L’ orizzonte zapatista

“Ya se mira el horizonte”, dice la prima strofa dell’inno zapatista. Quell’orizzonte non è una destinazione lontana o irraggiungibile. Non è un’idea astratta. Almeno in parte, le comunità ribelli del sudest messicano l’hanno trasformato in un fatto reale. Questo lunedì 17novembre si compiono 25 anni dalla fondazione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due decenni e mezzo di un’esperienza che ha trasformato la politica e la società messicana e che ha ispirato le molteplici forme dell’arcipelago altromondista che in molti paesi lotta per un altro mondo.

Lo zapatismo ha costruito una delle esperienze di autogestione più profonde e innovatrici di quante si siano viste in America Latina: la Comune della Lacandona. Nonostante l’accerchiamento militare e l’offensiva economica contro di loro, le comunità ribelli si sono date forme di autogoverno stabile, vivono secondo le loro regole e si sono fatte carico del proprio sviluppo.

Lungi dall’esaurirsi col tempo, il trascorrere degli anni consolida ed approfondisce il loro laboratorio di futuro alternativo e di un’altra politica. L’autonomia qui non solo è una proposta o una rivendicazione politica, ma un fatto pratico, un’esperienza sistematizzata; è pensiero con i piedi per terra.

Quest’impresa di resistenza ribelle è riferimento e stimolo per milioni di indigeni in tutto il paese. È una dimostrazione che l’autonomia di fatto è possibile. È la prova che esiste chi non si arrende né si vende.

Durante 15 anni quattro amministrazioni federali e sei statali hanno destinato risorse miliardarie per contenere e distruggere lo zapatismo. Non ci sono riuscite. Malgrado abbiano speso migliaia di milioni di pesos in opere pubbliche, progetti produttivi, forniture alimentari e denaro contante per comperare le coscienze, non sono riusciti a spegnere la fiamma della dignità indigena. I ribelli non accettano un solo pesos dai governi. Il denaro governativo è arrivato con il bastone. La persecuzione poliziesco-militare contro l’insurrezione non cessa. L’Esercito Messicano mantiene acquartierato nella zona ribelle migliaiadi uomini. I pattugliamenti sono costanti. Tuttavia, né questa presenza né quella dei diversi corpi di polizia sono riusciti disarticolare la resistenza.

Tra le conseguenze immediate che l’insurrezione zapatista ha avuto per il movimento sociale, c’è quella di aver costruito una visione di ciò che è possibile raggiungere con la lotta, molto più ampia di quella esistente fino al 1994. Il margine di azione statale è minore, e maggiori sono le concessioni che deve fare alle organizzazioni. Anche se non sempre lo sanno né ne approfittano, i movimenti indipendenti hanno oggi uno spazio molto più ampio per il loro sviluppo.

Dal 1994, quando si stabilì la Convenzione Nazionale Democratica, gli zapatisti hanno convocato diverse iniziative per organizzare e offrire un canale allo scontento nazionale. Nella maggioranza dei casi hanno proposto che fossero altri a guidarle. Fino all’Altra Campagna nessuna ha avuto successo: sono tutte naufragate in mezzo alle dispute interne di potere delle diverse personalità e correnti di sinistra. L’Altra Campagna aspetta ancora la grande prova del fuoco. E’ ancora pendente la diffusione di un programma nazionale di lotta e la dimostrazionedi fino a dove sono arrivate le reti di solidarietà ed azione costruitedurante il cammino.

Gli zapatisti mantengono grandi simpatie nel mondo indio, tra i giovani, tra i contadini poveri ed i coloni urbani. Al contrario, l’appoggio di cui godevano tra importanti settori del mondo intellettuale è svanito. La solidarietà che qualche volta hanno raccolto tra ampie frange della sinistra di partito si è trasformata in decisa avversione. Molte delle ONG che qualche volta sono state vicine alla loro causa si sono ora allontanate.

