Cose di casa nostra – La solita orchestra, i soliti accordi

Oggi vorrei proporvi un’articolo che condivido delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista del Circolo Guevara di Napoli. Come tutti sanno, Rifondazione dopo l’esito del turbolento Congresso di luglio ha deciso di ripartire in basso e a sinistra, scegliendo una strada non facile ma con la convinzione che questa sia la scelta giusta: tornare nei conflitti in mezzo alla gente e riguadagnare la loro fiducia, perchè per noi le sedi istituzionali sono un mezzo e non un fine. Ci troviamo dunque a combattere non solo con i problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare nei territori, ma purtroppo anche  con quelli all’interno del nostro stesso partito, dove ancora una parte di esso, rappresentato dall’attuale minoranza, non si arrende all’esito chiaro e preciso che ha sancito il Congresso. A lato inserisco una foto del Che per ringraziare i compagni del Circolo Guevara per questo bell’articolo, e perchè penso che sia perfetta… chissà cosa starà pensando in questo momento il Che ad osservare un gruppo di minoranza che al’interno di un partito che si chiama Rifondazione Comunista non si arrende a ribadire che oggi la parola “comunismo” è indicibile…

Questo è lo stato dell’arte all’interno del nostro partito.

Finalmente nella minoranza di Rifondazione qualcuno si dev’essere accorto che la campagna mediatiaca per provocare una scissione era troppo smaccata e che per adesso è più conveniente restare, il tempo che basta per servirsi del simbolo di Rifondazione alla stessa stregua di un “brand” col quale racimolare voti nel corso delle tornate elettorali del 2009. Il copione è noto.

Sul versante interno gran parte dei quadri intermedi legati a Bertinotti e Vendola non ha nessuna intenzione di lasciare il partito. Non è orgoglio di bandiera, è che il partito dà loro da mangiare. Molti sono funzionari, altri ricoprono cariche pubbliche o godono di nomine in consigli di amministrazione, alcune decine fanno i giornalisti.

I loro dirigenti (da Bertinotti a Vendola, a Migliore) devono aver compreso di stare affrettando troppo le cose e di non essere ancora in grado di offrire alcuna garanzia di sussistenza a tutta questa gente (per la verità non tantissima, il partito è piccolo), ma non risulta abbiano cambiato idea sulla prospettiva di fondo, a giudicare dai discorsi che fanno sulla possibilità di offrire candidaure a elementi esterni a Rifondazione o appartenenti ad altre forze politiche a sinistra del Pd.

L’intervista a Paolo Ferrero sul manifesto del 14 novembre fa capire molto bene la posizione sua e della maggioranza che lo sostiene: lavorare a una sinistra pluralista, dove la forza complessiva sta nell’autonomia e nella capacità di rafforzamento di ciascuna cultura politica; volere l’unificazione di forze diverse e il superamento del Prc è un’altra storia.

Diventa sempre sempre più indispensabile aprire una discussione per interrogarsi su cosa significhi la parola “comunista”, su cosa sia oggi il comunismo e quali prospettive apre per la società umana, il punto che ci divide dal compagno Vendola e dai suoi sostenitori non è questo, ma è l’uscita di Rifondazione dal comunismo che essi propongono. Questa posizione presuppone l’idea di un’altro partito politico. Che provino pure a farlo, ma che non sia più a spese del Prc.

La loro retromarcia, se di retromarcia è il caso di parlare, ci sembra solo un ripiegamento temporaneo, dettato dalla considerazione che è meglio fare la “costituente” che dichiarano di volere servendosi della struttura del Prc (e del suo marchio) invece che uscendone fuori, dove sul piano politico non varrebbero più niente.

48 Risposte to “Cose di casa nostra – La solita orchestra, i soliti accordi”

  1. paola ferroni Says:

    Ciao Maria, anch’io ti voglio bene. Per prima cosa ti dirò che mi è piaciuto il tuo ragionamento di metterci la faccia perchè le riflessioni su di un blog diventino il più possibile un rapporto vero fra compagni: magari presto te ne mando una mia.
    Condivido pienamente l’analisi di questo post, ma bisogna considerare anche che gli “istituzionalisti” ad ogni costo sono pure nella 1, e non solo tra i vendoliani: e i fronti diventano 3……

  2. Maria,
    grazie per avermi invitato in questo tuo spazio. Spero di non risultare troppo poco fastidioso, d’ora in poi 😉 [Dopo chiediamo a Ramon se il suo blog è diventato troppo “di destra” per scriverci, ti va?…Ah, già, dimenticavo…sta facendo comizi in vista delle prossime importantissime scadenze elettorali… 😦 ]

    Veniamo alle “cose di casa nostra”, che sono indubbiamente interessanti. Faccio un preambolo: gradirei molto non essere associato con questa o quella fazione interna al tuo partito. In cambio, dirò la mia sulla situazione da “gatto lupesco, laido e lieto” quale sono, scopiazzando allegramente sanguineti

    Credo che il comunicato dica cose vere, specie alla fine: “Diventa sempre più indispensabile aprire una discussione per interrogarsi su cosa significhi la parola “comunista”, su cosa sia oggi il comunismo e quali prospettive apre per la società umana”. Io conosco un po di storia di RC, forse perchè mi piace criticare “le vite degli altri”, non lo so, comunque penso questo: la fazione “vendoliana” si sta comportando nello stesso modo della fazione “grassiana” dopo il congresso di Venezia (2005), cioè restando quando potrebbe (anzi dovrebbe) andarsene. Con una differenza: a Venezia ci fu una battaglia asperrima sullo Statuto, dettaglio per molti insignificante, ma molto importante secondo me, nel senso che dotava le minoranze di VENEZIA di una ragione IN PIÚ, e di una ragione macroscopica, per scindere.

