Lettera ad una donna che ha scelto la guerra

http://tbn2.google.com/images?q=tbn:XQXybArvfgvajM:http://www.imemc.org/attachments/mar2008/tzipi_livni.jpg

(Roma) Cara Tzipi Livni, ti scrivo da Roma e presiedo una Associazione costituita con altre donne per dare un poco di sostegno a coloro che sono meno fortunate di noi. Ad esempio a quelle donne che subiscono violenza dai propri compagni, o a coloro che, provenienti da altri Paesi, hanno bisogno di un aiuto perché in Italia cercano un modo migliore di vivere per se stesse e per i loro figli lasciando il proprio paese d’origine, spesso poverissimo o in guerra. Una piccola goccia nel mare di sofferenza, un modo per aiutare le più deboli e per restituire loro un sorriso.

Certamente saprai che attraverso la ricerca della diversità femminile, molte donne nel mondo hanno stigmatizzato i modelli patriarcali attraverso i quali si perpetuano nel tempo guerre ed eccidi a danno dei deboli. Con una lettura nuova e critica della società dominata dal potere maschile, le donne in vari paesi del mondo hanno studiato alternative possibili contrapponendo la vita alla morte, la dialettica all’aggressività, la mediazione alla legge del più forte.

Eppure mentre ti scrivo nel mondo si sta uccidendo, e quella civiltà femminile che era fatta di trasversalità, che andava oltre la contrapposizione etnica, partitica, e religiosa sta naufragando, riceve ancora una volta un colpo, e viene ricacciata indietro, affogata nel sangue di donne e bambini.

Cara Tzipi, quando tu hai ricevuto l’incarico di fare il Primo Ministro di quel paese martoriato che è Israele, ho quasi tirato un sospiro di sollievo, pensando che una donna avrebbe rappresentato una garanzia per la salvaguardia della pace. Con tutti i limiti che la parola pace ha assunto in quei territori. E poi, tu come me, sei una convinta sostenitrice del principio “due popoli, due stati”, quindi, mi sono detta, ce la farà.

Oggi, di fronte alle centinaia di morti e a migliaia di feriti non riesco a credere a quanto leggo. Che tu possa aver pensato davvero che “Israele non abbia avuto alternative” e che l’unica cosa da fare fosse quella di bombardare cercando di evitare vittime civili. Come potevi ignorare che invece quella zona, così brutalmente posta sotto attacco, è densamente abitata da donne e bambini?

Perché, mi chiedo, perché ti sei piegata di fronte alla logica di morte che gli uomini si portano dentro, perché non ti sei interrogata come donna? Perché non hai cercato di superare l’istinto vendicativo del patriarcato che da sempre condiziona le nostre vite, e uccide i nostri figli? Perché non hai sentito l’istinto materno che protegge tutti i bambini, tutti, a prescindere da dove sia nato il loro primo vagito?

Non posso credere che il tuo interesse elettorale abbia avuto la meglio sul tuo istinto di donna. Noi donne siamo forti, intelligenti, e diamo la vita. Come puoi pensare che la morte di due bimbe israeliane possa essere ripagata dalla morte di altre centinaia di bambine e bambini nati in un territorio limitrofo e che sono classificati come palestinesi, quindi nemici?

Educhiamo i nostri uomini al rispetto della vita, al superamento delle vendette, a non dare il sopravvento alla paura. Lo so, la morte è in agguato, i razzi di Hamas vogliono gettare nel panico un intero Paese. Lo so e capisco il panico che vi attanaglia. Ogni volta la reazione di fronte al terrore genera le conseguenze più gravi. Così è stato per l’Afghanistan, così è stato per l’Iraq, così per la Somalia. Ma lì non ci sono donne Primo Ministro ad offrire un punto di vista femminile. In Israele ci sei tu. E tu sei la speranza anche per noi che vogliamo credere di essere fuori della barbarie primitiva dell’istinto maschile, fatto di paure e di muscoli. Noi siamo accoglienza, siamo cura, siamo vita. Non ci deludere, poni fine al massacro.

Un abbraccio da donna a donna, Dalila Novelli (Presidente di Assolei Sportello donna Onlus, Roma

Sabato 3 gennaio 2009

Manifestazione a Roma

Ore 16.30 piazza della Repubblica corteo fino a Piazza Barberini


Associazione Handala (Castelli Romani); Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese; Centro Iniziativa Popolare; CIRCI; Circolo Comunista “Stefano Chiarini”; Comitato Palestina nel cuore; Collettivo antagonista Primavalle; Disarmiamoli; Forum Palestina; Partito dei Comunisti Italiani; Partito della Rifondazione Comunista; Partito Comunista dei Lavoratori; Rete dei Comunisti; Sinistra Critica, Associazione dei Palestinesi in Italia, Andrea Alzetta, Claudio Ortale , Confederazione Cobas , Federazione RdB/CUB, Associazione per la pace, UCOII, European Campagn to end the Siege on Gaza , Infopal, Giovani Europei per Palestina (GEP), Abspp onlus, Unione Sindacale Italiana

11 Risposte to “Lettera ad una donna che ha scelto la guerra”

  1. Sei sicura che Tzipi Livni abbia orecchie per intendere?

  2. Acertada interrogante, Franca. Tzipi Livni puede ser una nueva “dama de hierro”.

  3. Tra Margharet Tachter,Condoliza Rice, Tzipi Livni,mi sa che le donne al potere sono veramente pericolose,perchè?

  4. Mi fa rabbrividire la Livni che dice che non c’è una crisi umanitaria a gaza, ma cosa aspettarsi da uno stato che fa speronare dalle sue navi da guerra i piccoli traghetti delle associazioni pacifiste che portano aiuti verso le popolazioni palestinesi?????
    Ti mando un’abbraccio Maria.

