Tangenti per il GAS nigeriano. Perquisita la sede di ENI.

La procura di Milano ha avviato una nuova inchiesta per corruzione internazionale con al centro presunte tangenti pagate tra il ’94 e il 2004 a politici locali da Tski, un consorzio internazionale, per ottenere gli appalti del gas in Nigeria. Tra gli indagati due manager della ex Snamprogetti, l’attuale Saipem

La procura di Milano ha avviato tempo fa una nuova inchiesta per corruzione internazionale con al centro presunte tangenti pagate tra il ’94 e il 2004 a politici locali da Tski, un consorzio internazionale, per ottenere gli appalti del gas in Nigeria e che, per la parte italiana, vede indagati due manager della ex Snamprogetti (attuale Saipem) ma solo per il periodo 2002-2004. Nell’ambito delle indagini, come ha riportato nei girni scorsi il Corriere della Sera, venerdì sono state effettuate perquisizioni negli uffici del gruppo Eni a San Donato e in particolare nell’Area commerciale e nell’Audit interno dell’ex Snamprogetti.

L’inchiesta affidata ai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, è una costola di quella nata tempo fa in Francia e che si è sviluppata in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e si avvale delle dichiarazioni di Albert Jackson Stanley, il manager della multinazionale americana Kbr, una delle società che fa parte del consorzio Tski, che ‘e uscito dall’indagine in Texas concordando 7 anni di carcere. La vicenda delle tangenti versate dal consorzio Tskj – il cui nome lo si deve alle iniziali della francese Technip, della Snamprogetti, della texana Kbr (controllata dalla Halliburton) e dalla giapponese Jgc, ognuna delle quali partecipava con una quota del 25 per cento – è stata scoperta da un’inchiesta che dura da almeno 5 anni e che è nata dalla collaborazioni delle autorità giudiziarie di Francia (é stata la prima ad avviare accertamenti), Svizzera, Stati Uniti, Gran Bretagna.

Più di due anni fa, come risulta dalla documentazione delle indagini americane, il Texas aveva ottenuto dalla Procura di Milano – che aveva avviato l’inchiesta – la collaborazione per interrogare i due manager della Snamprogetti. I due dirigenti si erano difesi sostenendo che erano gli altri soci di Tskj, in particolare quelli statunitensi, a gestire tutti i rapporti con il governo nigeriano. Rapporti grazie ai quali, secondo le accuse, vennero versati 182 milioni di dollari in una decina di anni per ottenere gli appalti per la costruzione a Bonny Island di sei impianti per l’estrazione e il trasporto del gas liquefatto: 132 milioni sarebbero stati versati ai vertici (tra cui i tre ex presidenti Sani Abacha, Abdusolami Abubakar e Olusegun Obasanjo e l’ex ministro del petrolio Dan Etete) e 50 a politici di livello inferiore, tecnici e funzionari.

I documenti raccolti con la perquisizione a Eni potrebbero portare nuovi elementi all’inchiesta milanese, in vista della valutazione di nuove iscrizioni nel registro degli indagati, come quella della società del gruppo. Cosa che, però, è possibile ancora per un paio di settimane, dopo di che scatterebbe la prescrizione, a meno che non venga interrotta con qualche atto della magistratura in base all’articolo 22 della legge sulla responsabilità degli enti.

4 Risposte to “Tangenti per il GAS nigeriano. Perquisita la sede di ENI.”

  1. Visto che in italia i corrutori la passano liscia perchè non tentare anche dalle altre parti del mondo.?

  2. ENI, “codice etico” e Servizi Segreti

    Indiscrezione tratta dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/5520

    In una surreale seduta Straordinaria del Consiglio di Amministrazione dell’E.N.I. (che trovate trascritta ed in originale) evocato il nome d’un fantomatico giornalista (Altana Pietro) e dei nostri Servizi Segreti Italiani

    Stà scritto lì, nero su bianco, nel verbale del C.d.A. dell’E.N.I.:

