Studenti in lotta

Ricevo e Pubblico

RILANCIAMO LA LOTTA AD OLTRANZA FINO AL RITIRO DI TUTTI I PROVVEDIMENTI SULLA SCUOLA!

INTERVENIAMO IN TUTTE LE MOBILITAZIONI E ASSEMBLEE STUDENTESCHE CON QUESTE PAROLE D’ORDINE, PER COSTRUIRE UN COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE LOTTE!

SOLO LA LOTTA PAGA, ORGANIZZIAMOCI!

APPELLO A TUTTE LE REALTÀ STUDENTESCHE IN LOTTA

Costruiamo un coordinamento nazionale delle lotte studentesche

In tutta Italia sono sorti, in questi mesi, importanti momenti di lotta contro il massacro dell’istruzione pubblica: da decenni il nostro Paese non conosceva un’ondata di lotta di tali dimensioni.

a maggioranza delle università italiane è in stato di agitazione: occupazioni, autogestioni, assemblee permanenti. Sono centinaia gli istituti superiori occupati o in mobilitazione. Ogni giorno nelle varie città d’Italia ci sono cortei, manifestazioni studentesche, momenti di protesta, lezioni all’aperto. E’ evidente che il governo non intende, nella sostanza, arretrare e prosegue nella stessa direzione di marcia: drastico taglio (8 miliardi) dei finanziamenti all’istruzione pubblica; privatizzazione dell’università (gli atenei diventeranno fondazioni di diritto privato, con il conseguente rincaro delle tasse senza tetti limite: si potrà arrivare a tasse annuali di decine di migliaia di euro); taglio di più di 130 mila posti di lavoro nella scuola (che vanno ad aggiungersi ai 47 mila del precedente governo) con conseguente scadimento della qualità della scuola pubblica, a tutto vantaggio delle scuole private per i figli dei ricchi; introduzione del maestro unico alle elementari e cancellazione del tempo pieno; chiusura/accorpamento degli istituti con meno di 300/500 iscritti. porre il ritiro delle leggi che aggravavano il lavoro precario (Cpe). In Francia Per vincere, è necessario organizzarsi e coordinarsi, come insegna la vittoria degli studenti francesi che, nella primavera del 2006, riuscirono a mettere in ginocchio il governo e imgli studenti vinsero anche perché si diedero un coordinamento di lotta nazionale, costruito attraverso un percorso democratico che prevedeva l’elezione di delegati delle varie realtà di lotta. Dobbiamo seguire lo stesso esempio: ogni scuola o facoltà in mobilitazione elegga, attraverso assemblea, un numero di delegati proporzionale al numero dei partecipanti (un delegato ogni 50 studenti riuniti in assemblea). I delegati si faranno portavoce delle proposte emerse in assemblea e decideranno con gli altri delegati i momenti successivi della lotta. Solo con l’organizzazione e la democrazia si vince.

Continuiamo la lotta ad oltranza fino al ritiro di tutti i provvedimenti su scuola e università

Ma l’esempio degli studenti francesi ci dà un’altra indicazione importante: solo la lotta ad oltranza paga. Gli studenti riuscirono a far arretrare il governo solo perché accanto a loro scesero in campo i lavoratori – prima i precari, poi tutti gli altri – e bloccarono il Paese fino a costringere il governo alla resa. Giudichiamo negativamente la proposta di un referendum che ha solo lo scopo di smorzare le lotte in corso. Il referendum potrebbe svolgersi solo nel 2010, cioè a massacro concluso. Non solo: non potrebbe, per legge, mettere in discussione il punto centrale, cioè i tagli ai finanziamenti alla scuola pubblica (il referendum non può riguardare “questioni che attengono al bilancio dello Stato”). Soprattutto, rischierebbe di tradursi in un boomerang: nessun referendum avviene in un regime di reale discussione democratica delle posizioni in campo: chi controlla i mezzi di comunicazione e ha risorse per fare campagne miliardarie potrà conquistare consenso con grande facilità. L’unica strada che ci resta da percorrere è quella della lotta ad oltranza fino al ritiro di tutti i provvedimenti sulla scuola e l’università. Questo vuol dire, sul terreno studentesco, che dovremo rilanciare sia nuovi scioperi e manifestazioni nazionali, sia occupazioni e manifestazioni locali. Ma non dobbiamo procedere in ordine sparso: occorre organizzarci nazionalmente, anche per far fronte a provocazioni e attacchi polizieschi (si pensi alle manganellate nei confronti di manifestanti inermi e alle provocazioni dei gruppi fascisti). Anche per questo è urgente la costituzione di un coordinamento nazionale di lotta.

Uniamo le nostre lotte a quelle dei lavoratori!

Il motivo per cui stanno massacrando la scuola pubblica è una ragione di risparmio, sulla pelle degli studenti e dei lavoratori. Intendono farci pagare la crisi dei banchieri e mirano a risparmiare sui servizi per tutti, scuola e sanità in primis, mentre le spese militari continuano ad aumentare. Quello che stiamo subendo nella scuola rientra in un progetto più complessivo che intende scaricare sulle spalle dei lavoratori e delle famiglie dei lavoratori i costi della crisi. Se nella scuola è previsto il taglio di centinaia di posti di lavoro (che penalizzeranno i precari, ma non solo), similmente sono sempre di più le aziende che licenziano e mandano a casa centinaia di lavoratori. Non possiamo accettare che a pagare la crisi siano i lavoratori e i figli dei lavoratori! La crisi la paghino i banchieri! E’ per questo che è necessario unire le lotte. Nelle prossime settimane scenderanno in sciopero e manifesteranno i lavoratori del pubblico impiego, dell’università, gli operai (a partire dallo sciopero del 12 dicembre). E’ necessario che studenti e lavoratori procedano di pari passo, fino a un grande sciopero nazionale di tutto il mondo del lavoro che blocchi l’Italia e imponga al governo le ragioni dei lavoratori, cioè della maggioranza della popolazione. Anche per questo occorre darci da subito una strutturazione nazionale. L’esperienza francese ci insegna che studenti e lavoratori uniti non temono rivali.

Nella tua scuola non esiste ancora un collettivo di Studenti in lotta?
Costruiscilo tu!

Scrivi a nazionale@studentinlotta.org
e ti invieremo tutto il materiale necessario, mettendoti in contatto coi collettivi più vicini

45 Risposte to “Studenti in lotta”

  1. La lotta continua…

  2. Ma lotta de che?

    Il sistema universitario italiano e’ immerso in quello globale.

    Se in Italia vi fate il mazzo per stravolgere le politiche del neoliberismo rampante, altrove stanno gia’ pensando come affossare la vostra lotta.

    Volete conferma?

    Chiedetevi quanti comunisti all’ estero stiano veramente combattendo conto il neoliberismo nelle universita’ (estere).

    Tutti stanno puntando il dito anche dall’estero contro il sistema Italiano.

    Se questo movimento deve servire a far fare carriere e’ meglio che lo si fermi o lo si sfasci, o rilanciatelo su scala internazionale e allora sara’ piu’ credibile.

    Non si concludera’ nulla fino a quando avremo giornalisti che diranno che un sistema esterno e’ migliore di quello italiano, o fino a quando avremo comunisti all’estero che dicono che sono felici di tutto quando invece gli stessi Inglesi, Francesi, Tedeschi scrivono contro i loro sistemi univesitari.

    ( e ci sono centinai di libri scritti a tal proposito se volete vi passo la lista – non vi e’ stato uno che ha citato in Italia la merda che avviene in altri paesi – l’italia e’ un popolo di colonizzati mentali – )

    Il movimento non avra’ concluso nulla poiche’ tutto sara’ fagocitato dai sistemi egemonici dell’europa e globali poi. E allora il movimento no global dove e’ andato a finire?

    Sal.

  3. Caro Salvatore, il movimento in Italia nasce ora.
    Mi chiedo come si possa pensare di lanciarlo in scala internazionale adesso. Lanciare chi? Lanciare cosa? E’ un movimento spontaneo, e come tale ha bisogno di prendere consapevolezza sul piano organico e organizzativo.
    Se questa non è lotta! mah! Mi sconcerta sempre di più il tuo modo di ragionare.