    Questo per dire che cosa, cercando di generalizzare un po altrimenti non mi diverto? Per dire che, se di PARTITO si tratta, i compagni del comunicato hanno poco da lamentarsi: È LA FORMA PARTITO CHE FUNZIONA COSÌ. Allora, i casi sono due: o la maggioranza di Chianciano “forza” la scissione (ad esempio esasperando i toni della discussione sulle sorti del quotidiano del partito), oppure la decisione di quando, come, perchè formalizzare la fuoriuscita è in capo alla minoranza, punto. Di conseguenza, la minoranza può decidere di aspettare i risultati di Trento e dell’Abruzzo, delle Europee come delle Amministrative, ecc…Insomma, se non c’è una forzatura da parte della maggioranza (con tutti i rischi del caso) la minoranza può stare quanto vuole: d’altro canto, CAnnavò e Ferrando non sono rimasti in RC “col mal di pancia” per quasi 15 anni? E allora…

    Tutte le lauree in ingegneria partitica del mondo non evitano una domanda secondo me dirimente? Perchè, dopo la “scomparsa” del 13 -14 aprile, alla quale anch’io ho contribuito (e lo rivendico), i vostri partiti hanno prodotto QUATTRO DIVERSI CONGRESSI DI PARTITO, con ovviamente i logici risvolti da “fratelli coltelli”, e non hanno pensato a mettere in discussione IL PRINCIPIO DI RAPPRESENTAZIONE e le sue strutture?

  3. Ciao Paola,
    siamo d’accodo che gli “istituzionalisti” sono anche tra la maggioranza, ma era da aspettarselo, dovevamo essere preparati anche a questo. Dopo anni e anni di una certa pratica politica, culturalmente non è facile e immediato riuscire a scardinare il politicismo e “l’istituzionalismo”, malattia di cui molti, e diciamo pure e la maggior parte, sono ancora affetti. La scelta di Rifondazione di ripartire in basso a sinistra non è stata una scelta facile, ha rotto drasticamente quella linea politica del partito che come sappiamo tutti negli ultimi anni ha ben contribuito alla disfatta del 14 aprile. Il Congresso ha ritenuto di agire in questo modo semplicemente per non disperdere tutto quel patrimonio culturale di cui, fortunatamente, noi siamo ancora portatori. Ma siamo uomini, e sappiamo bene che un Congresso non può cambiare le anime che ancora non si rassegnano all’invisibilità istituzionale. Ecco perchè la strada è molto lunga e il lavoro è tanto. Ma ce la faremo Paola, ci vuole solo molta pazienza e molto lavoro, dentro e fuori al partito.
    Ti abbraccio

  4. Ciao Plutarco,
    benvenuto nello spazio di Maria la censuradora.
    Innanzi tutto una premessa: non chiedermi di non associarti ad una fazione di una parte interna del mio partito, perchè mi chiedi l’ impossibile. Tu sai chi sono io mentre io non so chi sei tu. Concorderai con me che tu questa richiesta, finchè ti nascondi dietro a nomi ridondanti, non possa proprio permetterti di avanzarmela.
    Detto questo, riguardo all’ultima domanda che poni, vale la risposta che ho dato a Paola. La cultura politicista e istituzionalista che ci portiamo dietro ha prodotto anche dopo il 14 aprlie i quattro congressi dei partiti comunisti. In gioco non è assolutamente in discussione il principio di rappresentazione e le sue strutture, e ci mancherebbe pure, quanto la cultura lideristica e politicista che permane.

    I compagni che hanno scritto l’articolo non si lamentano, caro Plutarco, semplicemente osservano e riflettono. E noi condividiamo. Punto.

    In riguardo al mio lider che è impegnato a lavorare per il partito. Visto che in altra sede ti chiedevi quanto ha da perdere a lavorare in questo modo, visto che qui sono a “casa mia” mi chiedo io Plutarco chi sei veramente, e non sei un pischello e questo lo abbiamo capito tutti che sei navigato e molto anche, ma soprattutto mi chiedo quanto tu hai da perdere ad inserirti a tempo pieno nei nostri spazi come “gatto lupesco, laido e lieto”. Parecchio penso Plutarco, ma proprio parecchio.
    Ciao

  5. Aridaje con ‘sta storia…
    a parte che sei proprio spalmata su Ramon anche lessicalmente (ma ce l’hai un vocabolario tuo?), l’anonimato non impedisce di esprimere il proprio parere. Sai cosa lo impedisce? L’avere una faccia e giocare a essere qualcuno che non si è, facendo aderire le proprie idee a quelle di qualcun altro.
    Vuoi sapere chi sono? Chiedi, abbi il coraggio di chiederlo, altrimenti zitta (o censurami, così mi confermi un sacco di cose).
    Cara Maria, i vostri spazi non esistono. Gli “spazi” per definizione non sono di nessuno. Prima realizzi questa cosa, prima il tuo “essere comunista” potrà diventare davvero “TUO”

  6. …hai un pensiero tuo sul documento che hai postato o ti limiti a “condividere”? E non mi dire che il tuo pensiero è che “condividi” (specifica necessaria)

  7. Ma figurati Plutarco se sono spalmata su Ramon, sei tu che accusi tutti noi di esserlo sol perchè abbiamo deciso di aderire ad un documento e ad un progetto politico in cui crediamo e per il quale stiamo TUTTI lavorando, e non certo solo io. La mia in riguardo a definire Ramon “lider” era una battuta, visto che spesso a sfottò hai incalzato i miei interventi col tono “guarda il tuo lider che non perde mai la pazienza” et similia. Io caro Plutarco non devo nulla a nessuno, compreso Ramon, e tantomeno devo dare giustificazioni per come agisco e per quello che faccio.
    Punto.
    Detto questo: dimmi chi sei.

  8. No

  9. …perchè voglio esercitare il mio diritto all’anonimato 🙂
    …se lo prevedi nel “tuo” spazio…

  10. Quanto ti voglio bene Plutarco.
    Posso dirti nel mio spazio quanto sei stronzo?

  11. Certo che puoi…me lo dicono dal 46 A.C.

  12. Bè, che non fossi un pivello ce n’eravamo accorti. E anche che non hai altro da fare che metter scompilglio.
    Qui ti puoi sfogare ed essere irriverente con me come e quanto vuoi. Sei contento? Così posso farlo anch’io e ci divertiamo un po’.
    Ovviamente evitiamo le battute sul personale, eh. Ok?

