Archivio per marzo, 2009

Giornata Internazionale della Resistenza Armata

Posted in Politica with tags , , , , on marzo 31, 2009 by Maria Rubini
Si sono conclusi in Venezuela, a Caracas,  il  26 marzo,  dichiarata “Giornata  Internazionale della Resistenza Armata”,   gli incontri della  Scuola Continentale di Formazione  Marxista “Manuel Marulanda”, organizzati dalla Coordinadora Continental Bolivariana (CCB).
Come è noto  la Coordinadora Continental Bolivariana, (in via di  trasformazione  in Movimiento Continental Bolivariano), è un coordinamento latinoamericano che,  solidale con le lotte di liberazione delle popolazioni oppresse e vicino  ai movimenti sociali, organizzazioni contadine, indigene e sindacali della regione, non ha mai discriminato forme diverse di lotta, a partire da quella armata. Semplicemente,  in alcune particolari condizioni di sfruttamento e oppressione si considera che questa sia un diritto inalienabile dei popoli, una “risposta possibile a pressioni sociali ricorrenti e ingiuste” come ha dichiarato lo scrittore e analista politico messicano Carlos Montemayor in questa intervista rilasciata qualche mese fa a chi scrive.
La scuola Continentale di Formazione Marxista  Manuel Marulanda vuole essere uno spazio permanente e  un momento importante di formazione per quadri di base e quindi per tutti quei rappresentanti sindacali, contadini, difensori dei diritti umani  o semplici militanti affinché possano operare e attuare richieste e trasformazioni nella società consapevoli del loro ruolo e della loro missione. Partire dallo studio dei classici del marxismo e delle esperienze rivoluzionarie internazionali,  può essere un momento importante di riflessione in questo periodo di crisi del capitalismo e del neoliberismo, ma soprattutto deve essere uno strumento valido per coloro che hanno deciso di fare della politica e della propria militanza un’opportunità per tutta  la collettività.
I lavori e gli incontri della scuola sono stati inaugurati  il 20 marzo scorso  dall’intellettuale  marxista argentino Nestor Kohan con una conferenza sul tema “Materialismo, Dialettica, e Filosofia  della Prassi”. (Qui una sua intervista in italiano rilasciata alla agenzia ABP)
Carlos Casanueva Troncoso, segretario generale della CCB e dirigente del Partito Comunista del Cile, introducendo i lavori ha salutato la vittoria del FMLN nelle ultime elezioni presidenziali in El Salvador e  ha dichiarato che nonostante fosse prevista ai seminari una partecipazione di circa  60 persone,  le presenze registrate sono state ben superiori alle 250.
Sono intervenuti apportando contributi importanti nonché la loro  personale esperienza di militanti e rivoluzionari, oltre ad Amilcar Figueroa del Parlatino, Paul del Río, presidente del Cuartel San Carlos, Narciso Isa Conde della presidenza collettiva  della CCB, anche numerosi delegati e rappresentanti del Partito Comunista del Venezuela, mentre Iñaki Gil de San Vicente de Heuskal Herria, della presidenza collettiva della CCB, non potendo essere presente per motivi di salute al seminario, ha inviato la sua esposizione sul tema: Marx e tutte le forme di lotta, la violenza e l’aspetto militare in Marx.
Le attività della scuola e gli incontri non potevano non essere caratterizzati da un forte appoggio solidario con la lotta dell’insorgenza colombiana delle FARC  e grande enfasi è stata data alla figura del leader guerrigliero colombiano deceduto proprio il 26 marzo dell’anno scorso, Manuel Marulanda, alias Tirofijo.
Lo stesso tema della vigenza della lotta armata e della sua legittimità, che accesi dibattiti e opinioni controverse suscita anche nel nostro continente, è stato indubbiamente centrale a quasi tutti i seminari ed è stato l’argomento principale del foro conclusivo sulla “combinazione di tutte le forme di lotta e la violenza in Carlo Marx”  tenutosi simbolicamente nel Cuartel San Carlos, centro di detenzione e tortura soprattutto negli anni ’70 ma in uso fino a tutto il 1994 (vi fu rinchiuso nel 1992 anche Hugo Chávez).
Gli incontri si sono conclusi con un corteo autorizzato dal municipio Libertador verso la piazza Marulanda dove un busto del guerrigliero è stato inaugurato lo scorso mese di ottobre.
Al riguardo ha segnalato Narciso Isa Conde che questa commemorazione è stata possibile nell’ambito dello spazio dell’autonomia di alcune organizzazioni del potere popolare e che “una cosa sono le relazioni tra gli stati e un’altra l’esercizio del diritto dei popoli all’interno di tali stati”.
Percorsi diversi caratterizzano il Venezuela di oggi, sempre sospeso tra passato e presente ma sempre più deciso a partire dalla base, in un percorso che trova riscontro anche nelle istituzioni,  a ridare dignità al popolo. Perchè no? Partendo anche da quei simboli che nel bene o nel male hanno segnato la cultura di una intera regione.
E così mentre si accoglie una scuola di pensiero marxista che legittimi il diritto dei popoli all’insorgenza (diritto riconosciuto come inalienabile in altre diverse situazioni geopolitiche) o si innalzano busti a Manuel Marulanda o a Che Guevara o a  Emiliano Zapata, viene rimossa la statua di Cristoforo Colombo dal parco del “Calvario”.
E non si tratta di “riscrivere” la storia come la miopia tutta eurocentrica di Rocco Cotroneo vorrebbe far credere ai lettori del Corriere della Sera, ma semplicemente  di restituire centralità alla consapevolezza della realtà storica latinoamericana   e quindi di viverla  finalmente da protagonisti e non da soggiogati, in un percorso che vuole essere più sociale che storico, più culturale che politico.
Non si tratta di un “richiamo alle origini indigene del Venezuela, evidente nei tratti somatici del suo comandante” come sottolinea il Cotroneo con una punta di razzismo, ma della rivalutazione delle figure eroiche continentali che fino a questo momento sono state oscurate e nascoste dall’iconografia occidentale dominante.
E se finalmente il 12 ottobre legittimamente potrà essere  chiamata “Giornata della resistenza indigena”, allora salutiamo con la simpatia che nutriamo da sempre per tutti i popoli oppressi, il 26 marzo “Giornata Internazionale della Resistenza Armata”.
Annalisa Melandri

