Imagining America in 2033

All’inizio del XXI secolo la gerarchia tra i principali paesi del mondo per importanza economica, influenza politica e potenza militare era molto chiara: gli Stati Uniti in testa, quindi l’ Europa e il Giappone e un gruppo di paesi emergenti. Gli attentati dell’ 11 settembre 2001 e la crisi finanziaria, quindi economica, iniziata nel 2007 poi, se non hanno sovvertito questa gerarchia hanno però accellerato i processi che porteranno a modificarla. Mantenere l’attuale primato geopolitico è diventato troppo costoso per gli Stati Uniti, solo in Iraq la permanenza è costata 100 miliardi di dollari l’anno, esattamente 642 miliardi di dollari per l’Iraq, 189 miliardi di dollari per l’Afganistan, 28 miliardi per il potenzuiamento della sicurezza, 5 miliardi per altre spese. Mai prima il Dipartimento della difesa aveva privatizzato una quota così grande dei servizi per le forze armate. Un declino degli Stati Uniti è evidente, tra una quindicina di anni il paese potrebbe passare da potenza egemone a “primus inter pares”.

Un noto sociologo  americano, Herbert J. Gans, docente alla Colombia University di New York si è cimentato in un compito insolito, scrivere una previsione sul futuro degli Stati Uniti tra 25 anni, cioè nel 2033: “Imagining America in 2033”.

La sua storia comincia il 19 gennaio 2003, quando due ex-presidenti, James Caruso, in carica dal 2012 al 2020, e Susan Gordon, 2024-2032, quindi presidente uscente, si recano a far visita al presidente che assumerà la carica il giorno dopo, Stephen Hernandez. Tutti questi tre personaggi sono democratici: un altro ex-presidente, il repubblicano Frank O’Hara (2020-2024) si è scusato per la sua assenza. La scena è fissata fin dalla prima pagina, sia per i nomi dei protagonisti, che indicano il superamento di tradizionali pregiudizi etnici o di sesso, sia per il fatto che a proteggere questa quasi incredibile concentrazione di potentati ed ex-potentati basta un solo agente del Servizio Segreto. L’America è diventata adesso un posto sicuro. Il paese è migliorato costantentemente in riguardo alla situazione economica, è accresciuto il tasso di democrazia, si è ridotta quasi ai minmi termini la minaccia terroristica, ha assimilato sempre più immigranti, ha elevato i livelli educativi, quindi in grado di affrontare concretamente le minacce al clima del pianeta.

Un progetto democratico, progetto che porti a democratizzare la politica, potrebbe rivelarsi, in prospettiva storica, l’innovazione più significativa del primo terzo del secolo. Tale progetto ha comportato la revisione in meglio del sistema elettorale e cambiamenti nelle strutture del governo per rafforzare la capacità di controllo dei cittadini al di là delle elezioni. Le differenze dei redditi sono ancora accentuate ma si vanno riducendo.  Nè mancano anticipazioni sulle possibili meraviglie delle nuove tecnologie, con particolare attenzione a quelle della sfera genetica e sessuale, l’accettazione illimitata del matrimonio fra persone dello stesso sesso e in più l’estensione positiva e interattiva della formazione a distanza. Insomma, nel 2033 vige una quasi eguaglianza fra i sessi.

Per Gans a quell’epoca gli Stati Uniti potrebbero essere un posto molto migliore per viverci, e questo miglioramento si riverberebbe positivamente sull’intero pianeta. C’è solo un piccolo particolare: nel futuro da lui descritto gli Stati Uniti hanno rinunciato al ruolo egemone esercitato dopo il 1945 e, spalleggiati dal sostegno della grande maggioranza degli altri paesi, hanno imboccato una strada che porta alla soluzione pacifica dei conflitti e alla generalizzata riduzione delle spese militari. Ci sono ancora guerre, soprattutto civili, ma esse sono in via di rapida soluzione. Le Nazioni Unite hanno forza e prestigio sufficiente a svolgere in modo efficace quel ruolo di mantenimento della pace.

Utopie? molto probabilmente sì, almeno per quanto riguarda i tempi: sviluppi del genere in solo 25 anni appaiono poco realistici. Ma il punto non è questo. Gans coglie invece l’aspetto essenziale della contraddizione nella quale gli Stati Uniti si trovano: e cioè che mantenere l’attule primato geopolitico si rivela ormai troppo costoso in termini economici, militari e forse soprattutto psicologici. Una svolta si impone. Sarà Obama in grado di avviare almeno in parte il processo indicato da Gans? E’ indubbio che il nuovo presidente appaia molto consapevole che questa volta occorrono davvero cambiamenti in profondità. Realizzarli dipenderà molto da quanto egli riuscirà a persuadere le classi elevate a ritrovare il gusto e l’interesse nella gestione della cosa pubblica e negli affari collettivi, facendo leva su valori tradizionali quali la laboriosità, la moralità, il patriottismo. Ed abbandonare, almeno in qualche misura, le lusinghe dell’arricchimento ad ogni costo mediante la speculazione finanziaria. Lusinghe che sono alla radice della attuale crisi.

