuo Direttore, che sostiene cha a Cuba vige una feroce dittatura ma continua imperterrito a rifiutare un confronto con chi è in gradio di contrastare le sue tesi inventate tra un salotto televisivo e l’altro mentre si pettina il ciuffo con la mano.
    Sempre a tua disposizione, attendo di fissare l’appuntamento.
    Hasta pronto

  28. il precedente messaggio non l’ho mandato io.

  29. Corsi e ricorsi……..ciò che non riuscì a fare Cavallo(Domingo) tentano di farlo i Cavallini…………

  30. Non credo, Maria, che quella sui successi della politica di “seguridad democratica” sia una “polemichetta”. Credo, anzi, che sia un punto decisivo per comprendere il fenomeno dell’alta popolarità di Uribe e lo stato delle cose nella Colombia di oggi. Demonizzare Uribe può forse servire a raccogliere gli applausi sguaiati di Maurone e di Andrea (che evidentemente neppure sa che cosa sia il Polo Democratico), ma solo a questo. E mi pare che l’articolo di Carotenuto, spacciando per “rivelazioni” il riassunto di vecchie verità – dimenticandone altre – non sia andato molto più in lá.

  31. VIVACUBA, non hai letto il messaggio di Maria. Qui non si parla di Cuba. Mettiti in riga.

  32. Maria hai capito vedi anche di aggiornarti sui sistemi usati dalla polizia a genova nel 2001 e sulle campagne razziste della lega con contorno di ronde,altrimenti non capirai mai la popolarità del berlusca e di bossi.Guarda Fini tenta di fare il fascista moderato e non raccoglie nulla.Dai non fare polemichette.Poi vuoi mettere quel gran genio di Hitler,giustamente cavallini l’avrebbe apprezzato ma solo per studiarlo attentamente,per capire le ragioni del suo successo,che cazzo quei coglioni di comunisti tedeschi sterminati quasi per intero,milioni di ebrei,ma c’è cavallini che per amor di comprensione in ogni epoca storica come direbbe il De Andrè “s’arrabbai s’indigna s’impegna e poi getta la spugna con gran dignità” e dopo ovviamente s’allea al vincitore……

  33. In fabbrica dove lavoro, quando c’è lavoro, ogni tanto c’è qualche nuovo ingegnerino che si crede un so tutto io e ti spiega cosa si deve fare per migliorare la qualità su macchine che sono le stesse degli ultimi venti anni, e tu azioni ogni giorno, questi intelligentoni da noi vengono chiamati: “sapienza” o “la scienza”, o meglio: Mario Sapienza o Mario Scienza, perché essendo tutti uguali, tutti li chiamiamo Mario, nome che proviene dal video gioco “Super Mario Bros”.
    Di gente che si diletta a “fare la punta agli stronzi” ce ne una caterva e quando la conosci scopri che ha una particolarità comune: non si toglie mai dalle palle.

  34. Cavallini, cercherò di spiegarmi meglio anch’io sul titolo.
    Come ben sai, il problema dell’informazione è molto, molto serio. Sorvolo sulla questione Gianni Minà e “lo scudiero” Gennaro Carotenuto, faccio finta di non aver letto e ti invito sempre a contenerti e a far mente locale sul senso delle proporzioni.
    Detto questo ti faccio notare come ho scritto in rosso e in grassetto l’ultima frase dell’articolo: “e intanto i media parlano d’altro”.
    Caro Cavallini, se vogliam fare un dibattito serio, equilibrato, equilibrata deve essere l’informazione. Se questa si preoccupasse di diffondere equamente le buone e le cattive notizie di TUTTI i paesi latinoamericani, io non avrei tirato fuori questo titolo. Ti faccio un esempio banale. Il governo del Però per corruzione ha dato le dimissioni un po’ di tempo fa. Ne hai sentito parlare da qualche parte? Non penso proprio. Non esiste un giornale, dico uno, UNO veramente che ha riportato la notizia. Come ben sai in rete si cerca di diffondere il più possibile ciò che normalemte a casa seduti in poltrona non ci giunge.
    Chiudo dicendoti che se ogni giorno, ogni momento io leggessi queste notizie sulla Colombia e sul Perù nello stesso modo in cui vengo bombardata dalle notizie che mi arrivano da Cuba, ti darei ragione. Ma siccome così non è, non mi puoi chiedere di mettere sullo stesso piano l’informazione. E sapere che ci sono persone come te che usano questi trucchetti anche in rete, dove almeno tra noi, tra chi l’informazione SE LA VA A CERCARE, caro Cavallini, perchè a mia nonna, al mio fruttivendolo e al mio parrucchere queste notizie non arrivano, mi intristice. E siccome sei un giornalista, mi intristisce ancora di più la cosa.
    Mi sono spiegata meglio?

  35. Non capisco una cosa: ma mc o cavallini o come c…o si chiama, che fa, ci dorme sul blog di Maria? Ma che lavoro fa, lo spione dei blog filocubani? E poi tutte quelle argomentazioni assurde e snervanti, dove le trova, chi è la fonte, dabliù in persona o Padre Sandro Bondi?
    Sapete cosa mi dà fastidio? L’insistenza e il suo sentirsi verbo. Ha ragione sempre e comunque lui. Mi ricorda il dabliù italiano, quello che dà dell’abbronzato al Presidente eletto.
    Vista la nostra avversione verso il nanetto nazionale, dovrebbe capire autonomamente che comincia a diventare pesante e meglio farebbe a cedere il passo a persone più intelligenti, con cui, anche se su posizioni opposte, si possa dibattere.
    Mi sa che devo segnalarlo al Brunetta assatanato, così lo ridimensiona.
    Un saluto a tutti, tranne che a uno.
    Va bene così?
    mauspezz

  36. Sei stata chiarissima, Maria. Non particolarmente convincente, ma chiarissima. Concordo con te – e come potrebbe essere altrimenti – sulla natura asfittica, talora grottescamente provinciale dell’informazione (specie quella internazionale) in Italia. Ma mi pare che la teoria del complotto anti-Cuba, tanto cara al Carotenuto, non stia in alcun modo in piedi. Si parla molto di Cuba perché la rivoluzione cubana è stata un elemento centrale nella storia latinoamericana (e non solo latinoamericana) del XX secolo. E perché Fidel – anche se ormai fisicamente e mentalmente fragile – del XX secolo resta pur sempre l’ultimo dei grandi personaggi. Cuba affascina. Ed io credo sia un bene che se ne parli molto. Né penso che lo spazio dato a Cuba vada a discapito del resto dell’America Latina. Qui, negli Usa, io ho letto senza alcuna difficoltà, sui grandi media, tutto quello che c’era da sapere sui “falsos positivos” colombiani, sulle dimissioni di Montoya, sul rimpasto governativo in Perù, sulla crisi boliviana, sulle elezioni amministrative in Cile, sulla nazionalizzazione del sistema pensionistico in Argentina, sul “maletingate” venezuelano e quant’altro. Se questo non accade in Italia è perché il mondo ha poco spazio, in genere, nei nostri media. Per innato provincialismo, non per calcolo. In realtà la mia impressione è che quel che ti disturba non sia il fatto che si parli molto di Cuba, bensì il fatto che se ne parli male. O, più precisamente, che se ne parli affrontando il tema della mancanza di libertà (a mio avviso centrale per interpretare i destini dell’isola). Comunque sia, accetto entusiasticamente il principio base di questo tuo secondo intervento. Quando si parla di Cuba, si parla di Cuba (il buono, il brutto e il cattivo). E quando si parla di Colombia, si parla di Colombia. E a questo proposito voglio porti una domanda. Come leggi tu le dimissioni di Montoya? Si tratta della conferma di una tragedia (il persistere della violenza di stato), o di un segnale positivo? Ti spiego: che le forze armate, spesso in combutta con le milizie private (le AUC, ultimamente) ammazzassero civili è cosa vecchia di alcuni decenni. Ma è la prima volta che un generale – e per di più un generale al culmine della popolarità dopo la liberazione di Ingrid – è costretto a dimettersi per questo. Tu che ne pensi? Te lo chiedo perché vedo che in alcuni interventi – ricolmi di volgarità come quello di Andrea, o più meditati come quello di Perrone – si dà per scontato che in Colombia non vi sia (al di là d’una guerriglia orma prossima alla sconfitta) alcuna vera alternativa. Io non sono d’accordo.

