FSM 2009 Belem – Ieri la giornata dei presidenti

Ieri si sono svolti due incontri con i cinque presidenti presenti al forum. Lula non ha partecipato all’incontro dei capi di governo con i movimenti contadini per paura delle contestazioni, ma era presente al comizio serale con Chavez, Morales, Correa e Lugo.

Certo non capita tutti i giorni di vedere dei presidenti eletti confrontarsi in maniera orizzontale con i movimenti e cantare con fervore e allegria canzoni che inneggiano apertamente alla rivoluzione. Eppure è quanto successo nell’incontro di quattro presidenti latinoamericani con una delegazione dei movimenti del Forum Sociale Mondiale. «El pueblo unido jamas serà vencido», cantavano come giovani attivisti Fernando Lugo, presidente del Paraguay, Raffael Correa, presidente dell’Ecuador, Hugo Chavez, presidente del Venezuela ed Evo Morales, presidente della Bolivia. Un prete, un economista, un soldato ed un «indio» come simpaticamente ricordava Chavez nel suo intervento, sono oggi la rappresentazione istituzionale di una sinistra latinoamericana che si riconosce, almeno in parte, nel progetto e nella prospettiva tracciata in questi anni dal Forum Sociale Mondiale. Uno spettacolo unico di allegria e trasporto popolare impensabile dalle nostre parti, dove i politici fanno invece a gara per scaricare e dimettere qualsiasi atteggiamento possa essere ricondotto ad atteggiamenti «radicali». E invece pare proprio che una sinistra nazional popolare dal pensiero forte qui sia non solo possibile ma addirittura maggioritaria.
Nonostante la passione è stato un confronto vero quello con i quattro presidenti. Accanto a loro i rappresentanti della Cta – Central de trabajadores dell’Argentina, di Via Campesina, dell’Alleanza Continentale Sociale, di Jubileo Sur e delle organizzazioni di donne, che non si sono limitati nei loro interventi a elogiare il lavoro dei quattro. I temi affrontati sono stati diversi, dagli accordi commerciali, al debito ecologico, dalla sovranità alimentare alla necessità di spingere ulteriormente sul sentiero di una integrazione latinoamericana marcatamente anticapitalista basata sulle necessità immediate di tutti coloro che sono ancora esclusi e vivono in condizioni di grave emarginazione. Pedro Stédile, a nome di Via Campesina, che ha chiuso dopo l’intervento dei presidenti, ricordava infatti che il socialismo del XXI secolo di cui parlava precedentemente Chavez deve offrire risposte immediate e che ancora molto c’è da fare e che le sfide sono tutt’altro che vinte, anche se certamente siamo sulla strada giusta. È la prima volta che quattro presidenti decidono di venire nel luogo definito l’Assemblea dell’Umanità e di rendere omaggio ai movimenti sociali. «Questa è un cambio di epoca, più che un epoca di cambio», sosteneva Correa nel suo intervento. «Il consenso di Washington è finito. Nessuno poteva pensare dieci anni fa che ciò sarebbe avvenuto e questo lo si devo sicuramente alla spinta propulsiva ed alle lotte dei movimenti sociali. Il neoliberismo rappresenta la morte, mentre il Fsm la vita. Noi vogliamo costruire un altro mondo insieme a voi, a partire da un’azione collettiva che metta al centro la giustizia sociale ed il buen vivir, i diritti della foresta amazzonica ed un nuovo paradigma di relazione con il nord del mondo, che dovrà riconoscere l’enorme debito ecologico contratto con noi in questi secoli», ha detto il presidente ecuadoriano. Così come Fernando Lugo ricordava i momenti in cui negli anni passati partecipava al forum come semplice iscritto, viaggiando in pulman sino a Porto Alegre o a Caracas. «Siete voi la speranza ed il cambiamento reale. Voi ci avete dato la possibilità di essere qui e senza le vostre lotte noi non saremmo niente. La nostra anima non avrà pace sino a quando non avremo giustizia sociale per tutti». Il presidente paraguyano ha poi fatto un affondo al suo collega brasiliano Lula, chiedendogli apertamente di rivedere gli accordi capestro sullo sfruttamento delle risorse energetiche del suo paese, visto che un’integrazione vera passa solo per il rispetto mutuo ed ha poi chiuso ricordando il massacro dei palestinesi a Gaza, appellandosi al diritto internazionale.
