Un fiocco nero contro le morti sul lavoro

Il cuore rimasto in Fabbrica
anche adesso che ho raggiunto la pensione
Sognavamo il cielo ma da decenni è sempre più lontano
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d’Italia
La classe operaia non è più centrale
e il paradiso è diventato inferno
di fiamme di fuoco e d’olio bruciato
di operai sfiniti che fanno notizia solo quando diventano torce umane
Operai sfruttati come non è successo mai
Il silenzio e la solitudine circondano la mia Fabbrica
e tutte le fabbriche d’Italia
Anche il nostro bravo Presidente
urla instancabile le morti sul lavoro
ma anche le sue sono urla impotenti
Addio Compagni di fatica, di sogni e d’ideali
Bagnati dalle nostre lacrime riposate in pace.

Carlo Soricelli – metalmeccanico in pensione

sul colpo, gli altri dopo un’agonia in ospedale. C’é attesa per il processo in Corte d’AssiE’ passato un’anno, ma a Torino non si sono attenuati il dolore e la rabbia nel ricordo del terribile rogo allo stabilimento della ThyssenKrupp nel quale, la notte del 6 dicembre, perirono sette operai, unose, prima udienza il 15 gennaio, con l’amministratore delegato Harald Espenhanh sul banco degli imputati con la pesante accusa di omicidio volontario ed altri cinque dirigenti che dovranno rispondere di omicidio colposo.

UN FIOCCO NERO CONTRO LE MORTI SUL LAVORO

– Il 6 dicembre dello scorso anno le fiamme della fonderia Thyssen a Torino, bruciarono la vita di sei lavoratori, giovani lavoratori che persero il loro futuro, per sempre. Una così grande tragedia, la sofferenza dei famigliari, dei compagni di lavoro, di tutti, fu un grido che non si poteva non ascoltare, ci disse che quando di lavoro si muore la società intera porta una ferita profonda, ci disse ciò che già sapevamo: ogni giorno vi sono morti, ogni giorno gli incidenti sono migliaia, di lavoro ci si ammala e l’amianto ha ucciso e uccide ancora. Sono lavoratori italiani, rumeni, curdi, slavi, indiani e di tante altre parti del mondo. Il popolo degli invisibili, del lavoro nero, le vittime ignote pagano il prezzo più alto. Nulla rende la vita più precaria della morte. Dicemmo allora: mai più morti sul lavoro, non si può restare indifferenti, rifiutiamo l’assuefazione. Lanciammo una campagna per il diritto alla dignità e alla vita sul lavoro. Ci mobilitammo. Ricordate la catena umana in Piazza del Duomo? Il nostro sentire comune? Oggi diciamo che non abbiamo dimenticato e perciò proponiamo di far ancora sentire la nostra voce rivolta al mondo del lavoro, la voce di quanti ancora nutrono sentimenti di solidarietà, di appartenenza, capaci di indignarsi. Proponiamo che nella settimana che va dal 6 dicembre (anniversario della tragedia della Thyssen), al 12 dicembre (giornata di mobilitazione dei lavoratori e lavoratrici per lo sciopero generale, che auspichiamo sia anche di popolo), vengano assunte iniziative, anche simboliche, alle quali tutte e tutti possono partecipare e autorganizzare. Iniziative che segnino la nostra ribellione e la volontà di impedire che la strage continui, che ogni giorno si ripetano i drammi, che dicano a noi stessi e a tutti: ciascuno faccia la sua parte. Mai più morti sul lavoro! In particolare proponiamo che dal 6 al 12 dicembre (giorno dello sciopero generale): – ognuno porti un fiocco nero intorno al braccio, sulla giacca o sulla borsa, come segno di lutto e di indignazione contro le morti sul lavoro; – nelle sedi istituzionali vengano assunti impegni per il futuro e atti simbolici per sottolineare quanto sconvolgente sia il susseguirsi di morti e incidenti, e consiglieri e assessori portino un fiocco nero durante una seduta. Questa settimana di impegno su questo terreno, organico a tutti gli obiettivi dello sciopero generale, sarà utile per valorizzare quanto già è stato fatto, in questo anno, per contrastare lo stillicidio di vite e in difesa della salute, a tutti i livelli: numerose infatti sono state le iniziative di sensibilizzazione nella società, nelle scuole e nelle istituzioni a tutti i livelli, dalle zone del decentramento al livello nazionale, con l’approvazione del Testo unico per la sicurezza sul lavoro, che va difeso dagli attacchi di Governo e Confindustria, e la legge fa finanziata e applicata. E in particolare sarà utile per non fermarci, molto resta da fare: va costruita una diffusa coscienza nella società, la base per poter dire un giorno: “il dramma delle morti sul lavoro appartiene al passato”. Questa nostra “piccola” proposta ha il senso di sollecitare la visibilità di un sentire comune, di valorizzare la politica dei contenuti e dei valori di giustizia sociale che così gravemente sono aggrediti e scossi. È un’idea, se sarà da molti condivisa e praticata diventerà un fatto.