L’insurrezione del 1994 rianimò e stimolò la formazione di importanti movimenti sociali rivendicativi e di opposizione. Per anni l’EZLN è stato il catalizzatore delle proteste sociali di diversissimo segno al di fuori della sua area di influenza diretta. Oggi questa funzione sembra essere giunta alla fine. Gli zapatisti sembrano aver privilegiato la costruzione delle proprie forze. Importanti movimenti politici e sociali fuori della sua orbita di ascendenza non hanno meritato, da parte sua, espressioni esplicite di solidarietà.

Gli zapatisti hanno tracciato molto chiaramente una linea di separazione tra i loro amici e chi non lo è, compresi attori di sinistra molto importanti. Una parte importante dei loro vecchi alleati del passato ha smesso di esserlo per diverse ragioni. Il comportamento dei legislatori del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) nell’approvazione della legge indigena, le reiterate pratiche repressive del governo perredista del Chiapas e la presenza di connotati cacicchi nelle sue file hanno chiuso le porte a qualsiasi collaborazione con la classe politica che si proclama progressista. Anche se hanno denunciato la frode di cui è stato oggetto, gli zapatisti si sono chiaramente dissociati dalla campagna elettorale di Andrés Manuel López Obrador e non hanno espresso una posizione ufficiale sul movimento a difesa del petrolio.

Le difficili condizioni della loro lotta e la disciplina militare con la quale agiscono li porta, a volte, a giudicare severamente molti dei loro amici ed alleati. L’enorme complessità della lotta sociale nel paese non è sempre stata inserita nelle loro decisioni politiche.

Come è successo molte volte dal 1994, c’è chi ora assicura che i ribelli non hanno più impatto nel paese. L’esperienza mostra che chi afferma questo si sbaglia. I ribelli sono tornati al centro della politica nazionale con successo più di una volta. Sebbene alcune delle loro definizioni politiche possano essere state sbagliate, contano su un capitale etico enorme che conferisce loro credibilità e capacità di convocazione.

Lo zapatismo rappresenta una rottura formidabile con i vecchi modi di fare politica che, nonostante il trascorrere degli anni, conserva la sua freschezza.

A 25 anni dalla fondazione dell’EZLN il suo orizzonte è qui e continuerà a farsi sentire.

Luis Hernández Navarro – La jornada

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE COMMISSIONE SESTA

COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO INDIGENO-COMANDO GENERALE DELL’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE

MESSICO

Commissione Sesta e Commissione Intergalattica dell’EZLN

26 Novembre 2008

A gli/le aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona in Messico e nel Mondo:

A gli/le invitati al Primo Festival Mondiale della Degna Rabbia:

Al popolo del Messico:

Ai popoli del Mondo:

COMPAGNE E COMPAGNI:

FRATELLI E SORELLE:

CON L’OCCASIONE VI INFORMIAMO SUGLI AVANZAMENTI DEI LAVORI PER LA CELEBRAZIONE

DEL PRIMO FESTIVAL MONDIALE DELLA DEGNA RABBIA.

PRIMO.- AD OGGI ABBIAMO LA CONFERMA DELLA PRESENZA DI PERSONE, GRUPPI, COLLETTIVI

E ORGANIZZAZIONI, OLTRE CHE DEL MESSICO, DEI SEGUENTI PAESI:

IRAN.

ARGENTINA.

ITALIA.

FRANCIA.

UNIONE AMERICANA.

BRASILE.

SVEZIA.

COSTA RICA.

STATO SPAGNOLO.

SVIZZERA.

PAESI BASCHI.

CUBA.

CILE.

INGHILTERRA.

AUSTRIA.

VENEZUELA.

BELGIO.

GERMANIA.

NORVGIA.

GRECIA.