  4. Cara Maria,
    prendo lo spunto dalla vicenda universitaria,dall’appello per così dire accoratoe messianico. Studenti e operai uniti nella lotta,va bene,contro …..tutto il brutto e il peggio …va bene.Ma quale è la prospettiva,la strategia,la tattica della sinistra italiana? Oltre ad una notevole confusione e a molte spartizioni di torte non vedo un gran che. Grazie alle politiche del PCI negli anni 70 80la scuola e l’università sono ridotte in questo stato.Perchè a quei tempi esistevano le condizioni per poter tentare di fare qualcosa. Grazie alle politiche del PCI si è sfasciata la sanità,sempre in quegli anni. Non sono affermazioni casuali,Berlinguer che l’aveva capito molto bene,lanciò agli inizi dell’ottanta la questione morale,MORALE. Ormai era già partita la spartizione delle poltrone,dei fatturati,delle strategie ,del POTERE.
    La proposta ora qual’è? Rivoluzione? Democrazia riformista? Democrazia avanzata? Social democrazia? Io non ho ancora capito cosa realmente proponga RC. Ma crediamo davvero che la contestazione studentesca di questo periodo possa smuovere lo stato delle cose o dare il via ad un nuovo progetto sociale? Io non credo affatto che questo possa accadere. Credo purtroppo che la verità sull’utopica formulazione del mondo capitalista di saper gestire il presente ed il futuro si schianterà contro i
    disastri che ha generato trascinando la storia dell’uomo in uno dei peggiori momenti della sua storia. Credo che l’alternativa socialista e comunista abbia dimostrato di non essere all’altezza del compito che si era data. Penso che una sana dose di autocritica vera,operativa,propositiva darebbe a tutto questo putridume una cornice almeno accettabile. Ma da dieci giorni si parla di Luxuria……poveri noi.
    Nonostante questo,e a partire da questo, viva la vita!

  5. Maria,

    Io contino a ripetere: se si leggono i giornali, si puo’ evidenziare come i gionalisti che fanno opinione sono sempre ed in continuazione a minare il lavoro del movimento indicando esternalita’ immaginate.

    Si puo’ cambiare qualcosa in Italia con il movimento, ma poi non si sara’ concluso nulla poiche’ i capitalisti spingeranno sempre le politiche di egemonia. E queste politiche sono fatte su misura dai sistemi universitari egemonici. Quindi il sistema italiano sara’ forzato a cambiare poiche’ tutto verra’ presentato come una necessita’ impellente!

    Insomma la solita retorica delle forze esterne del mercato, della competizione, della performance ecc.

    Se vogliamo cominciare a discutere strategicamente se no per me tutto si risolvera’ in un fuoco di paglia.

    E cara Maria, si che questa e’ lotta (e non lotto) pero’ deve avere un’ampia stategia.

    Una lotta a livello internazionale deve essere supportata esattamente dal movimento no-global, dalla federazioni di comunisti all’estero, dai pseudo-socialisti all’estero che si sono impantanati o si sono completamente smarriti. Cioe’ lavorare per tessere tutto quello che l’internazionale avrebbe dovuto fare e che proprio in questi momenti avrebbe dovuto dare una mano. Ecco anche qui mi viene da dire un sacco di parolacce. Ma dov’e **** e’ finita l’internazionale ( e non dico socialista o comunista per essere simpatico!! ).

    Questa secondo me e’ la strada da perseguire. Il rilancio di un movimento internazionale. Un “fall-out” dell’educazione universitaria che smantelli il sistema egemonico delle corporazioni e delle baronie radicate dal neoliberismo.

    E molto si puo’ fare.

    Se i ragazzi dicono che questo e’ solo l’inizio, be’ allora questa si che e’ una speranza.

    Ma bisogna andare oltre confine. Bisogna, come fecero i no-global, trovare tutti i punti che si intersecano nelle lotte oltre-confine.

    Bisogna caratterizzare il movimento con l’ internazionalita’.

    Scardinare i sistemi egemonici e’ un’imperativo.

    Smantellare il neoliberismo che si annida nelle pieghe burocratiche dell’europa dei grandi deve essere un’obiettivo cosi come isolare le retoriche delle potenze emergenti.

    Sal.

  6. Certo Giovanni. hai ragione da vendere purtroppo. Questo appello, che tu definisci giustamente “accorato e messianico” mi è piaciuto proprio per questo, perchè non parte da nessun partito politico ma dal basso. E questo mi fa sperare che qualcosa dal basso stia cambiando. Che ci sia più consapevolezza e coscienza. E credimi Giovanni, in quest’epoca di rincretinimento totale, di coscienze addormentate, non può che essere un segnale positivo.
    La prospettiva e la strategia di sinistra va studiata e non improvvisata. Parlare, ascoltare, unire le lotte. In un tuo commento hai detto che lo sbaglio della sinistra (e di PRC) è quello di voler aspirare al “molto bene” trascurando il “poco”. Ora siamo in questa situazione drammatica. Per fare “il molto” abbiamo dimenticato quello che siamo stati e quello che rappresentiamo come comunisti. Ci siamo persi in mille rivoli. Tu dici: “La proposta ora qual’è? Rivoluzione? Democrazia riformista? Democrazia avanzata? Social democrazia?”. Secondo me nulla di tutto questo. Perchè oggi come oggi non abbiamo nè la forza nè la capacità, da soli, di far nulla di tutto questo.

    L’orizzonte zapatista Giovanni. Quell’orizzonte è secondo me l’unico possibile in questo triste periodo storico per i partiti comunisti. Senza retorica e con molta umiltà. Proprio perchè è assurdo che stiamo ancora a parlare di Luxuria… e questo significa che abbiamo bisogno di purgarci, prima noi cosidetti dell “base”. Se non ci ribelliamo noi alle logiche suicide di partito, chi dovrebbe farlo?
    Un abbraccio e viva la vita Giovanni!
    E viva anche la juve… 🙂

  7. “e questo significa che abbiamo bisogno di purgarci, prima noi cosidetti dell “base”.

    Questa veramente non la capisco. Io mi sono purgato cosi’ tanto e che altro dovremmo fare

  8. Cara Maria,
    oggi è uno di quei giorni che …..ti prende la malinconia e penso con nostalgiae una certa dose di rabbia a tutte le occasioni mancate a tutte le opportunitàperse a quegli amici che non ci sono più e che tante cose avrebbero potuto fare e dire….insomma una giornata( come mi capita spesso) in cui rifletto erivedo il film mio e di altri per poter variare la sceneggiatura del prossimo.
    Come ho già detto una volta,o forse tante non ricordo,credo che la ricerca e l’affermazione della realtò sia di per se rivoluzionaria. La verità la ricercae la denuncia delle falsità immense che ci vengono propinate quotidianamente è,per me,un vero obbiettivo. L’orizzonte zapatista è sicuramente un pezzo di questa verità ma penso che noi dobbiamo fare la nostra parte in questo angolo di mondo ,per quello che attiene la nostra parte di realtà.In caso contrario c’è il rischio di creare una nuova illusione gemmata da una solida e vera concretezza. Ognuno deve fare la sua parte per la parte di mondo che gli è dato di vivere e di conoscere.
    Poi la storia dirà chi ha concorso a creare davvero una proposta o ina degna alternativa o chi ha inseguito miraggi creando realtà virtuali.
    Il discorso è lungo e articolato e ti ringrazio di esistere Maria,e di aver creato un piccolo ma significativo ambito di confronto reale ,ricavato dentro il mondo virtuale.
    Viva Maria,viva la vita!
    e Viva l’Inter!

  9. Non c’è dubbio che ognuno di noi debba fare la sua parte, e lo zapatismo non è da imitare, non intendevo dir questo.
    Intendevo dire che anche dalle sconfitte dello zapatismo possiamo, e dobbaimo, prendere spunto per una riflessione collettiva. Andare oltre ai sondaggi, oltre a ciò che i media ci propinano e buttarci nella realtà. E la realtà è fatta di conflitti, di lotte che noi abbiamo sperimentato e criticato troppo teoricamente, senza davvero sentirsi parte di esse. Questo intendevo io… poi hai ragione, ci sono giornate particolari in cui ci prende la malinconia… ed è giusto così. Guai se queste giornate non ci fossero!