  5. E’ una bella domanda quella di Massimo.
    Alla quale in questo momento, davvero, non riesco a dare risposta. Impotenza e sgomento sono i sentimenti che sovrastano ogni tentativo di dare spiegazioni o giustificazioni a tutto questo delirio. Perchè di delirio si tratta.
    Cerchiamo di restare umani e uniti, come ci dice Vik che ha deciso di non muoversi da Gaza. Altro in questo momento non riesco a dire.
    Un grande abbraccio a tutti.

  6. Posiblemente la respuesta se encuentre en la ideologîa y no en el gênero.
    Pero,,, quê importan los personajes del poder frente a un drama que escapa ala comprensiôn humana?
    Existen ya dos muros. El de Los Lamentos y el de La Verguenza.
    Es momento de construîr un tercer muro que detenga la barbarie organiizada.
    Alcemos nuestras voces, difundamos nuestra indignaciôn e impotencia, solidaricemos con las vîctimas.
    Que el poder se entere que el pueblo palestino no se encuentra solo.
    Que Vittorio Arrigoni es voz y acciôn, sîmbolo de la esperanza de millones de seres en incensante bûsqueda de una soiedad mâs justa y humana.
    Sôlo asî construiremos el tercer muro.
    El que la mayorîa desea.
    Abrazos-

  7. ciao Maria,

    la domanda di Massimo mi suscita una domanda amara, forse il percorso di differenza di genere ha fallito?

    mi spiego come donne abbiamo fatto (hanno fatto, io no per questioni anagrafica) un percorso che partiva dalla liberazione della donna e arrivava alla consapevolezza di una diversità, soprattutto, in relazione con il potere. Poi, guardo gli esempi di donne che sono arrivate al potere e mi accorgo che usano gli stessi metodi e gli stessi schemi degli uomini.

    Quindi mi chiedo: tutti quegli anni di ricerca e faticoso percorso sono stati sprecati?

    Laura

  8. No, Laura.
    Tzipi Livni NO pude simbolizar la conducta de la mayorîa de las mujeres.
    No olvidemos e rol histôrico de tantas de ellas.
    Rosa Luxemburgo, Eva Perôn, Indira Ghandi, Dolores ibarruri, Madame Curie, Angela Davis, Simona de Beauvoir, madre Teresa.
    Definitivamente, no.
    Auguri y que vivan las mujeres.

  9. E’ così Laura, come dice Pedro.
    Non è fallito il percorso della differenza di genere, e Pedro ti ha elencato alcune delle donne che sono riuscite a mettere in pratica questa conquista. Quando le donne scelgono di cambiare la politica, la società, la loro vita e lo fanno insieme ad altre donne, talvolta anche con le avversarie, tutto il resto cambia e ne abbiamo le prove. Quando invece le donne si limitano ad acconsentire al sistema di potere o a supportarlo, anche e soprattutto nel modo di criticare le loro simili, tutto resta immobile, e il potere si nutre di questa conferma. Quindi anche se donna, per quanto potere tu abbia, resti sempre una derivazione, una appendice di qualche uomo variamente a te imparentato.

    Teniamo duro Laura!

  10. Antonella Says:

    Mi sono fatta spesso la stessa domanda (quella di Massimo). Francamente mi chiedo perchè le donne più potenti sono anche quelle più reazionarie.
    Se la risposta si trova nell’ideologia e non nel genera a cui si appartiene (e sono perfettamente d’accordo) dobbiamo chiederci qual’è il limite della categoria “genere”, prima di tutto dobbiamo farlo noi donne

    p.s. Io alla Livni un abbraccio non gliel’avrei mandato. Preferisco abbracciare tutte le donne, israeliane o palestinesi che siano, che soffrono e che avversano la guerra.

  11. Cara Antonella, ce lo dobbiamo chiedere eccome!
    Chiedilo alle donne che si ostinano a non comprendere che tutti i sistemi sono a struttura patriarcale, e che mettono innanzi il conflitto ideologico prima di quello di genere. E che non comprendono che il mondo, prima di essere suddiviso in paesi, etnie, culture e ideologie, a ancor prima suddiviso in maschi e femmine. Se la riflessione non parte da noi donne, difficle uscirsene da questi dilemmi.
    Non lo so se io avrei concluso la lettera con un abbraccio. Forse sì. Con la speranza che la lettera venisse accolta dal destinatario non con come un’accusa ma come una riflessione da condividere.

    Un abbraccio Antonella.

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