  37. Per Mauspez. Mi dispiace averti annoiato. Per far meglio avrei però bisogno di qualche indicazione più precisa: quali sono le mie “argomentazioni snervanti”? In che modo sono stato “verbo”? Sappi, comunque, che sono prontissimo a cedere il passo a persone più intelligenti. A te, per esempio. Prova, se ti riesce, a scrivere qualcosa di intelligente (o anche di non tanto intelligente)sulla Colombia, tema del post di Maria. E vedrai che, non solo io, ma tutti gli altri ti daranno strada.

  38. mirco pereira Says:

    Maria devo farti i complimenti, per il tuo blog. Veramente frizzante, e interessante. Massimo, complimenti anche a te per le puntuali e approfondite disamine. Poi essere d’ accordo o meno, è la cosa meno importante secondo me, è utile approfondire per poi capire e questo blog, con piu’ punti di vista aiuta molto. Complimenti.( senza ironia). Grazie, Mirco.

  39. Riporto anche qui il commento che ho lasciato sul precedente post di Cuba.

    Mirco i tuoi saluti fraterni non ci fanno cambiare l’opinione che abbiamo di te. La tua risposta ad Alessandro ne è la dimostrazione. Definire il comunicato che ti ha mandato Alessandro come comunicato di propaganda è di una malafede inaudita. Di propaganda, caro Mirco, in quel comunicato non c’è proprio nulla. Ma tutto è buono per ribadire che gli Stati Uniti non sono il top, ma certamente il meno peggio. Ogni occasione è buona per denigrare la Rivoluzione, anche il più trasparente dei comunicati.

    Ti ringrazio per i complimenti che mi fai per il blog, e inviterei Elio, Alessandro e tutti coloro che in buona fede portano avanti il discorso su Cuba, di smetterla. Lo dico amichevolmente, perchè se non ve ne siete accorti, Cavallini si ferma nel post della Colombia e Pereira continua la propaganda dell’impero su quest’altra parte del blog.

    Siccome il blog è mio e decido io come impostare la priorità di dibattito, invito tutti i compagni e amici che frequentano il mio blog di non cadere in queste provocazioni e tattiche meschine.

    Grazie a tutti

  40. La Colombia è uno dei pochi stati sudamericani rimasti fedeli all’impero americano. E con la scusa della lotta al narcotraffico, gli Americani insegnano alcuni “trucchetti” per far fuori i dissidenti.

    E’ curioso vedere che anche loro, quando ultimamente hanno attaccato i manifestanti indios inermi, hanno detto che c’erano le FARC con loro.

    Tutto il mondo è uguale.

    ps seguo anche io Carotenuto, anche se non commento…

  41. Elpidio valdez Says:

    Ovviamente Maria, mi conformo al tuo invito alla “quaresima rossa”. Permettimi solo di dire che se anche dovessimo parlare de tempo meteorologico, magari citando le previsioni riguardanti un arcipelago di isole…. di tu sai dove, colui che non può essere nominato….tu sai chi, si farà vivo a denunciare che le previsioni dell’istituto di tale arcipelago è solo un sporco imbroglio di un un vecchio infermo ed instabile che colà ancora comanda.

    Scusa!

    Me voy, c’è un “Media Cara” qualsiasi da sistemare…..
    Hasta pronto, nos vemos.

  42. grazie Maria!
    mi sono segnata i siti di Gennaro Carotenuto e Gianni Minà
    buona giornata a te e tutti! 🙂

    http://it.youtube.com/watch?v=ymlpnitQmYo

  43. Grazie a te Paola per questo splendido video, che non conoscevo!

    Purtroppo oggi non posso trattermi come vorrei a discutere con voi, ma risponderò appena posso alle pertinenti e interessanti domande che mi ha fatto Cavallini.
    Però ora, dopo aver visto e ascoltato a tutto volume questo video, voglio cantarla a squarciagola e condividerla con voi questa grande verita!
    Hasta la victoria siempre!

    De pie, cantar
    que vamos a triunfar.
    Avanzan ya
    banderas de unidad.
    Y tú vendrás
    marchando junto a mí
    y así verás
    tu canto y tu bandera florecer.
    La luz
    de un rojo amanecer
    anuncia ya
    la vida que vendrá.

    De pie, luchar
    el pueblo va a triunfar.
    Será mejor
    la vida que vendrá
    a conquistar
    nuestra felicidad
    y en un clamor
    mil voces de combate se alzarán,
    dirán
    canción de libertad,
    con decisión
    la patria vencerá.

    Y ahora el pueblo
    que se alza en la lucha
    con voz de gigante
    gritando: ¡adelante!

    El pueblo unido, jamás será vencido,
    el pueblo unido jamás será vencido…

    La patria está
    forjando la unidad.
    De norte a sur
    se movilizará
    desde el salar
    ardiente y mineral
    al bosque austral
    unidos en la lucha y el trabajo
    irán,
    la patria cubrirán.
    Su paso ya
    anuncia el porvenir.

    De pie, cantar
    el pueblo va a triunfar.
    Millones ya,
    imponen la verdad,
    de acero son
    ardiente batallón,
    sus manos van
    llevando la justicia y la razón.
    Mujer,
    con fuego y con valor,
    ya estás aquí
    junto al trabajador.

    Y ahora el pueblo
    que se alza en la lucha
    con voz de gigante
    gritando: ¡adelante!

    El pueblo unido, jamás será vencido,
    el pueblo unido jamás será vencido…

  44. Questi sono gli stati che piacciono agli USA…

  45. Bhe, in Italia penso che il governo sia responsabile del 70% dei problemi sociali. Se poi fa team con la mafia sfiora il 99%. Non stiamo messi meglio neppure noi. 😦

  46. -Non capisco una cosa: ma mc o cavallini o come c…o si chiama, che fa, ci dorme sul blog di Maria? Ma che lavoro fa, lo spione dei blog filocubani?-

    SI. E LO PAGANO PER QUESTO. Mica scemo il cavallino eh?