  13. Un ragionamento limpido da parte dei compagni del Guevara di Napoli, tra l’altro da quelle parti hanno ben dovuto subire i diktat dei Bertinottiani, stretti stretti alle loro poltrone al servizio di Bassolino….
    C’è tanto lavoro Maria, ma tanto…

  14. Evitiamo battute sul personale come “sei uno stronzo”? 🙂

  15. No, quelle non vanno sul personale. 🙂

    Intendo tipo “sei proprio spalmata su Ramon anche lessicalmente”.

    Non sta nè in cielo e nè in terra un’affermazione del genere, perchè più di una volta mi sono scontrata con Ramon, e poi anche tu più volte hai detto che mi trovi intelligente, no? Quindi queste battute d’effetto evitale. Ho un cervello che grazie al cielo ragiona e non ho bisogno di mettere la mia faccia e “giocare a essere qualcuno che non si è, facendo aderire le proprie idee a quelle di qualcun altro.”
    Sei fuori strada Plutarco. Davvero non mi conosci.
    E buon per te… 🙂

  16. Ma è vero che il tuo unico pensiero rispetto al documento che hai postato è che “condividi”? Io non ci credo

  17. No assolutamente, il mio pensiero va oltre. Ma ora devo scappare e non posso trattenermi. Intanto magari vatti a leggere il mio post diciamocelochiaro/2, così ti fai un’idea della mia idea, caro Plutarco.

    Mauro c’è tanto, tanto lavoro da fare, lo sappiamo benissimo.
    Intanto grazie per la e-mail che mi hai mandato. Perfetta!! L’ho letta velocissimamente, ma mi credi se ti dico che non ho avuto un’attimo di tempo per risponderti? Lo farò appena possibile. Un abbraccio.

  18. Credo che forse il nodo centrale che bisogna sciogliere sta proprio nella domanda: che cosa è oggi il comunismo? che cosa intendiamo con questo termine ? per fare cosa? per andare dove? E’ possibile in questo terzo millenio combattere per tentare, dico tentare, di costruire una società comunista? Chi e quanti ci seguirebbero in Italia, in Europa, nel cosiddetto mondo occidentale?
    Il comunismo è una idea troppo grande per uomini troppo piccoli. Il comunismo è la fase ultima di una società che è passata attraverso il socialismo. per avere troppo rischiamo di non avere niente. Sono stanco di fare testimonianza, di essere considerato un panda che non bisogna neanche salvaguardare. Da soli non andiamo da nessuna parte, questa è la pura, nuda, cruda verità. Non ce l’abbiamo fatta quando avremmo potuto e forse dovuto:penso al 1920, al 1945, come pensiamo di farlo oggi? Ecco che allora il nosto comunismo va ripensato il che non significa abiurare. Lo diceva già marx, il comunismo non è un’idea statica ma si evolve e si adegua al tempo in cui si vive. Conquistando l’egemonia che deve essere culturale, prima che politica. Stiamo in queste condizioni oggi?
    Ecco che allora ritorna la domanda:cosa intendiamo per comunismo oggi, per andare dove, per fare che cosa? Unificare la sinistra, innanzitutto e conquistare il potere, magari anche in alleanza con il PD, pur turandomi il naso, la cosa non mi farebbe schifo.

  19. Ulisse,
    il punto è che Marx avrebbe seppellito i marxisti si tutti i paesi se avesse potuto farlo. Ripeto: il comunismo è una teoria del DISORDINE, NON DELL’ORDINE

  20. Per me e’ la rivolta dello stato attuale delle cose.

    Sal.

  21. @Plutarco, mi piacerebbe capire cosa intendi per teoria del disordine, solo perché ho sempre creduto il contrario, sai….L’Ordine Nuovo di Gramsci.
    Scusa, sarò preconcetto, ma il tuo “stile” ed anonimato m’insospettisce, sa di già visto…..ad ogni modo, aspetto.

    @Ulisse, tu dici: “lo diceva già marx il comunismo non è un’idea statica ma si evolve e si adegua al tempo in cui si vive”, ciò è assolutamente vero, ma un conto è, per dirla con Togliatti: “aderire alle pieghe della società”, altra è sciogliersi in essa.
    Pensi davvero che la Rivoluzione d’ottobre sia stata preparata alla fine d’agosto? Se guardi bene una parte considerevole degli scritti di Lenin, sono stati pubblicati ed elaborati all’inizio del secolo. I bolscevichi che nascono nel 1903, ci hanno messo quattordici anni prima di avere un ruolo egemone e bada, non in Russia, ma prima di tutto nella sinistra russa.
    Certamente non siamo ora nelle condizioni di conquistare nessuna egemonia, abbiamo perso anche la classe di nostro riferimento, ma credi che sia stato perché i comunisti erano troppo comunisti o perché, invece, come io credo, lo sono stati troppo poco?
    Quando il PCI era alle soglie del governo, al tempo del “compromesso storico”, anni di terrorismo, guerra fredda, eversione piduista, ti risulta che la DC di Moro avesse chiesto a Berlinguer di superare il comunismo? Non mi pare e tu sai cosa è successo dopo.
    Ritorno ai “classici”: “il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente”, cioè il comunismo e una prassi ovvero la filosofia della prassi, senza questa prospettiva non c’è comunismo, c’è altro, anche di nobilissima matrice, ma nulla a che fare con l’idea di cambiamento della società. Sia chiaro, l’unità della sinistra non è un male se si regge su presupposti chiari, non certo nelle “boiate” dei tempi dell’Arcobaleno.
    In termini storici, allo stato attuale, non c’è stato altro di più incisivo che il comunismo per l’emancipazione delle classi lavoratrici, non certo la gran balla della “mano invisibile” del liberalismo, e neppure il compromesso socialdemocratico, che ha retto solo perché c’era dall’altra parte del muro l’URSS, dopo di che e si è liquefatto nel blerismo.
    Altro conto sono le politiche delle alleanze che occorre costruire, ma questa è tattica, non fine; l’obiettivo dell’egemonia non cessa se hai ruoli di governo, io non sono di Rifondazione, ma mi pare che Ferrero, in questo senso abbia mantenuto una linearità perfetta.
    Nelle condizioni in cui siamo, non escludo che con la borghesia “progressista”, si possa ancora trovare degli accordi, il punto è però, lo facciamo da comunisti in modo autonomo, o da prossimi portatori d’acqua del PD?
    Ulisse, il pessimismo della ragione, non serve a nulla se non c’è l’ottimismo della volontà.