  10. Felicitaciones.
    Con la fuerza de la humildad, vencerân.

  11. Pedro!!!
    Ho trovato il sito che mi hai consigliato.
    Mando il testo dell’articolo ad Annalisa che quando ha tempo me lo traduce.
    Un forte abbraccio

  12. E’ auspicabilissimo un coordinamento del genere, ci sono realmente le condizioni per riuscirvi? Me lo auguro di tutto cuore.

  13. È una bella iniziativa senz’altro, però non posso non dire che mi dà un po’ la sensazione della reinvenzione della ruota… voglio dire, se per esempio c’è già una bella e grande organizzazione degli studenti come l’Unione degli Studenti (UdS), che sta facendo un magnifico lavoro in primissima linea nelle mobilitazioni e nelle lotte (prendendosi anche le sue brave mazzate come per es. in piazza Navona), perché disperdersi in tante altre? Unità, unità ci vuole, e organizzazione… sennò finisce come sempre, arrivano gli esami e l’estate, e chi s’è visto s’è visto…

    Cambiando leggermente il discorso, ricollegandomi a quell’Odg sul movimento studentesco presentato in Direzione Nazionale da Betta Piccolotti dei GC e approvato con i voti della minoranza e un pezzo della maggioranza – con significativi voti contrari e astensioni -, riproduco un commento che ho lasciato sul blog della minoranza (nell’attesa che venga “moderato”).

    *****

    Sono assolutamente d’accordo con quanto ha dichiarato Stefano Oggionni, anzi io avrei votato contro, non solo astensione.
    Sul metodo, e sulla sostanza, specialmente quella sciocchezza colossale della “cessione di sovranità”. Cari compagni della minoranza, scusate ma vi ci vorrà molto ancora per capire che la politica seria tra partiti, organizzazioni, movimenti o entità diverse etc. si fa RISPETTANDO TUTTI E CIASCUNO L’IDENTITÀ, LA SOVRANITÀ E L’AUTONOMIA DI TUTTI E DI CIASCUNO? Se giustissimamente e doverosissimamente si deve rispettare l’identità, la sovranità e l’autonomia democratiche dell'”Onda” come soggetto di movimento, politico nel senso migliore e più ampio del termine, perché non dovrebbe anche l’Onda stessa rispettare l’identità, la sovranità e l’autonomia democratiche di partiti, organizzazioni, movimenti o entità altre che vogliano partecipare e cooperare al movimento stesso? Anzi, perché non dovremmo noi stessi rispettare la nostra identità, sovranità e autonomia che democraticamente ci diamo e manteniamo?
    In soldoni, perché dovremmo noi “rinunciare a sovranità” o addirittura “scioglierci” nel movimento? Se non lo facciamo saremmo meno democratici e meno legittimati a partecipare a questo o a qualunque altro movimento?

    Sinceramente, Betta e gli altri, non vi capisco, o meglio, vorrei non capirvi, perchè ho paura invece di sapere dov’è che volete andare a parare. Ma non vorrei entrare in polemiche tipo congressuali, perchè grazieaddio il congresso è finito (e bisognerebbe che tutti se ne facessero una ragione, vero?): io vorrei solo dire che, se non si deve dire che “il partito” sia “per se” superiore al “movimento”, non si può neanche dire che “il movimento” sia taumaturgicamente superiore al “partito”, perché secondo me sarebbero entrambe due sciocchezze ideologiche, o meglio, fideistiche, di quella “fede illuminata” che normalmente viene smentita dai fatti.

    Approfitto per aggiungere che qui a Bruxelles qualche giorno fa abbiamo fatto una bella e partecipata inziativa sull'”Onda”, al Parlamento Europeo, con europarlamentari nostri e con gli studenti, dall’Italia (il coordinatore nazionale dell’UdS), dal Belgio e dalla Francia. L’abbiamo organizzato come Rifondazione Comunista e come tali ci siamo sempre presentati, e abbiamo presentato i nostri punti di vista e proposte, allo stesso livello e con pieno rispetto dei punti di vista e delle proposte degli studenti. Senza che nessuno volesse egemonizzare né sciogliere nessuno. E continueremo a lavorare insieme. Secondo me è così che si fa, se si vogliono fare le cose seriamente, e come Partito serio, e aggiungo, come Partito Comunista che non si vergogna di esserlo per inseguire chimere “senza aggettivi”.

    Saluti comunisti!

  14. Mario, capisco quello che vuoi dire ma non è come pensi tu sull’ Onda. E’ vero che c’è l’ Uds così come c’è l’ Udu così come ci sono vari collettivi. Sono strutture organizzate, e come tali alcune volte sono agganciate alla logica partitica. Ti faccio un esempio: l’Udu in molte parti d’Italia è molto vicino al Pd. A mio avviso è bene che nascano movimenti, collettivi, chiamali come vuoi tu, che comunque siano estranei a queste logiche, proprio perchè l’Onda è “ribelle”. Ti faccio un esempio, l’elezioni studentesche alla Sapienza del 25 e 26 novembre. L’Onda ha mandato un comunicato interessante. Te ne riporto uno stralcio.

    “Le elezioni studentesche del 25 e 26 Novembre alla Sapienza sono state caratterizzate da una delle più basse affluenze di sempre (circa il 10% degli aventi diritto), ma anche da un altissimo risalto mediatico. Questo perché il governo, nonostante il suo decisionismo, si è trovato più volte spiazzato e impaurito dalla potenza che l’Onda è riuscita a mettere in campo negli ultimi due mesi e ha cercato di arginarla come meglio poteva, rinchiudendola dentro paradigmi che si sono sempre rivelati deboli. La retorica delle elezioni “stravinte dalla destra” ha esposto l’Onda al fuoco incrociato di stampa, media mainstream e politica. Se andiamo ad analizzare criticamente i dati elettorali, è presto svelato come quest’attacco risulti privo di qualsiasi fondamento, giochi solamente sul clamore giornalistico e sia solo un altro argine d’argilla che il governo cerca di porre allo straripare dell’Onda. La prima considerazione che deve essere fatta è che non esisteva una lista dell’Onda, movimento che ha nella stessa sua natura fondante il principio dell’irrappresentabilità e del rifiuto della delega. Chi aveva in precedenza scelto di candidarsi, lo aveva fatto solo per utilizzare in maniera strumentale i luoghi della rappresentanza, per carpire informazioni riguardo le decisioni prese sulla testa degli studenti e del movimento. Tanto più che gli organi centrali dell’università sono assolutamente privi di qualsiasi potere decisionale e svuotati di qualsiasi significato e legittimità.
    Se analizziamo più a fondo il dato sull’affluenza, notiamo come all’interno della città universitaria questa sia stata molto inferiore alla media, mentre nelle sedi distaccate di Pomezia, Latina e nella facoltà di Medicina, si raggiungono ben altri picchi. Qui il voto assume un carattere prettamente clientelare: Medicina è da sempre il feudo indiscusso del neorettore Frati, che ne è ancora il preside e che la gestisce da anni secondo criteri medievali e nepotistici; nelle sedi distaccate, invece, è da denunciare una gestione quantomeno ambigua della tornata elettorale. Emblematico è il caso di Pomezia dove, durante le operazioni di voto, a pochi metri dai seggi, si dava vita ad una vera e propria festa di campagna elettorale impedendo alla gran parte degli studenti di votare liberamente.
    E’ questo 10% quindi, la ‘maggioranza silenziosa’ che il governo contrapponeva all’Onda?
    Silenziosa sì. Silenziosa e triste.
    Ma la maggioranza è quella chiassosa che trova nelle piazze, nelle strade, nelle assemblee il suo luogo di decisione collettiva e di esercizio del conflitto sociale, che sta aprendo nel paese una prospettiva chiara di cambiamento, che non ha bisogno delle sterili stanze dei bottoni dove la burocrazia clientelare esala i suoi ultimi respiri.
    A fronte di tutto ciò, l’unica cosa da ribadire è che l’Onda non ha perso proprio niente, perché niente sono le macerie della rappresentanza, nell’università come nel paese, a fronte di un movimento che ha saputo essere creativo, parlare di vita, di sogni, di desideri e concretamente strappare il presente giorno dopo giorno. L’Onda non conosce argini, autoriforma l’università, rivendica reddito ed agevolazioni, invade mense e teatri, percorre le faglie del dissenso, generalizza il conflitto.”