    “… l’11 giugno 2004 Abb denuncia alcuni manager dalla sua filiale milanese di occultamento di perdite di 70 milioni di euro e rassegna al PM Francesco Greco due nomi di propri dipendenti, tali Carlo Parmeggiani e Piarantonio Prior, che sarebbero coinvolti anche anche in una tangente al manager di Enipower Larenzino Marzocchi.Mi chiedo per quanti anni ancora sarebbe andata avanti tale forma e genere di crimine se non ci fosse stata nel marzo 2004 l’indagine del professionista della stampa Altana Pietro (fonte ritenuta vicina ai Servizi Segreti) che ha fatto indagini su Enichem, Enipower, ABB; se non ci fosse stata la denuncia al Magistrato da parte di Abb, mi chiedo come possa essere motivato una tale procrastinazione di delittuoso comportamento, per altro verso una pluralità di commissionari, senza che, in più anni e sistemi di controllo aziendali interni siano riusciti ad intercettare alcunché…”.

  3. Scoop tratto dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/5988

    Tangenti in NIGERIA: eccome come l’ENI pagava!

    Son passati oltre 15 anni da “Mani Pulite” ma la fantasia corruttiva dell’ENI non perde smalto (alla faccia del “Codice Etico antifrode”). Al processo per i fondi neri dell’Eni nel 2002 Franco Bernabé affermò trionfalmente che dopo la sconcertante esperienza di Mani Pulite l’ENI aveva preso tutte le misure necessarie per scongiurare qualsiasi ulteriore episodio di corruzione. Infatti subito dopo il 2002 s’è voltato pagina e la tangentopoli s’è spostata a Bonny Island. In Nigeria.

    Si decidevano le mazzette da versare ed i destinatari nel corso di “incontri culturali”, sovente all’ombra del Big Ben, in quel di Backer Street a Londra. La “gang” dell’LNG, gas naturale liquefatto, meglio conosciuta come Consorzio TSKJ è purtroppo n’altra sciagurata joint venture (sarebbe meglio dire associazione per delinquere di stampo transnazionale) composta dall’italiana ENI/Snamprogetti/Saipem, l’americana KBR/Halliburton, la giapponese IGC e la francese TECHNIP. Adesso il dossier della “Banda dei 4” (oltre ad essere sul portale Indymedia… lo trovate allegato/trascritto) è anche sulla scrivania del Magistrato della Procura di Milano Fabio De Pasquale. Reato di corruzione internazionale. E’ la pesante imputazione a carico dell’ENI che hanno formulato i magistrati francesi nell’Atto di Rogatoria Internazionale firmato dal giudice Renaud Van Ruymbeke, che adesso vogliono mettere sotto torchio Luciano CAGLIO, dirigente di Snamprogetti (il funzionario ENI che partecipava agli “incontri culturali”).
    E’ stato accertato che per un decennio abbondante ENI & compagni di merende han pagato centinaia di milioni di $ in tangenti a politici, funzionari governativi e militari del Governo della Nigeria, dal Presidente ai generali, ministri, faccendieri (riflessione: dall’ENI usciva tutto quel fiume di denaro e il N:° 1 dell’ENI Franco Bernabè non ne sapeva niente?).
    La lista dei percettori è lunghetta, ecco alcuni nomi:
    Olusegun Obasanjo (ex Presidente della Repubblica Nigeria), Bodumbe Adenayu (segretario del Presidente nigeriano), Sani Abacha (Generale nigeriano), Olufemi Odemola (Ministro della Difesa Nigeria), Mamman Vatsa (Generale nigeriano), Dan Dauzia Etete (Ministro del Petrolio Nigeria), Bukasi e Ngozi Etete (affaristi nigeriani), Abdulsalami Abubakar (Generale nigeriano), Abdoullahi Abba Ibrahim (affarista nigeriano), Mohamad Abdallah (funzionario di governo nigeria), Abubakar Hamisu Yusuf (generale nigeriano), Godako Bakari (affarista nigeriano), Mallam Ibrahim Aliyu (Segretario di Stato Nigeria), Etienne Gory (intermediario), Muhammadu Dikko Yusufu (Presidente di NLNG), Bala Adamu (politico e affarista), Jamal J. Ahmad Nasir (senatore giordano), Khaled J.J.A. Naser (affarista giordano), Abdallah Hanna Richa (intermediario nigeriano), etc etc

    Almeno stavolta, s’alzerà davvero il sipario su oltre dieci anni di corruzione globale?

