Si cherimus sa Sardigna salvare a largu su Berluscones dae custu mare… E pro sa dignitade de sa sarda zente vota pro Soru presidente…

IL GRUPPO DIRIGENTE DEL PD NON HA SBAGLIATO LINEA MA STRATEGIA DI FONDO, DA VEN’ANNI A QUESTA PARTE

Il risultato delle elezioni sarde ha reso evidente il fallimento del progetto politico del Pd. Non l’errore di un leader, ma la crisi organica di un progetto politico che copre un arco temporale lungo. E’ la strategia nata dal progetto occhettiano di scioglimento del PCI e caratterizzata da un progressivo spostamento al centro che si mostra fallimentare. Con questo fallimento occorre fare i conti in modo non propagandistico. Anche perché il risultato sardo colpisce pesantemente un’esperienza di governo che nel bene e nel male non rappresenta certo uno dei frutti peggiori del Pd. Anzi. Il centrosinistra ha fallito non per imperizia di qualche dirigente ma proprio perché il suo progetto politico non è in grado di prefigurare una via di uscita dalla crisi. Così, anche le cose buone fatte da Soru – penso alla legge sulla tutela del territorio – si sono ritorte contro un centrosinistra che non è riuscito a dare uno sbocco positivo al drammatico problema della disoccupazione. Anche la speculazione edilizia può essere vista come un’ancora di salvezza in una condizione in cui manca il lavoro.
La sconfitta sarda ci pone quindi il problema di fondo. Il centrosinistra è nato e cresciuto in simbiosi con la globalizzazione capitalistica. Di quella globalizzazione ha assunto le culture e i valori: dal liberismo temperato alla centralità dell’impresa. Di fronte alla crescente insicurezza sociale prodotta dal quel modello di sviluppo, insicurezza diventata vero e proprio terrore dentro la crisi economica, il centrosinistra non è stato in grado di dare alcuna risposta credibile. Al contrario la destra ha usato l’insicurezza sociale come un’arma per fomentare la guerra tra i poveri e costruire su queste basi il suo consenso. La destra, di fronte alla crisi ha detto: la coperta è corta, è bene che restino fuori i piedi degli altri, immigrati in primo luogo; se si deve sacrificare un po’ di libertà e democrazia, pazienza. Su questo ha vinto la destra.
Di fronte alla crisi la destra propone uno sbocco barbarico. il Pd non ha proposto nulla. Nel suo ultimo piano contro la crisi non è nemmeno stato in grado di porre la questione della redistribuzione del reddito, che è con ogni evidenza il problema più grande che abbiamo dinnanzi.
In questa situazione è bene, a sinistra, evitare illusioni che vedo pericolosamente affacciarsi.

Da questa crisi non si esce con un cambio di leadership. Non è un problema di nomi, né è sufficiente, come al gioco dell’oca, tornare indietro di qualche casella, magari riscoprendo i Ds al posto del Pd. Il problema è che tutto il gruppo dirigente che ha operato per sciogliere il Pci si è identificato con la gestione della globalizzazione liberista ed è andato in crisi proprio nella crisi della globalizzazione.
Un anno e mezzo fa è saltato Prodi, oggi Veltroni, domani chi? Questa crisi strategica non si risolve con i giochi di sponda con le correnti interne al Pd o con qualche belletto. Questa crisi non si risolve nemmeno con una rinnovata intesa tra Pd e sinistra. Il fallimento dei due governi Prodi, così come la giunta di Soru è li a dimostrarlo. Quello che manca oggi non sono le relazioni tra le due sinistre o un nuovo centrosinistra. Quello che manca è la credibilità di una sinistra di alternativa che sappia elaborare e declinare credibilmente una proposta di uscita dalla crisi. Una proposta alternativa alle ricette liberiste e “riformiste”. Per questo Rifondazione Comunista lavora alla costruzione di una sinistra di alternativa, anticapitalista e comunista, non subalterna alla crisi del Pd, capace di costruire con la Cgil, il sindacalismo di base, la moltitudine di comitati locali, l’opposizione sociale nel Paese. E formulare proposte che diventino parole d’ordine di massa: redistribuzione del reddito, ammortizzatori sociali per tutti, intervento pubblico nell’economia, rilancio del welfare. Si tratta di promuovere un movimento generale, consapevole che dalla crisi non si esce con i sacrifici, ma con la radicale messa in discussione degli attuali assetti di reddito e di potere.
Nessuna scorciatoia, quindi. Il gruppo dirigente del Pd non ha sbagliato linea, ma la strategia di fondo, da vent’anni a questa parte. Costruire un progetto e una sinistra alternativi a questa fallimentare strategia è il compito che noi di Rifondazione abbiamo dinnanzi, sul piano sociale, su quello culturale come su quello elettorale. Lavorarci da subito è tanto più necessario per costruire un punto di riferimento che alla crisi del Pd opponga una risposta in avanti, in Italia come in Europa.