Le magliette di moda nell’esercito israeliano: “Meglio ammazzarli da piccoli”

Posted in Politica, Società with tags , , , on marzo 30, 2009 by Maria Rubini

La denuncia scioccante viene dal quotidiano israeliano Haaretz. Ai soldati israeliani piace andare in giro con magliette che superano i classici simbolismi del militarismo per addentrarsi nella guerra del futuro, quella asimmetrica nella quale il protagonista è il cecchino onnipotente con la testa vuota che ammazza civili, meglio se donne e bambini. E questo si riflette nella moda, nell’abbigliamento dei soldati di Tsahal. Sembra vadano a ruba le magliette con disegni di bambini presi nel mirino, oppure madri piangenti sulle tombe dei figli oppure t-shirt come quella nella foto che mostra una donna palestinese incinta e lo slogan: “con un tiro due piccioni”. Tutte le scritte sono per “uomini veri”, notevole per un esercito che fa dell’integrazione delle ragazze motivo d’immagine. I riferimenti sessuali, perfino allo stupro, sono continui come sono continui quelli alla maternità “piangeranno, piangeranno”. A una maglietta che mostra un bimbo ammazzato si accompagna un “era meglio se usavano il preservativo”. A quella con un bambino palestinese nel mirino si accompagna un “non importa quando si comincia, dobbiamo farla finita con loro” che suona in italiano come “meglio ammazzarli da piccoli”. Leggi tutto il reportage di Haaretz e conserva questo link per la prossima volta che ti diranno che i palestinesi educano i figli alla cultura dell’odio.

http://www.haaretz.com/hasen/spages/1072466.html

Gennaro Carotenuto

Oggi abbiamo dato vita a una lista unitaria della sinistra anticapitalista in Europa contro le politiche di Maastricht e di Lisbona. Obiettivo: uscire a sinistra dalla crisi

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , on marzo 29, 2009 by Maria Rubini

Oggi abbiamo presentato il simbolo e dato vita a una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze politiche (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Consumatori uniti) in una comune proposta politica per l’Europa.
Lo abbiamo fatto e continuereremo a farlo anche attraverso il contributo e le candidature di molti esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femministra e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. Questa lista, che lavora per un’uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economia, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, rappresenterà un importante raggruppamento anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista in Italia e in Europa, e si ritrova intorno ai valori e ai simboli storici del movimento operaio italiano.

Chi vota la nostra lista saprà da subito dove andranno a sedere i nostri eletti e rappresentanti: nel gruppo del Gue/Ngl e nella Sinistra Europea, e cioè all’opposizione delle politiche liberiste di Maastricht e di Lisbona che hanno prodotto l’attuale devastante crisi economica europea e mondiale, politiche che vengono da molti anni votate e sostenute da tutti gli altri gruppi politici eletti in Europa, dai popolari ai socialisti passando per i liberali. Una vera “grande coalizione” liberista e antipopolare che vede e vedrà unite tutte quelle forze politiche che oggi fanno finta di contrapporsi in Italia, dalla Pdl di Fini e Berlusconi al Pd di Franceschini, passando per Di Pietro e Casini.