4 Risposte to “Un fiocco nero contro le morti sul lavoro”

  1. Barone Birra Says:

    La Thyssen è un grande, grandissima ferita aperta. Rivedere quele immagini , ascoltare vecchie o nuove interviste
    Difficilmente verrà rimarginata, mi viene da sorridere amaramente quando sento “mai più morti o stragi sul posto di lavoro”,e sai perchè cara maria?
    Perchè so che il giorno dopo ci sarà un altro ( solo uno ?) caso.

    Spero, come te, che il 12 dicembre ci sia un movimento di popolo per rivendicare i propri diritti, la propria vita,e, purtroppo, ricordare con forza e con rabbia chi se ne è andato per guadagnarsi il pane.
    Per me, questo anniversario, può essere racchiuso con una canzone davvero geniale di caparezza, che nei suoi testi dimostra sempre di vederci giusto.

    EROE

    “Questa che vado a raccontarvi è la vera storia di Luigi delle Bicocche,
    eroe contemporaneo a cui noi tutti dobbiamo la nostra libertà”

    Piacere, Luigi delle Bicocche
    Sotto il sole faccio il muratore e mi spacco le nocche.
    Da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper
    Che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un chopper
    Invece io passo la notte in un bar karaoke,
    se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker
    ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue
    un soggetto perfetto per Bram Stroker
    Tu che ne sai della vita degli operai
    Io stringo sulle spese e goodbye macellai
    Non ho salvadanai, da sceicco del Dubai
    E mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a SNAI
    Io sono pane per gli usurai ma li respingo
    Non faccio l’Al Pacino, non mi faccio di pachinko
    Non gratto, non vinco, non trinco nelle sale bingo
    Man mano mi convinco che io

    sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
    sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
    sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere
    sono un eroe e te lo faccio vedere. Ti mostrerò cosa so fare col mio super potere

    Stipendio dimezzato o vengo licenziato
    a qualunque età io sono già fuori mercato
    fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato
    invece torno a casa distrutto la sera, bocca impastata
    come calcestruzzo in una betoniera
    io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in rosso
    quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera
    su, vai, a vedere nella galera, quanti precari, sono passati a malaffari
    quando t’affami ti fai nemici vari, se non ti chiami Savoia, scorda i domiciliari
    finisci nelle mani di strozzini, ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare cestini
    né l’Uomo ragno, né Rocky, né Rambo né affini
    farebbero ciò che faccio per i miei bambini, io sono un eroe

    Per far denaro ci sono più modi, potrei darmi alle frodi
    e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi
    c’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio
    lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody
    io vado avanti e mi si offusca la mente
    sto per impazzire come dentro un call center
    vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perché sono un eroe

  2. L’infausta ricorrenza va certamente ricordata e deve essere occasione di lotte per migliori condizioni di lavoro. Non cadiamo nella trappola di ritenere i dirigenti della Thyssenkrupp quali unici responsabili della strage; che è il frutto della ormai trentennale convinzione che i risultati aziendalistici migliori siano quelli raggiunti con le minori garanzie possibili.

  3. Oggi il corteo è andato bene, è venuta molta gente, c’era ancora una sana rabbia, checchè ne dicano alcuni giornali…
    Ormai non è più tempo per giochini di bassa politica.
    Qui bisogna creare, sviluppare e gestire conflitti su conflitti.
    Solo in questo modo possiamo cambiare qualcosa.

  4. Per non dimenticare…

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