  47. cara Maria,
    in questi giorni non sono stata molto presente perchè ho trovato lavoro( sono in controtendenza con la crisi mondiale 😉 )

    sul blog di Ramon non riesco più a trovare il filo del discorso ( soprattutto per intrusi vari che sviano verso l’insulto e non si riesce a capire iò senso della discussione come eravamo abituati)

    Ho letto il tuo post, come sempre proponi pezzi interessantissimi.
    che dire, io sto aspettando l’insediamento di Obama per quanto riguarda l’america latina. La mia paura è che gli USA, orientati più verso il medio-oriente durante l’amministrazione Bush, adesso riversino le loro attenzioni al sud-america e provochino danni come in passato.

    sicuramente non possiamo ignorare le mosse e le strategie del governo di Washington che in quell’area hanno sempre fatto il bello e (soprattutto) il cattivo tempo. Secondo me non si può prescindere dagli USA. che ne pensi?

    in abbraccio
    Laura

  48. No Cavallini, purtroppo non vedo queste dimissioni come un segnale positivo, magari lo fosse! Diciamo che Montoya è stato costretto a dimettersi perchè ormai indifendibile dallo stesso Uribe. Per spiegare l’esecuzione degli undici giovani seppelliti in una fossa comune lo scorso settembre l’esercito aveva definito il ritrovamento dei cadaveri come “morti in combattimento”, mentre erano vere e proprie esecuzioni. E’ per questo motivo che Uribe è stato costretto a destituire ventuno persone appartenenti agli alti comandi militari. Mentre Montoya presenta le sue dimissioni una organizzazione denunciava un nuovo ritrovamento di altri 120 cadaveri in una fossa comune nella zona di Medellin.E’ probabilmente per questo che Uribe ha deciso di allentare la sua pressione per modificare la costituzione e ottenere così il terzo mandato presidenziale. Di fronte ai 75 voti contrari del Congresso rispetto ai 40 favorevoli in relazione all’emendamento costituzionale che prevedeva la proposta di una sua nuova rielezione, Uribe ha preferito per il momento non insistere. Il suo obiettivo resta però fermo: cercare di aggregare l’Articolo 19 alla riforma costituzionale e farla votare ai colombiani per mezzo di un referendum che potrebbe mantenerlo in carica fino al 2014. Uribe ha già dichiarato che vorrebbe avere la possibilità di un terzo mandato per prolungare il suo programma di “sicurezza democratica”, per gli attivisti dei diritti umani quindi, gli indigeni e i partiti d’opposizione c’è poco da sperar in positivo.

  49. Ciao Laura bentornata.
    Come vedi anche qui la situazione non è delle migliori in quanto ad inquinamento di blog. Ma pazienza, come si dice a Napoli tiramme innaz

    Obama tu dici. E’ tutto da vedere Laura. Intanto a ottobre ha dato un grosso colpo a McCain quando questi ha cercato di guadagnare punti menzionando la Colombia in un dibattito televisivo. Te lo riporto.

    “Lasciami rispondere. Lo capisco sufficientemente bene: la storia in Colombia è che tuttora i leader sindacali sono stati oggetto di assassinio in maniera piuttosto consistente, e nessuno è stato processato per questo. Dobbiamo appoggiare i diritti umani, assicurarci che la violenza non venga perpetrata contro i lavoratori che intendono semplicemente organizzare un sindacato”. (Barack Obama, candidato presidenziale del Partito Democratico degli Stati Uniti, Hofstra University, Hempstead, New York, 15 ottobre 2008. Citato da Juan Carlos Vallejo).

    Ora, è chiaro che di primo acchito la cosa fa sperare, ma non è per niente semplice e facile, e Obama lo sa. Davanti a questa situazione, e con l’evidenza della criminalità del Plan Colombia, potremmo azzardarci a chiedere a Barack Obama, tenendo in conto che l’anch’egli democratico Bill Clinton fu il propiziatore del nefasto Plan Colombia: ma si rende conto di quello che ha detto?
    Comunque qualcuno disse “dalle loro azioni li riconoscerete”
    😉

    Un forte abbraccio

  50. baronebirra Says:

    Cara Maria, mi scuso tantissimo con questo Off Topic

    Volevo solo informare te, e i tuoi cari lettori, che, Eluana Englaro ha appena ricevuto il diritto di volare via con dignità.
    Ho postato sul mio blog.

    Saluti.

  51. Io credo, invece, che qualcosa si stia muovendo in Colombia. Alvaro Uribe è un derivato delle Farc. Nel senso che ha vinto le elezioni dell’anno 2002 – rompendo la gabbia del tradizionale bipolarismo della pseudo democrazia colombiana – come conseguenza del fallimento del processo di pace del Caguán. Ha vinto (e rivinto nel 2006) facendosi interprete del sentimento anti-Farc che percorreva il paese. Ed ha, da questo punto di vista, governato bene. Nel senso che, come promesso, ha fatto la guerra alle Farc, nell’immaginario collettivo divenute le prime responsabili del fallimento delle trattative di pace e considerate (con buona ragione) il cardine dell’industria dei sequestri . Ora la mia impressione è che Uribe stia per cader vittima dei suoi successi. Perché essendo ormai le Farc sull’orlo di una storica disfatta (anzi, di una disfatta che, per molti aspetti, già si è consumata) si assiste ad un risveglio della società civile che, al di là della “guerra alla guerriglia”, reclama anche democrazia e giustizia. Io credo che anche la grande marcia del 4 febbraio – che pure fu, per molti versi, una marcia anti-farc e pro governo – sia stata, in ultima analisi, un riflesso di questo risveglio. E che, nonostante le apparenze, abbia fatto più bene al movimento democratico (in tutte le sue componenti) che all’uribismo. Per questo Montoya ha dovuto fare oggi quello che altri generali, responsabili di altri massacri, non hanno mai fatto in passato. Non dico che i tempi dell’impunità – antichi quanto la Colombia – siano finiti, ma qualcosa, ripeto, si sta muovendo. Io sono abbastanza ottimista. Hai letto il libro di Fidel su “La Pace in Colombia”? Lo si può scaricare su Cubadebate. Io ho cominciato a leggerlo e lo trovo, noioso fino alla pedanteria. Ma con qualche spunto interessante.

  52. baronebirra Says:

    “Ora la mia impressione è che Uribe stia per cader vittima dei suoi successi”

    Ma per favore, ma quali successi e successi?!?!? Ma per favore!!!

    era un fantoccio di Bush!!!! F-A-N-T-O-C-C-I-O.
    lo sa pure mio cognatino che ha 11 anni!!

  53. baronebirra Says:

    Che poi, vogliamo parlare della rielezione del 2006?Parliamone.

    Nel 2005 o Uribe non poteva essere immediatamente rieletto , fece una riforma costituzionale che gli permise di ricandidarsi e di essere rieletto. E questo giochetto vuole rifarlo per il 3° mandato..ma per favore….

  54. baronebirra Says:

    e per finire… vergogna, il tuo Uribe voleva la Bentacourt MORTA e dopo si è felicitato della sua liberazione…un governo ladro, bugiarda, assassino e fascista ecco che cosa è quello di Uribe.

