Terza Giornata Internazionale de* Difensor* dei Diritti Umani delle Donne – a loro volta soggetti/e a crescente violenza

Il primo riconoscimento esplicito che il diritto di difendere i diritti umani da parte della comunità internazionale esiste, ed è internazionalmente protetto è sancito da quella che comunemente è chiamata “Dichiarazione ONU sui difensori/difensore dei diritti umani” (formalmente la “Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, gruppi e organismi della società, a promuovere e proteggere i diritti umani riconosciuti come universali e le libertà fondamentali”, adottata come risoluzione 53/144 dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 9 dicembre 1998). Tale dichiarazione, basata su diritti già protetti da altri strumenti internazionali giuridicamente vincolanti (tra cui Convenzione internazionale per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna – CEDaW, Convenzione internazionale sui Diritti Civili e Politici – ICCPR e Convenzione Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali – ICESCR), è indirizzata tanto a Stati quanto a difensori dei diritti umani e a singoli soggetti. La Dichiarazione riconosce che difendere i diritti umani è esso stesso un diritto e spiega come i diritti umani si applicano ai difensori; inoltre, affermando i diritti dei difensori e gli obblighi degli stati a proteggere tali diritti, la Dichiarazione legittima l’attivismo a difesa dei diritti umani e riconosce che individui e gruppi possano svolgere attività nel settore dei diritti umani senza paura di rappresaglie.


L’art. 1 della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani definisce come difensore dei diritti umani chiunque “promuove e si adopera per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. Vi possiamo far rientrare a titolo puramente esplicativo ma non esaustivo: operatori comunitari, attivisti di ONG, attivisti nel settore ambientale, avvocati, promotori dei diritti di persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transessuali), sindacalisti, operatori sanitari, rappresentanti di studenti, giornalisti, operatori umanitari, promotori della pace, testimoni di violazioni dei diritti umani, componenti delle NU.

Nonostante le difensore dei diritti umani e i/le difensori/e dei diritti umani delle donne[1] non siano propriamente una categoria a sé, viene loro riconosciuto un particolare bisogno di tutela. Gli attivisti e le attiviste che si mettono in prima linea per la difesa e promozione dei diritti umani e in particolare di quelli delle donne sono, infatti, essi/e stessi/e vulnerabili alla violenza.

I rischi maggiori vengono corsi dalle donne che lavorano a difesa dei diritti delle donne, che spesso subiscono forme di violenza o minaccia di natura sessuale, specifiche per il loro genere. Inoltre molt/iattiviste/i dei diritti umani sono lesbiche, gay, bisessuali e trans, soggetti dunque vulnerabili alla violenza per ciò che sono e per ciò che fanno (specialmente quando lavorano specificamente sul tema della sessualità).

Gli stereotipi di genere, le basi delle pratiche e norme patriarcali radicate nelle nostre culture, l’interpretazione maschilista di culture, tradizioni, abitudini e religioni espone tutte queste figure a maggiori violenze e a maggiori rischi specifici per il loro genere.

Dal Rapporto presentato al Consiglio delle Nazioni Unite nel gennaio 2007 dall’allora Rappresentante Speciale del Segretario Generale sulla Situazione dei Difensori dei Diritti Umani, la pakistana Hina Jilani (in carica dal 2000 al marzo 2008, quando è stata sostituita dall’ugandese Margaret Sekaggya), risultava che dall’inizio del suo mandato siano stati presi 449 provvedimenti per casi, riguardanti violazioni dei diritti di attivisti ed attiviste (per un totale di 1341) nel campo della difesa dei diritti umani delle donne. 43 di questi casi riguardavano assassinii degli/delle attivisti/e, a livello mondiale inoltre, indipendentemente dalla regione geografica, risultavano essere molto numerosi e diffusi i casi di violenza sessuale e le minacce di morte.

Mettendo in risalto l’importanza di tali cifre, la signora Jilani ha precisato che in tale contesto il lavoro degli attivisti nel campo della difesa dei diritti umani delle donne non è riconosciuto, come non sono riconosciuti come violazioni dei diritti umani gli atti perpetuati contro di loro o non siano riconosciuti di gravità sufficiente per meritare un’azione.

