La crisi non la debbono pagare le lavoratrici e i lavoratori, crisi figlia della speculazione e dello sfruttamento

Ricevo da Antonello Tiddia e pubblico volentieri

Grandissima manifestazione venerdi 13 a Carbonia, 20 mila in piazza, hanno sfilato per le vie della città mineraria.Un lungo corteo che non si vedeva da anni nel Sulcis , con tutte le attività ferme per 24 ore.Lo sciopero è stato indetto per la difesa dell’intera economia del Sulcis-Iglesiente e per il rilancio per una nuova politica economica.In un territorio dove il tasso di disoccupazione sfiora il 25% della popolazione e ha ripreso un forte flusso migratorio.Le fabbriche sono in crisi e lo scenario che si presenta nel polo industriale di Portovesme è drammatico:

. L’Otefal, che produceva laminati in alluminio,è chiusa e i 400 operai ( 250 diretti e 150 delle imprese di appalto) sono senza stipendio da tre mesi e senza cassa integrazione;

. Eurallumina si prepara a mandare in cassa integrazione 700 lavoratori;

. Alcoa annuncia una riduzione di organico di oltre 100 unità;

. La Portovesme S.R.L. da questa mattina avrà altre 450 persone in CIG;

. Rockwool ha bloccato la produzione di lana di roccia e si libera, forse per 10 giorni, di 90 unità lavorative su un organico di 130.

Occorre evitare un crac industriale e la disperazione di migliaia di famiglie.Le imprese anziché imparare dagli errori e orrori di un sistema iniquo quale è il capitalismo,tornano ai vecchi sistemi scaricando sui lavoratori i costi della loro inefficienza.Credo occorra nel Sulcis incrementare la mobilitazione e la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori e di tutta la popolazione,perché sono convinto che la lotta paga sempre.

Antonello Tiddia

RSU Carbosulcis

Rete 28 aprile CGIL

Una Risposta to “La crisi non la debbono pagare le lavoratrici e i lavoratori, crisi figlia della speculazione e dello sfruttamento”

  1. Ineccepibile. Però il problema sta a monte. Sappiamo benissimo che le grandi Aziende sono coperte e si sostengono a vicenda (vedi anche la scandalosa storia dell’aumento del prezzo della pasta). Il potere della protesta, in Italia, è vanificato dall’impunità.

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