    Per l’intanto grazie ai francesi (in Italia – forse – st’inchiesta non sarebbe mai nata). Alcuni fautori del diritto quando si parla di corruzione (specie internazionale) si voltano dall’altra parte. Com’è successo nel caso COECLERICI SPA alla Procura della Repubblica di Genova (corruzione internazionale … ma nessun magistrato s’è preso il fastidio d’indagare).

    Se vogliamo sventolare anche noi la bandiera della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza facciamo la nostra nuova rivoluzione francese e battiamoci perchè la giustizia, la legalità e l’etica non rimangano pura un’utopia.
    Liberté, Égalité, Fratenité … (pardon … fraternitè)

  4. mr bean Says:

    Nigerian Gate: l’ENI pagherà cash 254 milioni di $ al Department of Justice USA
    Articolo/scoop tratto dal portale Indymedia al link:
    http://piemonte.indymedia.org/article/7884

    Negli Stati Uniti, dove la corruzione – specialmente quella finanziaria – si combatte per davvero e non a parole (come in Italia) per l’ENI è in arrivo una mazzata da paura. Per le tangenti in Nigeria pagate dal Consorzio TSKJ, l’ENI ha tempo fino a fine marzo 2010 per definire un’eventuale transazione, poi scattano i procedimenti giudiziari in USA e le sanzioni (pesanti). E poi ci sono anche le indagini in Italia. Ma quelle non impensieriscono nessuno.
    Si decidevano le mazzette da versare ai politici nigeriani ed i destinatari nel corso di “incontri culturali”, all’ombra del Big Ben o sorseggiando un thè in quel di Backer Street a Londra. La “gang” dell’LNG (gas naturale liquefatto) meglio conosciuta come Consorzio TSKJ è purtroppo n’altra sciagurata joint venture – sarebbe meglio dire associazione per delinquere di stampo transnazionale – composta dall’italiana ENI/Snamprogetti/Saipem, l’americana KBR/Halliburton, la giapponese IGC e la francese TECHNIP.
    Per non dilungarci oltre puoi leggere quì per un approfondimento:
    “Tangenti in NIGERIA: eccome come l’ENI pagava!”
    http://piemonte.indymedia.org/article/5988
    Il Dipartimento di Giustizia USA avrebbe deciso di andare a fondo nella Nigerian Connection e punire esemplarmente tutti i corruttori del cartello. Ecco perché adesso l’ENI ha una fretta fottuta di chiudere i procedimenti americani prima che questi possano sortire effetti disastrosi. Lo scandalo come sapete ha coinvolto Snamprogetti Netherland BV (controllata direttamente dall’ENI) e ha tirato in ballo inevitabilmente l’ENI stessa, in quanto società quotata al NYSE e per “culpa in vigilando” rispetto alla sua controllata. Come ha osservato astutamente l’Avv. Massimo Mantovani – responsabile Ufficio Legale dell’ENI – in un Memorandum riservato circolarizzato ai vertici della società energetica in una recente del cda (che trovate di seguito riprodotto e trascritto) l’Eni è giustamente preoccupata anche per le “… le conseguenze mediatiche e reputazionali”. Il memorandum confidential di cui trattasi titola “Nota di Aggiornamento Indagini Vicenda TSKJ – Riservato”. Quando Paolo Scaroni (CEO dell’ENI) l’ha letto tutto d’un fiato e ha sudato freddo. S’è gelato il sangue nelle vEni. Detto in soldEni quì la cosa è grossa. Si tratta di scucire 240 milioni di dollari entro fine marzo 2010 al Department of Justice americano. Pena l’avvio dei procedimenti giudiziari ed il conseguente sputtanamento planetario (KBR ha già transatto con il DoJ per 600 milioni di $ cash e Technip/IDP idem con patate).
    No problem ha esordito Scaroni “…si può ragionevolmente ritenere di poter accelerare le trattative col DoJ e con la SEC … con l’obiettivo di identificare entro il mese di marzo una possibile intesa…” (che problema c’è tanto Scaroni scucirà 240 milioni di $ di soldi pubblici mica di tasca sua … che gliè fotte).
    I legali americani che hanno per le mani la patata bollente dell’ENI, i lawyer Sullivan & Cromwell, son stati perentori. O l’ENI paga cash – e senza tante discussioni – 254 milioni di $ al Dipartimento di Giustizia USA, o per l’ENI son cazzi amari. In tutti i sensi. Negli Stati Uniti la giustizia funziona ancora discretamente e i reati di corruzione son fortemente perseguiti (ne sa qualcosa Bernie Madoff) non come in Italia dove l’ENI ha sempre potuto contare su una sostanziale impunità e l’ha sempre fatta franca (facciamo la conta delle tangenti e/o scandali ENI degli ultimi 20 anni?). In caso di avvio di procedimenti giudiziari americani, lasciando per un attimo in disparte “gli effetti negativi mediatici e reputazionali” per l’ENI sarebbe davvero la fine. La fine dell’acquisizione di altri contratti intanto. E poi il Department of Justice estenderebbe di sicuro l’azione giudiziaria ad altre società del Gruppo ENI a vario titolo coinvolte (allargando il contenzioso), con l’imposizione di severi meccanismi di monitoraggio dell’attività della capogruppo ENI da parte di organi esterni indipendenti (gli impatti operativi per l’ENI sarebbero devastanti). A cascata, le azioni giudiziarie contro l’ENI avrebbero inevitabilmente effetti negativi anche sul procedimento italiano. Non ultimo, le sanzioni economiche e pecuniarie (a cui comunque l’ENI sarebbe tenuta e obbligata) lieviterebbero a dismisura. Altro che 254 milioni di $.
    In previsione, preparatevi al ritocchino sulle bollette del gas.
    ——————————————————–
    Trascrizione del “Memorandum”