    Il commento che hai mandato alla minoranza mi trova d’accordo. Io avrei scritto anche di peggio (ma ormai sono dell’idea che non ne valga nemmeno la pena). C’è sempre una cattiva fede che li muove, e io non riesco più a leggere serenamente nulla di quello che loro propongono. Quello che mi ha colpito del documento di Betta e Piccolotti è il ripetersi della data del 12 dicembre. Ma che gran faccia tosta!! Ma se ci sono federazioni della minoranza completamente bloccate che impediscono ogni minima visibilità di partito! Se in Puglia è stato fatto un Congresso Regionale dove i volantini per la mobilitazione del 12 non c’erano, non vi era nemmeno l’ombra!! Mario, io non la reggo più tutta questa ipocrisia.
    Tu dici “cessione di sovranità”… Io al Congresso ho firmato un odg dove si chiedeva da parte nostra il cordone per l’Onda (proprio per i problemi di p.zza Navona). No. Non era cosa che si poteva fare, perchè avrebbe significato mettere il cappello al movimento. Ma per piacere! Siamo o non siamo un partito? Nessuno si sogna di essere superiore al movimento, ma santo cielo, nemmeno il movimento è superiore al partito, o no? Il loro obiettivo, lo sappiamo, è quello di lavorare insieme ai movimenti “senza aggettivi”. O per meglio dire, gli altri gli aggettivi se li possono anche portare appresso, noi no.
    Della serie: continuiamo ancora a farci del male.

  15. A me pare che le lotte di questi mesi soffrono il fatto che non hanno una rappresentanza parlamentare. La sciagurata esperienza nel governo Prodi e quella elettorale, arcobalenista, hanno portato al risultato di azzerare la sinistra; senza un’adeguata visibilità ed incisività istituzionale tutto è più difficile.
    Inoltre è chiaro che la sinistra soffre di una debolezza intrinseca, manca di radicamento e di proposte, ma soprattutto è troppo frammentata.
    Infine, purtroppo, abbiamo assistito alla conferma che non bastano le piazze piene per consolidare definitivamente un movimento.
    La lotta continua, ma è tutta in salita.

  16. Non solo Alessandro si soffre di una debolezza istituzionale, ma come ha fatto notare qualcuno, si ha l’impressione che nel giro di mezzo anno un buco nero abbia ingoiato 20 anni di teoria e pratica sociale dentro i generi. E mi riferisco alla sinistra.
    La strada e la lotta è in salita. E anche ripida.

  17. Compagni questi ripetono stancamente gli stessi slogan di 8-9 anni fa con il movimento antiglobalizzazione,vi ricordate il congresso del 2002 (V congresso del PRC a Rimini)?Si doveva cambiare il mondo dissolvendoci nel movimento no-global poi dove e come siamo finiti è risaputo.
    Tentare la stessa operazione con l’onda studentesca è patetico.
    Ma non sarebbe il caso che i Giovani Comunisti facessero una Conferenza per ridefinire politiche e gruppi dirigenti?

  18. Andrea permettimi, e’ stato patetico il modo di “agire” dei no-global e di mettere in pratica le politiche no-globa.

    Ma la strategia sul piano internazionale secondo me era buona. Chi non aveva paura di quel movimento internazionale. Solo che poi andava a finire come e sempre andata a finire.

    Sal.

  19. Maria, sul fatto delle teorie e pratiche voglio dire una cosa. Non saro’ il migliore teorico anzi arranco a mettere su un “paradigma” o un “framework” ma ho notato una certa cultura in Rifondazione anche per questo. E’ una cultura di chiusura ai nuovi, di massacro del diverso che non sta’ nei salotti, del “fare e rifare tutto tra di noi” purche’ si appaia di essere un partito, dell’anonimita’ online che permettimelo sa’ di confessione cattolica, del centralizzare il tutto altrimenti non si puo’ avere fiducia. Io credo che ci sia nuovamente una crisi interna perche’ i vecchi non vogliono mollare ed altri sono nel mezzo perche’ vogliono andare su’ ed avere copertura ed essere notati e fare i cosiddetti delfini. Vedi per esempio, con le lotte dell’onda, sempre le stesse facce da Santoro, sui giornali e c’e’ chi fara’ carriera. Non si riesce nemmeno ad avere la email del segretario del partito. Tutto deve passare attaverso i filtri e le lobbies.

    Sal.

  20. Credo che al di là di qualsiasi masturbazione ideologica e partitica sia il caso di riprenderci i valori del SOCIALISMO, che non possono che comprendere due punti ineludibili: il RIFIUTO del CAPITALISMO e dell’IMPERIALISMO che mai come ora stanno mostrando la loro vera faccia violenta, autoritaria, spesso criminale e distruttrice dei valori umani e dell’ambiente in cui viviamo. Serve poi una seria analisi della storia del movimento socialista, delle sue esperienze, da quelle del cosiddetto SOCIALISMO REALE, alla storia del PCI, fino al SOCIALISMO DEL XXI SECOLO che in America Latina sta diffondendosi con buoni risultati ma che a mio parere si mostrano fragili prorio nella difficoltà ad inbroccare decisamente la strada della trasformazione della società in modo chiaramente socialista. Poi va affrontato il problema dei vari movimenti che periodicamente appaiono per poi scomparire in quanto non trovano sbocco in una proposta veramente alternativa al sistema. Nell’analisi della storia del movimento socialista credo che sia importante analizzare le consueguenze che la spaccatura tra socialisti AUTORITARI e LIBERTARI, con la supremazia dei primi e la quasi dissoluzione dei secondi che sono stati combattuti aspramente anche dove il socialismo ha preso il potere, che a mio parere è alla base delle sconfitte dell’esperienza socialista. Non è possibile costruire un socialismo che neghi le libertà individuali, così come non è pensabile un socialismo all’interno del sistema capitalista, le esperienze dei paesi baltici lo sta a dimostrare. Capitalismo e socialismo sono inconciliabili, parlare di socialismo in un sistema capitalista è veramente folle. E sentire il massimo dirigente di un partito che si chiama Rifondazione Comunista sostenere tesi secondo le quali la parola comunista “è impronunciabile”, la dice lunga sul perchè si è finiti tanto in basso perdendo totalmente il legame con la realtà sociale. E’ questa follia che ha distrutto la sinistra italiana, e non solo.

  21. Le lotte dei ragazzi in Grecia sono diverse da quelle dei ragazzi in Italia?

    Anche li’ le riforme non sono piaciute. Che punti comuni possiamo trovare?

    E’ possibile oganizzare una conferenza a partire per esempio da due – tre nazioni nel mediterrano ed invitare anche ragazzi dalla Germania, Inghilterra per esaminare da vicino i problemi che assillano l’universita’ anche in Nord Europa?

    Sal.

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    Resta alta la tensione dopo l’omicidio di un giovane ad opera di un agente di polizia
    La sinistra torna a scendere in strada. Il governo: “Faremo giustizia”
    Grecia, ancora scontri a Salonicco
    Oggi nuove manifestazioni

    ATENE – Dura pochissimo la calma in Grecia. Dopo i violenti scontri seguiti all’uccisione di un ragazzo ad opera di un poliziotto, e l’arresto dell’agente, la situazione, oggi, è nuovamente esplosa. A Salonicco centinaia di studenti si sono riversati nella strade, ingaggiando furibondi scontri con le forze dell’ordine in assetto anti-sommossa. In pieno centro i dimostranti, almeno trecento, dopo aver cercato di attaccare un commissariato hanno assaltato negozi e distrutto veicoli in sosta, dando luogo a scene di vera e propria guerriglia urbana. Incidenti anche a Trikala, dove sono rimasti feriti tre poliziotti.

    Oggi pomeriggio, inoltre, il partito comunista KKE, assieme ad altri gruppi di estrema sinistra, scenderà nuovamente per le strade del centro di Atene.

    Dalla capitale a Salonicco, le scene sono le stesse. Vetri rotti sparsi a terra, fumo dei lacrimogeni, bombe molotov e sassaiole. E ancora: auto, banche e supermercati in fiamme .

