Chávez, Correa y Aleida Guevara singing “Hasta siempre comandante”

Intervista a Blanca Chancoso, leader della Confederazione delle nazioni indigene dell’Ecuador e portavoce dei movimenti di donne indigene in America latina.

In Ecuador siete riusciti ad ottenere una nuova costituzione che è il frutto delle lotte dei popoli indigeni. Oggi i popoli indigeni sono al Foro Sociale Mondiale e sono uno dei soggetti politici più importanti. Quali sono le vostre aspettative qui e come vedete il processo del FSM?
Credo che la cosa più importante sia che oggi in questo Forum gli indigeni non sono solo degli invitati, iniziamo ad essere parte della costruzione di un’alternativa di vita e per questo abbiamo una presenza attiva e apriamo di fatto degli spazi di riflessione importanti. Spero che questo ci permetta di riconoscere che in un altro mondo possibile ci sono popoli diversi che hanno gli stessi diritti. Anche se con cosmovisioni distinte, abbiamo delle responsabilità nel rispettarci mutuamente. Io credo che qui in questo Fsm uno dei temi centrali sia l’alternativa politica che prima si credeva venisse solo dal nord del mondo, mentre adesso viene dai tanti sud. Abbiamo dimostrato con le nostre lotte e vittorie che possiamo costruire alternative partendo dalle diversità, dando vita e sostanza a quella che è la vera democrazia a partire da quelli che sono gli stati plurinazionali, dove si garantiscono i nostri diritti e quelli della natura. Credo che in questo spazio abbiamo l’opportunità di far conoscere le realtà che stiamo vivendo, ribaltando l’immagine che in questi ultimi anni i governi volevano dare di noi quando sostenevano come gli indigeni avessero un atteggiamento egoista poiché si opponevano all’estrazione delle risorse. Questo da parte nostra non è egoismo, specie se consideriamo che hanno già estratto tutto quello che potevano e nonostante questo gli stati rimangono indebitati, mentre i popoli sono più poveri e gli indigeni vengono uccisi e rimangono senza terra. Noi siamo qui per dire che dobbiamo tutti insieme capire come costruire la solidarietà tra i popoli senza negare l’esistenza di uno o dell’altro.

Nella nuova Costituzione dell’Ecuador si parla per la prima volta al mondo di diritti della natura. Che valore ha per voi questa nuova Costituzione? Che cosa significa riconoscere diritti della natura?
Vedi, la Costituzione è stata una rivendicazione importante per i popoli indigeni, perché significa un elemento di cambio. Tuttavia non è il massimo. Ci sono risultati molto importanti, come il diritto della natura, ma affinché questi diritti vengano applicati ci devono essere dei responsabili e questi sono gli umani e le umane, i loro rappresentanti. Il riconoscimento dei diritti della natura, insieme alla plurinazionalità, è un elemento fondamentale nella nuova Costituzione. Tuttavia questo non garantisce che tutto ciò venga immediatamente applicato. Dobbiamo continuare a lottare affinché questi diritti vengano applicati e rispettati. Vi sono alcune contraddizioni nel discorso di accettazione della Costituzione da parte del governo e nell’applicazione delle politiche dello Stato ed è per questo che dobbiamo continuare a lottare e creare coscienza. La battaglia non è ancora stata vinta; è iniziata ed abbiamo ottenuto delle vittorie ma non è vinta del tutto.

In questo Forum si sta parlando moltissimo di un’altra idea dello sviluppo, a partire dal concetto di buen vivir.. Per voi popoli indigeni che significa superare l’idea attuale dello sviluppo?
Per noi buen vivir significa garantire lo spazio dove ogni individuo nasce, dove cresce e dove vive, garantire le opportunità di lavoro, di studio, il diritto alla salute e alla vita in quanto tale. Significa poter sorridere. Per noi tutto ciò è più importante dell’accumulazione di beni materiali. Avere le stesse possibilità, essere rispettati e rispettare. Noi crediamo che questo si debba costruire insieme perché siamo convinti che il cambiamento possa avvenire solo attraverso l’unione delle forze, altrimenti non ci potrà essere buen vivir. Vivere bene non è quanto vendi o quanto compri, bensì pensare a come possiamo vivere bene le nostre vite. Questa non è semplicemente una interpretazione, dobbiamo viverla concretamente. Vi sono esperienze millenarie che hanno dimostrato come sia possibile vivere in un’altra maniera e come il capitalismo non sia certo l’unica maniera di vivere e di relazionarsi.