    A più tardi,e, scusate i 3 messaggi

  55. mirco pereira Says:

    L’ articolo era sul Gamma di ieri, parla che lui il comandante, ha pronta una risoluzione di pace per la Colombia. Purtroppo cose ad uso consumo interno, di Cuba. Comunque leggetelo tanto per capire che aria tira.
    Maria ti ho inviato e-mail.
    Un Fraterno saluto Mirco

  56. Il tuo cognatino si sbaglia Baronebirra. Ed ancor più ti sbagli tu quando, grande e grosso come sei, gli dai retta. Limitandoti a considerare Uribe un F-A-N-T-O-C-C-I-O di Bush non vai da nessuna parte. Uribe è stato il prodotto d’un molto definito processo politico che dovresti – se non vuoi far la figura di Andy Luotto (il comico di “BBuono No BBuono”) – analizzare come merita (e senza l’isteria che traspare dai tuoi multipli interventi). Quanto alle elezioni del 2006 verissimo che, per far passare il necessario emendamento costituzionale nel Congresso Uribe è (probabilmente) ricorso a giochi sporchi. Ma anche vero che, poi, ha vinto le elezioni con qualcosa più del 60 per cento (molto più di quattro anni prima). Merito, ti piaccia o no, dei suoi successi. O di quelli che gli elettori hanno interpretato come tali. Prova a ricominciare tutto daccapo partendo proprio da questa domanda: perché tanta gente ha votato per Uribe? E vedrai che giungerai a conclusioni un tantino più razionali.

  57. Cavallini, i commenti dovevano essere due, non tre, ma il secondo è “partito” prima da solo e non so perchè.
    Chiarito questo piccolo dettaglio, spiego alcuni dei motivi per i quali Uribe, può essere considerato l’ennesimo presidente fantoccio.

    Tu sai bene che qualcosa come più di 300 mila bambini sono esclusi dalla scuola elementari causa tagli. il 95% dei giovani non può economicamente ad accedere a quella superiore. Sai benissimo anche che l’approvazione dei piani di tagli alle spese sociali in materia sanitaria, privatizzazioni degli ospedali, tagli alle spese sociali in materia di lavoro, ha portato all’aumento della disoccupazione al 30%.

    Ah, e visto che si parla di popolarità crescente, vogliamo parlare di un certo Chavez, presidente più votato dal 1958 con il 63%?

  58. i problemi al pc persistono. Il post precedente doveva finire con poche altre parole…ovvero con la risposta alla tua domanda

    Uirbe è stato rieletto a colpi di brogli, intimidazioni e i famosi “narco-dollari”, tutto ciò ha permesso Uribe di violare tutti i diritti umani, dal primo all’ultimo.

  59. mirco pereira Says:

    Barone della birra, per quanto sia d’ accordo con te, sulla catastrofe Uribe,
    tengo a precisare che al momento delle ultime elezioni, aveva presso la popolazione un altissima stima. Data per tanti motivi, non l’ ultimo la lotta, Vera o falsa ai rapimenti, vera piaga della Colombia in quel periodo.
    Ricordiamo che la nipote di Uribe, quando fu rapita, lui non si piegò al ricatto, immagina le coseguenze. Questo colpi’ l’immaginario collettivo, portando ad una vittoria alle sue elezioni. Le cose quando si parla di altri stati, altri popoli sono sempre difficili, poi ridurle ai nostri schemi personali è impossibile. fraterni saluti Mirco.

  60. No Pereira, non sono d’accordo con te, lo sono invece con Cavallini quando dice che piaccia o no, il gradimento di Uribe va alzandosi in percentuale. Ma a c’è un perchè. Sappiamo che la Colombia ha uno dei governi più lontani dall’interesse della gente. Gli accordi del Trattato di libero Commercio tra gli Stati Uniti e la Colombia, gestiti politicamente da Uribe, dimostrano come la politica di consegna delle risorse nazionali al capitale estero sia spalleggiata dai settori di destra. Destra che negli ultimi anni è cresciuta e ha consolidato il suo potere con l’appoggio, i finanziamenti e la collaborazione dei paramilitari e del narcotraffico. Oggi, in Colombia, i paramilitari, in un processo di apparente smobilitazione, proseguono non solo con il controllo territoriale e le intimidazioni alla popolazione, bensì legittimando la loro economia basata sul narcotraffico e sugli apparati militari. Grazie a questi metodi dominano intere regioni, nelle quali impongono loro candidati alle elezioni per il parlamento, candidati che quindi andranno a sostenere Uribe e la sua politica. Tra l’altro noti capi paramilitari, narcotrafficanti e proprietari terrieri, confessarono al mondo qualche anno fa che i loro soldi condizionavano il 60 percento del Congresso colombiano e che, con la nuova strategia di legittimazione e azione politica messa in piedi da Uribe, sarebbero arrivati ad avere l’80 percento della rappresentanza in Parlamento. E così è. E questi rappresentanti alleati del paramilitarismo non fanno parte di un solo gruppo politico, bensì sono distribuiti in sei partiti di destra. Regioni del paese come la Guajira, Santanderes, Antioquia, Bolívar, Córdoba e molte altre sono famose ormai per le infiltrazioni e l’incidenza paramilitare in istituzioni e governi locali. Questa strategia si sta espandendo anche in altre zone, in particolare in quelle d’importanza geopolitica ed economica, in vista della consolidamento dei grandi progetti di sviluppo previsti dal Trattato di libero Commercio.

  61. mirco pereira Says:

    Ne prendo atto, conosco solo una parte di quello che dici, quindi grazie per le informazioni..Mirco

  62. Io credo, Maria, che nella tua analisi ci sia un errore di fondo. Uribe è popolare non per i suoi rapporti con i paramilitari, ma perché ha combattuto (e battuto) le Farc. La forza di Uribe è nel paese, non nel congresso marcato dalla “parapolitica”. Come ben dimostra il caso della rielezione del 2006 tanto a sproposito citato qui da Baronebirra. Per far passare in Congresso l’emendamento costituzionale che permetteva la rielezione, Uribe (o il suo partito, o tutti e due) hanno dovuto corrompere alcuni congressisti (o almeno una congressista, Yris Medina). Ma poi le elezioni Uribe le ha vinte a mani basse. Lo scandalo della “parapolitica”, più che spiegare la popolarità di Uribe, ne mostra il lato debole. Avviando il processo di pace con le AUC, “Varito” ha aperto un vaso di Pandora che nessuno, a questo punto riuscirà chiudere. E questo anche (o soprattutto) perché, con le Farc indebolite dalla politica di Uribe – e qui sta, chiamiamolo così, il felice paradosso della situazione colombiana – la gente è più portata a guardare nell’abisso degli orrori perpetrati dai paracos. Ed a spingere per l’accelerazione del processo – mai completato in Colombia – di formazione d’un vero stato democratico. Oggi la destra è molto più debole di quanto non fosse solo un anno fa. E, paradossalmente, sono propri i successi nella guerra contro le Farc a renderla più vulnerabile e a rafforzare la società civile. Io, lo ripeto, sono ottimista. E credo anche che tu abbia una visione eccessivamente “deterministica” dei rapporti tra Colombia, Stati Uniti, Trattato di libero Commercio, gestione delle risorse e parapolitica. Le cose sono molto più complesse e contraddittorie di come le vedi tu (non ti spiego adesso perché sennò quest’intervento, già troppo lungo diventa chilometrico. Ma spero che ci siano altre occasioni per discuterne). Prova, intanto, a leggere il libro di Fidel (‘La Paz en Colombia”). È, per lo più, una tediosissima pubblicazione di vecchi documenti. Ed anche dal punto di vista dell’analisi non offre granché. Ma la parte sul Caguán è molto interessante. Ed aiuta a capire quel che è successo in Colombia negli ultimi sette anni.