SECONDO.- DAL NOSTRO PAESE, MESSICO, PARTECIPERANNO COMPAGNE E COMPAGNI

DELL’ALTRA CAMPAGNA DEI VARI STATI DELLA REPUBBLICA E CHE LOTTANO ATTRAVERSO I

MEZZI DI COMUNICAZIONE ALTERNATIVI, PER LA DIFESA DEI DIRITTI UMANI, NELLE SCUOLE E

NELLE UNIVERSITA’, CONTRO LA REPRESSIONE, PER LA PRESENTAZIONE IN VITA DEI

DESAPARECIDOS E

LA LIBERAZIONE DEI DETENUTI POLITICI E DETENUTE POLITICHE, NELLE ORGANIZZAZIONI

SOCIALI E POLITICHE, NELL’ARTE E NELLA CULTURA, NEI SINDACATI, NELLA LOTTA DELLE

DONNE, CON I LAVORATORI E LE LAVORATRICI DELLA MAQUILA A NORD DEL MESSICO, NELLA

LOTTA PER L’AMBIENTE, NELLA DIVERSITA’ SESSUALE, NEL MOVIMENTO DEI MAESTRI, NELLE

CAMPAGNE, CON LE LAVORATRICI E LAVORATORI DEL SESSO, E L’OTTIMA LOTTA DEL

CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO.

TERZO.- NEI GIORNI 26, 27, 28 E 29 DICEMBRE 2008, QUANDO IL FESTIVAL SI SVOLGERA’ A

CITTA’ DEL MESSICO, ALCUNE DELLE ATTIVITA’ IN PROGRAMMA SONO:

26 Dicembre 2008

ore 10:00 INAUGURAZIONE

ore 11:00 Le Quattro Ruote Capitalismo: SFRUTTAMENTO. Forum Aperto con la partecipazione dei

lavoratori dell’industria maquiladora in Bassa California e Tamaulipas, la Confederación General de

Trabajadores (Spagna), operai di Solano (Argentina) e lavoratori del Medioriente (Iran), e tutti i lavoratori

e lavoratrici che vorranno partecipare avvisandoci in anticipo.

Modera: Centro di Analisi Multidisciplinare della UNAM (Messico).

Ore 17:00 Altri Percorsi: UN’ALTRA CITTA’. Forum Aperto con la partecipazione della Unión Nacional

de Organizaciones Populares de Izquierda Independiente UNOPII (Messico), la Unidad Obrero y

Socialista UNÍOS (Messico), giovani dei collettivi anarchici, punk e libertari (Messico). Brigada Callejera

(Messico), e coloro che lottano nelle città che vorranno partecipare avvisandoci in anticipo.

Modera: UNOPII (Messico).

27 dicembre 2008

ore 11:00 Le Quattro Ruote del Capitalismo: ESROPRIO. Forum Aperto con la partecipazione del

Congresso Nazionale Indigeno (Messico), Coloni di Lomas de Poleo (Ciudad Juárez) (Messico),

Asociación de Cabildos Indígenas del norte del Cauca (Colombia), e tutti coloro che abbiano qualcosa

da dire sull’esproprio capitalista che vorranno partecipare avvisandoci in anticipo.

Modera: Bárbara Zamora (Messico).

Ore 17:00 Altri Percorsi: ALTRI MOVIMENTI SOCIALI. Forum Aperto con la CNUC-Tlaxcala (Messico),

Fuerza Indígena Chinanteca (Messico), Frente del Pueblo (Messico), Colonia Blanca Navidad, di Nuevo

Laredo (Messico), Frente Popular Francisco Villa Independiente (Mesico), CACTO-Oaxaca (Messico).

Modera: CNI (Mesico).

28 dicembre 2008

ore 11:00 Le Quattro Ruote del Capitalismo: REPRESSIONE. Forum Aperto con le Donne di Sinaloa e

Chihuahua (Messico), messaggio dei detenuti politici di Atenco (Messico), messaggio registrato di Gloria

Arenas, detenuta politica (Messico), Collettivo Tod@s somos Pres@s (Messico), Red Nacional contra la

Represión y por la Solidaridad (Messico), e Bárbara Zamora (Messico).

Modera: UNÍOS (Messico).

ore 17:00 Altri Percorsi: UN’ALTRA STORIA, UN’ALTRA POLITICA. Tavolta rotonda con la partecipazione

di John Holloway, Felipe Echenique (Messico), Francisco Pineda (Messico), Raúl Zibechi (Uruguay),

Olivier Besacenot (Francia), Mónica Baltodano (Nicaragua), Sergio Rodríguez Lascano (Messico).

Modera: Rivista Rebeldía (Messico).