Paolo Ferrero  –  Liberazione

11 Risposte to “Si cherimus sa Sardigna salvare a largu su Berluscones dae custu mare… E pro sa dignitade de sa sarda zente vota pro Soru presidente…”

  1. Ferrero ha analizzato benissimo l’intera situazione…………..
    Noi portiamo avanti il nostro progetto…………………………..

  2. “Rifondazione Comunista lavora alla costruzione di una sinistra di alternativa, anticapitalista e comunista, non subalterna alla crisi del Pd, capace di costruire con la Cgil, il sindacalismo di base, la moltitudine di comitati locali, l’opposizione sociale nel Paese”.
    Ma davvero?
    Buon lavoro a Paolo Ferrero

  3. Marco Salvini Says:

    Ciao Maria, spero tu stia bene. Il disastro è dovuto alla totale mancanza di un’idea condivisa di uomo, vita, società, lavoro, famiglia. Ognuno ha le sue parole d’ordine, ognuno crede di essere “il più bello del reame”. Fatto sta che un partito di sinistra puro in Italia non supera il 40% (se gli va più che bene) perciò si è costretti a venire a patti con certe aree di centro ma fondamentaliste su molte questioni riguardanti la libertà personale (vedi UDC, Binetti e baciapile vari). Ma è possibile che la componente minoritaria della Binetti condizioni al punto il PD da imporre Dorina Bianchi al posto di Marino? E’ possibile per un partito moderno, europeo, di centro-sinistra avere persone che votano a favore del Ddl clerical-fascista sul testamento biologico? Anzi, non tanto che lo votino (liberi di farlo) ma che vogliano imporsi. Ti rendi conto?
    Sono morti, Maria. Te l’ho detto. Sono finiti.

  4. “…Di fronte alla crisi la destra propone uno sbocco barbarico. il Pd non ha proposto nulla…

    Peggio.
    Il Pd ha rincorso la destra nelle sue politiche securitarie.
    E tra l’originale e la sua fotocopia perchè si dovrebbe scegliere la seconda?

  5. La crisi ci attanaglia: ogni giorno aumenta il numero dei disoccupati, le famiglie e le persone alla fame sono una realtà.
    Eppure ecco le solite dabbenaggini: “ Il disastro è dovuto…”, “un partito di sinistra puro in Italia non supera il 40%…”,
    “Il Pd ha rincorso la destra…”
    Mi permetto di segnalare ciò che scriveva Pasolini nel maggio del 1948 (anche la data ha un significato):
    “… il complesso d’inferiorità della classe proletaria può essere eliminato solo attraverso una presa di coscienza. E’ questo esattamente intendeva Marx già nel 1848 quando parlava del comunismo come coscienza di sé della classe lavoratrice…”
    Scusate, voi come guadagnate da vivere?

  6. Gavino perdonami, ma non ti seguo. Qui non si tratta di “come ci si guadagna da vivere”. Qui c’è un problema della sinistra. Grande. E per chiarezza, per sinistra intendo TUTTA la sinistra, dal Pd fino all’estemo confine. La sinistra nasce per accogliere le istanze dei più deboli, degli sfruttati. Questo è il compito della sinistra. Nel susseguirsi degli anni, siamo tutti diventati poltronieri. All’inizio tutto nasce dall’idea di poter incidere a livello istutuzionale con la rappersentatività delle lotte che la sinistra doveva rappresentare. Questo non è avvenuto. Una volta entrati nelle istituzioni, si è dovuti scendere a patti, si è dovuto rispettare gli equilibri, e per forza di cose abbiamo perso la credibilità.
    Tutti, eh. Parlo di tutti.
    Non ammettere questo e non analizzare questo, significa non voler vedere la realtà. La realtà oggi, purtroppo, è che Berlusconi non vince perchè è bravo o perchè ha i mass media dalla sua parte, vince perchè la sinistra non ha saputo mantenere le promesse che per anni ha fatto al suo elettorato.
    Ora c’è bisogno di un grande bagno di umiltà da parte di tutti, e ricominciare tutto. Ma proprio tutto. Perchè ormai la sinistra è fuori dalle lotte e dai conflitti. E’ perennemente seduta nei salotti di porta a porta e tra tavole filosofeggianti “mistico-culturali”. Nessuno si sporca più le mani.
    Questo è quanto. E da qui, per ridare senso alla parola sinistra, si deve ripartire.