  22. Cari compagni oramai dentro rifondazione ci sono due modi diversi di intendere la sinistra,due metodi inconciliabili.Per cui e’inutile andare avanti cosi,si logora l’intero corpo del partito.I compagni sono stufi di questa situazione.Oramai chiunque parli dell’area vendoliana dice solo una frase:costituente di sinistra.Vi chiedo vi sembra giusto che una parte di partito decida insieme a SD (piu’ qualche “pazzo Belillo e Cento )di creare “la sinistra” e di firmarsi RPS quando,invece fanno parte di un partito in cui c’è un segretario, una segreteria e un nome ben definito PRC.Spero che si sia capito il mio concetto. Saluti comunisti

  23. Vi voglio proporre un commento arrivato nel mio blog,veramente molto bello,ironico e che a mio avviso azzecca l’intera situazione:

    Unire la sinistra?Con chi?Ferrero ela maggioranza del PRC non ci sta,il pdci con Dilibero non ci sta,i Verdi sono ad un passo con l’accordo con Veltroni.Vendola unisce la sinistra con:sinistra democratica,consistenza politica pari all’0,1,a Roma c’erano piu’bandiere che persone,Katia Belillo,al congresso del pdci non ha preso neanche il suo voto,una piccola parte dei verdi(la mozione Cento),dove a Roma avevano le bandiere attaccate ai pali dell’illuminazione.Compagno Vendola e compagno Migliore questa sarebbe la nuova compagine di SINISTRA?Allora siamo proprio freschi………..
    Giacomo

  24. Mentre noi pensiamo a dividerci e alle poltrone, gli altri stanno distruggendo ogni singola speranza di parità sociale.
    Il sistema è in crisi, rinazionalizzano il libero mercato e noi cosa facciamo: la guerra tra noi.
    Bah

  25. Maria, ho postato questo altrove e lo riposto qui perche’ ci va perfettamente…… ?!.

    ——————————————–
    Dai ragazzi dobbiamo farcela!

    Dobbiamo tornare minimo ad un 10% alle politiche. Coesione e coraggio!

    Parlate con tutti i partiti comunisti, i socialisti e le BR pacifiche e dall’altro lato sino a Bertinotti. Dobbiamo avere coesione su un nuovo progetto.

    Va bene l’opposizione ed il fronte di lotta. Va benissimo. Certo e non dobbiamo mollare nemmeno per un centimetro. Il fonte di lotta paga ed i risultati sono li. Anzi, sempre allerta e mai abbassare la guardia. Non bisogna distrarsi proprio ora.

    Ma dobbiamo spendere anche qualche parola guardando al futuro. Anche solo a livello informale. Un caffe o un buon bicchiere di lambrusco con Ferrando, Ferrero, Bertinotti, Vendola, Stefanoni e tutta la miriade di partitini (anche virtuali) tanto per rompere il ghiaccio. Siamo tutti socialisti e comunisti. Dobbiamo ripartire non dobbiamo essere schiavi della nosta stessa identita’, storia, memoria e cultura.

  26. Ho dimenticato Rizzo e Diliberto nella lista.

  27. No Salvatore,
    non che il lambrusco non sarebbe un piacere gustarcelo tutti insieme (io esclusa perchè sono astemia 🙂 , ma il problema è complesso. Magari si potesse risolvere con una pacca sulla spalla e un bicchere di lambrusco! Siamo tutti vittime di una logica che non ci permette ancora questo “salto” per essere credibli, se facessimo questo, altro non faremmo che l’ennesima unione sotto un cartello elettorale e nulla più.
    Molto bello l’intervento di Alessandro Perrone in risposta a Ulisse.
    Anche gli altri ovviamente, e in particolare abbraccio PuffoRosso.

    A proposito di lambrusco, anch’io vorrei riportare la risposta che ho dato all’amica Emanuela che aveva riflettuto sull’oratoria e la cultura di Cerami, autore di “Un borghese piccolo piccolo”, sceneggiatore con Benigni de “La vita è bella” ecc., ecc. Dice Emanuela “Cerami, a braccio, con sapiente maestria, ha illustrato la sua visione della cultura, raccontando qua e là, con leggerezza, aneddoti spassosi. Ed ecco che…

    “Un suo amico francese spendeva tutte le sue sostanze nell’acquisto di vini buoni che, chiaramente non beveva, ma riponeva in una cantina della banlieu parigina.Con sommo piacere portava i suoi ospiti a visitare la sua ricca collezione. La sua passione era tale che aveva spesso rischiato di finire sul lastrico.Alcuni anni fa una forte inondazione invase la cantina e, di fronte agli occhi agghiacciati del padrone, tutte le etichette si staccarono, galleggiando pigramente sull’acqua. Ora era impossibile riconoscere i vini più eccellenti dai più scadenti; era impossibile distinguere i frizzanti, i dolci, i secchi, i vari Lafitte, i differenti Bordeaux…C’era soltanto un modo per recuperarli, da parte dei veri intenditori: assaggiarli.”

    Mi piace assumere questo episodio come metafora delle relazioni umane: non ci soffermiamo sulla esteriorità, che ci ha resi tutti uguali, tutti vestiti allo stesso modo, tutti attrezzati allo stesso modo, TV, PC, automobile…, ma ASSAGGIAMOCI. E da veri intenditori godiamo delle nostre diversità, dei nostri difetti, dei nostri pregi, delle nostre umanità.”

    Questa è stata la mia risposta: assaggiamoci? … se non fosse che rischiamo di sbranarci si porebbe anche tentare…..

    Buona giornata a tutti

  28. Questa metafora mi sembra azzeccata: siamo tutti cosi’ inquieti.

    Sal.