  63. Assolutamente.
    Il caso della rielezione del 2006 citato da Barone Birra è proprio stato determinato da quello che tu definisci mio errore di fondo, che errore di fondo non è.
    Posso accettare che in un certo senso Uribe abbia potuto illudere le aspettative del popolo con la questione della guerra alle FARC, ma è marginale. I candidati alle elezioni sono tutt’ora sostenuti da paramilitari, trafficanti e proprietari terrieri. Difficile perdere elezioni così, non credi?
    Poi certo, le cose sono più complesse, ma sono più complesse anche per argomentare in modo convincente il tuo ottimismo. Che ripeto, io non ho. Fino a quando ci sarà Uribe è impossibile
    Leggiti la lettera che ha mandato a Uribe Esquivel pochi giorni fa. E’ nel mio precedente post sulla Colombia.
    Ciao e buona notte.
    E non dormire sul mio blog 🙂

  64. Cara Maria, passo a salutarti velocemente, torno con più calma.
    Cavallini bentrovato! Guarda un po’ si parla di Cuba e come per magia….
    Riguardo al tuo intervento Cavallini sono d’accordo che la destra è più debole di un anno fa, ma probabilmente sembra tale perchè va crescendo a dismisura la protesta popolare e sicuramente questa non è più vulnerabile per i successi contro le Farc (che mi sembra un ragionamento un tantino contorto,) quanto piuttosto perchè buona parte dei suoi rappresentanti sono in galera, perchè la Colombia è sempre più isolata in America Latina, perchè le violazioni dei diritti umani sono diventate imbarazzanti anche per gli Stati Uniti…

  65. Maria, solo per avvertiti che ho pubblicato un post sul libro di Fidel Castro Ruz, La paz en Colombia. Quello che i soliti saccenti definiscono con l’arroganza degli stolti “noioso fino alla pedanteria”, “una tediosissima pubblicazione di vecchi documenti”, prima ancora di averlo letto.

  66. Bentrovata anche a te Annalisa. Anche se dal tuo “…e come per magia”, vedo che ancora non ti sei del tutto liberata dal vecchio e molto puerile vizio – aihnoi quanto comune nella sinistra – di vedere un diabolico complotto dietro ogni forma di dissenso (e, nel caso specifico, dietro ogni mio intervento su questioni cubane. E questo anche quando, come adesso, è di Colombia che si sta parlando). Mah, chissà che anche tu, prima o poi, non diventi grande. Quanto alla destra colombiana ed al suo indebolimento, concordo con molte delle tue osservazioni, ma continuo a credere che, in prospettiva, sia proprio l’indebolimento delle Farc ad aprire le più interessanti prospettive di cambiamento. Trovi il ragionamento contorto? A me non pare, se si pensa che proprio la guerra alle Farc è sempre stato il punto principale della piattaforma uribista. Giusto per fare il più banale dei paralleli storici (da prendere, ovviamente, con le molle): anche Wiston Churchill, eroe della Seconda Guerra Mondiale, perse le elezioni a guerra finita. E, del resto, non sono certo l’unico a pensare che l’indebolimento delle Farc stia rafforzando la sinistra in Colombia. Quello che invece non è né contorto né diritto, ma semplicemente certo – lo dico a te Annalisa, ma anche a Maria – è che del tutto fuorviante è interpretare l’ascesa politica di Uribe come un esclusivo prodotto dell’appoggio ricevuto dai paras. Uribe è diventato quel che è diventato soprattutto perché, dopo il Caguán, ha saputo cavalcare – rompendo i vecchi schemi della politica colombiana – l’ondata di sdegno popolare verso le Farc e l’industria dei sequestri. Francamente non capisco perché vi rifiutate di riconoscere questa solare verità. A chi serve negarla?
    P.S. Per Maria. Ti prego, non chiedermi di non dormire sul tuo blog. Sai bene che quando la Cia ti paga, pretende che tu lavori 24/7. E che la Cia (o il suo più satanico ramo, quello dei “vendoliani”) mi stia pagando, già te l’han detto in tutte le salse molti dei tuoi più affezionati lettori. Dunque: lasciami lavorare .

  67. Carissimo Elio, ho letto tutto il libro di Fidel e mi pare che delle 250 pagine, almeno 200 siano del tutto superflue. Che necessità c’era di ripubblicare tutta la dichiarazione di Punta del Este? O le due dichiarazioni dell’Avana? Comunque adesso vado a leggere il tuo post.

  68. mirco pereira Says:

    Ma io ho letto il compendio, sul Gramma di mercoledi’, a mio modesto parere, mi sembra la solita cosa interna. Ovvero le solite cose che si inventa l’ apparato, per far vedere al popolo di essere ancora sulla scena mondiale.
    Cosa ormai tipica, in questo momento di declino del isla grande. Mirco.

  69. Solo per mettere in guardia chi potrebbe cadere vittima delle fandonie dei solit not, poi non scrivrò più, certe persone è meglio ignorarle tanto sono penose, leggerli ti rendono triste la giornata….
    Certo ce sei meglio di Spedy Gonzales MC. Come fai ad aver letto il libro? Non fare il furbo, basta fare il conto, tenendo conto delle sei ore di differenza di fuso orario, l’ora che hai postato tu dopo “averlo letto” e l’ora in cui è stato reso disponobile per renderci conto che hai scritto il tuo giudizio prima acora di leggerlo. Non ce l’avresti fatta nemmeno se avessi passato la giornata ad aspettare la pubblicazione, leggerlo e scrivere all’istante quì le tue considerazioni. Va bene che ti pagano per questo, ma l’orologio scandisce i minuti ed i secondi ancghe per te. Ma da uno come te ci sarebbe da meravigliarsi del contrario, anche perchè rischieresti il posto di lavoro…. Come, vedi sei in buona compagnia, Mirco Pererira alias il portoghese, alias Marco, alias……. è in perfetta sintonia con te, spara gli stessi giudizi prefabbricati (certo che parlare del declino di Cuba proprio quando il capitalismo internazionale è nella merda fino al collo…).
    MC, sei uno dei tanti “innamorati” di Cuba che vorrebbero insegnare la retta via da seguire alla sinistra dopo essere stati i fantocci in mano a coloro che sono riusciti in ciò in cui non è riuscita nemmeno la Cia e tutti i poderosi apparati della reazione intrnazionale, cioè distruggere la gloriosa sinistra italiana. Verrà il giorno che dovrete rendere conto alla soria, ma sopratutto a voi stessi, della vostra vigliaccheria. Che schifo dover diffamare e rinnegare per vivere…..
    Vado a vomitare….

  70. Caro Eliolibre, so di darti un dolore nel scrivere quello che sto per scrivere (e la cosa, credimi, davvero mi dispiace) ma così stanno le cose. Il libro di Fidel è di quelli che si possono leggere in un lampo. Se già – come certo è il tuo caso – hai un a discreta conoscenza della storia di Cuba e della Colombia, un buon 60 per cento del libro (ov vero: tutte le parti che riportano integralmente documenti già stranoti) lo puoi saltare a piè pari. Se già – come presumo, data la tua passione per la Colombia – hai letto i libri di Arturo Alape (due classici sulla storia della Farc di cui Fidel riporta interi brani), puoi risparmiarti un altro 10-15 per cento. Resta la parte relativa al ruolo di mediazione svolto da Cuba in alcuni momenti del conflitto colombiano (soprattutto durante la presa dell’ambasciata di Santo Domingo da parte del M-19, nel 1980), originale ed evidentemente tesa a magnificare il ruolo del medesimo Fidel, ma del tutto marginale rispetto alla più generale questione della pace in Colombia. E restano soprattutto gli (indiretti) scambi di opinione tra Fidel e Marulanda (o Reyes)nel corso delle trattative del Caguán (questi si davvero interessanti) ed i resoconti stenografici (piuttosto noiosi e non molto significativi) di successivi incontri tra Fidel ed altri (non identificati) capi guerriglieri. Più, ovviamente, le tre paginette finali con le conclusioni (che io ho, in verità, trovato piuttosto inconcludenti) del comandante en jefe. In tutto un’ottantina di pagine che si leggono in meno di un‘ora. Se tu non avessi perso tempo ad insultare me (ed a vomitare), probabilmente anche tu, quel libro, lo avresti già consumato e digerito. E potresti, per una volta, parlare con cognizione di causa. Ciao.