Il Rapporto Annuale per il 2007 pubblicato lo scorso giugno dall’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti dell’uomo (FIDH – International Federation for Human Rights e OMCT – World Organisation Against Torture, Steadfast in Protest – Annual Report 2007) che in 300 pagine fornisce informazioni sulla situazione di 70 paesi nei vari continenti conferma che, nonostante siano trascorsi 10 anni dalla formulazione della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, non si è assistito a nessun significativo cambiamento: gli attivisti dei diritti umani nel mondo sono quotidianamente in pericolo. Tale rapporto mette addirittura in luce che nel 2007 i difensori dei diritti umani sono stati più che mai soggetti ad abusi (assassinii, arresti arbitrari, ingiusti processi, detenzioni ingiustificate, ecc. ) volti a ostacolarli nel loro lavoro di difesa e protezione dei diritti umani. I governi d’altro canto risultano inadempienti rispetto alla legge internazionale sui diritti umani che stabilisce per loro tre obblighi principali: rispetto, protezione e adempimento; giustificando troppo spesso questa inadempienza e il sacrificio della libertà dei cittadini con ossessivi motivi di “sicurezza”.

Le violenze, i rischi e le limitazioni cui sono soggetti i difensori e le difensore dei diritti delle donne vengono suddivisi dalla Guida sui Difensori dei diritti umani delle donne [Asia Pacific Forum on Women, Law and Development (2007), Claiming Rights, Claiming Justice: A Guidebook on Women Human Rights Defenders] in 8 categorie tra esse collegate:

  1. Attacchi alla vita e all’integrità fisica e mentale (omicidio o tentato omicidio; sparizione; tortura e trattamenti crudeli, disumani e degradanti; stupro, violenza sessuale o abuso; violenza domestica; uso eccessivo della violenza).
  2. Deprivazione della libertà fisica o psicologica (arresti arbitrari e detenzione; rapimento; detenzione psichiatrica).
  3. Attacchi contro la personalità e la reputazione (minacce, avvertimenti e ultimatum; violenza psicologica; ricatto ed estorsione; molestie sessuali; adescamento; calunnia, diffamazione; discorsi di odio; stigmatizzazione, segregazione e ostracismo).
  4. Invasione della privacy e violazioni che coinvolgono relazioni personali (incursioni negli uffici o nelle case; attacchi e intimidazioni rivolti alla famiglia o a membri della comunità).
  5. Norme giuridiche e pratiche restrittive dell’attivismo delle donne (uso restrittivo del diritto consuetudinario e quadri giuridici basata sulla religione; criminalizzazione e persecuzione; indagini, interrogatori e sorveglianza illegali, inserimento in liste che le escludono da servizi; leggi formulate contro le ONG; sanzioni nei luoghi di lavoro).
  6. Violazioni della libertà di espressione, di associazione e di assemblea per le donne (restrizioni della libertà di associazione; limitazioni del diritto a beneficiare di un finanziamento; restrizioni della libertà di espressione; restrizioni all’accesso alle informazioni; restrizioni sulla comunicazione con gli organismi internazionali; restrizioni alla libertà di riunione).
  7. Restrizioni alla libertà di circolazione su base di genere (Obbligo di richiedere l’autorizzazione o rifiuto per recarsi all’estero; restrizioni o ostruzioni nei confronti di viaggi interni; rifiuto del visto per i viaggi; espulsione).
  8. Mancato riconoscimento delle violazioni e impunità.

Celebrare, il 29 Novembre. Giornata Internazionale dei Difensori e delle Difensore dei Diritti Umani delle Donne[2] risulta quindi quanto mai importante al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sull’importante lavoro svolto a livello mondiale tanto dalle donne a difesa dei diritti umani quanto da uomini e donne a difesa dei diritti delle donne ma soprattutto per informare sulle condizioni avverse cui questi attivisti sono soggette nello svolgimento dei loro compiti; promuovendo azioni volte a creare un ambiente sano per i difensori dei diritti umani.