  7. Marco Salvini Says:

    Io sono studente di Medicina. Mia madre è operaia tessile, mio padre impiegato.
    Non conosco molto di Marx o Pasolini, se non ciò che ci insegnano a scuola.
    Senza offesa, Marx diceva: “Non sono marxista”. Di Pasolini, come di Oscar Wilde non ne faccio maestri morali o profeti. Sono uomini. Non il Verbo.
    L’attuale situazione politica del centro-sinistra è gravissima, magari fosse dabbenaggine la mia. Nemmeno un uomo onesto, pragmatico, serio, estraneo alle logiche di partito è riuscito a conquistare la maggioranza sarda, persino dopo aver dato prova di buona capacità amministrativa.
    L’Italia tende a destra, adesso come non mai. Si sta incattivendo, sta diventando egoista e piccolo-borghese. Altro che proletari.
    Speriamo che gli accoltellamenti, le divisioni, i distinguo finiscano e si facciano proposte concrete: evasione delle tasse, lotta al precariato, certezza della pena, uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, tutela dell’integrazione degli stranieri, direttive anticipate di assistenza, legge elettorale, conflitto d’interessi.

  8. Maria, non voglio conoscere i redditi di alcuno. Voglio solo che ci si possa comprendere. Se mi trovo tra lavoratori apro il dialogo politico. Se mi trovo tra speculatori in Borsa (non credo di trovarne qui), auguro loro buona fortuna e li saluto.
    Concordo con te: siamo tutti diventati poltronieri. Abbiamo ridotto la politica all’attimo fuggente della cabina elettorale e a tante inutili chiacchiere.
    Allora costruiamo una sinistra anticapitalista e comunista, un sindacato di base e una moltitudine di comitati di base. Ma ciò può essere realizzato senza una presa di coscienza della classe lavoratrice?
    A Marco Salvini.
    Ho citato Pasolini quale proposta di riflessione, non per catechizzare.
    Non è così importante conoscere Marx e Pasolini, ma di ciò che non si conosce è bene sospendere ogni giudizio.
    Ti auguro di diventare un buon medico affinché tu possa curare chi soffre.

  9. Ha ragione Ferrero quando sostiene che il fallimento della sinistra è iniziato quando qualcuno ha avuto la brillante idea di sciogliere il più grande Partito Comunista dell’occidente! Bisogna proprio essere dei coglioni per distruggere quello che nemmeno i più efficienti servizi segreti del mondo sono riusciti a fare!!!!! La sete di potere, la perdita di ogni collegamento con la realtà dei lavoratori e degli intellettuali, sono alla base della distruzione di un grande patrimonio che si è disciolto nelle illusioni borghesi, nel credere cecamente a dirigenti vergognosi ed alle loro lotte di potere. Una cultura progressista così faticosamente e dolorosamente costruita è così miseramente finita, vittima dell’inettitudine e della vigliaccheria di dirigenti incapaci, corrotti ed avidi di potere. Le parole di Ferrero fanno ben sperare, forse si può ancora recuperare quel patrimonio che sembra perduto. Al lavoro compagni! IL FUTURO DELL’UOMO SARA’ SOCIALISTA O NON SARA’
    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE|

  10. Lavorare alla base è oltremodo necessario, ma le parole di Pasolini riportare da Gavino, sul complesso d’inferiorità sono più che mai appropriate, io lo vedo in fabbrica, la cultura del: “noi non possiamo” e soprattutto del: “facciano loro che sanno”, è durissima a morire. Assieme ad un avanguardia di compagni stiamo lavorando sul concetto di partecipazione diretta e delega attiva, c’è anche qualche buon risultato, ma sia chiaro lo sforzo è titanico.

  11. “Allora costruiamo una sinistra anticapitalista e comunista, un sindacato di base e una moltitudine di comitati di base. Ma ciò può essere realizzato senza una presa di coscienza della classe lavoratrice?”
    Sottoscrivo, solo ripartendo dalla base è possibile ricostruire quello che i vertici hanno distrutto.

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