  29. Ciao Maria,
    “comunista” vuol dire essere più radicale,vuol dire essere da subito disposti a correre tutti i rischi e prendersi tutte le responsabilità che vengono dal cambiare la struttura economica e sociale di una società dalla radice.
    Io sono disposto a ciò,ma penso che se capissimo che l’aggettivo “comunista” per ora è solo d’intralcio,faremmo bene a metterlo momentaneamente da parte.
    La storia è fatta anche di arretramenti,non solo di avanzamenti.
    Secondo me tornerebbe comunque in gioco,non sarebbe un’abbandono definitivo,credo.
    Fa bene Ferrero a voler rafforzare il partito e capisco anche chi pensa che adesso (o fra un pò…) un gruppo più largo a sinistra darebbe più consenso fra le persone (anche se non è provato).
    Giusto,invece,condannare le spinte centrifughe di Vendola e company appoggiate dai media liberal filoindustriali tipo Repubblica e company.
    Ma sbagliatissimo passare il tempo a litigare,occorre ASSOLUTAMENTE continuare a lavorare assieme trovando punti e battaglie comuni.
    Ecco in sintesi cosa direi se fossi un militante di RC,
    Ciao.

  30. Io ho molta fiducia nella nostra base. Se scissione ci sarà non uscirà certamente il 47% del Partito…

  31. Io trovo sconveniente solo il fatto che esistano diversi partiti di sinistra. La sinistra ha dei valori da condividere dai quali non si può prescindere altrimenti non ci si può definire di sinistra. Cito solo l’anticapitalismo, l’antimperialismo e la costruzione del socialismo. Questi obiettivi DEVONO essere condivisi da tutti, poi ognuno è un INDIVIDUO UNICO con le sue peculiarità e la sua unicità, ma TUTTI dovremmo far parte di un progetto comune che solo con l’UNITA’ può portare a raggiungere traguardi importanti. Purtroppo in Italia la sete di potere ha contaminato la sinistra fino a ridurla in stato di coma. Superiamo queste stupide divisioni e liberiamoci di chi pensa solo ai propri interessi personali altrimenti la sconfitta sarà definitiva ed a farne le spese sarà l’intera umanità.
    Poi scusate, che ce ne facciamo di partiti con percentuali da prefisso telefonico? Non sarebbe meglio una FEDERAZIONE della sinistra in cui confluire tutti, poi ognuno è libero di organizzarsi in gruppi o movimenti ma all’interno di questa grande federazione? Ve lo dice un libertario che della critica alla partitocrazia ne sa qualcosa ma che è disposto a sacrificare il suo personale pensiero pur di partecipare ad un grande progetto collettivo. Insieme al grande Carl Marx non farebbe male leggersi anche Bakunin, Malatesta, Cafiero, Proudhon, ecc. e capire che la ragione non sta sempre da una parte e che unendo il meglio di ognuno si puòarrivare ad una sintesi interessante. Le piccole beghe di partito sono il vero oppio dei popoli.

  32. Certo Elio, hai perfettamente ragione. Infatti tutti noi (e non mi riferisco solo a Rifondazione) siamo dell’idea che si debba lavorare insieme. Come dici bene tu, insieme ognuno con la sua autonomia. Questo è l’obiettivo principale, perchè come faceva ben notare Segniditempesta le spinte centrifughe ad un unione in un sol partito, o costituente come dir si voglia, non avrebbero esito positivo, ma non perchè sarebbe male in linea di principio, anzi, il problema è il superamento delle logiche di partito e lideristiche che fin’ora hanno dominato la nostra scena politica. Ogni scissione crea delle fratture dolorosissime. Dalla costola di Rifondazione, ricordo, il primo partito nato dopo lo scioglimento del PCI, hanno vita tutti gli altri. La situazione è molto complessa.
    E’ comunque essenziale, in questa fase di delicatissima congiuntura politica, soprattutto preservare il grande patrimonio culturale di cui tutti noi siamo portatori.

    A Segniditempesta vorrei dire che secondo me saresti un perfetto militante di Rifondazione 😉

    E che dire a Franca? Siamo d’accordo. Se ci sarà la scissione non sarà certo del 47% del Partito… 🙂

  33. Elio, hai posto una serie di questioni assolutamente decisive, che penso debbano essere raccolte ed affrontate con chiarezza. Innanzitutto la Federazione è un’idea che se non fosse sfociata nell’Arcobaleno: nella sua inconsistente credibilità agli occhi di un elettorato sfiduciato dall’esperienza dell’Unione, oggi potrebbe essere riproposta. Il quadro politico, però, mi pare ormai profondamente cambiato soprattutto in conseguenza del voto elettorale, che ha cancellato la sinistra italiana dal Parlamento, scomponendola ancor di più.
    Sotto il profilo ideale, occorre tenere il timone ben dritto e fermo, anche in questo dibattito, che ha diversi spunti interessanti, riecheggiano, infatti, segnali di scomposizione del pensiero marxista, questo è dovuto alla martellante azione di distruzione dei suoi principi, all’erosine sistematica che il pensiero unico capitalista è riuscito a far penetrare anche tra le nostre fila. forse sarò troppo ortodosso, ma io credo che sia necessario ripartire soprattutto da Marx.
    Il marxismo fa ancora molta paura, e oggi ciò è ancor più vero di fronte alla crisi della finanziarizzazione economica, peraltro ampiamente analizzata dall’elaborazione marxiana.
    Dopo la sconfitta del socialismo reale e alla luce della novità che il socialismo del XXI secolo sta offrendo in America Latina, c’è bisogno di aggiornare il marxismo, di sfrondarlo dall’accademismo d’impronta sovietica ed arricchito di quel umanesimo che esso non ha mai volutamente perseguito, anche se nei fatti, ne ha alimentato le speranze.
    La lotta all’utopismo, all’astrattismo ideologico è nel DNA del marxismo, è forse per questo che guardo con distacco alcune elaborazioni dello zapatismo e le dottrine che propugnano la decrescita economica.
    Riprendere Marx, non vuol dire certo chiudere alle altre elaborazioni politiche o ideali, né esiliarsi nella teorizzazione pura, senza prestare attenzione alle condizioni oggettive delle classi subalterne, anzi tutt’altro, la sua “riscoperta” serve per ridare slancio all’azione quotidiana dei comunisti nella società, uscendo dalle beghe a cui troppo spesso sono/siamo risucchiati.