[1] Secondo la campagna internazionale sulle donne difensore dei diritti umani, “Difensori/e dei diritti umani delle donne” sono “donne attive nella difesa dei diritti umani che vengono prese a bersaglio per il fatto di essere donne come tutti i soggetti attivi nella difesa dei diritti delle donne che sono presi a bersaglio per quello che fanno. In altre parole, si tratta di attivisti per i diritti umani che sono donne o ad altri attivisti (maschi, lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e di altri sessi) che difendono i diritti delle donne” [Defending women, Defending Rights: Proceedings of the International Consultation on Human Rights Defenders (2006), p. 1,].

[2] Il 29 Novembre è stato dichiarato dalla Consulta Internazionale delle Difensore dei Diritti Umani la Giornata Internazionale dei Difensori e delle Difensore dei Diritti Umani delle Donne in occasione del primo incontro internazionale svoltosi a Colombo (Sri Lanka) nel 2005. Si celebra quest’anno per la terza volta all’interno della Campagna dei 16 Giorni di Attivismo Contro la Violenza su base di Genere.

Elga Savador

9 Risposte to “Terza Giornata Internazionale de* Difensor* dei Diritti Umani delle Donne – a loro volta soggetti/e a crescente violenza”

  1. Mi sono permesso di pubblicarlo su http://www.dgtvonline.com poichè lo ritengo
    molto interessante.Se hai qualcosa in contrario,fammelo sapere.

    Un caro saluto.

    Marcello De Giorgio.

  2. Mi associo a Maria e condivido le sue preoccupazioni. Ma mi associo anche a tutti i fascisti e Berlusconiani che non piacchiano ma rispettano le donne, come anche molti clericali e religiosi.

    Sal.

  3. Avevo lasciato una risposta…

    Marcello -De Giorgio.

  4. Sì Marcello, era bloccata in moderazione.

    Grazie per la pubblicazione, e grazie anche a Salvatore.

  5. Maria dico che non e’ una questione di partito o di schieramento altrimenti si finisce per fare propaganda. Uno studio ha confermato che non ci sono motivi politici o di classe dietro la violenza sulle donne. (se non sbaglio o se non ho capito male). Ma questo studio ha utilizzato metodi scientifici e quindi posso dire cha ha sicuramente ignorato aspetti locali e specifici legati al poblema.

    Sal.

  6. faunosilvestre Says:

    D’altro canto, Sal, è pur vero che determinati partiti o determinate ideologie ritengano non particolarmente deplorevole la violenza perpretrata nei confronti di donne, o alle stesse donne attribuiscono ruoli non paritari rispetto agli uomini (ricordo, per fare un esempio terra terra un certo Buttiglione e il suo discorso al parlamento europeo sulle donne e i gay) oppure si basano su principi discriminanti nei confronti di diverse sessualità e diverse proveniente.

    Quindi sarà pur vero che picchiano le donne tanto i “maschi comunisti” che i “maschi fascisti”, ma è altrettanto vero che l’idea comunista propone l’uguaglianza tra i sessi e l’emancipazione femminile, a differenza di quella fascista che tutt’al piu ne fa un angelo del focolare domestico…

    (PS: sempre che non abbia frainteso il tuo commento)

  7. “D’altro canto, Sal, è pur vero che determinati partiti o determinate ideologie ritengano non particolarmente deplorevole la violenza perpretrata nei confronti di donne”

    >> Nel parlamento italiano? Nessun partito lo sara’ mai. Nessuno osera’ predicare la violenza sulla donna nel parlamento. In Italia si ragiona cosi.
    Il parlamento e’ una cosa, la politica un’altra. (se non sbaglio) Gli spot elettorali altra cosa ancora.

    “ricordo, per fare un esempio terra terra un certo Buttiglione e il suo discorso al parlamento europeo sulle donne e i gay”

    >> E su questo ci passa un mare dal dire che Buttiglione predica violenza o esercita violenza sulle donne. Ma noi cosa facciamo per scardinare la sottocultura clericale? E’ QUESTO IL MIO FOTTUTISSIMO PUNTO! Cosa fanno le nostre donne per scardinare la cultura mascolina negli ambienti di lavoro? Non bastera’ indicare solo il male. Anche noi faremo degli errori a tal proposito o no? Diciamo sviste politiche, errori di valutazione, distrazioni di strategia nell’ attaccare questi problemi.