    L’allerta è massima. Così come la rabbia per la morte di Andreas Grigoropoulos, 15 anni, freddato dalla pistola nel quartiere di Exarchia. Il governo di centrodestra si dice addolorato per la morte del giovane e ha promesso di fare giustizia. Ma, ha aggiunto, “è deciso a far rispettare la legge” denunciando le gravi violenze che hanno provocato grandi distruzioni, diversi feriti e fermati ad Atene, Patrasso, Salonicco, Creta. Mentre il partito di estrema destra Laos chiede una commissione parlamentare d’inchiesta, per fare luce sulle continue provocazioni e violenze urbane di “sedicenti anarchici e delle altre forze collegate”.

    L’omicidio. Tutto è iniziato con una delle tante manifestazioni studentesche contro la contestata riforma universitaria. Quando è stato ucciso, Grigoropoulos si trovava con una trentina di altri ragazzi nel suo quartiere per una mini-protesta. Una volante è intervenuta e ci è scappato il morto. Gli agenti sostengono che la banda abbia aggredito a sassate la loro auto durante il turno di pattuglia ma testimoni oculari parlano soltanto di insulti dei manifestanti contro la polizia.

    Università. Le autorità hanno annunciato che le università di Atene e Salonicco, adesso occupate, resteranno chiuse per un paio di giorni. Le proteste e le violenze di questi ultimi giorni hanno interessato anche le città di Ioannina e Patrasso, anche qui con lanci di pietre contro la polizia e auto incendiate. La protesta coinvolgerà anche i professori universitari che da oggi si asterranno per tre giorni dalle lezioni. Blog studenteschi, inoltre, hanno esortato gli allievi di ogni ordine e grado a boicottare le scuole.

    Il bilancio. Stando al bilancio delle forze dell’ordine, nel primo giorno di manifestazioni ci sono stati 24 poliziotti feriti, di cui uno in gravi condizioni, e 31 negozi, nove banche e 25 auto danneggiati o bruciati. Sei dimostranti sono stati fermati, fra cui uno in possesso di armi.
    —————————-

  22. Eliolibre,

    pienamente in sintonia su molti punti. Secondo me hai aggiunto le cose che mancano ai miei due post iniziali. Non so se te li condividi ma se partiamo per esempio con la tua analisi (striminzita ma azzeccata e che fa’ il punto della situazione) ed espandiamo e ci rendiamo conto che e’ una situazione globale, allora si che tutto diventa piu’ chiaro. Ripeto: il movimento si dissolvera’ nel nulla poiche’ ci saranno altri paesi/continenti a spingere le loro politiche universitarie di egemonia.

    Maria e voi tutti permettetemi di dire una cosa. Il PRC deve imparare anche ad invitare umilmente persone esperte o che hanno vissuto le cose in primo luogo o che vogliono espimere idee geniali o semplicemente discutere fuori dai congressi e tagliare una volta per tutte con le lobbies i salotti ed i giornali di partito che servono solo pe auto-referenziarsi. Altrimenti che se le tengano le soubrettes, i comici, la satira da consumo, le veline e tutto il resto.

    Le forze ci sono, i cervelli non mancano, le idee in quantita’, anche i numeri ci sono in sostanza, una base c’e’, insomma tutto sommato. Dobbiamo farla parlare, esprimere e mettere in atto le tre R.

    Resisti, Ribellati e Rivolta!

    Sal.

  23. Grazie della visita e dei complimenti, invero immeritati.
    Vado a fare un giro per il tuo Blog e spero ci risentiremo presto.
    Buona serata.

  24. mirco pereira Says:

    Che bello, leggere il comunicato del “collettivo” degli studenti in lotta, mi sembra di essere tornato giovane, caspita sono passati 25 anni e si dicono sempre le stesse cose. Quello che leggo lo potrei aver scritto io appunto 25 anni fa, peccato che non ho depositato in SIAE, cosi’ prendevo pure i diritti. UNIAMO LE NOSTRE LOTTE CON QUELLE DEI LAVORATORI… ancora con queste cose..
    Mi ricordo che al grido di questo slogan, era piu’ o meno il 1978, a Porto Marghera, prendemmo tante di quelle botte…non dalla celere , ma dagli operai della montedison, a distanza di anni penso che avevano ragione.
    Io ai giovani di buone speranze( forse meno giovani perchè la mano si riconosce), consiglio un convegno di studio e libertà, magari in qualche ateneo del nord, che so Bologna, e organizzare da qui la lotta del movimento coordinato, automo.ecc ecc ( che tanto successo ebbe avuto vero?)
    Peccato che i tempi sono cambiati, e questo tipo di cose hanno un successo e una presa praticamente nulla. Magari leggersi un po’ di libri, conoscere un po’ di storia evita errori commessi negli anni passati.
    Fermo restando che le ricriminazioni sono giuste, ma secondo me, se portate avanti con questi sistemi non si arriva a nulla
    Fraterni saluti Mirco.

  25. Uhm… pardon, perchè non bisognerebbe unire le lotte universitarie con quelle dei lavoratori? E perchè poi gli operai ti hanno gonfiato? Sicuramente avevano le loro ragioni, ed a occhio e croce hanno fatto anche bene, peccato che la lezione, pare, non sia servita; evidentemente non ti hanno gonfiato abbastanza visto che continui a scrivere cazzate su questo blog.
    Se è vero, anche se ho qualche riserva, che il governo venezuelano ti paga per fare la ricotta a Cuba e a scrivere sciocchezze qui sopra, oltre ad insultare il Poder Pupular cubano, questo significa, in tutta evidenza, che di strada da fare la Rivoluzione Socialista Bolivariana ne ha ancora.
    Fraterni saluti comunisti, Ciro.

  26. Grazie Ciro per la splendida riflessione su Gramsci.
    Veramente non avrei risposto a Mirco perchè questo cinismo e disincanto mi agghiaccia. Ma visto che ci sono rispondo. Probabilmente Mirco han fatto bene gli operai a prendervi a botte, visto il risultato dopo 25 anni. Vuol dire che gli operai avevano visto giusto. Come avevano visto giusto quando i metalmeccanici tirarono bulloni a Lama. Anche lì avevano visto giusto.
    Invece oggi l’aria è ben diversa. Nessuno spinge, nessuno sobilla, non ci sono leader carismatici che premono. L’Onda è un movimento spontaneo. Da quanto tempo non si vedevano scendere in piazza studenti, professori, genitori, lavoratori? Caro Mirco, ma tu pensi che i giovani siano ignoranti e che i libri non li hanno letti? Che tristezza Mirco, fattelo dire. Tu consigli convegni di studio? Davvero? E perchè? Qui si toccano posti di lavoro, si tocca la scuola, il diritto all’istruzione, le famiglie. Cosa vuoi studiare? Vuoi “pianificare” la rivoluzione? Vuoi augurare a questi giovani di far la fine che hai fatto tu a dir quello che oggi dici?
    No, ti prego. Risparmiali. E risparmiaci.
    Un fraterno saluto COMUNISTA, Mirco.

  27. Di niente Maria, mi sono solo limitato a farne la traduzione, l’autore è un compagno venezuelano, Miguel Posani, profondo conoscitore del pensiero di Gramsci che spero di incontrare tra pochi giorni. Solo oggi, mi sono imbattuto in questo blog che non conoscevo ed ho approfittato per socializzare qualche pensiero.
    Saludos

  28. mirco pereira Says:

    Maria, l’ ironia non la capisci, mi spiace. Sono cinico è vero, magari perchè di cose ne ho viste tante e sono disincantato. Il fatto di voler pianificare la rivoluzione, e consigli di convegni, sono delle proposte ironiche, mi facevo all’ esperienza di Bologna del Marzo 1977, la cosa che ha portato piu’ danni al movimento in assoluto; questo purtroppo visto con il senno di poi. Come sempre parti prevenuta su quello che dico.
    Leggere qualche libro ed essere informati, fa solo del bene, visto che forse anche tu ne hai bisogno. Nel febbraio 1977 Lama non fu contestato dai mettalmeccanici ma dal movimento, e la diretta conseguenza, di quest’ azione, che porto’ gli operai di Porto Marghera, a darci una sonora lezione, a riguardo di questo ti consiglio “Laguna rossa” di Dinelli,dove ho collaborato per la stesura, ed. Marsiglio 1982.Poi non commento l’onda perchè non ne conosco praticamente nulla. Mi sono limitato a commentare il comunicato, perchè mi Ha fatto sorridere, e ricordare molte cose.
    Rispondo con piacere a Ciro, se mi pagano vuol dire che la “ricotta” la faccio buona, MAI ho insultato il Poder Popular,ho formulato solo delle critche nel suo operato e detto cose che fanno parte della dialettica rivoluzionaria di questi anni qui a Cuba. Chiedo venia, se qualcuno lontano si è sentito offeso. Ma come sempre amo dire, ogniuno parla e puo criticare quello che conosce, portando argomenti e risoluzioni al problema, non sterili offese, come tu hai fatto, spero involontariamente ,verso il governo venezuelano per le scelte dei suoi collaboratori.
    Fraterni saluti Mirco.

