L’unica possibilità per uscire dal conflitto è l’accordo umanitario

Il professor Gustavo Moncayo, padre di Pablo Emilio Moncayo, sottoufficiale dell’esercito detenuto dalle FARC da 11 anni, in un’intervista rilasciata il 12
dicembre 2008 ha dichiarato che l’unica possibilità per uscire dal conflitto colombiano è l’accordo umanitario, perché ritiene che altrimenti
“la violenza continuerà” .

Il professore, che da giugno ad agosto 2007 ha marciato per 1.200 km per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei prigionieri di guerra, ha affermato che “le parti devono sedersi ad un tavolo e dialogare”, perché il riscatto con la forza non rappresenta una soluzione ai problemi del conflitto.

Moncayo ritiene che se la guerriglia dichiarasse la liberazione unilaterale dei prigionieri, la violenza continuerebbe, il governo continuerebbe con i falsi positivi, insisterebbe nella stigmatizzazione degli intermediari e nel favorire la pratica della delazione, che brucerebbe i contatti. Ad una domanda sul tema della marcia, il professore ha risposto che l’idea era quella di presentare la proposta di utilizzare altri paesi come facilitatori e accompagnatori del processo dell’accordo umanitario, cosa che darebbe fiducia alle parti, sia al governo che alla guerriglia, di modo che tutte le risorse che si investono nella guerra potrebbero essere impiegate in forme diverse, ad esempio riassegnando le terre agli sfollati, migliorando il sistema educativo, migliorando il servizio sanitario.

Lo scambio umanitario rappresenta l’unica credibile possibilità per uscire
dal conflitto che insanguina la Colombia; solo il governo paramilitare e la
cosiddetta comunità internazionale sembrano non accorgersene!

Nel momento in cui i grandi media sud e nordamericani, e quelli europei, sono impegnati a presentare l’azione di Uribe contro la guerriglia secondo la dottrina del Plan Patriota, e cioè come una meritoria impresa di ristabilimento dell’autorità dello stato democratico contro la minaccia terrorista, e non come il principale camuffamento di una dittatura di fatto, la testimonianza a favore di una vera pace, come quella che si esprime attraverso le marce del professor Moncayo, è scomoda. Di questo passo i grandi media sud e nordamericani, e quelli europei, cominceranno a chiedersi se un Premio Nobel per la Pace non goda di un prestigio esagerato, e se il professore non abbia ricevuto finora già troppa attenzione. Per il Nobel per la Pace Ingrid Betancourt è perfetta. Ingrid Betancourt accontenta tutti. Tutti quelli che contano.

Forse per far fare qualche piccolo passo avanti alla pace in Colombia non c’è bisogno del Nobel per la Pace. Forse non c’è bisogno neanche di Giovanna d’Arco o di Santa Caterina da Siena. Di sicuro c’è molto bisogno del professor Moncayo. Nobel o non Nobel.

FARC-EP   Lettera al professor Gustavo Moncayo

Plaza de Bolívar, Bogotá

Dalle montagne, le giunga il nostro rispettoso saluto ed il sentimento di ammirazione per la sua recente prodezza.

Abbiamo sentito come, nella misura in cui avanzava la sua marcia, andava crescendo nella coscienza dei colombiani la necessità e l’urgenza dell’interscambio umanitario.

Pur prevedendo la risposta del Presidente, mai avremmo pensato che sarebbe stato così offensivo nei confronti del suo sforzo, del suo amore di padre e di quelle manifestazioni di solidarietà scatenatesi al suo passaggio nei paesi e nell’entrata a Bogotá.

E’ incredibile che Uribe si rifiuti di smilitarizzare temporaneamente un territorio affinché le parti concordino l’interscambio umanitario, anteponendo considerazioni che sono prive di senso nella misura in cui, dandosi l’interscambio, l’andamento delle istituzioni non peggiorerebbe in alcun modo. Egli non ha voluto nemmeno ascoltare i ragionamenti dell’ex-presidente López Michelsen, che ha passato i suoi ultimi giorni sostenendo questa nobile causa.

Osservando quanto successo sulla scalinata del Congresso, molti compatrioti staranno certamente pensando che la battaglia per lo scambio di prigionieri ha bisogno del popolo, e molto: che si riempia permanentemente la Plaza de Bolívar reclamando la smilitarizzazione per l’interscambio, la soluzione politica del conflitto, la fine della “Sicurezza Democratica” che è guerra e repressione contro il popolo, e che ci sia spesa sociale, come chiedevano i manifestanti nell’improvvisata iniziativa.

Professore: i tre mesi indicati dal Presidente Uribe basterebbero soltanto a realizzare i primi interscambi di opinioni tra le parti contendenti, perché uno scontro di 43 anni per il superamento di problemi politici, economici, sociali, culturali, ambientali e di sovranità del paese, potrebbe essere risolto esclusivamente se il governo sconfiggesse l’insorgenza o se la guerriglia sconfiggesse il governo. La proposta del Presidente è fatta di demagogia elettorale.

Ma tornando alla questione dello scambio, una riflessione finale: quello che è veramente grave e grottesco per l ’istituzionalità, è quella sorta di sedizione uribista contro la Corte Suprema di Giustizia in difesa dell’impunità dei suoi soci narco-paramilitari, e non la smilitarizzazione di Pradera e Florida per pochi giorni e per ragioni umanitarie, al fine di facilitare l’accordo.

Compatrioti

Montagne della Colombia, 8 agosto 2007

Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP

Una Risposta to “L’unica possibilità per uscire dal conflitto è l’accordo umanitario”

  1. “…le parti devono sedersi ad un tavolo e dialogare”, perché il riscatto con la forza non rappresenta una soluzione ai problemi del conflitto…”

    Si, mi sembra l’unica soluzione possibile…

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