Ma è stato Evo Morales, fresco vincitore del referendum che ha approvato la nuova Costituzione boliviana che rifonda il paese, a ricevere l’abbraccio simbolico più grande. «Qui ci sono i miei professori, i movimenti. Io non voglio essere da voi invitato. Io voglio essere convocato perché io rispondo a voi e mi dovete convocare anche per dirmi gli errori che faccio». Continuando, Morales ha non solo ricordato le vittorie del suo governo nell’ambito dell’affermazione di nuovi diritti ma ha anche parlato delle sfide che lo attendono: «Abbiamo delle grandi responsabilità, verso la vita, verso la giustizia e verso la nostra Madre Terra. Il cambio deve partire da noi. Siamo noi che dobbiamo continuare a cambiare ed io vi chiedo di continuare a guidarmi. Come dice il subcomandante Marcos, noi dobbiamo governare obbedendo al popolo». È stata poi la volta di Chavez che ha nel suo intervento ricordato più volte l’importanza della rivoluzione cubana anche nel processo culturale del Fsm. «Noi quattro siamo tutti figli di un tipo che si chiama Fidel Castro a cui va tutto il nostro amore e gratitudine per aver resistito da solo per cinquanta anni contro l’impero più pericoloso della storia. Oggi sono le vostre lotte che ci hanno portato qui e come dice Fidel, il testimone è passato a voi. Lui mi ha detto che siete voi che dovete guidare il mondo e cambiarlo». Chavez ha poi chiuso sugli Stati Uniti ricordando che bisognerebbe processare Bush alla Corte Penale Internazionale per genocidio e crimini contro l’umanità ed ha poi lanciato un segnale ad Obama, dicendogli che il Venezuela è disposto a dialogare però a partire dal rispetto reciproco che il suo popolo ed il continente meritano dopo un secolo di soprusi. «Ojalà Obama voglia cambiare, anche se ho forti dubbi al riguardo, visto che parliamo comunque della nazione che ha pensato, prodotto ed esportato con le bombe questo modello di morte chiamato neoliberismo che oggi esce sconfitto dalla storia e da tutti noi che insieme lottiamo per un altro mondo che non solo è possibile ma necessario. Questo mondo sta nascendo già qui da noi e, come un bimbo, fa i suoi primi passi, anche incerti, ma li fa. Questo continente come ricordava Bolivar è da sempre quello della Utopia ed oggi noi la vediamo crescere tra noi». Ha così concluso al fianco di Aleida Guevara, figlia del Che, il presidente venezuelano visibilmente emozianato.
La sfida è dunque la crisi del capitalismo e la forza che il popolo riuscirà ad accumulare per vincerla, e non i discorsi e le parole, ha infine ricordato Stédile, di Via Campesina, sostenendo come sia importantissimo il confronto continuo con questi quattro presidenti vicino ai movimenti. Movimenti che devono continuare ad essere autonomi ed a fare il loro cammino per il bene di tutti, proprio come ricordavano gli stessi presidenti. Alla fine tutti insieme abbiamo cantato la famosa canzone del poeta cubano Carlos Puebla dedicata a Ernesto Guevara: Hasta siempre. A farlo non c’erano nostalgici, né marginali della società, ma i principali movimenti e le forze vive del pianeta, insieme a quattro capi di stato venuti proprio nel luogo simbolo delle lotte sociali. Qualcosa di davvero inimmaginabile è successo e continua a succedere in America Latina.

