Verso l’ eco-socialismo

Servono valori nuovi per creare una società più giusta. Quattro gli atteggiamenti indispensabili: avere una visione critica del neoliberismo, organizzare la speranza, riscattare l’utopia, elaborare progetti alternativi.

Una delle conclusioni cui si è giunti al 9° Forum sociale mondiale, celebrato a Belém (Brasile) dal 27 gennaio al 1° febbraio scorsi, è che non dobbiamo aspettarci alternative al neoliberismo e la creazione del cosiddetto “eco-socialismo” né dalle teste fini degli intellettuali di turno, né dai programmi dei partiti politici, ma dalle azioni sociali portate avanti da movimenti sindacali e ambientalisti, organizzazioni di piccoli contadini e di indios (o di altri gruppi etnici minoritari), e comunità di base.

Perché queste alternative prendano corpo sono necessari quattro atteggiamenti.

Primo: avere una visione critica del neoliberismo. Diventa sempre più evidente che la globalizzazione del mercato esaspera la competizione commerciale tra le grandi potenze, disloca i processi produttivi in aree in cui si possono pagare salari irrisori, provoca migrazioni dalle nazioni povere verso quelle ricche, introduce tecnologie avanzate che riducono il numero dei posti di lavoro, rende le nazioni sempre più dipendenti dal capitale speculativo e accelera il processo di distruzione dei sistemi ecologici del pianeta.

Secondo: dare forma organica alla speranza. Cercare alternative al sistema economico, finanziario e politico oggi imperante è un compito collettivo, non di un paio di guru di questa o quella ideologia. È necessario dare una consistenza organizzativa a tutti quei settori della società civile che sperano in un mondo nuovo. Settori che vanno da quello dei piccoli contadini, che sognano di poter lavorare un pezzo di terra che è loro, a quello della miriade di giovani impegnati nella salvaguardia del creato.

Terzo: riscattare l’utopia. Il neoliberismo non mira solo a distruggere le realtà comunitarie più significative sorte nell’era moderna (famiglia, sindacati, movimenti sociali, stato democratico…). Il suo obiettivo è di atomizzare la società, riducendo le persone alla condizione di individui a sé stanti, privi di relazioni sociali, economiche, politiche e culturali, e ridotti a meri consumatori di beni. Si è anni luce lontani dal pensiero del filosofo francese Emmanuel Mounier, le cui opere sono state il punto di riferimento per il “personalismo”, una visione della persona umana in alternativa sia all’individualismo che ai totalitarismi. A questo riguardo, Blaise Pascal era stato ancora più enfatico: «L’Io è odioso». Nella sua forma più esasperata, il capitalismo tende a considerare (e trattare) ogni cosa (biodiversità, ambiente, responsabilità sociale delle imprese, genoma, organi espiantati a bambini) come “mercanzia”. È riuscito a influenzare perfino il nostro immaginario collettivo, convincendoci che l’acqua potabile è quella imbottigliata e venduta da una nota ditta, non quella filtrata dal buon vecchio filtro di ceramica o quella limpidissima caduta dal cielo come pioggia. Senza più la capacità di coltivare e accarezzare utopie, è impossibile mobilitare uomini e donne con la speranza di un mondo più giusto.

Quarto: elaborare un progetto alternativo. Le utopie “sperate” vanno tradotte in progetti politici e culturali che costituiscano il fondamento della nuova società. Ciò comporta il ricupero dei valori etici dimenticati, del senso della giustizia, delle pratiche di solidarietà e di condivisione, e del rispetto della natura. In definitiva, si tratta di una sfida anche di ordine spirituale, sulla falsariga di quanto affermava l’afro-brasiliano Milton Santos, il “filosofo della geografia”, morto nel 2001: non si prospetta un bel futuro per una società che baratta i beni infiniti con quelli finiti.

Il progetto di una società eco-socialista comporta una revisione critica anche degli aspetti teorici e pratici del socialismo reale, in particolare per quanto riguarda la democrazia partecipativa e il rispetto dell’ambiente.

L’eco-socialismo fa propri i concetti e le pratiche di uguaglianza sociale e di sviluppo sostenibile che molti movimenti della società hanno adottato nelle loro numerose lotte (rispetto degli ecosistemi, attenzione ai gruppi autoctoni, etica comunitaria, economia della solidarietà, nuova spiritualità, femminismo, visione olistica delle cose) e continua il sogno di tanti testimoni cristiani, morti per la difesa della vita, per la causa degli ultimi, degli indifesi, dei dannati della terra, dei popoli della foresta che rischiano l’estinzione. Due nomi su tutti: Chico Mendes, il brasiliano raccoglitore di caucciù divenuto sindacalista, noto come “il difensore della foresta”, assassinato nel dicembre 1988; e Dorothy Stang, suora missionaria statunitense, naturalizzata brasiliana, uccisa ad Anapu, nello Stato del Pará, nel giugno 2006.

Frei Betto

2 Risposte to “Verso l’ eco-socialismo”

  1. posso copiarlo e pubblicarlo su un mio spazio di condivisione sul web?
    mi piace tremendamente!
    e altri amici apprezzerebbero la linearità della forma e i contenuti espressi.

  2. Condivido Ymey.
    Qualcuno pensa che i punti riassunti in questo brevissimo articolo di Frei Betto, debbano essere elaborati teoricamente ed approfonditi. Io non sono d’accordo. A mio avviso questi sono punti essenziali e di riferimento per l’agire politico e non per l’elaborazione teorica.
    E’ ora di mettere in atto ciò che si predica.
    Copia pubblica e possibilmente diffondi.
    Un abbraccio.

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