29 dicembre 2008

ore 11:00 Le Quattro Ruote del Capitalismo: DISPREZZO. Forum Aperto con il Collettivo Anarko Punk

La KURVA (Messico), Congresso Nazionale Indigeno (Messico), Asamblea Nacional de Braceros

(Messico), Mercedes Oliveira (Messico).

Modera: CNI (Messico).

QUARTO.- PER LA SERIE DI CONFERENZE CHE SI SVOLGERANNO A SAN CRISTÓBAL DE LAS

CASAS, CHIAPAS, DAL 2 AL 5 GENNAIO 2009, HANNO CONFERMATO LA LORO PARTECIPAZIONE

LE SEGUENTI PERSONE:

Adolfo Gilly (Messico).

Pablo González Casanova (Messico)

Mónica Baltodano (Nicaragua).

Luis Villoro (Messico)

Oscar Olivera (Bolivia).

Michael Hardt (USA)

Walter Mignolo (Argentina)

Pier Luigi Sullo (Italia)

Sylvia Marcos (Messico)

Jotxe Iriarte (Paesi Baschi)

Paulina Fernández (Messico)

Marcos Roitman (Cile-Spagna)

Gustavo Esteva (Messico)

Jean Robert (Svizzera)

Arundhati Roy (India) (invierà il suo intervento)

Bárbara Zamora (Messico)

Carlos Aguirre Rojas (Messico)

Raúl Zibechi (Uruguay)

Carlos González –CNI- (Messico)

Juan Chávez –CNI- (Messico)

John Berger (Inghilterra) (invierà il suo intervento)

Olivier Bensacenot (Francia)

Jaime Pastor (Spagna)

Movimiento de los Sin Tierra (Brasile)

Sergio Rodríguez Lazcano (Messico)

Vía Campesina (Internazionale)

QUINTO.- DA PARTE DELL’EZLN HANNO CONFERMATO LA LORO PARTECIPAZIONE COME MODERATORI O PARTECIPANTI ALLE CONFERENZE IN CHIAPAS I SEGUENT@ COMPAGN@:

COMANDANTA SUSANA.

COMANDANTA MIRIAM.

COMANDANTA HORTENSIA.

COMANDANTA FLORENCIA.

COMANDANTA EVERILDA.

COMANDANTE DAVID.

COMANDANTE ZEBEDEO.

COMANDANTE TACHO.

COMANDANTE GUILLERMO

TENIENTE CORONEL INSURGENTE MOISÉS.

CAPITANA INSURGENTE ELENA.

NIÑA LUPITA.

NIÑA TOÑITA.

SESTO.- PER GLI INVITI ABBIAMO PROCEDUTO SULLA BASE DEI DATI IN NOSTRO POSSESSO

DEGLI ADERENTI ALLA SESTA DICHIARAZIONE, DEI CONTATTI AUTI DURANTE IL PERCORSO

DELL’ALTRA CAMPAGNA E GLI INDIRIZZI DEI PRESENTI ALLE DIVERSE ATTIVITA’ PUBBLICHE

DELL’EZLN. SE QUALCHE PERSONA, GRUPPO, COLLETTIVO O ORGANIZZAZIONE, DEL MESSICO

E DEL MONDO, NON E’ STATO INVITATO, SICURAMENTE E’ PERCHE’ NON ABBIAMO I SUOI DATI.

VI CHIEDIAMO QUINDI DI SCUSARCI DI QUESTA NOSTRA MANCANZA E DI METTERVI IN CONTATTO

ATTRAVERSO LA PAGINA INTERNET DI ENLACE ZAPATISTA, NELLA SEZIONE DEDICATA AL

FESTIVAL MONDIALE DELLA DEGNA RABBIA.

SETTIMO.- SPECIFICHIAMO CHE GLI INVITI SONO PER PARTECIPARE COME ESPOSITORI.

L’INGRESSO A TUTTE LE ATTIVITA’ DEL FESTIVAL E’ LIBERO E APERTO A TUTTI COLORO CHE

VOGLIANO ASSISTERE E CONOSCERE LA DEGNA RABBIA CHE SI ORGANIZZA IN MESSICO E NEL

MONDO.