Perchè c’è qualcosa che viene prima di qualsiasi legge ed è la consapevolezza della funzione sociale del proprio mestiere, in questo caso quello di banchiere. Questo ruolo, centrale nella rete delle relazioni economiche, è sempre stato rivestito da colui che presta  soldi assumendosi il rischio di non vederseli restituire. I germi della crisi finanziaria consistono nel cambiamento radicale del mestiere di banchiere, che non si è più assunto il rischio e lo ha trasferito ad altri. Così è diventato un intermediario che guadagna non sugli interessi sui soldi prestati, ma sulla quantità di prestiti erogati. La quantità! A due anni dallo scoppio del caos ancora nessuno sa quanti siano gli strumenti tossici in circolazione, chi li abbia e quanto tempo occorrerà per smaltirli. Secondo alcune stime esistono, in tutto il mondo, strumenti rappresentativi di mutui e altre forme di debito per almeno 40mila miliardi di dollari. Secondo altri i derivati in circolazione sono pari a 12,5 volte il Pil del mondo.Una grande fetta di responsabilità nella creazione di questa massa di denaro virtuale è proprio di questo nuovo tipo di banchiere, “il banchiere 2.0” al quale importa poco che il cliente paghi o meno le rate del mutuo perchè quelle rate non le versa a lui. Di conseguenza il “banchiere 2.0” è disposto a concedere prestiti non solo a chiunque, ma ai peggiori pagatori perchè è da loro che guadagna di più. Per il “banchiere 2.0” il cliente migliore è diventato il peggiore pagatore.

Ciò che, quindi, occorre  non sono nuove regole o nuovi divieti, ma una più chiara definizione del ruolo della funzione di ognuno degli attori della scena finanziara. Occore, detta più chiaramente, che l’imprenditore faccia l’imprendtore e guadagni coi propri prodotti e non dalle speculazioni finanziarie, che il banchiere faccia il banchiere e non l’intermediario, e che il finanziere faccia il finanziere e non il procacciatore d’affari.

Utopia? Può darsi… intanto per tornare alla realtà, negli Stati uniti ci si comincia a chiedere quando arriverà mai la così tanto promessa e attesa ripresa. Già si è dovuto mettere in conto che il 2010 non sarà l’anno della grande volata americana. La ripresa americana non potrà essere immediata perchè ci sono troppi disoccupati e rimetterli al lavoro richiederà un certo tempo. E questo fatto, il ritardo americano, rimbalzerà inevitabilemente sull’ Europa. Dove la Germaia andrà in ripresa più tardi del previsto e dove l’Italia rischia di dover aspettare fino al 2011 per vedere qualche segnale di ripresa.

Tutto consiglierebbe un’attesa vigile e con la testa, pronta ad interventi rapidi di sostegno sociale (onde evitare guai che già si prospettano e che in questo paese non si vedevano da decenni). Invece, come sempre, il governo mostra allegria e sicurezza. L’opposizione invece, è troppo intenta a definire se stessa e a trovare la propria strada.

Fonti: Herbert J. Gans Columbia University di new York “Imagining America in 2033”, Congressional Research Service, Antonio Martelli Strategia Politica-Aziendale Bocconi Milano, Marco Cobianchi “Senza rete”

2 Risposte to “Imagining America in 2033”

  1. Nel 2033 in mezzo a tutto ciò ci sarà una donna che continua ad affermare :” Fino a quando non si eleggerà uno sciamano PelleRossa alla Casa Bianca, non ci sarà un briciolo di giustizia nella storia degli Usa!” AMEN_ quella donna sono io, signori!
    IRONIZZO.

  2. filippo matteucci - ECONOMIA PRIVATISTA Says:

    SPECULAZIONE E MOBILITA’ SOCIALE

    E’ difficile dire la verità alla gente comune, perché normalmente non la vuol sapere, tende a rifiutare e rimuovere le informazioni sgradevoli. Chi non sa che la prima paura delle famiglie padrone del mondo, Illuminati, Bilderbergers, Aspeniani o come li si voglia individuare, è che qualche competitor più furbo di loro possa spodestarli, non sa nulla del potere. E se parla, parla a vanvera.
    Nel mondo della finanza vera, delle Borse mondiali, una delle poche oasi di libero mercato rimaste, gli speculatori sono coloro che rendono possibile l’interscambio al miglior prezzo di merci e valori, così svolgendo una funzione benefica e indispensabile per l’economia. La speculazione è quindi normale, ed enormemente utile, in una economia libera.
    La speculazione è anche e soprattutto l’unica via rimasta a chi è nato in una famiglia modesta per farsi strada nella vita, per accrescere il patrimonio della sua famiglia.
    Tutte le altre vie di innalzamento sociale sono strettamente controllate dalle famiglie padrone e dai loro lacchè del politburò.
    Minimi avanzamenti sociali vengono concessi solo a quelle famiglie di servi di provata fedeltà verso i padroni, in cambio di una totale obbedienza e di una completa rinuncia a qualsiasi sentimento di onestà e giustizia.
    Coloro che instillano in un popolo completamente tenuto ignorante in materia l’odio verso lo ” speculatore ” vogliono solo bloccare la mobilità sociale.
    Vogliono che il figlio del servo continui a fare pure lui il servo, anche se meritevole e capace; vogliono che il figlio del padrone rimanga padrone, anche se balordo, drogato e buono a nulla.
    Predicano contro la speculazione quei poteri forti statalisti succhiasoldipubblici che sono soliti eliminare ope judicis i competitors migliori di loro.
    Tali poteri forti, andati a male come un cibo scaduto, controllano lo stato e lo usano, oltre che per depredare il popolo, contro coloro che per merito avrebbero il diritto a sostituirli.
    Bloccano così il ricambio delle élites, indispensabile per la salute e il buon funzionamento del sistema economico e politico.

    Filippo Matteucci
    Economista privatista

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