  29. “Le forze ci sono, i cervelli non mancano, le idee in quantita’, anche i numeri ci sono in sostanza, una base c’e’, insomma tutto sommato. Dobbiamo farla parlare, esprimere e mettere in atto le tre R. Resisti, Ribellati e Rivolta!”
    Sono daccordissimo Sal, magari intendessero coloro che dovrebbero intendere….

  30. Hai fatto bene a precisare Mirco, ho scritto di getto volendo dire altro e ho detto una castroneria. In quel famoso ’77 Lama non fu contestato nemmeno dal movimento come dici tu, ma dagli autonomi quando andò a fare un comizio all’università di Roma nel pieno della lotta armata, delle brigate rosse. Una faseparticolare, in cui erano forti gli autonomi e il movimento studentesco e il sindacato veniva contestato. Comunque, effettivamente non ho colto l’ironia. Ho solo colto cinismo e disincanto.
    Probabilmente è un mio limite.
    Fraterni saluti.

  31. mirco pereira Says:

    Daccordo Maria, purtroppo, sono disincanatato…
    Quando parlo di movimento, parlo sempre di Autonomia, mi è rimasta la superiorità egemonica dei movimenti….chiaramente sto facendo dell’ autoironia..o piu’ semplicemente mi sto prendendo per il culo. Dopo tanti anni che ci siamo presi troppo sul serio…..
    Un fraterno saluto, anche comunista, Mirco.

  32. “anche comunista”? …..
    working in progress!!! 🙂

  33. mirco pereira Says:

    bè dai….per chi ha vissuto, e vive tra i comunisti…ogni tanto ci si concede…
    poi visto i ricordi…..
    con verve Mirco

  34. Ecco un’altro ignorante, forse peggio della Gelmini a parlare di universita’: Gianni Letta il tuttofare dell’Italia.

    Tutti dicono che dobbiamo leggerci la 133. Ma cosa ci saa’ mai scritto nella 133 che noi non abbiamo studiato o vissuto in prima persona, sulle nostre spalle. Su via, questa classe dirigente fa acqua. Pero’ che il PRC continui sulla strada dello svelare i misteri dietro le politiche di governo delle universita’, perche’ io credo quella e’ una buona strada. L’abbiamo intrapresa e forse molti non ci credevano che era possibile con la sola critica svelare tutti i meccanismi del funzionamento del potere delle lobbies che ruotano intorno all’universita’. Sveleremo di piu’ sempre di piu’ e se avranno da dire che le cose le inventiamo allora vedremo se saranno in 100.000 o 500.000 a dire che invece e’ la verita’.

    R. R. R.

    Sal.

    Gianni Letta contestato a Siena.

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    Siena, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio accolto dai cori: “Buffone”
    Oggi riceveva il premio Paolo Frajese. La replica: “Non conoscono la riforma”
    Università, Letta contestato
    Uova e insulti dagli studenti

    Il sottosegretario Gianni Letta
    SIENA – “Buffone, buffone”. E’ il coro che ha accolto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, in visita al Santa Maria della Scala di Siena per ricevere il premio intitolato a Paolo Frajese. Ad attenderlo oggi, però, c’era un gruppo di studenti e ricercatori dell’Università toscana, pronti a contestare duramente la riforma della scuola firmata dal governo Berlusconi.

    “Voi la distruggete, noi la costruiamo”, recitava uno striscione a favore della tutela dell’università. E poi urla, lancio di uova e pomodori all’indirizzo di Letta, a cui uno studente ha anche dato del “ciambellano”.

    Il ragazzo è stato allontanato dalla polizia. E non sono mancati i momenti di tensione tra i poliziotti e gli studenti e i precari che stavano manifestando all’esterno mentre la cerimonia era in corso. Alcuni giovani hanno denunciato di essere stati caricati dagli agenti con i manganelli. Tre ragazzi sono andati al pronto soccorso per essere visitati.

    Ma prima la contestazione è entrata anche nell’aula della cerimonia. Poco prima della premiazione una ricercatrice dell’università di Siena ha fatto il suo ingresso in sala e ha letto un documento contro i tagli delle leggi 133 e 180, specificando di non voler contestare il premio Frajese ma Gianni Letta “in quanto rappresentante di spicco di un Governo che sta portando avanti una politica dissennata di privatizzazioni e tagli”. “Si salvano le squadre di calcio, si salvano le banche, ma non le università, evidentemente perché non si vuole salvare l’università pubblica”, ha attaccato la ricercatrice.

    “Evidentemente – ha detto Letta – non conoscono la legge 133 e ne danno un’interpretazione che è quella che corre su tutti o certi giornali. Basterebbe approfondire un po’ meglio per capire che le cose non stanno così perché noi per primi abbiamo a cuore l’università di Siena e quella italiana in genere”.
    (8 dicembre 2008)

    ——————————-

  35. Ironia? Qualcuno l’ha definita come la malinconia degli spiriti superiori che si divertono con ciò che li rattrista, ma spesso questi spiriti che si ritengono superiori sono solo degli emeriti coglioni, mediocri borghesucoli che scottati dalle loro illusioni si ritirano in buon ordine nelle fila della loro classe di origine, perché hanno, in fondo in fondo, pensato che la rivoluzione fosse in giochetto per appagare il proprio ego e nella pratica hanno sempre rinunciato, politicamente, allo spirito di sacrificio.
    Ironia significa che quello che dici dovrebbe far ridere riuscendo al contempo a far pensare chi legge o ascolta, a me in tutta sincerità, quello che scrivi mi sembrano sostanzialmente cazzate; e a parte le precisazioni storiche con le quali ci si bea del proprio sussiego accademico, i comunisti sono sostanzialmente quelli che riescono a far prevalere l’ottimismo della volontà sul pessimismo della ragione e non quelli che mirano ad affossare il primo con il secondo.
    Questo, in verità, è ciò che penso, e come dice Chavez, con la verità non temo e non offendo, e se tu ti ritieni offeso, allora è meglio che cominci a fare i conti con te stesso. Tu invece stai dimostrando si essere solo un volgare opportunista, si evince da quello che hai scritto nei post precedenti rispetto a come ti poni adesso, e dal numero di post che vedo su questo blog evidentemente la ricotta la fai proprio bene, offendendo per di più il Poder Popular, poiché quando dici che “il popolo cubano non deve rispondere a libere elezioni” dimostri tutta la sostanza del tuo pensiero (parole grosse) borghese.
    Gli esseri umani non si valutano per quello che dicono o pensano di sé (io ho fatto quella cosa… io sono stato lì… io sono quello che… io ho scritto questo… io faccio là…) ma da come agiscono nel presente. Forse è per questo che Marx prima di morire pare abbia pronunciato quelle fatidiche parole “Tout ce que je sais, c’est que je ne suis pas Marxiste”, immagino che già all’epoca abbia avuto a che fare con patetici personaggi come te.
    Saludos

  36. Bravo Ciro, quando ci vuole ci vuole…………

  37. La domanda d’impiego degli studenti universitari

    Il Processo di Bologna sviluppa la sua retorica con il discorso della domanda e dell’ offerta di impiego degli studenti; questa retorica e’ il punto cardine nella ridefinizione dell’universita’ come parte integrante del sistema economico.

    Il Processo di Bologna promuove il cosiddetto “Diploma Supplement” (che sarebbe un documento su cui sono riportate le informazioni relative al titolo/qualifica ottenuta) per dare la possibilita’ di comparare i vari titoli rilasciati dagli enti di istruzione in tutta Europa. Le finalita’ di tale documento sono quelle di rendere il sistema d’istruzione universitario europeo piu’ omogeneo e competitivo a livello internazionale.