ULTERIORI DETTAGLI TECNICI E PROCEDURALI SARANNO COMUNICATI DALL’EQUIPE DI

APPOGGIO ORGANIZZATIVO DEL FESTIVAL, NELLA PAGINA ELETTRONICA DI ENLACE ZAPATISTA,

NELLA SEZIONE DEDICATA AL FESTIVAL MONDIALE DELLA DEGNA RABBIA.

PER ORA E’ TUTTO, VI TERREMO INFORMATI.

LIBERTA’ E GIUSTIZIA PER ATENCO!

Dalle montagne del Sudest Messicano.

Subcomandante Insurgente Marcos. Teniente Coronel Insurgente Moisés.

Commissione Sesta dell’EZLN Commissione Intergalattica dell’EZLN

Messico, Novembre 2008




8 Risposte to “L’ orizzonte zapatista”

  1. Un po di zapatismo in questo schifo di Paese non guasterebbe. No senza ammazzare nessuno, sono contro la violenza inutile. E poi rischiamo di fare di un ladro un martire. Già ne abbiamo troppi in Italia. Basta leggere i nomi di troppe strade dedicate a troppo assassini che hanno insanguinato le strade del nostro paese. Un poco di opposizione seria e non quella alla quale assistiamo tutti i giorni da troppo tempo. Che fa il gioco del berluisca, che poi li mette alla berlina. vedi ski e poi muori….

  2. Ciao Maria,scusami l’ot,ma dovevo proprio.
    Berlusconi oggi ne ha detta una orrenda (in blog) sulle donne,orrenda perchè apparentemente inoffensiva ,come solo lui sa fare.
    Tu che hai tanti contatti con siti e associazioni di donne ,che ne pensi?Ciao

  3. Cara Maria,
    sono dell’idea che parlare dello zapatismo senza mai essere stato in messico,e senza una conoscenza reale della realtà che rappresenta sia una goffa manifestazione di ideologismo militante .Parlo per me ovviamente.Ho lettosul tema un po di materiale e ho “bevuto” le informazioni e le considerazioni di Ramon Mantovani,uno dei pochissimi di cui ho fiducia per quanto attienel’analisi e le valutazioni della realtà zapatista e sudamericana in genere.
    Ma c’è una aspetto della questione zapatista che mi consente di accettare
    la mia condizione di ignoranza con una visione creativa e propositiva e che mi da lo slancio per scrivere. Credo che la lotta degli indios messicani individui almeno due aspetti fondamentali del nostro tempo:
    1 IL VALORE DELLA COMPONENTE CULTURALE
    2 IL VALORE DELLA MINORANZA
    Quasi sempre a sinistra si citano testi sacri e analisi basate sulle dotte profonde e ancor mirabili analisi di marx.Che marx sia stato un cervello
    di primo livello penso che nessuno possa discuterlo e io per ultimo.
    Spesso però ci si dimentica del fatto che marx ,come spesso capita agli umili,non pensasse di aver risolto i problemi degli uomini con il suo lavoro.
    Marx è sempre stato convinto che analizzare gli aspetti pratici,economici,
    fosse un dovere culturale per un filosofo non idealista.Non ha mai pensato
    che l’economia fosse l’aspetto più rilevante dell’uomo.Almeno io così lo
    interpreto. La cultura dominante sia a destra che a sinistra ha relegato
    il suo pensiero in un ambito ristretto che non rende omaggio al vero sforzo
    di ricerca e di innovazione del suo pensiero.Il movimento zapatista da a marx il suo tributo onesto,umano,di verità! L’UOMO E’ UN ANIMALE CULTURALE! La cultura è in ultima analisi il motore,l’asse,il fulcro del cambiamento dei rapporti fra uomini e l’economia la produzione di merci e beni una sua manifestazione. Il movimento zapatista sta alla sinistra di tutto il mondo come feuerbach sta all’idealismo hegeliano. Siamo tutti zapatisti! E questo è ancora più vero proprio perchè coniugato attraverso la rivendicazione di un territorio del controllo delle sue risorse della difesa
    delle prerogative di relazione che uniscono quegli uomini tra loro e loro
    al resto del mondo.Motivo per il quale nessuno deve essere zapatista ma
    casomai suo cugino!
    La minoranza crea la storia è l’altro insegnamento che giunge forte e chiaro. Anni di “democrazia” delegata hanno rincoglionito coscienze su vasta scala.Credo che la sinistra di tutto il mondo dovrebbe imparare dai fatti e smetterla di cagar sentenze più o meno corrette! Chi sta con gli umili e gli oppressi è di sinistra( qulsiasi maglietta indossi) chi no è di destra! Questo è quello che ho capito nella mia misera vita e questo non
    voglio perdere.Una seria critica sulla nefasta cultura della “maggiranza”dovrebbe essere un compito primario di ogni partito o movimento o club o bocciofila di sinistra. Ma che cazzo serve andare a votare qualcuno dovrebbe spiegarlo .Il subcomandante ha una risposta che vive da più di venti anni sugli altipiani del messico. Una lezione per tutti! Ognuno ha il suo indio nella sua cultura e nella sua anima culturale.
    Ognuno di noi dovrebbe avere un suo altopiano da difendere.
    La verità è che da decenni tutto questo è stato delegato perchè non si è dato il vero valore alle cose,all’uomo,alla democrazia.
    Il dito indica la luna,smettiamola di guardare il dito!
    Viva la vita!