    ENI Spa
    Tel. Centralino + 39 06598.21
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    Sede sociale in Roma
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    00144 Roma

    RISERVATO
    NOTA DI AGGIORNAMENTO
    Indagini Vicenda TSKJ
    La presente nota intende aggiornare e integrare le precedenti informative (da ultimo con nota datata 23 febbraio 2010), che si intendono riprese espressamente, in relazione alla vicenda TSKJ.
    Di seguito alcune considerazioni in merito ai rapporti tra i procedimenti aperti negli USA e in Italia in considerazione dell’intensificarsi dei contatti tra le Autorità americane (DoJ e SEC), contatti che si tengono, tramite i difensori esterni, senza pregiudizio ai motivi di difesa (1).
    1. Possibile definizione transattiva dei procedimenti americani
    Si può ragionevolmente ritenere di poter accelerare le trattative col DoJ e con la SEC, a fronte di una disponibilità in tal senso verificata dallo studio legale americano, con l’obiettivo di identificare entro il mese di marzo una possibile intesa che consenta di definire i termini principali (ammontare delle sanzioni, tipo di accordo, entità legale che lo sottoscrive, obblighi accessori) di un accordo a chiusura dei procedimenti. In particolare l’accordo transattivo che si potrebbe discutere con il DoJ, da stipularsi da parte di Snamprogetti Netherlands B.V. (società di diritto olandese ed azionista di TSKJ), prenderebbe la forma di un “deferred prosecution agreement” e non di un “plea guilty” – soluzione adottata da KBR – (in entrambi i casi è richiesta un’ammissione delle responsabilità per condotte dei propri rappresentanti in relazione sostanzialmente ai medesimi fatti riportati nel “plea guilty” della KBR (2). Peraltro, nel primo caso – deferred prosecution – vi è rinuncia all’esercizio nell’azione penale (3), nel secondo caso l’azione è formalmente avviata) e si chiederebbe che non siano imposte misure accessorie – spesso molto invasive ed onerose – di monitoraggio dell’attività da parte di enti esterni.
    In sostanza la decisione della Snamprogetti Netherlands BV nel definire tale transazione con il DoJ sarebbe fondata sull’opportunità di giungere anch’essa ad una transazione a chiusura della vicenda, analogamente agli altri consorziati. Per quanto riguarda l’ammissione di responsabilità da parte di Snamprogetti Netherlands BV, che sarebbe richiesta nell’ambito dell’accordo transattivo con il DoJ, si ritiene che sostanzialmente Snamprogetti Netherlands BV(4) non potrebbe che indirettamente desumerlo dall’ammissione degli altri consorziati (5) ritenendo nel suo caso specifico di preferire tale chiusura a una vertenza giudiziaria.
    Per quel che riguarda la possibile chiusura transattiva con la SEC, l’accordo oltre alla Snamprogetti Netherlands BV coinvolgerebbe inevitabilmente Eni, in quanto società quotata al NYSE, in relazione ad una “allegation» per “culpa in vigilando” rispetto alla controllata (6)
