Archivio per novembre 20, 2008

Cose di casa nostra – La solita orchestra, i soliti accordi

Posted in Comunismo, Politica, Rifondazione with tags , , on novembre 20, 2008 by Maria Rubini

Oggi vorrei proporvi un’articolo che condivido delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista del Circolo Guevara di Napoli. Come tutti sanno, Rifondazione dopo l’esito del turbolento Congresso di luglio ha deciso di ripartire in basso e a sinistra, scegliendo una strada non facile ma con la convinzione che questa sia la scelta giusta: tornare nei conflitti in mezzo alla gente e riguadagnare la loro fiducia, perchè per noi le sedi istituzionali sono un mezzo e non un fine. Ci troviamo dunque a combattere non solo con i problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare nei territori, ma purtroppo anche  con quelli all’interno del nostro stesso partito, dove ancora una parte di esso, rappresentato dall’attuale minoranza, non si arrende all’esito chiaro e preciso che ha sancito il Congresso. A lato inserisco una foto del Che per ringraziare i compagni del Circolo Guevara per questo bell’articolo, e perchè penso che sia perfetta… chissà cosa starà pensando in questo momento il Che ad osservare un gruppo di minoranza che al’interno di un partito che si chiama Rifondazione Comunista non si arrende a ribadire che oggi la parola “comunismo” è indicibile…

Questo è lo stato dell’arte all’interno del nostro partito.

Finalmente nella minoranza di Rifondazione qualcuno si dev’essere accorto che la campagna mediatiaca per provocare una scissione era troppo smaccata e che per adesso è più conveniente restare, il tempo che basta per servirsi del simbolo di Rifondazione alla stessa stregua di un “brand” col quale racimolare voti nel corso delle tornate elettorali del 2009. Il copione è noto.

Sul versante interno gran parte dei quadri intermedi legati a Bertinotti e Vendola non ha nessuna intenzione di lasciare il partito. Non è orgoglio di bandiera, è che il partito dà loro da mangiare. Molti sono funzionari, altri ricoprono cariche pubbliche o godono di nomine in consigli di amministrazione, alcune decine fanno i giornalisti.

I loro dirigenti (da Bertinotti a Vendola, a Migliore) devono aver compreso di stare affrettando troppo le cose e di non essere ancora in grado di offrire alcuna garanzia di sussistenza a tutta questa gente (per la verità non tantissima, il partito è piccolo), ma non risulta abbiano cambiato idea sulla prospettiva di fondo, a giudicare dai discorsi che fanno sulla possibilità di offrire candidaure a elementi esterni a Rifondazione o appartenenti ad altre forze politiche a sinistra del Pd.

L’intervista a Paolo Ferrero sul manifesto del 14 novembre fa capire molto bene la posizione sua e della maggioranza che lo sostiene: lavorare a una sinistra pluralista, dove la forza complessiva sta nell’autonomia e nella capacità di rafforzamento di ciascuna cultura politica; volere l’unificazione di forze diverse e il superamento del Prc è un’altra storia.

Diventa sempre sempre più indispensabile aprire una discussione per interrogarsi su cosa significhi la parola “comunista”, su cosa sia oggi il comunismo e quali prospettive apre per la società umana, il punto che ci divide dal compagno Vendola e dai suoi sostenitori non è questo, ma è l’uscita di Rifondazione dal comunismo che essi propongono. Questa posizione presuppone l’idea di un’altro partito politico. Che provino pure a farlo, ma che non sia più a spese del Prc.

La loro retromarcia, se di retromarcia è il caso di parlare, ci sembra solo un ripiegamento temporaneo, dettato dalla considerazione che è meglio fare la “costituente” che dichiarano di volere servendosi della struttura del Prc (e del suo marchio) invece che uscendone fuori, dove sul piano politico non varrebbero più niente.