  4. interessanti i “fari” che accendi sulla realtà dell’America Latina, tanto per non farci fossilizzare sui guai di casa nostra vero?..
    La realtà zapatista è affascinante, ma la vedo tanto lontana dalla nostra, purtroppo.. e quella visualizzata dalle parole del generale peruano “non è ancora” simile alla nostra, per fortuna, ma si sa che a volte basta allentare un po’ il controllo e si scevola nel regime senza accorgersene..
    Un caro saluto!

  5. Caro Giovanni, non sono d’accordo quando dici che per parlare di zapatismo bisogna esser stati per forza in Messico altrimenti vien fuori una goffa manifestazione di ideologismo militante. A questo punto nessuno dovrebbe aprir bocca non solo in riguardo al Messico ma in riguardo a tutte le realtà al di fuori del nostro Paese. Fermo restando che non è detto che chi in Messico (o altrove) c’è stato possa riportare una testimonianza reale di quello che ha visto. Parlo in termini di riflessione politica, ovviamente.

    Anch’io come te mi fido di Ramon Mantovani (l’unico tra l’altro, per carattere tendo a non fidarmi mai di nessuno) e seguo le sue analisi da sempre, perchè lo ritengo, uomo in primis, e in secundis dirigente di partito capace e competente (cosa rara di questi tempi) non solo perchè ha un bagaglio di esperienza militante comunista che non si ferma sul piano teorico ma è esperienziale, ma anche perchè a queste qualità è associata quella ancor più rara dell’onestà intellettuale, non si sottrae a critiche e autocritiche pur credendo fermamente negli stessi ideali in cui credo io.
    Detto questo, il movimento zapatista è un prodotto dell’azione di molte forze politiche di sinistra, di cui esso è una parte. Questa azione ha bisogno per forza della partecipazione di operai, contadini, studenti, lavoratori della città e della campagna. L’Ezln non svolge compito operaio né studentesco, ma fondamentalmente indigeno. Loro vogliono unire le loro lotte con quelle di operai e contadini, non vogliono dirigere la lotta di operai e contadini. La logica mediatica e la logica quantitativa per cui un’organizzazione è importante per il numero di gente che ha, con loro non c’entra. Loro chiedono di essere aiutati e non di essere seguiti. Marcos l’ha detto chiaro, se gli operai, contadini o studenti “sono di tendenza anarchica, non importa, vogliamo parlare con loro”. Lo stesso se sono trotskisti, maoisti, quello che sia, “se sono in questa grande frangia anticapitalista ed hanno un progetto ed una proposta, vogliamo ascoltarla. E vogliamo vedere se è possibile unire la nostra lotta con la vostra”. La proposta dell’altra campagna è domandare alla gente che cosa pensa. Non si fa guidare dai sondaggi.

    Questo è il messaggio che dovremmo cogliere dall’esperienza zapatista. E questo significa guardare la luna e non il dito.
    Ce la faremo Giovanni? Non lo so.
    Comunque sia, viva la vita!