  71. Bè, dopo avervi letto non posso intervenire in alcun modo. Non ho letto il libro e il compendio è poca cosa per fare una critica al testo. Sempre ammesso e concesso che a qualcuno possa interessare la mia critica o quella di altri. Il libro di un GRANDE personaggio può piacere o meno, può annoiare o meno, può darci spunti interessanti di riflessione o meno, ma francamente esprimere giudizi mi sembra esagerato.
    Comunque ora non ho tempo per leggere quest’ultimo lavoro di Fidel.
    Lo farò appena possibile.
    Ciao a tutti

  72. mirco pereira Says:

    vedi, Elio mi spiace risponderti, l’ ho detto anche in privato a Maria.
    Quando sei a corto di argomenti,quindi spesso, insulti le persone, con menzogne.
    Nei post, del tuo simpatico blog, mi pare si chiama, vivacuba che resiste, le cose non sono andate proprio come dici tu, anzi il contrario.
    Del Porteghese sei tu che me l’ ho hai dato, quando ho detto che il mio cognome è di origine Portoghese, Tu mi ha invitato ad una ipotetica, Cena con ex ministro, Calos Lague. Poi Io ho evitato di scriverti, e tanto meno di leggerti vistp la pochezza delle tue argomentazioni. Tutto questo lo potete trovare nel post “uccidetela” nel simpatico blog di Elio. Scusa Rubini, Una rispota dovevo darla in mia difesa. Mirco.

  73. Pereira non ho riportato quest’informazione che ti riguarda, perchè francamente non cambiava la sostanza del dibattito, anzi, avrebbe alimentato ancora di più l’accapigliamento, che sinceramente mi ha stancato. Mirco Pereira, Marco, Mario Rossi, Mario Bianchi non cambia nulla.
    Elio ti invito moderare il linguaggio, mi riferisco ad espressioni tipo “vado a vomitare” et similia. Si possono esprimere gli stessi concetti in altro modo.

    Ora mi permetto di fare un invito a tutti e due, Pereira ed Elio. Le questioni di battibecco personale sarebbe opportuno ve le vediate tra voi. A noi non riguardano.
    Grazie

  74. cassandra Says:

    Mi sa’ che stavolta non potrai rispondere..caro Eliolibra
    hai imparato quelle 4 cose e le usi a partire da Cuba fino alla Corea..
    Aspetto paziente tua risposta al grande Cavallini,a me mi piace!!
    Cassandra

  75. Caro Cassandra,
    il fatto che Elio non possa rispondere non significa che il grande Cavallini ha ragione. Semplicemente non abbiamo ancora letto il libro. Ho una grande ammirazione per Fidel Castro come per tutti i personaggi che hanno fatto la storia e che, permettimi, non sono nè al tuo nè al mio livello tantomeno a quello di Cavallini. Tuttavia non azzardo mai nessun tipo di opinione se non so quello di cui si parla. E nemmeno prendo in considerazione gli appunti e le critiche altrui.
    E siccome il Cavallini non è per noi il Verbo, direi di darci un taglietto Cassandra alla questione, e invito anche te come ho fatto con Mirco di andare a discutere di questioni personali con Elio tra di voi.
    Grazie e alla prossima.

  76. Solo due parole per Cavallini, con il quale intendo non perdere altro tempo. Dire che il libro di 286 pagine si legge in un lampo, additrittura tu lo avresti fatto prima che sia stato pubblicato, e che la letturra “si può saltare a piè pari” è prorio l’ammissione che l’hai giudicato senza leggerlo. Ma su questo nessuno di noi ha avuto dubbi.
    A Mirco Pereira, Marco, il portoghese, ecc, rispondo invitando tutti ad andare a leggere il post del mil blog che lui cita, li ci sta la verità, lui stesso ammette di non aver abbandonato dopo aver fatto la figura del furbastro con il cambio di nck per ingarbuhgliare le carte. La verità è lì, lampante. Sei un provocatore in perfetto stile fascista e non ti smentisci Mirco Pereira, anche se cerchi di farlo bonariamente, tale rimani. Ne abbiamo avuto abbondanti esempi anche su questo blog. SIETE SERVI DEI PADRONI E BASTA. Se non lo foste non lo fareste, il resto sono chiacchiere inutili, avete scelto da che parte stare, perchè cercare di mistificare, mica siamo fessi.
    Cassandra oviamente non merita commenti.
    Ps. non ti dispiacere Cavallini, non mi dai nessun dolore, l’ho gia detto e lo ripeto cosa provo a leggerti,. Non lo ripeto altrimenti Maria si scandalizza. Io credo da sempre che un bel vaffa….. sia molto più efficace e meno volgare di certi concetti ingiuriosi scritti in maniera “corretta”. Non lo farò più quì ma non cambio idea. E non fidarti Maria di quello che il portocghese ti ha scritto in privato, è un volgare mentitore più volte smascherato.

  77. Caro Eliolibre, è proprio perché il libro l’ho letto che, con perfetta cognizione di causa, dico che intere sezioni si possono saltare a piè pari (e ti ho anche spiegato perché). Chi invece il libro non l’ha letto, sei tu, Eliolibre. Quello che tu riporti nel tuo post è, solo e soltanto, quello che gli uomini di corte hanno detto nel presentare il libro. Credo sia tempo che tu cominci, finalmente, a pensare con la tua testa invece di continuare ad insultare (talora vomitando, tal’altra no) chi già lo sta facendo.

  78. Ragazzi fatevelo dire: che noia che barba che noia!

    Ti ringrazio Elio del consiglio, ma credo di essere grande e vaccinata.
    Lascio questo altro tuo sfogo, ma sarà l’ultimo Elio. Avvisato.

    Lascio anche quello di Cavallini, che mi pare doveroso dopo questa tua uscita inopportuna. Ogni lettore ha una testa, Elio, e ragiona. Non urlando o facendo a gara a chi insulta di più che uno cambia idea, chiaro?
    Ora se dopo questo interviene Mirco Pereira e Cassandra prometto che cancellerò tutti i commenti. A partire da questo tuo, Elio.
    Ciao.

  79. orgoglio operaio Says:

    L’informazione dei nostri media sull’America latina e particolarmente su nazioni indigeste agli Stati uniti come Cuba, Venezuela o Bolivia, è stata sempre scorretta e spesso perfino grottesca. Ma ci sono periodi, come quello attuale, di profonda crisi dell’immagine degli Stati uniti e della credibilità dell’Occidente, in cui questo atteggiamento diventa quasi un insulto per l’intelligenza degli stessi lettori.