Giuseppe De Marzo – Carta


OTRO MUNDO ES POSIBLE ( Y LO ESTAMOS CONSTRUYENDO) -FORO SOCIAL MUNDIAL BELEM DO PARA 2009 BRASIL

FORO SOCIAL MUNDIAL -BELEM DO PARA,-BRASIL : “OTRO MUNDO ES POSIBLE”…   MIENTRAS EN DAVOS FELIPE CALDERON POR MEXICO, ALVARO URIBE POR COLOMBIA Y MAURICIO MACRI POR ARGENTINA HABLAN DE COMO SALVAR AL CAPITALISMO, DESDE BRASIL IGNACIO LULA DA SILVA DE BRASIL, HUGO CHAVEZ FRIAS DE VENEZUELA, EVO MORALES DE BOLIVIA, FERNANDO LUGO DE PARAGUAY Y RAFAEL CORREA DE ECUADOR JUNTO A ORGANIZACIONES SOCIALES, AGRUPACIONES POLITICAS, CULTURALES, SINDICATOS, CAMPESINOS, INDIGENAS, CAMPESINOS SIN TIERRA Y ETNIAS DE TODOS LOS CONTINENTES, DEBATEN COMO ES EL MUNDO QUE ESTA EMERGIENDO.


8 Risposte to “FSM 2009 Belem – Ieri la giornata dei presidenti”

  1. Luca Marini Says:

    Bellissimo Maria!

  2. Aspetta che metto anche quello di Morales 🙂

  3. C’entra poco con l’argomento in questione, però è ugualmente importante.
    LEGGETE E INNORIDITE
    Maurizio Spezzano

    Il Pd salva Cosentino
    Una mozione alla Camera per chiedere le dimissioni del sottosegretario accusato di Camorra. Bocciata per le astensioni e le fughe di molti parlamentari Pd. Ecco i nomi, uno per uno

    Mercoledì scorso la Camera ha respinto una mozione (presentata da esponenti del Pd, dell’Idv e dell’Udc) per far dimettere il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, accusato da sei pentiti – come ha scritto “L’espresso” nelle scorse settimane – di fiancheggiare il clan camorrista dei Casalesi. Nella mozione, di cui il democratico Soro è stato primo firmatario, si ricordano le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, l’inchiesta della Procura di Napoli, i presunti patti elettorali tra l’esponente di Forza Italia e i boss di Casal di Principe. “A prescindere dall’eventuale responsabilità penale dell’onorevole Cosentino, su cui farà piena luce la magistratura”, recitava la mozione, “è evidente come la sua permanenza nelle funzioni di Sottosegretario di Stato leda gravemente non solo il prestigio del Governo italiano, ma anche e soprattutto la dignità del Paese; ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il Governo ad evitare che una persona sottoposta ad indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare ad esercitare le proprie funzioni di Governo, peraltro in un ruolo così delicato, concernente tra l’altro la funzionalità del Cipe”. La mozione impegnava il Governo ad invitare l’onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze.
    La mozione non è passata perché, se la maggioranza di centrodestra ha difeso compatta il sottosegretario, molti esponenti del Partito democratico si sono astenuti, mentre altri hanno preferito uscire dall’aula e non votare. Tra l’altro, date le molte assenze nelle file del Pdl, se il Pd avesse votato compattamente per la sua mozione questa avrebbe avuto ottime possibilità di passare. Spicca in modo particolare l’assenza dal voto del segretario del Pd Walter Veltroni, che in
    un’intervista a L’espresso aveva chiesto le dimissioni di Cosentino. In 22 erano assenti, altri sette risultavano in missione. Alcuni dei presenti sono addirittura rientrati subito dopo la bocciatura, e hanno ripreso a votare altre risoluzioni.
    Nella lista qui sotto – diffusa Sinistra democratica – i parlamentari Pd, che con il loro voto contrario, la loro astensione o la loro assenza hanno determinato l’esito della votazione.
    Hanno votato contro gli onorevoli: Capano e Sposetti.
    Si sono astenuti gli onorevoli: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino.
    Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula, gli onorevoli: Tenaglia (ministro ombra della giustizia), Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut ,Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.
    Erano assenti gli onorevoli: Veltroni, Bersani, Colannino, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.
    Risultavano “in missione” gli onorevoli: Fassino, Migliavacca, Bindi, Albonetti, Barbi, Farina, Rigoni.
    (30 gennaio 2009)