Chi vota la nostra lista invece vuole uscire da sinistra dalla crisi in Italia come in Europa da sinistra, tenendo assieme diritti sociali e diritti civili, chiedendo il pieno rispetto delle libertà dell’individuo nel campo sessuale come in quello etico insieme a un forte intervento pubblico in economia e alla nazionalizzazione delle banche, lottando per un’Europa libera, giusta e socialmente avanzata, ma anche per un’Europa neutrale e pacifista in politica estera, non asservita alle politiche della Nato, per una politica di pace e di democrazia.

Il nostro dunque non è un cartello elettorale ma una proposta politica precisa: riteniamo che si possa uscire dalla crisi, in Italia e in Europa, promuovendo più libertà e più eguaglianza, contro le politiche di un governo di destra che invece punta al totale e sfrenato liberismo e deregulation in economia ma che promuove politiche anti-liberali e totalitarie nel campo dei diritti civili.

A  tal fine le quattro  forze politiche che hanno dato vita a questa lista hanno deciso di riunirsi in un coordinamento che proseguirà anche dopo le elezioni.

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.

In Italia tutto si può comprare

Posted in Politica with tags , , on marzo 28, 2009 by Maria Rubini

In Italia tutto si può comprare.

Anche gli ideali degli orfani di Almirante.

La crisi la paghino banchieri e padroni, evasori e corruttori

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , , , on marzo 27, 2009 by Maria Rubini

LA CRISI LA PAGHINO BANCHIERI, PADRONI, EVASORI
GARANTIRE LAVORO, REDDITO, PENSIONI, CASA, SERVIZI PUBBLICI E BENI COMUNI

SABATO 28 MARZO 2009

ROMA P.za Repubblica ore 14,30

MANIFESTAZIONE NAZIONALE

In occasione della riunione dei Ministri del Welfare del G14 che si terrà a Roma dal 28 al 31 marzo 2009 il PATTO DI BASE, assieme a tutte le forze sociali e di movimento che si battono per non pagare la crisi, ha organizzato una grande manifestazione nazionale.

DIFENDIAMO OGNI POSTO DI LAVORO E IL DIRITTO DI SCIOPERO
MOBILITIAMOCI A SOSTEGNO DELLA PIATTAFORMA DEL PATTO DI BASE

I dati diffusi oggi dalla Cgil (salari netti fermi al 1993, mentre il fisco in 15 anni si è “mangiato” guadagni di produttività per 6.738 euro a lavoratore) segnalano ancora una volta qual è la causa principale della crisi: i bassi salari. Infatti, con la riduzione del monte salari si riduce la domanda solvibile di beni di consumo e si deprime l’economia. In Italia in questi anni la riduzione dei salari, anche a causa della concertazione è stata continua e questa è la prima causa della crisi. Dal 1984 ad oggi ben 10 punti percentuali di PIL sono passati dai salari e dalle pensioni verso i profitti e le  rendite: più di 150 miliardi di euro all’anno. Questa cifra equivale esattamente a quanto denunciato dalla Cgil. Per uscire dalla crisi occorre redistribure reddito dai profitti e dalle rendite verso salari e pensioni.

Evidentemente il governo è molto attento alla sicurezza fatta salva per quella dei lavoratori. Evidentemente la vita dei lavoratori a parere del governo non è degna di essere tutelata. Il governo protegge gli interessi dei padroni alla faccia della sicurezza dei lavoratori, come dimostra lo stravolgimento della disciplina del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, approvato oggi in Consiglio dei ministri.

Mentre le stragi sul lavoro in continuo aumento, viene adottato un provvedimento inaccettabile in cui vengono attenuate le sanzioni nei confronti delle imprese e si riducono le forme di controllo e prevenzione.
Per un atteggiamento e una filosofia simili non c’è che una parola: vergogn
a!

Lampedusa e le illusioni

Posted in Politica with tags , , , , on marzo 26, 2009 by Maria Rubini

Dopo l’accordo del governo Berlusconi con la Libia, facciamo finta che Gheddafi risolverà per noi il problema dei migranti (raddoppiati in un anno) che arrivano sulle nostre coste. La verità è che l’isola siciliana è il luogo della nostra colpevole inadempienza. È la frontiera cruciale dell’esistenza contemporanea.

Non conosco nel dettaglio l’accordo stipulato tra Italia e Libia, ma mi ha molto impressionato come ne hanno discusso i nostri parlamentari prima di ratificarlo. Pareva che si trattasse di un’invasione di cavallette da debellare. Sarà efficace la tecnica offerta per liberarci da quella piaga? E i cinque miliardi di risarcimento a Tripoli saranno il prezzo giusto o, invece, quei furbacchioni ci fanno pagare troppo caro un pesticida di dubbia efficacia?