Cosa vi aspettate dai movimenti sociali europei e del nord del mondo in questo forum?
Il mondo è di tutti e tutte; ci aspettiamo che ci sia un contributo da parte di tutti, nel rispetto e nell’appoggio reciproco. Dobbiamo camminare insieme ognuno nei propri spazi, garantendo la vita attraverso il sostegno reciproco. Ci deve essere un inter-apprendimento, non dobbiamo tornare al passato però dobbiamo considerare il passato per valutare il presente ed il futuro. Solo così ci sarà buen vivir e rispetto per la Madre Terra.

Giuseppe De Marzo – Carta

9 Risposte to “Chávez, Correa y Aleida Guevara singing “Hasta siempre comandante””

  1. grazie del video Maria 🙂
    veramente a risentirli, sono un po’ stonatini, ma li perdoniamo vero?..
    ciao!

  2. Paola, è un piacere vederli e ascoltarli anche se sono stonati.
    Più che altro perchè loro la rivoluzione non se la cantano, la fanno.
    Noi invece ce la cantiamo e ce la suoniamo e basta.
    Dovremmo ascoltare e imparare dalle loro esperienze, invece di arrovellarci su di noi, seguendo le fesserie massmediatiche che la nostra beneamata stampa ci propina in continuazione.
    Vero Elio?
    Un abbraccio ad entrambi.

  3. mirco pereira Says:

    Quello che sta accadendo in latino america, è qualcosa di storicamente fantastico, aggiungo anche , per fortuna. Ci sono tutta una serie di concause, in parte anche fortuite.
    1) la situazione economica, particolarmente favorevole del Brasile, ricordiamo l’ unico stato al mondo, non in fase recessiva. Il volano è stato l’ alta specializzazione, con i bio combustibili, una crescita interna e di consumo, enorme dando di fatto una nascita di una classe media, cosa completamente nuova per il sud america.
    2) l’ alto prezzo del petrolio, nei mesi passati, ha dato al Veneuela, grazie ad una lungimirante politica di statalizzazione delle società di estrazione;un entrata enorme di soldi cash, molto utili nella ridistribuzione
    di ricchezza nei paesi caraibici.
    3) Una scoperta e uso considerato, del uso della democrazia, in molti paesi del sud e centro america.
    4) La coglioneria del amministrazione Bush, è stata di grande aiuto….(:)
    Per semplicità mi fermo, ma le concause di questo avvio di grande successo, sono anche altre.
    Ma tutto questo, però non è esportabile, è una storia legata al territorio.
    Voi/noi europei, dobbiamo trovare una nostra storia del XXI secolo, diversa per modi e tempi.
    Fraterni saluti Mirco Pereira.

  4. Concordo con Paola e la sua “recensione musicale”, ma anch’io sono per l’assoluzione.
    Continuo a stupirmi per ciò che sta accadendo a in sudamerica politicamente e per come a Belem si dibatta in maniera molto più costruttiva che a Davos.

  5. Los procesos sociales no son hechos fortuitos. Es el resultado de siglos de lucha, de movilzaciones sociales, de miles de mârtires, de huelgas, protestas y organizaciôn de los trabajadores. Importante es tambiên la solidaridad internacional, el ejemplo heroico de una Cuba invencible,de Sandino, Camilo Torres, Eliecer Gaitân, Zapata, Villa, Allende, Tupac Amaru, Lautaro y tantos otros. Son ellos los que indicaron el camino.
    Analizar la historia en base a la personalidad de un presidente norteamericano o el buen precio del petrôleo es desconocer la conciencia polîtica de los pueblos de L.atinoamêrica.

  6. mirco pereira Says:

    Un saluto, grande Pedro. Quello che dici è vero. Quello che io dico, è la tremenda accelerazione degli ultimi due anni. La storia del pueblos è nota, con tutte le vittorie ma anche fatta di molti errori . Il processo sociale, e la democratizzazione dell’area è frutto di molti piccoli passi, che come dici tu appartengono alle lotte di un intero popolo. Ma pensiamo, cosa grande, che sta accadendo; Stati governati in maniera diversa, vedi Brasile e Venezuela, uniti da un unica prospettiva,questo è un miracle, o sbaglio? E’ di questi giorni il rifiuto di Cuba, a partecipare alla riunione di Aprile, al foro economico del sud america, con motivazioni, che stanno imbarazzando Hugo e Lula. speriamo, che trovino un accordo, per proseguire questa marcia verso l’autodeterminazione del latinoamerica.
    Un fraterno saluto Mirco Pereira