  34. Allora quello e’ il punto: cosa ci unisce? E sicuramente abbiamo la risposta pronta se usciamo dalle segreterie di partito e le beghe interne.

    La condizione.

    Non si puo’ prescindere dalla materialita’ della nosta condizione.

    Il fronte di lotta e’ espessione di tutto cio’. La precarieta’, lo sfruttamento dei docenti, studenti, ricercatori; la mancanza di prospettive poiche’ le risorse sono state lottizzate e gli strumenti di produzione privatizzati; le pensioni che non hanno nessun valore; il cibo che ci aliena sempre piu’ invece che essere espressione del lavoro della comunita’. E quanto altro….. e se provassimo ad allargare l’orizzonte …. ecco gia’ si intravedono le egemonie economiche e culturali, l’ ambiente lo sfruttamento delle risorse e la ricerca uniersitaria di denuncia che non emerge ….

    Abbiamo molto spazio a disposizione per discutere. Niente scuse.

    E fossimo cosi’ responsabili con il nostro futuro in vista di una prospettiva comune senza aspettare il legislatore.

    Sal.

  35. Alessandro, quando dici che “c’è bisogno di aggiornare il marxismo, di sfrondarlo dall’accademismo d’impronta sovietica ed arricchito di quel umanesimo che esso non ha mai volutamente perseguito, anche se nei fatti, ne ha alimentato le speranze” stai dicendo proprio quello che sostengo io, integrare il pensiero marxista a quello libertario che è tutt’altro che utopistico ma bensì indispensabile. L’analisi del fallimento dell’esperienza sovietica dovrebbe insegnare. Infatti il fallimento non è dovuto a questioni economiche come erroneamente si vuol far credere ma piuttosto ad un vero e proprio colpo di stato, venna addirittura bombardato il parlamento, causato dalle lotte intestine per il potere. Proprio la questione della gestione del potere fu alla base della scissione fra libertari e comunisti e l’errore fu quello di andare ognuno verso strade diverse anzichè confrontarsi e dar vita ad un movimento unitario che avesse lo stesso fine, quello di costruire una società socialista e libertaria. Che è poi l’essenza del comunismo.

  36. ripeto parola per parola il commento subito qui sopra

  37. Rispetto il vostro pensiero, ma vorrei esprimere la mia idea sull’essenza del comunismo oggi, di quel movimento che abolisce lo stato di cose reali oggi. Qui. Ora.
    Io, come ben sapete, credo nel progetto della Rifondazione Comunista. Ci ho creduto vent’anni fa quando ho dato il mio contributo affinchè questo progetto si potesse realizzare, e ci credo ancor di più oggi nonostante la catastrofe elettorale dovuta, sappiamo, ad errori della linea politica di questi ultimi anni.

    Rifondazione ha elaborato eccome tutte le questioni che voi avete sollevato in questi vostri interventi!!

    Lo ha fatto quando ha pensato di ripartire da Marx per immaginare la rifondazione di una teoria e di una pratica rivoluzionaria adeguata ai tempi che attraversiamo. Da qui ha origine la pratica, prima ancora che la teoria dell’internità ai Movimenti, cioè la necessità di ripartire dalla società e dai suoi bisogni prima che dalla presunzione di conoscerla. La forza del Movimento è stata l’ unità nella diversità, nessuno in quella stagione pretese di assorbire l’altro o di prevalere sull’altro, nessuno si rinchiuse nella propria identità ma, in maniera esattamente opposta, forte della propria entrava in un percorso collettivo di contestazione del neoliberismo e della Guerra Globale. Oggi, dopo gli errori del governismo e dell’ abbandono del Movimento e la sucessiva catastrofe elettorale è vero che alcuni potrebbero essere attratti dall’idea di grande Partito unico delle Sinistre, da una concezione pragmatica dell’agire politico. Ma non è questa la strada giusta.

    Intanto, a distanza di anni dallo scioglimento del PCI se oggi possiamo ragionare ancora attorno al problema dell’Unità delle Sinistre è grazie alla resistenza e dall’esistenza di un Partito che si chiama Rifondazione Comunista. La conservazione di un patrimonio ideale, umano, di un portato di storie, lotte, esperienze ed organizzazione . In secondo luogo siamo già noi un cantiere, lo siamo da quasi vent’anni, che si è costruito, attraversando scissioni e contraddizioni incredibili, sulla pluralità e le differenze.

    E’ la Rifondazione Comunista che per prima ha capito il vento che cambiava in Europa e nel mondo con il Movimento contro la globalizzazione.
    Siamo noi quelli che, nel bene e nel male, grazie anche alla rete di relazioni politiche e sociali che abbiamo attivato in questo ventennio che siamo stati in grado di dire che la storia non finiva a Berlino, di tenere aperta una strada percorribile per la costruzione di una alternativa di società.
    Io penso che Rifondazione Comunista abbia un ruolo decisivo e insostituibile in questo processo, così come la critica femminista al capitalismo, l’esperienza della sinistra sociale e del lavoro, la critica ecologista alla globalizzazione, il socialismo di sinistra, l’associazionismo diffuso e le specificità politiche e sociali.

    Per questo credo che Rifondazione più di ogni altro partito di sinistra possa rappresentare ancora la speranza di una vera alternativa, di una strada percorribile a sinistra, come lo fu vent’anni fa.
    Riporto le parole di Paolo Ferrero: “I comunisti in particolare quando hanno preso il potere, hanno anche fatto grandi disastri. Lo stalinismo ha contraddetto radicalmente le aspirazioni di giustizia e libertà del movimento comunista. Per questo ci siamo chiamati Rifondazione Comunista. Non solo il nome di un partito ma un progetto politico: rifondare il comunismo avendo fatto fino in fondo i conti con lo stalinismo. Riconosciamo che la storia dei comunisti e delle comuniste è la nostra storia, ne abbiamo analizzato gli errori e gli orrori al fine di non ripeterli.
    Rifondazione e Comunista sono quindi due termini che si qualificano a vicenda, ci parlano della persistenza ma anche della discontinuità, ci parlano della contraddittorietà del nostro tentativo di andare oltre il capitalismo nel nostro essere fino in fondo uomini e donne di questo tempo.
    La rifondazione del comunismo è quindi il progetto politico che abbiamo scelto quando Achille Occhetto ha sentenziato che il comunismo era solo un cumulo di macerie.”