    Come si fa a credere ancora in un paese, definito bandiera della democrazia, dove i processi senza prove a presunti terroristi sono cominciati nella base di Guantánamo di fronte a “commissioni militari” e non di fronte a tribunali con giudici e avvocati? Ma l’informazione occidentale ha smesso di porsi questo interrogativo. Scegliamo a caso fra alcune notizie inquietanti degli ultimi mesi, curiosamente ignorate, nascoste o minimizzate dai grandi mezzi d’informazione anche del nostro paese, un paese del G8, dove ogni giorno sottolineiamo di essere democratici.

    Le FARC a mio avviso che sono nate per motivi molto nobili purtroppo sono degenerate e ora vengono ingiustamente considerate un’organizzazione terroristica sia dall’ONU che dal UE.
    La loro legittima e necessaria lotta risiede non solo nel diritto universale alla ribellione, quando a governare un popolo è un regime oppressore, ma anche nel quasi mezzo secolo di resistenza eroica e nell’assenza totale di una reale agibilità politica per fare opposizione in modo legale, come l’ennesimo e recente assassinio di un sindacalista colombiano per mano degli apparati statali, Guillermo Rivera Fúquene, dimostra.
    Gli appelli fatti da i vari esponenti europei per la liberazione dei numerosi ostaggi che sono nelle loro mani ,sono senzaltro giuste e legittime ma deve essere accettato anche il fatto che le FARC possano fare opposizione in modo legale e non essere emarginati ,anche perchè sono il 30% della popolazione colombiana e non 4 gatti ,questa la ritengo la soluzione migliore e che può salvaguardare parecchie vite umane da entrambe le parti .

  80. Grazie orgoglio operaio per questo bellissimo intervento.
    In verità avrei voluto approfondire la questione, purtroppo ho ritenuto più opportuno rimandare, visto la degenerazione del dibattito. Degenerazione causata non certo da amici e compagni che frequentano il mio blog da due mesi (ha iniziato l’attività a settembre), ma per l’intervento di chi si ostina a portarte anche qui quelle informazioni scorrette che già troviamo in abbondanza sui giornali e su tutti i media.

    Condivido la riflessione sulle FARC, e riporto un mio stesso commento che avevo lasciato un po’ di tempo fa qui su un mio altro post precedente sulla Colombia.
    Non è facile far comprendere a chi non conosce la storia e la realtà colombiana che la Colombia non è un paese democratico in lotta con un problema di terrorismo interno. Tutt’altro. Siamo davanti ad un Governo per il quale trattare significa essere sconfitti. Certo i metodi della guerriglia sono sbagliati ma sono gli unici, vista la violenza istituzionale. La Colombia è un paese in cui muoiono più sindacalisti e giornalisti che in ogni parte del mondo e dove la presenza militare degli Stati Uniti è pari a dieci volte quella di ogni altro paese latinoamericano. Del resto nascono continuamente movimenti di massa antigovernativi come il Movimento boivariano per la nuova colombia, il Partito Comunista clandestino, tutti diversi nel loro modo di agire e nel grado di coscienza e strutturazione dei loro attivisti e militaristi, ma fatto è che le lotte sociali si sono moltiplicate, ciò significa che le FARC non sono paragonabili alle Br nostrane, tanto per intenderci. In Colombia chiunque mette in discussione i privilegi delle oligarchie muovendosi alla luce del sole in un ambito legale viene perseguitato, arrestato, fatto sparire o ammazzato.
    Quindi? Che si fa? Bisognerebbe togliere le FARC dalla lista dei terroristi dell’Unione Europea come condizione per la ripresa di negoziati di pace. Questa è la cosa più democratica ed antiterroristica che si possa fare.

    Detto questo ne approfitto per fare un chiarimento dopo il mio ultimo intervento, chiarimento per il compagno Alessandro e per l’ amico Elio. Penso che la mia posizione e il mio giudizio nei confronti della Cavallini & C. sia chiaro e limpido, credo di averne dato dimostrazione in molti modi, ma a scanso di equivoci lo ribadisco. Quello che pensa Alessandro e quello che pensa Elio di Massimiliano Cavallini lo penso anch’io. L’ho espresso senza dargli del fascista, ma dicendogli anche di peggio, se non ve ne siete accorti. Il modo di intervenire di orgoglio operaio è quello che si addice di più al mio modo di intendere un dibattito su forum. Ecco perchè mi piacerebbe uscissimo tutti fuori dalla dimensione del carnevale e del talk show, dove le voci si accavallano tra imprecazioni e insulti.
    Quello che vorrei far capire a tutti i compagni e amici che mi seguono, è che io non ritengo gli interventi di Cavallini “provocatori” a tal punto da censurarli. Semplicemente Cavallini si ostina a farci vedere una Cuba e una Colombia che già ci fanno federe TUTTI i media. Altro non è che una copia di mille riassunti, come recita il testo di una canzone. E allora, uno si chiede, perchè insistono in un blog dichiaratamente di sinistra che vuole cercare di fare informazione corretta? MAh! vedete voi. Io non esprimo giudizi. Più di qualcuno ha fatto notare come un “professionista” si ostini giorno e notte ad invadere siti “filocubani” et similia. E’ solo passione? Davvero? E di grazia, che lavoro fanno queste persone?
    Ecco, quando dicevo ad Elio che cà nisciun è fess, come dicono a Napoli, intendevo questo. E non c’è bisogno di aggiungere altro.
    Volete proprio sapere cosa ne penso in riguardo al fatto se Cavallini ha letto o no il libro di Fidel, visto che ve la siete presa per questo? Io penso che non l’abbia letto. Ma anche se l’ha fatto non mi interessano i suoi giudizi. E’ mia abitudine ascoltare opinioni e giudizi di gente che stimo. Tutto il resto è noia e, come dicevo prima, solo copie di mille riassunti che troviamo a iosa su tutti i media.

    E con questo abbraccio Elio e Alessandro, che so molto amareggiati per quell’ultimo mio intervento. Ma lo strale non era per voi.
    E chiudiamo qui.
    Un abbraccio.

  81. Cara Maria, non insisto, perché a questo punto mi sento come uno che, entrato in una chiesa di cui non condivide il culto, ha fatto litigare il prete con il sagrestano (o i due sagrestani se tali, con qualche sforzo di fantasia, vogliamo considerare Eliolibre ed Alessandro). Un solo consiglio (che tu ovviamente non accetterai). Se davvero vuoi fare informazione (alternativa o meno) cerca di avere più rispetto per i fatti. Perché io, in questo blog, posso aver detto cose giuste o cose sbagliate, intelligenti o stupide. Ma sono sempre partito da fatti e da opinioni che sui quei fatti si basavano. Quello che è tornato indietro sono stati insulti (spesso molto volgari) e calunnie. O, più precisamente: quella che è tornata indietro è l’idea che i fatti e le opinioni sui quali basavo i miei interventi – giusti o sbagliati, intelligenti o stupidi – non potessero essere che “prezzolate provocazioni “(mi pare che questa sia stata l’espressione più frequentemente usata, spesso adornata da ben più scurrili accenti). Gli insulti e le calunnie, cara Maria, non sono “informazione” (né mainstream, come oggi si dice, né alternativa). Gli insulti e le calunnie sono soltanto insulti e calunnie, il riflesso di una paura che, come in tutti i culti, finisce per trasformarsi in preghiera. Come quella, sempre la stessa,che Eliolibre recita alla “Cuba che resiste” ogniqualvolta qualcuno insinua il demone di qualche scomoda verità tra le pareti della chiesa. Se vuoi fare informazione, devi offrire qualcosa di più di preghiere ed anatemi. Se vuoi fare informazione, Maria, devi cercare il dibattito e non rifuggirlo con la furia degli insulti e delle calunnie, e, insieme, con il tono piagnucoloso di vuole essere lasciato in pace con i suoi dogmi. Detto questo ti mando qui di seguito, in guisa di saluto, l’intervento che, a proposito del libro di Fidel, avevo mandato, nell’illusione di aprire un confronto, al sito VIVA CUBA (lo avevo scritto soprattutto per rispondere all’accusa di aver criticato Fidel senza averlo letto). Elio, impaurito, l’ha censurato. Lo dubito molto, ma se davvero volete discutere del contenuto di “La Paz en Colombia”, io resto a disposizione. Ciao.