  7. Condivido le vostre riflessioni.
    Solo un’appunto a Pedro. E’ vero che c’è molto liderismo, ma è anche vero che parliamo di popoli che vengono da dure realtà e non ultima la difficoltà culturale di analfabetizzazione. Ma di fatto rimane una realtà incontrastata: il popolo, le minoranze, hanno preso coscienza. Scelgono. Può capitare che il lider non rispecchi del tutto le loro aspettative, ma di fatto non si arrendono e sostengono il lider che promuove quel processo che li sta portando pian piano all’ autodeterminazione. Ed è questo il miracolo, secondo me. Miracolo dal quale noi europeri siamo ancora distanti anni luce.

  8. Cara Maria,
    prima di tutto grazie perchè qui trovo un sacco di cose interessanti che
    da solo non riesco a trovare ( sono al limite dell’analfabetismo informatico)
    Ogni grande salto in avanti della filosofia e della coscienza parte da una nuova consapevolezza del rapporto uomo natura,adesso sembra proprio
    che questo stia accadendo ad un livello superiore . E’ esaltante sapere
    che in qualche modo sia successo in quella parte di mondo che negli ultimi
    secoli è stata testimone dei peggiori esempi di sopraffazione e di ingiustizia.
    La vita è meravigliosamente viva e non smentisce la sua forza creativa.
    Gli insegnamenti sono molti e così spessi che è difficile metabolizzarli di colpo.Penso comunque che una fase storica si sia veramente conclusa,anche se i suoi colpi di coda saranno ancora devastanti e prossimi. E’ tempo dell’uomo nuovo .
    Difficilmente si potrà articolare una proposta efficace senza interpretare una rinnovata interazione uomo natura.
    E’ curioso rilevare l’effetto belem che è anche un luogo mariano per
    eccellenza. Sai per caso se la scelta del luogo sia stata casuale,ammesso che il caso esista davvero?
    Grazie ancora Maria e viva la vida!

  9. Hai ragione Giovanni, il caso non esiste.
    Perchè l’ FSM proprio nel cuore dell’Amazzonia, dove migliaia di delegati provenienti da più di 4000 movimenti, popoli indigene, sindacati, realtà della società civile, ONG e chiese si incontrano di nuovo tutti insieme per dimostrare che un altro mondo è già possibile? Più di 4000 organizzazioni sociali e indigene provenienti da 65 Paesi di tutto il mondo si sono riunite a Belem, nell’Amazzonia brasiliana, per celebrare la 9a edizione del Forum Sociale Mondiale con sessioni plenarie, seminari, workshop ,cerimonie, attività sportive e artistiche. Il World Social Forum è uno spazio aperto, plurale, diversificato, non governativo e non di parte che stimola la discussione e la riflessione decentrata per costruire esperienze di scambio ed alleanze tra i movimenti e le organizzazioni impegnate in azioni concrete per un mondo più giusto e democratico.
    Perché ci sono milioni di donne e uomini, organizzazioni, reti, sindacati in tutte le parti del mondo che lottano, con tutta la ricchezza della loro pluralità e diversità e le loro alternative e proposte, contro il neoliberismo, la guerra, il colonialismo, il razzismo e il patriarcato. E affrontano da anni crisi ed emergenze sociali, ambientali, economiche e finanziarie grazie all’autorganizzazione popolare dal basso.
    Il motivo della scelta del luogo è individuato nella Giornata Pan-Amazzonica. La seconda giornata del FSM 2009 e stata completamente dedicata ai 500 anni di resistenza, conquiste e prospettive delle popolazioni native e afrodiscendenti. Nella Giornata Pan-Amazonica, organizzata in parallelo rispetto al quinto Social Forum Pan-Amazonico, popoli e movimenti di tutta l’Amazzonia hanno parlato con il mondo e lanciato alleanze mondiali utilizzando, tra l’altro, i metodi tradizionalmente propri del Forum sociale Pan-amazzonico come i No Borders Meeting, le carovane su strada e via fiume. Questa decisione del Comitato internazionale ha materializzato il desiderio di rendere il WSF 2009 uno spazio dove tutti i movimenti panamazzonici potessero assumere un proprio volto e una propria voce.
    Quindi in onore dei 500 anni di resistenza di quelle popolazioni. Questo è il motivo della scelta di Belem.

    Grazie Giovanni per quello che mi dici sempre.
    Un grande abbraccio.

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