Archivio per gennaio 6, 2009

Per gli zapatisti un esercito professionista sta uccidendo una popolazione indifesa

Posted in America Latina, Politica with tags , , , , , , , , on gennaio 6, 2009 by Maria Rubini
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MARCOS: L’ATTACCO DI ISRAELE CONTRO GAZA È LA “CLASSICA” GUERRA DI  CONQUISTA

San Cristóbal de las Casas, Chis. 4 gennaio. Per gli zapatisti, a Gaza  c’è “un esercito professionista che sta uccidendo una popolazione indifesa”, ha detto oggi il subcomandante Marcos dedicando un intervento fuori programma alla nuova guerra in corso.

Il penultimo giorno del Festival Mondiale della Degna Rabbia si è  riempito di indignazione per l’attacco contro la Palestina e la repressione a Oaxaca avvenuta poche ore prima con la cattura di 20 persone che partecipavano ad una protesta pacifica contro l’invasione a Gaza davanti al consolato statunitense.
Nelle prime ore di questa domenica centinaia di partecipanti al festival
che si tiene alla periferia di San Cristóbal, oltre i sobborghi indigeni  di La Hormiga, sono arrivati nel centro della città per protestare contro l’invasione e chiedere la liberazione dei fermati della APPO.  Ieri notte si è almeno ottenuta questa liberazione.
L’inusuale marcia con le torce proveniente dalla Università della Terra, ha fatto chiudere le porte agli hotel ed ha fatto ricordare ad alcuni coletos [residenti di San Cristóbal – n.d.t.] la prima alba del 1994.

Nel pomeriggio Marcos aveva detto: “Non molto lontano da qui, in un
posto chiamato Gaza, un esercito fortemente armato ed addestrato, quello
del governo di Israele, continua la sua avanzata di morte e  distruzione”.
Una guerra “classica” di conquista. “Primo un bombardamento massiccio per distruggere postazioni militari nevralgiche e indebolire i punti di resistenza”. Ha ricordato che venerdì, “lo stesso giorno in cui la nostra parola faceva riferimento alla violenza”, Condoleeza Rice dichiarava che quello che sta succedendo a Gaza era “colpa dei palestinesi, per la loro natura violenta”.
Ha affermato che prosegue “il ferreo controllo su tutto quello che si sente e si vede” nel mondo, “esterno al teatro di operazioni”, e “fuoco intenso di artiglieria sulla fanteria nemica per proteggere l’avanzata delle truppe. Poi l’accerchiamento e assedio alla guarnigione, e l’assalto che conquisti la posizione annichilendo il nemico”.
Sulla base delle foto delle agenzie ha aggiunto, “i ‘punti nevralgici’ distrutti dall’aviazione israeliana sono abitazioni, capanne ed edifici civili”. Allora, “pensiamo che o gli artiglieri hanno una pessima mira o non esistono tali postazioni. Non abbiamo l’onore di conoscere la Palestina, ma supponiamo che in quelle case, capanne ed edifici abita o abitava della gente, uomini, donne, bambini ed anziani, e non soldati”. Forse, ha sostenuto, “per il governo di Israele quegli uomini, donne, bambini ed anziani sono soldati nemici, e le capanne, case ed edifici dove abitano sono quartieri che bisogna distruggere. Sicuramente i fuochi d’artiglieria che questa mattina cadevano su Gaza erano per proteggere da quegli uomini, donne, bambini ed anziani l’avanzata della
fanteria di Israele, e la guarnigione nemica che vogliono sconfiggere non è altro che la popolazione palestinese che vive lì, e che l’assalto cercherà di
annichilire”.
Con la voce rotta ha dichiarato: “Le nostre grida fermano qualche bomba? La nostra parola salva la vita di qualche bambino palestinese? Pensiamo di sì. Forse non fermiamo una bomba, né la nostra parola si trasforma in uno scudo blindato”, ma probabilmente riesce ad unirsi ad altre e “si trasforma in mormorio, poi in una voce alta e quindi in un grido che si senta a Gaza. Noi zapatisti e zapatiste dell’EZLN sappiamo quanto sia importante che in mezzo alla distruzione e alla morte si sentano parole di incoraggiamento”.
Per il resto, secondo l’analisi di Marcos, “il governo di Israele dichiarerà di aver inferto un duro colpo al terrorismo, occulterà al suo popolo la dimensione del massacro ed i produttori di armi avranno ottenuto un guadagno economico”.
Il popolo palestinese resiste, sopravvivere e continuare a lottare, ha detto il portavoce zapatista. “Forse un bambino o una bambina di Gaza sopravvivranno e cresceranno e con loro cresceranno il coraggio,  l’indignazione, la rabbia; forse diventeranno soldati o miliziani, forse  affronteranno Israele e là in alto scriveranno allora sulla natura
violenta dei palestinesi, faranno dichiarazioni di condanna di quella
violenza e si tornerà a discutere di sionismo o antisemitismo. Nessuno chiederà a chi ha seminato quello che sta raccogliendo”.

Hermann BellinghausenLa Jornada