  82. Eliolibre, Maria ed Alessandro, mi dispiace, interrompere il vostro idilliaco dialogo su un libro che ancora dovete leggere. Ma, avendo già letto il libro, mi sento in dovere di avvisarvi. Non aspettatevi granché. Di Colombia il libro parla molto poco. E quando lo fa, lo fa ripubblicando vecchi e conosciutissimi libri (quelli di Arturo Alape, autentici classici sulla storia delle Farc). Fidel, in realtà, parla soprattutto – e senza alcuna originalità, visto che, per lo più si limita a ripubblicare vecchi documenti, storicamente fondamentali ma, anch’essi, stranoti – di se stesso, della sua rivoluzione. Ed anche quando parla di Colombia, lo fa soprattutto per ricordare il suo ruolo di mediatore in alcuni momenti del conflitto. Oppure per rammentare i suoi scambi di opinione (diretti o, più spesso, indiretti) con Tirofijo o altri dirigenti delle Farc (o, in quelche caso, con presidenti colombiani). In nessun momento Fidel si sforza di analizzare – al di là del resoconto dei suoi colloqui attraverso la pubblicazione di trascrizioni stenografiche o di pubblicazione di vecchi “informes” – le ragioni che hanno portato al fallimento delle trattative di pace del Caguán. O di indicare la via per una ripresa dei colloqui di pace. L’unica cosa che emerge con chiarezza – e questa è la cosa più interessante di tutto il libro – è che Marulanda non ha mai avuto intenzione di arrivare ad un accordo di pace. La sua strategia prevedeva infatti – contro il parere “tecnico” di Fidel – l’uso della trattative di pace per rafforzare militarmente le Farc (ovvero: per raggiungere il livello di 30.000 combattenti, da Marulanda ritenuti necessari per stabilire l’equilibrio strategico-militare indispensabile per avviare vere trattative di pace o, in una più lunga prospettiva per conquistare il potere). Il che è esattamente quello che, al momento della rottura delle trattative e della riconquista del Caguán, il governo imputò alle Farc. Il pensiero di Fidel è tutto racchiuso nelle tre pagine dell’Epilogo. Ed è davvero poca cosa. La critica a Marulanda è, come detto, circoscritta ad un mero fattore tecnico militare. E questo vale anche per la critica alla politica dei sequestri. (”Es conocida – scrive Fidel – mi oposición a cargar con los prisoneros de guerra…”, dimenticandosi che l’impopolarità delle Farc è dovuta non al “cargar con prisoneros de guerra” (che vanno nutriti e sono d’impiccio), ma al fatto che sequestravano civili a fine di lucro. Questo è quello che penso io, dopo aver letto il libro. Aspetto le vostre opinioni. Anche se ad Alessandro vorrei dire anticipatamente questo. Forse Fidel è davvero “un poeta estinto che succhia il midollo della vita”. Ma di certo è stato anche un leader assoluto (molti lo definiscono un dittatore) che ha succhiato il midollo a molti poeti vivi. Giusto per fare qualche nome: Heberto Padilla, Reynaldo Arenas, Raúl Rivero.

  83. Caro Cavalllini,

    introduci il discorso con “non insisto” e poi continui.
    Io ho detto quello che dovevo dire. Soprattutto sull’opinione che ho di te e dei tuoi interventi. Penso di esser stata chiara. Chiarissima. Quello che dici tu lo troviamo OVUNQUE. Io in un blog che non mi si addice non ci starei nemmeno un minuto. Ti invito ad andare altrove perchè per te questo è un posto sbagliato. Ti avviso che se hai intenzione di continuare così, taglio. Non ci penso due volte. Non sta a te decidere che tipo di informazione voglio fare io e come voglio farla. Inizio davvero a stufarmi, non ho piacere ad avere continui ingressi di gente che contraddice ogni intervento di ogni mio lettore fino allo sfinimento, al punto che un dibattito di SINISTRA, trasparente, come l’intervento fatto ultimo sulle FARC non si riesca più a farlo.
    Non sentirti in dovere di avvisarci nemmeno sul libro di Fidel che non abbiamo ancora letto, perchè non teniamo in conto la tua opinione. La tua solfa la lascio, ma sarà l’ultima -avvisato-, ma non la leggo neppure, e ho spiegato anche il perchè.
    Ti consiglio di non insistere. Perchè taglio. E non ci penso due volte.

    Cavallini mi stai stancando.

    Punto.

    Ciao

  84. Corioso, corioso davvero. tanto accanimento contro il libro di Fidel, di solito per stroncare una “ciofeca” bastano poche parole.
    Come ho scritto da Elio, non ho letto il libro, sono però colpito dal tempismo con cui Fidel interviene in una doscussione così decisiva per l’area caraibica. Mi pare una mossa intelligente, di chi sa bene che così spariglia le carte in tavola dei potentati dell’unico paese, che in quella regione geopolitica, rappresente direttamente gli interessi del Nord America.

    Maria, ti ringrazio e confermo tutta la mia stima ed ammirazione.

  85. Non intendo riaprire la questione con Cavallini, solo due parole per rispondere alle sue nuove provocazioni ed agli insulti (mi da del sagrestano e del vigliacco….). Per chiarire che mi fa tutt’altro che paura, al contrario mi fa pena, e che sul mio blog non c’è spazio per servi stupidi dei padroni. Che vada altrove a vendere il frutto della sua arroganza tanto stupida quanto vile. Non ripeto più quali sono gli scopi del mio blog, sono comunque totalmente antitetici a personaggi simili. E’ un blog semplice, onesto e limpido dove scrivo dopo anni di esperienza diretta la sorpresa di aver trovato in quel paese tanto denigrato, volori da noi ormai andati irrimediabilmente perduti. Sarebbe una follia imbrattarlo con simili infami.
    P.S. io il libro di Fidel l’ho letto, sicuramente prima di Cavallini che lo ha “saltato a piè pari” ed ho seguito in diretta la presentazione del Ministro della Cultura Abel Prieto che considero IMMENSO rispetto a Cavallini. Ed anche alla nostra Ministra, o meglio, a tutto l’intero nostro Governo.

  86. Sì ma adesso basta.
    Non ve la prendete di nuovo a male tutti quanti, Cuba è una realtà importante ma questo blog non è nato solo per questo. E soprattutto non è nato per dare spazio a discussioni inutili e sterili.

    Faccio notare a tutti che io stò postando altro.
    Continuare su questo “vecchio” post è una mancanza di rispetto nei miei confronti. Scusate la crudezza, ma in qualche modo devo uscire da questa situazione allucinanate, che credetemi, non interessa a nessuno seguire.
    Non voglio diventare maleducata Elio, ma vi prego: BASTA!!!

    Lo dico a tutti.

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