    Le principali criticità nel negoziato con le Autorità americane per le ipotesi transattive sopra delineate sono: i) l’entità della sanzione, inevitabilmente in questa fase si farebbe riferimento all’ammontare oggetto delle discussioni tra Technip (7) e le Autorità americane (in totale circa 254 milioni di euro), e ii) la non applicazione di misure accessorie quali un monitoraggio esterno.
    Sebbene non si Può escludere che le trattative si possano protrarre oltre il mese di marzo, decorso tale termine il legale americano evidenzia il rischio che il DoJ e la SEC abbandonino le trattative ed avviino i procedimenti giudiziari, in tale caso i rilievi sollevati potrebbero comportare ulteriori allegations (analogamente alla fattispecie KBR o anche altre) e rivolgersi, in particolare per l’azione del DoJ, anche solo “strumentalmente”, nei confronti di soggetti giuridici diversi da Snamprogetti Netherlands BV.
    In caso di avvio di azioni giudiziarie da parte delle Autorità americane, rimarrebbe comunque la possibilità di una successiva chiusura dei giudizi eventualmente instaurati. Peraltro in questa ipotesi, a prescindere dagli effetti negativi mediatici e reputazionali inevitabili in caso di avvio di azioni giudiziarie negli stati Uniti, l’esito del negoziato con le Autorità americane sarebbe su presupposti e pressioni mediatiche, politiche e giudiziarie differenti, con ben probabili conseguenze negative in relazione all’ammontare della sanzione e, in particolare, in relazione all’applicazione di misure accessorie (probabile richiesta di chiusura tramite un ‘plea guilty’ (8) ed eventuale applicazione di un periodo di “probabation” con un monitoraggio da parte di un soggetto indipendente, che ovviamente avrebbe particolari impatti operativi per le società coinvolte) (9).
    Inoltre, differenti sarebbero le conseguenze mediatiche e reputazionali nel caso di chiusura transattiva dei procedimenti americani prima dell’avvio di giudizi formali anche avuto riguardo ai soggetti coinvolti ed alle “allegation” (analogamente a KBR e Technip) (10) o successivamente all’avvio degli stessi e particolare rilevanza avrebbe a tal riguardo, ovviamente, l’eventuale nomina di un “independent corporate monitor”.
    Un’ eventuale transazione precedente all’avvio delle azioni giudiziarie, analogamente a quanto posto in essere da due dei consorziati (11), secondo le valutazioni del legale esterno americano, consentirebbe di ottenere condizioni più favorevoli, sia per quel che riguarda l’entità della sanzione, sia per quanto concerne le misure accessorie che sarebbero richieste e le “allegations” delle Autorità. In particolare, obiettivo principale è quello di eliminare il rischio di applicazione di misure accessorie che determino futuro ostacolo all’acquisizione di contratti dai soggetti coinvolti o di forme di “independent monitor” sulle attività aziendali (12).

