Henry Okah è stato rilasciato

Henry Okfoto-ril-dal-mend-22-feb-08-henry-okahah è stato rilasciato ieri a Jos. Grandi festeggiamenti in tutti i campi dei militanti degli stati di Bayelsa, Delta, Rivers e Ondo.
I guerriglieri del Mend avevano attaccato ieri sera un terminale di carico delle petroliere nel porto dell’ex capitale nigeriana Lagos. La Julius Berger : “ci
nque operai sono morti”. Nel comunicato di rivendicazione dell’attacco un saluto al “fratello” Barack Obama in viaggio in Africa.
E’ appena giunta la conferma dalle agenzie di stampa internazionali del rilascio del leader del Mend, Henry Okah. Secondo la BBC il giudice ne ha decretato la liberazione oggi dopo che il governo federale ha ritirato le accuse contro di lui. Uno degli avvocati di Okah ha confermato che il suo cliente è stato liberato ed è in viaggio per la capitale Abuja. Quando la notizia della liberazione di Okah è giunta nelle insenature e nei villaggi del delta in tutti i campi dei militanti è iniziata la festa. Thetimesofnigeria.com riferisce di grandi fuochi nei villaggi e di colpi sparati in aria – ” I Militanti nel Delta del Niger degli stati di Bayelsa, Delta, Rivers e Ondo hanno selvaggiamente sparato in aria, quando la notizia della liberazione di Okah ha raggiunto i loro campi”.
Il rilascio di Henry Okah, di cui avremo maggiori dettagli nelle prossime ore, è venuto poche ore dopo che il Mend aveva lanciato un duro attacco a Lagos.
«Alle ore 22,30 uomini del Mend pesantemente armati hanno condotto un attacco senza precedenti all’Atlas Cove Jetty a Lagos. Le petroliere e le navi cisterna ancora presso quella struttura sono al momento in fiamme». Così recita il comunicato con cui Jomo Gbomo, portavoce del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, ha annunciato l’avvenuto attacco contro un terminale per il carico del greggio nella ex capitale nigeriana Lagos. Nel pomeriggio un responsabile del soccorso dell’impresa di costruzioni privata Julis Berger ha detto che cinque operai sarebbero morti carbonizzati nell’attentato.
Nello comunicato di rivendicazione dell’attacco il Mend ribadisce quanto già annunciato nei giorni scorsi “da adesso in poi useremo la tattica del doppio binario”. Proseguiranno gli attacchi alle installazioni petrolifere delle compagnie straniere e dei consorzi e contemporaneamente, però, saranno formulate richieste e proposte politiche, «dopo le adeguate consultazioni con tutti gli interessati, tra le popolazioni della regione, con i capi militari e con Herny Okah». Dopo queste consultazioni sarà selezionato un gruppo di negoziatori che dovrà trattate con Timi Alaibe, il consigliere speciale del Presidente per gli affari del delta del Niger, nominato dal governo federale nigeriano pochi giorni fa. Il Mend dopo la nomina aveva fatto sapere di essere soddisfatto della scelta di Alaibe, “un uomo che rispettiamo e con il quale si può lavorare”. Con toni biblici, il Mend ha battezzato uragano «Mosé» l’ultima fase degli attacchi contro le multinazionali e «Gruppo Aronne» il comitato dei negoziatori. La minaccia sottintesa nel comunicato è che «una piaga» si abbatterà sul governo federale nigeriano se le richieste del Mend non saranno affrontate in un’adeguata sede politica.
Il Mend ha anche commentato positivamente la scelta di Barack Obama di fare tappa in Ghana invece che in Nigeria: “Salutiamo nostro fratello Barack Obama per aver scelto il Ghana invece di stati fallimentari come la Nigeria, l’Angola o la Guinea Equatoriale per la sua prima visita nell’Africa sub-sahariana”, si legge nel testo. «Vorremo cancellare dalla memoria immagini come quella dell’abbraccio tra Clinton e Obasanjo [l’ex presidente nigeriano, ndr]», scrive Jomo Gbomo.
L’attacco a Lagos, una città distante centinaia di chilometri dal Delta del Niger, di solito zona di operazioni del Mend, è uno smacco per l’esercito e per la marina militare nigeriana che non è riuscita a impedirlo. Ed è anche l’ennesimo segnale dell’accresciuta e sottovaluta capacità militare del Mend, che per la prima volta ha lanciato un attacco «nazionale». Secondo alcuni testimoni, nella zona del terminale attaccato si sono sentite esplosioni e colpi di arma da fuoco. La sparatoria sarebbe durata una trentina di minuti, ma non ci sarebbero state vittime né tra i guerriglieri né tra le forze di sicurezza.

di Edo Dominici

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