    La retorica del Processo di Bologna e’ positiva e promettente, poiche’ implica il fatto che gli studenti avranno accesso ad una maggiore domanda di impiego ed una maggiore possibilita’ di impiego. Questa retorica utilizza un vocabolario organizzato specificatamente: il vocabolario della meritocrazia.

    In realta’ le cose non sono poi cosi’ promettenti poiche’ i meccanismi del mercato sono liberi di determinare le strutture dell’economia, la natura e la tipologia dell’impiego e di tutto quello che costituisce il merito ed il valore di tale merito e dei titoli conseguiti.

    Tutto questo fa si’ che la conoscenza venga concettualizzata come strumento al servizio della tecnocrazia. In questo modo la conoscenza viene anche separata dalla sua base epistemologica rendendola piu’ instabile e piu’ dipendente al diretto servizio dei padroni.

    Per il processo di Bologna e’ quindi la domanda di impiego dei laureati o diplomati a guidare la stuttura dei corsi di insegnamento universitari, a tal punto che lauree vengono “prodotte” direttamente su misura di prodotti esistenti in commercio. Le aspettative e le responsabilita’ degli studenti e dei datori riguardo tali qualifiche universitarie, reinforzano un’approccio di tipo competitivo-individualistico allo studio, mentre gli studenti sentono a tutti gli effetti di competere come potenziali avversari nel mercato del lavoro.

    Questo modo di concepire l’educazione universitaria inibisce lo scambio della conoscenza tra le parti in un modo disinteressato ed inoltre ostacola la disseminazione delle idee che non sono conformi all’ideologia del libero mercato, tra accademici e studiosi. La situazione e’ complicata anche dal fatto che il libero mercato e’ messo in una posizione privilegiata e premia le universita’ che “sfornano” i laureati che trovano un’immediato impiego dopo il conseguimento del titolo. L’universita’ diventa a quel punto una vera e propria macchina da salsicce che tritura lauree e studenti pur di ottenere una reputazione sempre maggiore e di aumentare il proprio share di mercato.

    I neoliberal vogliono fare dell’istruzione universitaria una merce da scambio su un libero mercato e giustificano questo dicendo che tale operazione garantira’ a maggior ragione il merito. In altre parole, la domanda di impiego dei laureati deve trainare tutto il settore ed essere aperta a chiunque; le pratiche di restrizione di ammissione all’universita’ vengono abolite. Ma nel contempo vengono trasferite le pratiche, i valori ed i processi amministrativi dal settore privato nelle universita’, permettendo cosi’ la cosiddetta competizione di determinare la qualita’ dell’ istruzione ed il successo individuale dei laureati.

    In tutto questo marasma vi e’ poco da discutere sul ruolo della meritocrazia che viene imposta dall’essere selvaggio del libero mercato. Vi e’ poco da discutere sulla integrita’ e l’onesta’ intellettuale del duro lavoro fatto da docenti, studiosi e ricercatori in maniera disinteressata che non ha come obiettivo l’accumulo o la generazione di capitale.

    Le priorita’ economiche del neoliberismo hanno gia’ fissato quale e’ il significato della meritocrazia. In altre parole, meritocrazia per il neoliberismo e’ la capacita’ di dimostrare quanto l’ideologia e’ stata assorbita ed accettata dal laureato che si appresta ad un nuovo lavoro.
    Certamente non sono premiati gli studenti che contribuiscono in maniera disinteressata o che studiano senza l‘ obiettivo di conseguire un titolo che non sia frutto di una competizione.

    In Inghilterra gli effetti del neoliberismo e delle politiche universitarie dei New Labour sono chiari. In Inghilterra vi e’ una dipendenza da studenti stranieri (specialmente dalla Cina) che frequentano corsi dopo-laurea, poiche’ gli studenti Inglesi perferiscono trovare un impiego o un lavoro che dia loro indipendenza economica.

    Vi e’ inoltre una competitivita’ tra le universita’ che e’ stimolata dalle classifiche o “league tables”. Tali classifiche sono stilate da lobbies e si basano su criteri che sono alieni agli interessi delle popolazioni locali. Infatti la mobilita’ e la qualita’ dei laureati e’ reinterpretata con il prestigio e l’appartenenza ad una universita’ e la posizione in classifica della stessa, piuttosto che con le dimensioni qualitative delle comunita’ e delle istituzioni della conoscenza.

    Coloro che si laureano nelle universita’ piu’ prestigiose hanno un piu’ facile accesso al mondo del lavoro. Infatti il prestigio conferito dalle classifiche ad una universita’ e’ generalmente preferito alla reputazione dell’ universita’ locale. Di contro, l’universita’ locale per sopravvivere si auto-promuove con marketing e pubblicita’ e si fregia di titoli come “universita’ con reputazione internazionale” per attrarre sempre piu’ giovani studenti dall’estero, prosciugando zone storicamente svantaggiate di cittadini sicuramente capaci ed abili. Questo accade alla faccia di una contraddizione evidente, ossia che, invece di prosciugare capabilita’ si dovrebbe invece facilitare lo sviluppo della conoscenza in un contesto localizzato affinche’ la stessa conoscenza possa poi localmente essere ridistribuita.

    La domanda di impiego dei laureati in un mercato dell’educazione universitaria globale di massa si riduce ad una sola cosa; al mettere a punto una serie di competenze che sono spendibili su un mercato del lavoro che e’ continuamente instabile. Il risultato finale e’ che le universita’ si trasformano in vere e proprie industrie per la produzione di lauree.

    Le universita’ ricevono incentivi economici e sono ricompensate poiche’ forniscono laureati al mercato del lavoro e fanno apparire gli obiettivi delle statistiche governative, riguardo l’accesso all’istruzione universitaria, credibili. Ma chi beneficia realmente da tutte queste politiche sull’occupazione dei laureati sono i datori di lavoro, mente gli studenti (i loro genitori e le famiglie) pagano il conto.

    Salvatore Fiore

    COBAS UK

  38. mirco pereira Says:

    Bene Ciro, ti rispondo alla tua lunga chaiccherata. Qui sono le sei del mattino, come vedi il mio opportunismo borghese mi porta ad un duro lavoro.Premetto che forse farebbe piacere a Maria, se ci rispondiamo privatamente,Ella ha la mia e-mail, che dò il consenso a dartela.
    Ora ti rispondo in maniera rapida e pubblica.
    Che tu non sia d’ accordo con me la cosa non mi stupisce, le corbellerie che dico sono idee mie maturate, con la mia esperienza, sicuramente diversa dalla tua. Nella mia vita ho sempre espresso le idee, liberamente e alle volte ho pagato di persona. Non mi sento offeso se qualcuno mi critica, anche con violenza, anzi se tu mi rispondi vuol dire che ti ho dato un interesse, e la cosa è reciproca. Per il fatto delle elezioni cubane, ho dato il mio parere, costituito in anni di esperienza cubana, il discorso è lungo e complicato, e se vuoi te lo spiego privatamente, non per convincerti di alcun che, ma solo per dirti delle cose che forse non conosci. La tua ortossia, comunista mi piace, forse sono un borghesuccio, perchè amo ironizzare, e scherzare, non per esorcizare delle sconfitte come tu pensi, anzi per sicurezza delle mie vittorie. Nella mia umile vita ho fatto delle scelte molto precise, aiuto economie depresse, porto la mia esperienza per combattere i poteri forti, che opprimono la povera gente, in cambio ricevo felicità e soddisfazione, ma tu sostanzialmenti ignori quello che faccio.Ti invito qui a Cuba, e se vuoi te lo organizzo, un periodo con le brigate internazionali di solidarietà volontaria, cosi’ lavorando assieme capisci di che sto parlando. Se vi interessa,a tutti, stiamo organizando, in Bolivia, un progetto di lavoro sulla ristruturazione, di alcune vecchie miniere, un paio di settimane di vacanze intelligenti.
    Per quanto riguarda la frase del compagno Hugo, è il mio sentiero di vita,
    sin miedo, quando si dicono le nostre verità, Hugo dice le “nostra verità”,
    non la verità, dando un significato diverso alla frase da citata. Ignoro la tua eta’ e chi sei, però trovo interessanti le tue idee. Magari e rinnovo il mio invito, di sentirci in privato, potremmo avere un confronto piu’ approfondito, e chi sa che non risvegli in me una sana voglia rivoluzionaria.
    Fraterni saluti (borghesi) e comunisti Mirco.
    opss ancora con la mia ironia…chiedo venia compagno.

