Tasse e aborto, i rischi di Obama sulla sanità Il presidente si gioca il tutto per tutto. Intanto i consensi calano

In America non sono più solo gli avversari di Barack Obama a constatare che la riforma della sanità rischia di diventare la sua Waterloo. L’autorevolissima Rasmussen già in corrispondenza del G8 dell’Aquila aveva rilevato come gli oppositori del presidente avessero superato i suoi fan. Ma adesso sull’uomo del cambiamento piove pure il “fuoco amico” del New York Times, che raccoglie i maldipancia dei senatori democratici sulla “rivoluzione” obamiana, e del Washington Post, che ha pubblicato un sondaggio secondo il quale il consenso raccolto da Obama sul dossier sanità sarebbe sceso per la prima volta sotto la soglia del 50 per cento: oggi si attesterebbe intorno al 49 per cento, contro il 57 di aprile. Un infortunio grave, se si considera che è proprio la sanità il vero banco di prova di Obama, la riforma con la quale il primo presidente nero d’America spera di entrare davvero nella storia. Non per niente in questi giorni l’inquilino della Casa Bianca lavora per imprimere un’accelerazione all’iter del pacchetto, e si è lanciato in una serie di interviste e conferenze stampa per spiegare come intende portare a casa un accordo con i legislatori sulla sua rivoluzione entro agosto.
La riforma, che prevede una cosa inaudita in America come l’accesso alla copertura assicurativa per tutti, appare a molti (anche ai senatori democratici interpellati dal New York Times) irrealizzabile senza l’introduzione nuove tasse. E anche l’intervento della pasionaria progressista speaker della Camera
Nancy Pelosi, che ha promesso che «a pagare saranno solo gli americani ricchi davvero», è servito a poco: il timore sempre più diffuso è che Obama intenda in fondo riformare la sanità in senso “socialista”, epiteto che negli Stati Uniti equivale politicamente alla rovina.
E come se la questione della copertura non bastasse, lo scontro si è esteso anche ai temi della vita. Il direttore dell’ufficio bilancio della Casa Bianca
infatti ha ammesso davanti ai microfoni di Fox News Sunday di «non poter escludere» che nel pacchetto Obama sia previsto il via libera al finanziamento dell’aborto con soldi pubblici. Naturalmente anche questo per un paese dove è proibito sovvenzionare aborti con fondi pubblici dal 1976, sarebbe un autentico salto nel buio. Soprattutto dopo che soltanto dieci giorni fa il presidente si è impegnato davanti al Papa in persona a «limitare il numero degli aborti».

da Tempi.it

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