  4. Ciao Maria, mi ha fatto una certa impressione/emozione sentire stasera Chavez e le persone a lui vicine cantare, a distanza di tanti anni, questa..

    http://it.youtube.com/watch?v=GxtwzU0-wPM&feature=related
    🙂

  5. E’ comprensibile, come lo è l’accordo sullo sbarramento al 4% in sede di competizione elettorale, a scapito di coloro che combattono a favore degli ultimi, quella che oggi è chiamata “sinistra radicale”, vera sinistra ci sarebbe da aggiungere.
    Se vogliamo che il massacro delle popolazioni e del territorio latino americano continui, fingiamo che le istanze dei “campesinos non ci interessino, perchè le banane sotto un euro al Kg sono “convenienti”, eppoi è così lontano…

  6. Soffiano venti nuovi in America Latina…

  7. No es mi intenciôn polemizar ni mucho menos poner en duda el avance de las fuerzas sociales en Latinoamêrica. Aprecio y apoyo plenamente los procesos que hoy se desarrollan especialmente en Bolivia, Venezuela y Ecuador.
    Pero. sin negar la trascendencia del Foro Social Mundial me parece equivocada la apreciaciôn del Presidente Châvez calificândolo del “evento polîtco de mayor importancia”. Es la movilzaciôn popular, sus partidos, sindicatos los ûnicos capaces de transformar la sociedad. Las ONG, son sôlo aliados y jamâs se constituirân en vanguardia.
    Si analizamos un poco veremos que muchas ONG , “fundaciones”,”institutos de desarrollo”. “centros de formaciôn de lîderes” que se hicieron presente en Brasil son creaciones de magnates (Soros ; Schmiedheyne , y otros). Lo mismo ocurre con CEPAD que incluso apoya el periôdico “Ahora Bolivia”(digital) que se caracteriza por sus ataquews continuos al Presidente Evo Morales. El director de este periôdico tambiên participô en el Foro.
    Es simplista afirmar que los “tiempos han cambiado” o “vivimos una êpoca nueva” o que ya “no son columnas de gerrilleros” y predicar un conformismo inaceptable.
    En los discursos de los mandatarios no hubo NINGUNA alusiôn a la reacciôn de la burguesîa ante los cambios revolucionarios. Es demasiado ingenuo pensar hablar de un triunfo pues falta demasiado para ello y a medida que los privilegiados van siendo derrotados mayor serâ la violencia con la cual reaccionarân. Bolivia, en mi humilde opiniôn, estâ en la antesala de un golpe militar sangriento organizado por los elementos fascistas y si eso ocurriese es muy posible que encuentre un pueblo desarmado e indefenso.
    Serân otros tîempos, con nuevos avances tecnolôgicos pero el enfrentamiento de clases es inevitable. Los pueblos no desean la guerra pero los poderosos JAMAS aceptarân los cambios revolucionarios.
    Reitero mi apoyo incondicional a los cambios revolucionarios en Amêrica atina, a sus lîderes, pero no podemos encandilarnos con un optimismo apresurado ni muchos menos descartar la presencia de movimientos armados que luchan por la liberaciôn y el fin de las injusticias sociales.
    No considero apropiado caer en un discurso tibio, ecologista y predicas pacifistas cuando sabemos que el enemigo esta ahî, malherido, pero vivo y sangrando odio por la herida.
    Ademâs … quiên nos asegura que en un futuro cercano veamos en Mêxico desfilar triunfantes las columnas guerrilleras del Ejercito Zapatista de Liberaciôn Nacional?
    Anhelo la paz pero considero inûtil, teniendo en cuenta la experiencia histôrica, poner la “otra mejilla” y seguir soprtando la violencia irracional de los fascistas.
    Cordialmente, un abrazo.

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