Ordine e disciplina

Sono tre i percorsi previsti dal regolamento sui cortei che è stato emanato ieri dalla Prefettura di Roma. Sarebbe il documento che prevede che le manifestazioni nazionali percorrano tre zone della città: Tiburtino-San Lorenzo, piazza dei Cinquecento verso piazza Santi Apostoli e un terzo nella zona della via Tuscolana. A quanto si apprende le piazze romane rimarranno aperte alla possibilità di ospitare iniziative stanziali, cioé i sit-in. “Stiamo lavorando con il prefetto – ha spiegato il sindaco Gianni Alemanno – per raggiungere la fase finale del protocollo di intesa” per arginare manifestazioni e cortei a Roma. Il sindaco aveva commentato così le parole del presidente dell’Ordine dei medici della Capitale Mario Falconi che, durante la presentazione di un protocollo di intesa firmato con il Campidoglio, ha chiesto proprio al primo cittadino di lavorare “contro i cortei che fanno male alla salute di Roma”, allungando i tempi di intervento. “Sono d’accordo – aveva replicato Alemanno – perché sono i cittadini romani a pagare l’eccesso di manifestazioni”.  Le nuove regole, studiate per cercare di ridurre i periodici collassi del cuore di Roma invaso da manifestanti, riguardano tutte le iniziative e i cortei, esclusi quelli del Primo Maggio e gli scioperi generali nazionali.

Coragggio, che poteva andare peggio!  Ci lasciano il Primo Maggio. Non tanto perchè è la festa dei lavoratori, quanto perchè è bene continuare con la cancellazione della memoria. Perchè “la festa dei lavoratori” diventi “la festa del lavoro”. Capeggiata da Montezemolo e dalla Marcegaglia. Qualche altro anno, e ce la faranno!

Il protocollo sulla disciplina delle manifestazioni che è stato firmato questa mattina in Prefettura a Roma è l’ennesimo strumento di cui il Governo si dota per mettere la mordacchia a chi protesta contro le sue politiche. Nella sostanza, il protocollo recepisce in toto le indicazioni impartite dal ministro Maroni riguardanti la necessità di limitare fortemente cortei e manifestazioni perché queste creerebbero disagi ai cittadini. Si legittima così una tesi non costituzionale, che vede contrapposto il manifestante al cittadino, con il primo che “per professione” crea disagi ed il secondo che è costretto a subirli. Rifondazione Comunista non firmerà questo protocollo perché la possibilità per i cittadini di manifestare oltre che un diritto costituzionalmente inviolabile è indice della maturità di una democrazia e qualunque tentativo di limitarla va fermamente osteggiato. Dalle limitazioni al diritto di sciopero a quello di manifestazione, la strada di limitare i diritti costituzionali è quella scelta da questo governo, una scelta contro cui ci opporremo fino in fondo, compresa la disobbedienza civile, se necessario. Paolo Ferrero.

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