12 Dicembre, il futuro dipende anche da noi

Paurovic Zigmontian, 54 anni, polacco, dipendente della ‘Pirson Montaggio’, una ditta specializzata in montaggi del Gruppo belga Pirson International, è morto nella notte nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto. L’operaio stava smontando alcune parti dell’altoforno 4, un impianto fermo dal mese di luglio per lavori di rifacimento, quando è stato colpito dal braccio di una gru ed è precipitato da un’altezza di 14 metri. Il personale sanitario del 118 intervenuto sul posto non ha potuto fare altro che constatarne la morte. Ispettori del lavoro e carabinieri hanno rispettivamente aperto le indagini.

La procura di Taranto ha invece aperto un’inchiesta per omicidio colposo e ha disposto il sequestro dell’impianto in cui è morto l’operaio. Si tratta del terzo infortunio mortale all’interno dello stabilimento siderurgico dall’inizio dell’anno e anche in questa occasione la vittima è un lavoratore dell’appalto.


Il responsabile nazionale della Fiom per la sicurezza e segretario nazionale Giorgio Cremaschi ha immediatamente emesso un comunicato nel quale rileva come “Questo nuovo omicidio ripropone la questione centrale della sicurezza del lavoro in appalto che, come il lavoro precario, soprattutto nei periodi di crisi – viene sottoposto ai rischi più gravi rispetto alla salute e alla vita.” Soltanto ieri è morto infatti un ragazzo di 20 anni, Sergio Riva, operaio della Dalmine, lavoratore interinale, “uno dei più soggetti a rischio – rileva Cremaschi – in quanto deresponsabilizza l’azienda che ne utilizza le prestazioni e spesso non è messo nelle adeguate condizioni di formazione, informazione, sicurezza sui rischi”.

All’Ilva di Taranto è il terzo infortunio mortale
dall’inizio dell’anno e anche in questa occasione la vittima è un lavoratore dell’appalto, ma sono 44 i lavoratori morti in questo stabilimento dagli anni novanta “e, purtroppo – nota  il dirigente Fiom – ancora non ci sono state iniziative atte ad accertare e a punire le responsabilità. Le Istituzioni locali, tutte, sono colpevoli di ritardi, inefficienze, superficialità.”

E per colmo, ricorda Cremaschi, “l’Inail ha premiato l’Azienda per la riduzione degli infortuni, quando era chiaro che molti dei rischi e degli elementi di nocività si erano trasferiti sui lavoratori precari e in appalto, e quando un clima aziendale intimidatorio arriva a punire, con provvedimenti disciplinari, i lavoratori che si infortunano.”

Mentre le istituzioni non intervengono
come dovrebbero. “Di fronte alle evidenti responsabilità della direzione dell’Ilva, fino ai massimi livelli, per la strage continua dei lavoratori, non si fa tutto quello che deve essere fatto – denuncia il responsabile. – Se a Taranto si fosse agito da parte delle istituzioni e anche da parte della magistratura, con la stessa solerzia e con lo stesso rigore con cui  si sono mosse a Torino, oggi, probabilmente, la situazione sarebbe diversa.”

“Per questo la Fiom – continua Cremaschi – nell’esprimere cordoglio e dolore per la nuova vittima, annuncia l’intenzione di estendere immediatamente la sua costituzione di parte civile a tutti i casi di morte sul lavoro per i quali ci sono già procedimenti aperti. La Fiom si attiverà per chiarire per quali ragioni a Taranto ci sia un così inspiegabile ritardo nell’istruzione dei processi, con l’evidente rischio della prescrizione dei reati.”

“Le vittime di Taranto esigono giustizia.
Anche la giustizia è prevenzione.  – Conclude – Bisogna fare in modo che questo omicidio interrompa finalmente la catena dei morti. Tutti i responsabili istituzionali devono essere chiamati a fare il loro dovere. Ogni trascuratezza, ogni rinvio sarà un atto colpevole e come tale lo denunceremo.”

Le segreterie provinciali di Taranto di Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato da subito uno sciopero di 24 ore delle aziende d’appalto operanti nell’altoforno 4 e altre 24 ore di sciopero a partire dalle ore 7 di domani per tutti i lavoratori diretti dell’Ilva e i lavoratori dell’appalto.