    “ma è altrettanto vero che l’idea comunista propone l’uguaglianza tra i sessi e l’emancipazione femminile, a differenza di quella fascista che tutt’al piu ne fa un angelo del focolare domestico”

    >> Questo lo vediamo noi perche’ siamo quelli che combatto su questo fronte. E’ storia con cui anche la destra sta’ facendo i conti. Forse per questo sono avvantaggiati, ed e’ esattamente per questo che dico di stare attenti se no PASSIAMO COME QUELLI CHE VOGLIONO FARE SOLO PROPAGANDA. (spero di essere stato chiaro e che ora tutti si mettano l’anima in pace che non sono ne’ fascista, ne’ agitatore!)

    Io mi riferivo ad uno studio fatto in Inghilterra e se per caso dovesse coincidere con quello che accade in Italia , vedi che sarebbe controproduttivo attaccarlo politicamente in maniera schierati?

    Se fosse vero il contario, tanto di guadagnato e diremo : ” visto che a destra maltrattano le donne e predicano la violenza sulle donne?”

    Ma io ci andrei cauto, anche perche’ ci sono tantissime zone inesplorate.

    Lavorare sulla cultura degli ambienti di lavoro, di famiglia, della chiesa, degli spazi sociali ed ovunque, sui bus, taxi, treni ed ogni spazio a nostra disposizione facilita il discorso di distensione e fosse questo coordinato politicamente, credo darebbe degli ottimi risultati.

    Sal.

  8. Cara Maria,
    ritengo che la progressiva devastazione dell’autentico sentimento di sacralità
    dell’esistenza umana sia il padre di tutte le violenze ,tanto più quelle sulla donna. Non oso neanche attraversare per un solo attimo il pensiero di un mio
    simile responsabile di soprusi di varia natura sui più deboli,donne e bambini
    in primis. Forse senza neanche esserne consapevole io stesso ho creato alibio condizioni che poi hanno generato azioni da cui mi sento alieno.
    Partendo da questa riflessione spesso ho pensato che,forse,potrebbe esseremolto utile divulgare in positivo tutto quello che le donne fanno e stanno facendo nel mondo anche per noi.Nei paesi in “via di sviluppo” quasi tutta l’attività di sostentamento e di innovazione è possibile grazie al ruolo e alla attività delle donne. Osservando solo l’attività del microcredito si può riscontrare una percentuale del 80-90 per cento in carico alle donne. La responsabilità della donna nei confronti dei suoi simili è in tutte le culture e in modo trasversale rispetto alle classi economiche di appartenenza neanche minimamente paragonabile all’atteggiamento dei maschi. Non è retorica e credo ci siano molti motivi pratici e naturali connessi a questa concreta evidenza che troppo spesso viene sottaciuta.Nel nostro misero mondo di supermercati l’unica speranza è che le donne un giorno si rendano davvero consapevoli del ruolo che occupano. Forse divulgare con continuità i miracoli compiuti quotidianamente dalle donne in tutto il mondo aiuterebbe a contrastare le violenze e a rilanciare la sacralità centrale della donna nella comunità umana,magari proprio nei supermercati,centri culturali del consumismo. A tutte le donne,viva la vita!

  9. Sono d’accordo con te Giovanni.
    E’ impoortante divulgare i miracoli compiuti dalle donne, le storie di donne, dunque, al centro dei dibattiti, storie di donne che superano i confini geografici e scommettono sulla propria vita, impegnate in prima linea nella lotta per i diritti civili e sociali delle loro comunità e nel costruire rapporti economici che sono soprattutto rapporti di fiducia per ridare ad altre donne, loro pari, la speranza di un futuro più dignitoso. Dare voce alle “buone pratiche” sulle lotte che hanno caratterizzato il passato può essere un’occasione per riflettere sui cambiamenti cui assistiamo, sul rafforzamento della società civile, che sta ottenendo spazi maggiori per esprimere la propria voce, non solo grazie all’azione di nuovi interlocutori politici e istituzionali ma anche grazie ai propri movimenti dal basso alimentati da un inedito senso della comunità e da una democrazia partecipata. E al centro, la voce della donna.
    A tutti gli uomini come te, viva la vita!

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