  6. Maria carissima,
    una semplice precisazione sull’essere stato in messico. Ho detto parlo per me ,nel senso che non mi trovo a mio agio ad affrontare in modo più incisivotemi che non ho toccato più da vicino.E’ un mio limite non un metodo assoluto.Concordo con te col principio che hai espresso nella sua estensione generale e amo essere in disaccordo anche con me stesso se serve.
    Sono stato in varie parti del mondo ma in sud america mai.Confesso che per lo più i miei viaggi sono legati a situazioni di lavoro e ho spesso potuto constatare che in ogni realtà visitata ho capito qualcosa che mi ha consentito di comprendere aspetti fino ad allora non considerati,che hanno cambiato la mia opinione precedente.Mi riferivo solo a questo specifico aspetto della mia esperienza .Concordo con te sul fatto che ci
    sono persone ,e non poche,che pur vistando un paese non capiscono nulla della realtà che li ha ospitati,ma questo è un altro discorso. Il maestro nietsche parla delle cinque categorie dei viaggiatori in umano troppo umano e sottolinea proprio quello che tu dici.
    Per quanto riguarda la luna,be’,sono molti anni che sono convinto di guardarla con il risultato di essere sempre più isolato,non solo,isolato.
    Non credo che la politica italiana,in particolare quella di sinistra dia molte speranze quien sabe,quien pode saber?
    Mi sembra che manchi un po di fantasia ,non perchè non ci sia,ma perchè
    non è molto accettata dalla cultura politica nazionale,anche e soprattutto
    a sinistra.Si cerca sempre o spesso l’ottimo e si sbarra la strada al bene.
    Viva il bene,viva la vita!

  7. Caro Giovanni,
    ora capisco perchè spesso io e te siamo in sintonia. Umano troppo umano e Aurora del “maestro” sono sempre stati due pilastri di riferimento per me.
    E’ vero che Nietzsche alla fine è diventato pazzo, ma se l’è meritato. In giro invece oggi ci sono tanti pazzi che non se lo sono sudato, non se lo sono meritato. E sono mediocri. Come i nostri politicanti.
    Viva la vita Giovanni!

  8. Cara Rubini,
    i miei complimenti per aver affrontato, con l’occasione del 25 anniversario della nascita dell’Ezln, il “tema” dello zapatismo, la cui parola di dignità, libertà e giustizia ha travalicato i confini del Chiapas per irradiarsi in tutto il mondo. Mi consenta però di fare una piccola precisazione su quanto ha scritto L. Hernandez Navarro: “Lo zapatismo ha costruito una delle esperienze di autogestione più profonde e innovatrici di quante si siano viste in America Latina: la Comune della Lacandona”. Hernandez è il giornalista messicano de La Jornada che è stato più vicino agli zapatisti dal 1994, però quando parla della “Comune della Lacandona” potrebbe essere frainteso da un lettore europeo che pensa subito alla Comune di Parigi. Gli zapatisti hanno creato non una Coumune alla francese, ma, nell’agosto del 2003, 5 Caracoles (sorti sulle loro precedenti Aguascalientes) nei territori sotto la loro giurisdizione (“territori liberati” dove comanda il popolo e non il governo), che sono strutture amministrative rette dalle Giunte di Buon Governo, composte da militanti zapatisti, ossia contadini che a rotazione formano parte delle GBG (senza alcuna retribuzione) con le quali articolano i Municipi autonomi zapatisti. Insomma, si tratta di un “esperimento” di governo popolare indigeno, autonomo e ribelle, che non riceve alcun aiuto dallo Stato chiapaneco né dal governo federale messicano, il quale cerca di logorare la loro ribellione destinando con una mano aiuti alle comunità indigene non zapatiste del Chiapas, e con l’altra istruendo e finanziando i gruppi paramilitari che minacciano le comunità zapatiste (si ricordi fra tutti l’eccidio di Acteal).
    Mi perdoni la pignoleria, ma mi sembrava utile la precisazione. E vorrei concludere con una frase di José Saramago: “Una volta che si è stati in Chiapas, non se ne esce più”.

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