    2. Risvolti sul procedimento italiano
    Ove si procedesse a definire nel mese di marzo un’ipotesi transattiva con le Autorità americane, l’eventuale transazione interverrebbe peraltro prima della pronuncia della Corte di Cassazione sul ricorso proposto dalla Procura di Milano avverso l’ordinanza del giudice del riesame (che riguarda la sola misura cautelare) attesa entro l’estate e certamente prima che il procedimento di merito arrivi a conclusione.
    Nell’eventualità di una chiusura transattiva con le Autorità americane nei termini sopra esposti, l’ammissione di responsabilità, se pur con le modalità sopra esposte, che sarebbe chiamata a fare Snamprogetti Netherlands BV nell’ambito dell’accordo con il DoJ rappresenta un elemento di importanza per il procedimento italiano (13). D’altro lato l’eventuale transazione come ipotizzata presenterebbe taluni aspetti coerenti con la difesa della società in relazione all’illecito amministrativo contestato (per quello che riguarda carenza di giurisdizione, intervenuta prescrizione, adeguatezza sistema di controllo interno e “ne bis in idem”, non riferibilità della condotta attinenti al reato presupposto a Eni e Saipem).
    Un’eventuale chiusura transattiva entro il mese di marzo, con le modalità sopra esposte, potrebbe pertanto avere effetti sul procedimento italiano (considerando in particolare la richiesta ammissione della responsabilità da pane di Snamprogetti Netherlands BV nell’ambito dell’accordo con il DoJ), sebbene alla luce delle difese svolte dalle società coinvolte ed anche, in particolare, alla luce dei provvedimenti del GIP e del Giudice del Riesame, sussistono solidi elementi di difesa.
    In particolare, in relazione al rischio che, in aggiunta alla misura cautelare interdittiva oggi all’attenzione della Cassazione, la Procura proceda ad una richiesta cautelare di sequestro del “profitto” in vista della successiva confisca dello stesso, l’argomento che tale provvedimento non possa essere assunto nei confronti né di Saipemi né di Eni, sarebbe corroborato dal mancato coinvolgimento delle due società nelle ammissioni fatte – dalla sola Snamprogetti Netherlands BV – ai fini delle transazioni. Elemento da aggiungere alle difese già sviluppate nell’attuale fase cautelare (assenza giurisdizione, intervenuta prescrizione, etc). peraltro in ogni caso, a prescindere dalla definizione delle ipotesi transattive in oggetto, potrebbero oggi essere richieste ulteriori misure cautelari quali quella del sequestro del profitto.
    Nell’eventualità che prima di definire ipotèsi transattive con le Autorità americane si ritenga preferibile attendere l’esito del Giudizio di Cassazione (14) i tempi appaiono incoerenti con una possibile chiusura transattiva con le Autorità americane prima dell’avvio di eventuali procedimenti giudiziari (15).
    3. Conclusioni
    Allo stato, sulla base (i) della rappresentazione prognostica del legale americano nei vari scenari (conseguenza in caso di chiusura transattiva prima o dopo l’avvio di formali giudizi o in caso di esito negativo dei giudizi), (ii) tenuto conto dei differenti profili reputazionali e mediatici nei vari scenari, (iii) alla luce della condotta tenuta dagli altri consorziati, (iv) valutati gli effetti sul procedimento italiano e, in particolare, (v) tenuto conto nel fatto che il mancato perseguimento di un accordo transattivo oltre il mese di marzo determinerebbe il rischio dell’avvio di azioni giudiziarie negli stati uniti si ritiene opportuno intensificare le discussioni con le Autorità americane con l’obiettivo di identificare e definire un possibile accordo transattivo nei termini sopra esposti, prima dell’avvio di un eventuale giudizio, verificando in particolare la disponibilità alla non applicazione di misure accessorie quali forme di monitoraggio.
    Infine, si ricorda che ai sensi del contratto di cessione del 24 febbraio 2006 tra Eni spa e Saipem spa, in relazione alla cessione della partecipazione di Snamprogetti S.p.A., Eni spa è tenuta a indennizzare Saipem spa per eventuali perdite connesse ai procedimenti americani in oggetto, anche per costi ed oneri relativi alle eventuali attività della Saipem o delle società del gruppo saipem in adempimento a ventuali “settlement” con le Autorità americane.
    In ogni caso è assicurata la massima cooperazione alle Autorità.
    Massimo Mantovani

