No alla militarizzazione del Mediterraneo!

Il tentativo di costruirsi un progetto di vita e di fuggire da miseria e disoccupazione ha trovato davanti a se il muro crudele della “Fortezza Europa”. A causa di questo almeno 300 giovani vite potrebbero essere state stroncate nel più grave naufragio che il Mediterraneo ricordi. Le notizie che giungono, ancora contraddittorie riguardo al numero delle imbarcazioni affondate al largo delle coste libiche, confermano ancora il cinismo dei governanti delle due sponde del mare. Marina libica, dotata di mezzi forniti dall’Italia, autorità maltesi ed italiane non sono intervenute, anzi il ministro Maroni, senza neanche soffermarsi sulla strage, ha avuto il coraggio di affermare che dal 15 maggio, data in cui inizieranno i pattugliamenti congiunti con la Libia, il problema non si porrà più perché nessuno riuscirà a partire. Eppure Maroni dovrebbe sapere che molte delle persone che partono dalla Libia sono donne e bambini che fuggono dalla guerra e dai disordini in corso da troppo tempo nel Corno d’Africa e che questo, unito alla crisi economica del continente africano, sta producendo danni sempre più irreparabili e porterà sempre più uomini e donne a sfidare il mare. C’è da temere una vera ecatombe a cui l’Europa deve rispondere fornendo la possibilità di ingresso regolare negli stati membri a chi cerca lavoro o fugge dalle guerre e non militarizzando quello che sta diventando un cimitero, il mare Mediterraneo. C’era da aspettarsi dal governo italiano almeno la pietà di fronte alla tragedia, ma evidentemente questa è una parola di cui al governo si ignora il significato.

Paolo Ferrero

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