Battere l’offensiva clerico-fascista

L’appuntamento, per tutti i cittadini che hanno a cuore il rispetto della legge e del rispetto delle sentenze della magistratura, delle istituzioni, della Costituzione e della laicità dello Stato è per oggi, lunedì 9 febbraio, davanti a ogni prefettura d’Italia. Io manifesterò davanti quella di Roma, a partire dalle ore 17. Mi auguro che la società civile si ribelli ed impedisca questa inaccettabile deriva clerico-fascista messa in atto dal governo Berlusconi.

Ieri è stata una grande giornata di mobilitazione contro il governo Berlusconi e l’offensiva clerico fascista che il presidente del consiglio ha aperto. Berlusconi non è rimasto con le mani in mano e ha puntato dritto all’obiettivo dicendo a proposito della Costituzione quello che lui considera l’insulto peggiore e cioè che è sovietica.
Berlusconi ha cioè deciso una offensiva in grande stile, in cui il destino della povera Eluana è evidentemente un puro pretesto.
L’obiettivo di Berlusconi è lo sfondamento del quadro di regole in cui vive il nostro paese; questo al fine di poter modificare in modo duraturo i rapporti di forza tra le classi e determinare una uscita da destra dalla crisi. L’offensiva di questi giorni va ad aprire nuovi contenziosi in una situazione che vede già numerosi fronti aperti. Principalmente quattro.

In primo luogo, in sintonia con Confindustria, ha aperto il fronte sindacale, come nel 2002, puntando ad isolare la Cgil e a distruggere il sindacato come espressione autonoma della classe.
In secondo luogo Berlusconi ha aperto il fronte con la Magistratura cercando di metterle la mordacchia, sia sulla riforma della giustizia che sulla vicenda delle intercettazioni.
In terzo luogo il governo ha approvato un decreto sicurezza che radicalizza l’estremismo della Bossi Fini e costruisce sul piano legislativo il migrante come capro espiatorio.

Da ultimo, in sintonia con il Vaticano, ha aperto l’offensiva contro il Presidente della Repubblica, mettendo definitivamente in discussione ogni parvenza di laicità dello Stato e l’equilibrio dei poteri che ci consegna la nostra Costituzione.

Nella concezione fascista che caratterizza la cultura di Berlusconi, il potere derivante dal popolo deve essere assoluto, privo di vincoli e di regole: un potere sovrano per l’appunto, come ci ha insegnato il teorico Carl Schmitt, tanto caro ai nazisti. Il tutto avviene in un contesto di crisi economica pesantissima, destinata a durare a lungo, in cui milioni di persone vedono peggiorare la propria condizione di vita e guardano al futuro con paura. La mia opinione è che Berlusconi abbia aperto troppi fronti e che le reazioni ad ognuno di questi si possano sommare. Taluni pensano che Berlusconi stia facendo una manovra diversiva, per nascondere i problemi della crisi economica. A me non pare. Sia perché la logica che lo guida è una linea politica compiuta, espressione aggiornata del Piano di Rinascita democratica di Licio Gelli. Sia perché mi pare possibile nella concreta situazione italiana lavorare a sommare questi fronti, facendo si che le questioni democratiche non nascondano quelle sociali e viceversa.

E’ del tutto evidente che il principale vantaggio di cui gode Berlusconi è dato dall’ignavia dell’opposizione parlamentare. Il PD guidato da Veltroni ha nei confronti di Berlusconi un atteggiamento a dir poco schizofrenico: oggi dice che è un fascista ma ieri ci si è accordato per riscrivere le regole del Paese, dalla legge elettorale contro la sinistra alla riscrittura dei regolamenti parlamentari per permettere al governo di operare in modo più spedito. Come se non bastasse, sui contenuti sociali, il PD chiama alla mobilitazione contro il governo ma parallelamente lascia completamente isolata la Cgil, una cosa che non era mai accaduta nell’Italia repubblicana. Da parte sua, Di Pietro agisce il suo populismo giustizialista unicamente per lucrare sulla crisi del PD, ma non costruisce nulla a positivo. E’ una forma di estremismo di centro che ci presenta un Berlusconismo rovesciato. Si può affermare con chiarezza che la principale forza di Berlusconi è data dall’inconsistenza dell’opposizione. Va anche registrato che tra le forze della sinistra ex parlamentare il grado di consapevolezza dei problemi non mi pare altissimo se è vero com’è vero che le nostre proposte di costruire un coordinamento delle opposizioni di sinistra è regolarmente caduto nel vuoto.

In questo contesto noi dobbiamo fare due cose.
La prima è lavorare a massimizzare il conflitto, la denuncia, l’aggregazione su ogni singolo problema.
Dalla questione sociale alla giustizia alla laicità dello stato alla democrazia. Costruire su ognuno di questi terreni il massimo di iniziativa politica, culturale, di mobilitazione, sia nazionale che sui territori. Tutti i fronti vanno agiti cercando il massimo di allargamento dei medesimi, il massimo di coinvolgimento di tutti gli interlocutori disponibili, il massimo di efficacia.
La seconda è costruire una opposizione efficace, che padroneggi i diversi fronti di lotta e proponga una alternativa complessiva, evitando ogni scorciatoia frontista che in nome della difesa della democrazia lasci indietro le altre questioni, a partire dalla questione sociale. Non può essere il PD la spina dorsale di questa opposizione. Oggi per difendere la democrazia occorre difendere i salari e per battere il razzismo occorre bloccare i licenziamenti e generalizzare gli ammortizzatori sociali.
Agire consapevolmente su due livelli evitando cortocircuiti frontisti è la vera sfida che oggi devono ingaggiare i comunisti per sconfiggere il clericalismo fascistoide di Berlusconi.

Paolo Ferrero

Liberazione  8 febbraio 2009

7 Risposte to “Battere l’offensiva clerico-fascista”

  1. Mi piace Ferrero, mi piace.

  2. Siamo in una fase delicata, in cui si può decidere il futuro prossimo di questo Paese. Bene fa Rifondazione a mobilitarsi. Tanto è facile e veloce, bastano poche telefonate per mettere insieme i cinque che son rimasti!!!

  3. Caro Rouge,
    saremo anche cinque rimasti, ma forse questo paese dovrebbe ringraziare che, nonostante tutto, ci siamo, resistiamo e non ci arrendiamo.
    Se dovessimo fare affidamento sui novantacinque altri fuori da Rifondazione, non so fino a che punto si poterbbe sperare in un cambiamento di rotta.
    Con affetto

  4. Maria tra quei cinque ci sono pure io. Era solo un commento amaro il mio, nel vedere RC ridotta ai minimi termini.

  5. Ok. Allora va bene…
    L’ amarezza però non può portare al disincanto.
    E’ dura, e domani sarà ancora più dura, ma non possiamo arrenderci. La posta in gioco è davvero enorme. Io spero solo che questo paese si renda conto del grave pericolo che corre.
    Spero solo in questo. E ovviamente nella nostra tenacia.
    un abbraccio e hasta la victoria siempre!

  6. Antonella Says:

    Non riescono ad osservare silenzio neanche di fronte alla sua morte. Sciacalli.

    Seppure in cinque non bisogna mollare. Il rischio è scomparire.

  7. Matta Morelli Says:

    Una fondamentale risposta in tal senso sarà partecipare allo sciopero del 13, e fare iniziative di coinvolgimento sul territorio

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