  39. Questa volta mi trovo d’accordo con Mirco.
    Mi piacerebbe riuscissimo tutti ad uscire dalla dimensione dell’attacco personale e non alle idee. Anche io varie volte non ho apprezzato i toni di Mirco e ho risposto a tono. E’ giusto rispettare le opinioni di altri, quando queste ovviamente non offendono chi crede che invece, nonostante le critiche legittime a tante cose che nei sistemi socialisti non vanno, un mondo diverso sia ancora possibile. Il confronto è costruttivo, indubbiamente, quando questo però non va ad arizogogolarsi incalzando nel trovare i peli nell’uovo e a non guardare le travi che abbiamo negli occhi. In quel caso è davvero intollerabile e decisamnte distruttivo e non costruttivo.
    Buon inizio di giornata a Cuba!!

    Un saluto a tutti e un abbraccio a Ciro e a Mirco.

  40. mirco pereira Says:

    Un mondo diverso è possibile, basta limare alcune cose in mondi già esistenti…..proviamoci a lavorare tutti assieme.
    Saluti comunisti (veri) Mirco.

  41. Torno a leggere dopo tante settimane, Maria, ma mi deprimo. Mi deprimo anche da Ramon. C’è troppa autoreferenzialità, troppo vuoto, e nessuna reale volontà di comprensione delle realtà che a parole si dice di “studianre” e su cui si vuole “incidere”. Tra i tantissimi colleghi e studenti che sono impegnati in prima linea nella scuola e nell’università non ce n’è uno ormai che sia davvero interessato a sapere quali sono le fantasmatiche posizioni di RC, a parte lo stucchevole e poco convinto (recitato a memoria, direi) sciocchezzaio demagogico su baroni e neoliberismo, tutto di seconda mano e senza nessun ancoraggio ai dati del reale. RC è fuori ormai, mentre gli altri sono avanti ed elaborano, fanno, propongono. Il gruppo dirigente ai vari livelli appare solo come piccolo ceto politico che tenta disperatamente di salvarsi, dividendosi le parti in commedia. Una parte recitando, fiaccamente, il ruolo degli “identitari”, una parte recitando, ancor più fiaccamente, il ruolo dei nuovi e moderni “socialisti”. Valori, passioni, interessi, cultura e ancoraggio nel reale, zero. Disastroso, ma soprattutto, e fatalmente, inutile, irrilevante, ininfluente. Nascerà qualcosa di nuovo e di aderente alla realtà umana sempre in evoluzione e in movimento, ma non mi sembra che potrà nascere dalle ceneri di RC e degli altri esangui partitelli superstiti. Come il movimento socialista non nacque dalle ceneri dei giacobini. Speriamo solo che non passi troppo tempo, perché non si vede davvero nessuna reazione, nessuno scatto nel paese. Siamo al patetico di Luxuria e dell’isola dei famosi. Che spettacolo deprimente. Per finire… lo so come la pensi in merito, ma se ti guardi un po’ più da vicino quello che succede tra Roma, Salerno, e Catanzaro, forse tu e Ramon potreste apprezzare un po’ di più quello che i “giustizialisti” da voi tanto odiati avevano cercato di fare per salvare quel po’ di democrazia concreta che è rimasta in Italia. Sarebbe meglio ripartire dalla realtà italiana di oggi, profondamente intrisa di atteggiamenti e comportamenti criminogeni, invece che inseguire una surreale linea zapatista “occidentale”. Scusami Marì, ma è che provo tanta pena e tanta rabbia a vedere come anche noi, nel nostro piccolissimo e ostinato ottuso angoletto, contribuiamo a fottere il paese. Pur con le migliori intenzioni di questo mondo, che astrattamente condividiamo tutti. In qualche modo devo rendere atto a Gabriele di aver visto giusto su certe cose, anche se poi la sua soluzione si appoggia unicamente sulla speranza, ovvero illusione, riposta in Vendola. Molto desolato, ti saluto comunque caramente, sperando in tempi migliori. E va bene, perché no, forza Juve… sempre italiani siamo, no…

  42. Ciao Mario, bentornato.
    La tua depressione è comprensibile (anche se, lo ammetto, deprime anche me, visto che tu sei uno di quelli che quando ho avuto io il morale a terra hai contribuito a risollevarlo). Il Movimento dell’ Onda continua, va avanti, nonostante i media la diano quasi per morta. Tu dici che il movimento non è interessato alle posizioni di RC. In verità il movimento non è interessato a nessuna posizione di nessun parito, ed è un bene. Va bene così. Tutto questo non nasce per spinta di nessun partito. Perchè mai l’Onda doverbbe essere interessata a noi o a chiunque altro? Però Mario, non per minimizzare le problematiche che tu poni, ma ti faccio presente che tra i professori e gli studenti del Movimento ci sono molti compagni e compagne di partito. Quindi siamo immersi certo nella realtà, altrochè! Solo che non lo facciamo portando innanzi il vessillo, ed è giusto così.
    Poi Mario nessuno recita. Siamo davanti ad una sconfitta storica per la sinistra. Siamo fuori dal Parlamento e questo sognifica rimettersi in discussione. Errori di anni non li puoi correggere seduta stante, le conseguenza si sono riversate non solo sulla classe dirigente ma anche sui militanti. Rimettere “ordine” prima alle idee e poi all’azione non è un’impresa nè facile nè realizzabile in tempi brevi.
    Riguardo i “giustizialisti” non cambio idea sui di loro. Se il paese ha svoltato a destra è non solo per colpa degli errori della sinistra ma anche per il vento dell’antipolitica che alcuni signori hanno contribuito ad alimentare. Ciò non toglie che questi stessi non dicano o non facciano anche cose giuste e rispettabili, tanto che Rifondazione non si risparmia dall’affiancare molte delle loro iniziative.
    Su con la vita Mario. Non c’è tempo nè per la desolazione nè per la depressione. E’ tempo di lotta sempre e comunque.

    Un forte abbraccio e come sempre forza Juve! 🙂

  43. Sal Fiore Says:

    BERLUSCONI: PRONTA L’UNIVERSITA’ DEL PENSIERO LIBERALE
    Una cena alla quale parteciperanno Tony Blair e altri capi di stato e di governo terra’ a battesimo l’universita’ del pensiero liberale. Lo ha annunciato Silvio Berlusconi durante la cena con i deputati azzurri.

    ——————————————————————————-

    Non credete che questa dovebbe essere una cena con una massiccia manifestazione di protesta?. e non pensate di dire che saranno universita’ private e che dobbiamo stare in silenzio. anzi a maggior ragione dovrebbero essere sabotate perche’ il pensiero deve essere libero e non liberale, pubblico e non competitivo privatizzato. che blair volesse esportare la terza via in italia gia con l’abolizione dell’art. 18 si sapeva anni fa. ma fu duramente respinto in maniera massiccia.

    sal

  44. A Cuba ci sono stato, proprio in una di quelle brigate di lavoro volontario di cui parli, ti dirò di più, conosco piuttosto bene alcune/i compagni/e dell’ICAP, con i quali si collabora anche qui in Italia. Con tutti i limiti, le difficoltà e le contraddizioni (inevitabili) che può avere il sistema cubano, sono convinto che sia di gran lunga più democratico delle ‘democrazie’ rappresentative occidentali. Che è cosa ben diversa dalle idiozie che siamo soliti sentir dire dai media mainstream imperialisti. Questo è doveroso dirlo. Ovviamente la verità non è mai “super partes” per chi ha davvero compreso i principi del materialismo dialettico, ma ha una base di classe nella nostra società, per questo si parla di “nostra verità”. Ed anche questo è doveroso dirlo per non rischiare di confonderla con l’approccio relativistico proprio dell’ideologia borghese, quella stessa ideologia che ha necessità di nascondersi nell’ambiguità delle parole decontestualizzate al fine di risultare sofistificamente efficace. Mi sembra che qualcosa di muove, perchè quello che scrivi adesso è piuttosto diverso da ciò che scrivevi prima… si stanno restringendo gli spazi dell’ambiguità o stai cominciando a ragionare seriamente? Ai posteri l’ardua sentenza…

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