Scusate la brutalità, ma non ricordo l’eco di una premura umanitaria nel dibattito politico su quell’accordo bilaterale, poi votato quasi all’unanimità. Che si trattasse di persone disperate, disposte a rischiare la morte pur di fuggire dai luoghi d’origine. Che ne muoiano a decine ogni mese, nel deserto o in mare. Che l’espulsione dall’Italia corrisponda, nella maggioranza dei casi, a essere reclusi in campi di prigionia incivili nel mezzo del Sahara…
Tutto ciò è scomparso dalla riflessione pubblica del nostro paese, quasi si trattasse di argomenti irricevibili, perché troppo laceranti.

La sequenza logica è più o meno questa: non possiamo permetterci di accogliere indiscriminatamente tutti i profughi che sbarcano a Lampedusa (ora anche d’inverno); dunque, è preferibile rimuovere il loro dramma umano; ci basti impedire che partano; e quanto agli espulsi, la Libia e la Tunisia ne facciano pure quel che vogliono, mica è affar nostro.

L’Italia sta vivendo a Lampedusa un appuntamento con la storia. I cittadini del Belpaese lo sanno benissimo in cuor loro, ma lo temono perché è difficile confrontarsi con la sofferenza. Percepiscono la vicinanza di Lampedusa, nuova frontiera cruciale dell’esistenza contemporanea, ma vogliono illudersi che possa essere contenuta nel remoto del loro immaginario. Se ne parla poco. Facciamo finta di credere che Gheddafi risolverà il problema per noi. Che i profughi dalle coste africane, raddoppiati in un anno, per incanto diminuiranno. Ci sono politici che diventano popolari promettendolo, in corrispondenza con la più forte crisi mondiale da un secolo a questa parte?

Lampedusa verrà ricordata in futuro come il luogo della nostra colpevole inadempienza. A scuola verrà insegnato che non ce ne siamo accorti, perché – come dice il bel titolo di un film – “la paura mangia l’anima”.

Gad Lerner

Berlusconi vergognati…

Posted in Politica, Rifondazione with tags , , , , on marzo 25, 2009 by Maria Rubini

Berlusconi dovrebbe vergognarsi delle sciocchezze che dice e smetterla di insultare l’intelligenza degli italiani dicendo loro che la crisi si affronta l vorando di più. Il problema vero e drammatico che il nostro Paese sta vivendo riguarda le centinaia di migliaia di persone che il posto di lavoro l’hanno perso o stanno per perderlo.

Il premier e il governo, invece di continuare a dire stupidaggini simili, dovrebbe intervenire nel solo modo in cui si può affrontare la
crisi: redistribuire la ricchezza dal basso verso l’alto, dai ricchi verso i lavoratori; estendere la cassa integrazione a tutti coloro che perdono il posto di lavoro; promuovere un intervento massiccio dello Stato nell’economia, a partire dalla nazionalizzazione delle grandi banche.

Nonostante in diverse e influenti trasmissioni televisive (ultima Porta a Porta per bocca del professor Mannheimer, ma di ugual tenore erano i sondaggi diffusi una settimana fa nel corso di Ballarò) si continui a sostenere – anche se non si capisce su quali dati, campione di riferimento e composizione delle forze politiche interessate – che, per quanto riguarda i rapporti di forza a sinistra, la formazione Sinistra e Libertà sarebbe “davanti” a tutte le altre formazioni della sinistra, Prc e Pdci in testa, resta valido l’adagio “Sondaggio che vai, risultato che trovi”.

Proprio ieri, infatti, è stato reso noto un sondaggio dell’Osservatorio Digis-Sky tg 24 che, realizzato tra il 13 e il 14 marzo 2009 su un campione di 1000 persone, registra i seguenti risultati: Pdl al 39,5%, Lega Nord all’11%, Mpa all’1%, La destra all’1,5%, Udc al 5,8%, Pd al 24,2%, Prc più Pdci al 4,0%, Sinistra e Libertà al 2,7%, altri al 2,0%.

Risulta evidente, dunque, da questo sondaggio, che la lista che corrisponde alla proposta politica avanzata da Rifondazione comunista, e che peraltro andrà ben oltre la semplice sommatoria di Prc e Pdci, supera lo sbarramento del 4% e si presenta sempre di più come l’unica alternativa possibile da scegliere, a sinistra del Pd.

Non prendiamo per oro colato questo sondaggio, come nessun altro, ma non vorremmo neanche che, soprattutto in televisione, per di più quella di Stato venissero diffusi risultati distorti e parziali, privi di riferimenti seri e concreti, al solo fine di avvalorare tesi precostituite

Paolo Ferrero