    (1) Anche a seguito del recente annuncio di Technip d’aver avviato e identificato un accordo di principio con le predette Autorità. In precedenza, come noto, la KBR aveva ammesso la responsabilità ai sensi di plea agreement.
    (2) Tipicamente inì questi accordi viene richiesto che il soggetto coinvolto “accepts and ankowledges that it is responsabile for the acts of its employees as seth forth in the statement of facts..”.
    (3) Sulla base dell’ottemperanza agli impegni che si assumono nell’accordo transattivo.
    (4) Tenuto conto che il management attuale è di nomina recente e che i consiglieri dell’epoca non risultano più dipendenti.
    (5) In particolare della KBR e del CEO della KBR, Mr. Stanley, come rilevate dagli atti pubblici di chiusura delle rispettive vertenze giudiziarie con le Autorità americane.
    (6) L’accordo con la SEC sarebbe peraltro “without admitting or denying the allegations”.
    (7) Ben diverso appare infatti il coinvolgimento della KBR che nell’ambito delle transazioni definite con le Autorità americane è tenuto al pagamento di circa 600 milioni di dollari.
    (8) Che si trascina un rischio di “debarment” da gare pubbliche.
    (9) Si fa riferimento alla situazione KBR: plea guilty e nomina per un periodo di 3 anni di un independent corporate monitor con i medesimi compiti definiti nel caso STATOIL, vedasi nota 2 sopra. Nel caso KBR sia la SEC che il DoJ hanno imposto la nomina di un IM independent corporate monitor.
    (10) Si segnala che in questo caso in aggiunta ad un comunicato stampa del DoJ, SEC e delle società interessate viene anche e comunque data piena pubblicità agli atti giudiziari di chiusura transattiva del procedimento una volta formalizzati.
    (11) Risulta che anche un quarto consorziato abbia attivato un tavolo di “discussioni” con le Autorità americane.
    (12) Alla KBR nel medesimo procedimento è stato imposto, come impegno nell’ambito del “plea agreement” un monitoraggio esterno di tre anni da parte di un soggetto indipendente. Si ricorda che nel 2006 la Statoil ha chiuso un’indagine avviata dal DoJ in relazione a asserite tangenti in Iran con un meccanismo di deferred prosecution che stabiliva, oltre al pagamento di una sanzione, anche l’adozione di un “compliance consultant’ esterno. Nel caso Statoil si rileva che “STATOIL per un periodo di tre anni] agrees to appoint an independent compliance consultant that will “review and STATOIL’s internal control, record keeping and financial report policies and procedures as they relate to STATOIL’s compliance with the books and records, internal accounting controls and antibribery provisions of the FCPA. This review shall include an assement of those policies and procedures as actually implemented in practice”.
    (13) A prescindere dal tema specifico oggetto del ricorso per Cassazione (cautelare sulla misura interdittiva), rimangono ulteriori motivi di difesa delle società coinvolte, come anche rilevate dal GIP nella prima ordinanza di rigetto della misura cautelare, in particolare difetto di giurisdizione e ritenuta, allo stato e sulla base dei documenti agli atti, l’intervenuta prescrizione dell’illecito amministrativo a metà giugno 2009. Peraltro sul punto come riferito nella precedente nota informativa si sottolinea che la indagini sono ancora aperte.
    (14) Che peraltro sarà chiamata a pronunciarsi unicamente sui tema dell’ammissibilità o meno della misura cautelare richiesta che peraltro, ove confermasse la tesi già accolta dal GIP e dal Giudice del Riesame, sarebbe di fondamentale importanza, ai fini della posizione difensiva delle società coinvolte nel procedimento italiano anche se di per sé non risolutiva.

    (15) In un eventuale giudizio penale, avanti ad una corte federale, vi sarebbe anzitutto – entro alcuni mesi dall’avvio dell’azione – una decisione preliminare sul terna della giurisdizione. L’eventuale esito negativo potrebbe determinare 1’imposizione di sanzioni significativamente elevate ed anche l’imposizione di meccanismi di monitoraggio dell’attività. L’eventuale azione della SEC avrebbe invece natura civile.

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