    Ecco perchè io mi ritrovo nel progetto della Rifondazione Comunista

  38. Ciao Maria,grazie del complimento.Ho sempre seguito la politica (mai da iscritto ad un partito) e ho partecipato a vari movimenti e comitati.
    Però la situazione adesso è difficile davvero;da un lato la crisi ha in sè anche un potenziale di coscienza ,dall’altro anche di pura reazione,ed entrambe le spinte si vedono nel nostro paese.
    RC,come anche gli altri di sinistra(scusate,per me la sinistra inizia dopo il PD,anche se magari è giusto allearsi anche con loro su singole battaglie e iniziative) sono messi male e le europee sono alle porte in un momento di forte crisi economica,bisogna essere molto concentrati e lucidi sul cosa fare.Va bè,scontato 😉 ciao!

  39. Maria, il tuo ragionamento da militante non fa una grinza, però io e mi pare neppure Elio abbiamo inteso ragionare in termini partitici; lui lo ha detto chiaro, è un compagno senza partito, io invece perché sono iscritto al PdCI, in quanto tale, porto rispetto per le discussioni altrui, ma non entro nel merito. Forse non avendo mai militato in Rifondazione, è per me più facile tracciare un distinguo tra militanza ed ideologia. Per quanto mi riguarda, infatti, dopo lo scioglimento del PCI, non lego a doppio filo il mio essere comunista con la mia militanza in un partito comunista. Bada, non è una questine di lana caprina, ho commesso sin troppi errori nella mia vita politica per sapere che il mio essere comunista, marxista-leninista e arrivo a dirti: piccista togliattiano, in quanto amendoliano di sinistra, deve fare i conti con chi non declina il suo essere marxista nella mia stessa maniera e al tempo stesso con la linea del partito, che può essere guidato da persone che comuniste non sono; penso a Veltroni che provenendo dal PCI ha ribadito di non essere mai stato comunista, penso a Bertinotti che rispetto al comunismo oggi afferma essere una parola “indicibile”, e penso anche alla ex passionaria del PdCI, Katia Bellillo, che dopo vent’anni intende rifare una Biolognina in piccolo.
    Quindi, per essere chiari, io non sono comunista perché iscritto ad un partito comunista, son un comunista che milita in un partito che si richiama al comunismo. Scusa il gioco di parole.

  40. Alessandro, e’ la cosa che ho cercato sempre di far capire ad alcuni compagni. A molti non piace parlare dei “feelings” che loro hanno per il comunismo. Per intenderci alcune volte e’ inspiegabile. Non si riesce a far capire a chi ti sta’ intono quello che senti dentro quando combatti l’ingiustiza e quando combatti per il debole. E su questo dobbiamo anche discutere: non e’ solo una questione di razionalita’ ed oggettiita’. E anche una questione che le cose le senti dentro e li’ che ci giochiamo la soggettivita’. Su questo possiamo innestare forse la discussione su come espandere il marxismo ed includere la soggettivita’ come ulteriore ‘condizione’ materiale ‘sentita’.

    E’ possibile educare l’individuo a sentire male dentro quando un’ingiustizia e’ stata compiuta. Questo e’ il compito dell’istruzione pubblica, della chiesa, della religione. Ma per l’essere comunista chi educa?

  41. Per il messaggio precedente, lungi da me l’indottrinamento.

    Solo una riflessione al momento poi possiamo anche decidere di andare oltre.

    Sal.

  42. Scusate ma non riesco a comprendere.
    Premetto che rispetto il tuo militare nel Pdci Alessandro, e ci mancherebbe e rispetto anche quello che prova a spiegarci Sal.
    Ma comunque non riesco a capirvi lo stesso.

    Il mio non era un ragionamento da miltante, o per meglio dire, potrebbe sembrarlo per la forma, forse, ma vi garantisco che non lo è.
    Per me esser comunista non è un’astrazione, un sentimento e nemmeno una poesia o un modo di vedere il mondo “a modo mio”. Essere comunista oggi, come ieri, per me significa sentirmi parte di un progetto da condividere in un soggetto collettivo nel quale mi riconosco. Chiaramente con tutti i limiti che un partito può avere, ovvio.
    Mi spiace Alessandro, ma io oggi, dopo le mie esperienze anch’io non felici, non riesco più a comprendere nè i marxisti-leninisti, nè i togliattiani e via discorrendo, perchè appunto, come dici bene tu, tutto deve poi riuscire a coincidere con il propio modo di essere e sentirsi comunista. E’ un bel caos, caro Alessando.
    Ti ripeto, non riesco a sentirmi comunista al di fuori di una logica collettiva. Impossibile!! Io ho solo spiegato come Maria e non come militante perchè ho scelto di aderire a Rifondazione. Nonostante io abbia aiutato Rifondazione a nascere, ne sono stata fuori per moltissimi anni per motivi personali. Io ritorno nel partito solo dopo il 14 aprile di quest’anno. Questo per chiarezza e correttezza. Ma ho sempre visto in Rifondazione quel soggetto politico che al meglio poteva accogliere le mie istanze di comunista e realizzare il comunismo per come lo vivo io.
    Credetemi, non voleva essere un discorso da militate, ossia da propaganda. Se così vi è giunto vi chiedo scusa, ma nel mio discorso volevo dire altro. Volevo dire che per me oggi solo attraverso Rifondazione Comunista io mi sento parte di quel movimento che lotta per cambiare lo stato delle cose presenti. E ho spiegato chiaramente il perchè.
    Spero ora di essermi spiegata meglio.