11 dicembre 2008

7 Risposte to “12 Dicembre, il futuro dipende anche da noi”

  1. Marco Salvini Says:

    Ciao Maria! Anch’io sono cattolico e anche se non sono comunista penso che sia assurdo morire mentre si lavora. Come spieghi nel tuo profilo è ora di gridare la nostra sete di giustizia. Come te ho deciso di mettermi in gioco nella rete e non solo. Ho aperto un blog ieri, ha un taglio simile al tuo. L’indirizzo è http://marcosalvini.wordpress.com/
    Mi fa piacere sapere di non essere solo. Anche se con sensibilità diverse stiamo dalla stessa parte: i più deboli.
    Non arrendiamoci! La speranza è viva!

  2. Domani tutti in piazza!

  3. posturanismo Says:

    Maria, so che non c’entra niente ma sono passato a darti un bacio. :*

  4. mirco pereira Says:

    Scusate se sono o.t. Volevo ricordare che oggi sono passati 39 anni dalla strage di Piazza Fontana. Strage fascista con la partecipazione dello stato Italiano. Strage a tutt’ oggi senza nessun colpevole in galera.
    Un ricordo anche al compagno Giuseppe Pinelli morto ammazzato, per mani di SERVItori dello stato dentro alla questura di Milano. Il 15 dicembre 1969.
    Scusate ma per me ,la memoria delle persone e dei fatti è importante.
    Fraterni saluti Mirco.

  5. baronebirra Says:

    Non penso si debba essere cattolici e comunisti per essere addololorati di una morte sul luogo di lavoro.

    Sono ateo e sono addolorato tanto quanto un cattolico.
    Manifestazione giusta oggi. Un solo sindacato? Non importa, è quello che sta dalla parte giusta.
    La crisi sta facendo un sacco di vittime, non solo nel senso di morti in incidenti sul lavoro.
    La crisi è causa di un capitalismo malato e ripetuto nel tempo.
    C’è chi aveva previsto tutto questo e qua, lo appiamo fin troppo bene tutti.
    Bene, meglio non parlare di morti bianche. Non sono morti bianche, sono omicidi.

    Amaramente, dico, che “sono contento” che avevo ragione quando dicevo che prima o poi tutto questo sarebbe successo, peccato che la crisi la stia pagando anche chi come me aveva ragione.

    Saluti cara Maria

  6. Ecco le misure proposte dalla Cgil: 1) Ampliare il campo degli ammortizzatori a tutti quelli che perdono il posto, anche ai precari; rafforzare gli strumenti per aumentare il reddito di chi è in cassa: 700-800 euro al mese non bastano. «Sono provvedimenti che costano, ma noi diciamo al governo: distogliete i fondi dalla detassazione dello straordinario, che non ha senso in una fase di crisi, e investiteli per chi perde il lavoro o è precario». 2) Sostegno ai salari e alle pensioni, subito con la tredicesima: si può fare con l’extragettito (8 miliardi nei soli primi mesi del 2008) già ottenuto grazie alle maggiori tasse versate dal lavoro dipendente: per questo andrebbe restituito anche il fiscal drag. 3) Per chi ha un mutuo a tasso variabile, applicare per un periodo transitorio il tasso Bce anziché l’Euribor. 4) Varare un piano di infrastrutture, «quelle cantierabili subito, non il Ponte di Messina»; 5) Welfare: misure per i non autosufficienti, stanziare un miliardo di euro per i poveri; 6) Migranti: sospendere per due anni la Bossi-Fini: «una schifezza», per Epifani, che chiede alle imprese: «Dite chiaramente cosa ne pensate»SPERO CHE LA META’DI QUESTE COSE SI POSSANO FARE,LO SPERO DI CUORE.

  7. Si ma forse quello che facciamo non basta più. Tra l’altro con questa crisi oggi devi essere anche felice che ti possa succedere un incidente, perché vuol dire che almeno lavori.
    E’ il prezzo del capitale. E sempre i lavoratori lo hanno pagato.
    Finché sarà questo a dominare le nostre vite non si potrà assistere ad un reale cambiamento.
    Poi che in Italia siamo a livelli da terzo mondo purtroppo non lo notiamo solo da queste cose.
    Andrea

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