    Un frateno saluto a tutti… ovviamente comunista 🙂

  43. mirco pereira Says:

    Mi intrometto nella vostra, interessante discussione e piena di amore verso la piu’ grande idea, il comunismo, partorita dalla mente umana. Sono stato vicino a rifondazione, nel lontano 1991, per amicizia , con Luciana Castellina,
    e Lucio Magri, qui insieme ai compagni di democrazia proletaria, si pensava di creare una unità comunista, per dare alle masse una continuità ideologica e di speranza rivoluzionaria. Le cose sono andate come sappiamo, l’intervento prima dei poteri forti dei sindacati, poi le scissioni, per mero calcolo di potere,hanno di fatto distrutto quello che si pensava di creare.
    Ora che dire, dopo l’ allontanamento dalle masse,il non capire i bisogni della classe operaia, diventa tutto piu’ difficile. Secondo il mio modesto parere se non si riprende la fiducia nel proletariato, sarà dura portare nel alveo del potere le nostre idee. La cosa che mi fa piu’rabbia,è che nel momento economico, storico che ci troviamo, dove per forza di cose la produzione, ritornerà nel occidente, noi siamo lontani;lontani dai bisogni della classe operaia,immersi in un mare di parole.Un frateno saluto Mirco.

  44. E’ tristemente vera la tua riflessione Mirco. Dobbiamo uscire dal mare di parole (ecco perchè ho voluto uscire dal dibattito precedente inquadrato nella dimensione ideologica), e uscire significa stare in mezzo ai conflitti e avvicinarci così alle masse. Si deve ripartire, è tutto da rifare e c’è tanto da lavorare per quanto riguarda la connessione con la società e credo ci sia un unico modo per farlo. Come? Ti riporto una citazione che fa a caso, e che avevo riportato anche in altra sede in risposta al Dott. Plutarco. E a proposito Alessandro, non so se tornerà più a risponderti. Sono riuscita ad individuarlo, questo a dimostrazione che non sono “spalmata su Ramon in tutto anche lessicalmente” e se uso certe espressioni magari già usate in altre sedi, lo faccio sol perchè questo è un blog visitato non solo da compagni ma anche da persone che non fanno parte del partito. Semplici amici e visitatori. Credo che il nostro linguaggio, il nostro modo di parlare oggigiorno sia “fuori moda”. Anche questo lo è, non solo il nostro pensiero. Molti non ci comprendono quando parliamo, non ci capiscono. E’ bene secondo me aprirsi a tutti e far partecipi tutti anche di un certo modo di ragionare e di un certo linguaggio. Anche questo fa parte di una cultura di sinistra che dobbiamo preservare. Detto questo, caro Alessandro, non ti dico chi è il Dott. Plutarco ma posso dirti che è un intellettuale ben noto nel nostro Paese, intellettuale definito meglio come agitatore culturale. E chiudo qui. Ti mando la citazione. Ciao e un fraterno saluto anche a te Mirco.

    «Se vuoi costruire una nave non richiamare prima di tutto gente che procuri la legna, che prepari gli attrezzi necessari, non distribuire compiti, non organizzare lavoro. Prima risveglia invece negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà svegliata in loro questa sete, gli uomini si metteranno subito al lavoro per costruire la nave».
    Antoine de Saint Exupéry

  45. Risvegliare gli ideali? E’ quello che ho sempre sostenuto. Ma non deve riguardare solo il “proletariato” come sostiene qualcuno, deve riguardare l’UOMO, indipendenemente dal lavoro che svolge. E quale occasione di risvegliare gli ideali se non questa in cui il capitalismo e l’imperialismo stanno mostrando il loro totale fallimento? Certo che se nessuno li ferma quelli continuano, e la prossima crisi potrebbe essere l’ultima, irreversibile….

  46. Sono d’accordo Elio, infatti io non ho parlato di proletariato, anche perchè oggi non si può più certo parlare di proletariato in termini marxisti. Risvegliare gli ideali nell’uomo, dare linfa e vitalità al nostro sogno: quello che ancora oggi un altro mondo è possibile. Esattamente.
    Un abbraccio

  47. Il problema non è di comunicazione, ma di comportamento.
    Sinceramente pensate che le masse lavoratrici della fine ‘800 e dell’inizio del ‘900 potevano comprendere, senza alcuna mediazione Marx, Lenin, Gramsci? Oppure c’era chi ha mediato, appunto, l’elaborazione marxista, nella pratica, nella coerenza, nell’esempio, “traducendola” a quelle masse ottocento-novecentesche?
    L’emancipazione non è una cosa data, ma una conquista continua.
    Il nostro (intendo di tutti i comunisti) problema di oggi è l’essere percepiti come utili alle classi subalterne, come ai ceti produttivi progressisti. L’eccesso di elitarismo parolaio, l’opportunismo, la pigrizia intellettuale, la burocrazia organicista ci hanno mandato in malora. Io, forse testardamente, rimango convinto che si debba ritornare ai classici, alla loro forza prospettica.
    Mi dispiace e scusate la brutalità, ma anche da operaio, non credo alla capacità di risposta della “newage-umanistico-socialisteggiante”, che qui tratteggiate. Ripeto e confermo il mio pensiero: siamo finiti così in basso, non perché siamo stati troppo comunisti, ma al contrario, perché lo siamo stati troppo poco.
    La ricerca ed il rinnovamento devono senz’altro continuare, ma se possibile senza ripetere gli errori del nostro recente passato.

    Sia chiaro, vi voglio bene, compreso Mirco, che sicuramente in buona fede, mi ha dato implicitamente del scissionista opportunista. Tutto può essere, comunque io mi sono iscritto nel 2001.

  48. -siamo finiti così in basso, non perché siamo stati troppo comunisti, ma al contrario, perché lo siamo stati troppo poco-
    Come non essere d’accordo Alessandro, però bisogna che si trovi una sintesi che ci coinvolga tutti in un processo unitario, indipendentemente delle convinzioni dei singoli che giustamente sono individuali, ma se non si mette l’interesse collettivo davanti a tutto, finiremo sempre per essere sconfitti. Il socialismo è ua prospettiva irrinunciabile per tutti coloro che credono nella possibilità di un mondo più giusto ed a misura d’uomo, e vivere i propri spazi di libertà individuale in uin sistem,a collettivista non mi sembra una cosa impossibile, anzi, una società giusta favorisce spazi di libertà non il contrario. E’ invece la dittatura del capitale a ridurre l’uomo in schiavitù.
    Scusa Maria se scrivo su un argomento vecchio, ma non avevo letto gli sviluppi e ho sentito il bisogno di scrivere la mia opinione.

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