Archivio per settembre 4, 2009

“Dobbiamo impedire che questo cervello funzioni” … Ricominciamo dai luoghi dell’immaginario

Posted in Uncategorized with tags , , , on settembre 4, 2009 by Maria Rubini

unità

Per bocca del pubblico ministero fascista, Mussolini aveva detto di Gramsci: Dobbiamo impedire che questo cervello funzioni per i prossimi 20 anni”: la pena inflitta fu 20 anni, 4 mesi e 5 giorni. Nonostante le dure condizioni del carcere, peggiorate dalla fragilità della salute, Gramsci avrà la forza di approfondire molte questioni teoriche e storiche di grande importanza.

Avanti. – E con ciò, avanti sulla strada della saggezza, di buon passo e con fiducia! Comunque tu sia, servi a te stesso come fonte di esperienza! Sbarazzati del malcontento del tuo essere, perdonati il tuo io, giacchè in ogni caso hai in te una scala dai cento gradini, sulla quale puoi salire verso la conoscenza. L’epoca in cui con rincerscimento ti senti precipitato, ti chiama beato per questa fortuna; ti grida che sarai ancora partecipe di esperienze alle quali gli uomini di epoche più tarde dovranno forse rinunciare. Non disprezzare di essere stato ancora religioso; valuta appieno quale genuino acccesso tu abbia ancora avuto all’arte. Forte appunto di queste esperienze, non puoi tu percorrere con maggior consapevolezza enormi tratti del cammino dell’umanità passata? Non sono forse cresciuti proprio su quel terreno che tanto ti spiace, sul terreno del pensiero impuro, molti dei frutti più splendidi della vecchia cultura? Non si può diventar saggi, se non abbiamo amato arte e religione come madre e nutrice. Ma si deve guardar al di là di esse, sapersene svezzare; se si rimane in loro balìa, non le si può comprendere. Così pure ti debbono essere familiari la storia e il cauto gioco con i piatti della bilancia: “da una parte – dall’altra”. Torna indietro, calando le orme sulle quali l’umanità fece il suo grande, doloroso cammino nel deserto del passato: così apprenderai nel modo più sicuro in quale direzione l’umanità futura non dovrà o non potrà più andare. E mentre con tutte le tue forze vorrai spiare in anticipo in quale nodo il futuro sarà ancora annodato, la tua vita acquisterà valore di strumento e mezzo per la conoscenza. E’ in mano tua far sì che tutto quel che hai vissuto: tentativi, vie false, errori, illusioni, passione, amore e speranza, si dissolvano nel suo fine senza resti. Questo fine è di diventare tu stesso una necessaria catena di anelli della cultura, e di concludere da questa necessità alla necessità del cammino della cultura universale. Quando il tuo sguardo sarà divenuto forte abbastanza da vedere il fondo dell’oscuro pozzo del tuo essere e delle tue conoscenze, allora forse, nel suo specchio, per te saranno visibili anche le lontane costellazioni delle culture di domani. Credi che una vita simile, con uno scopo simile, sia troppo faticosa e priva di vantaggi? Allora non hai ancora imparato che non esiste miele più dolce della conoscenza, e che le nubi minacciose della desolazione dovranno esser per te la mammella da cui mungere latte per il tuo ristoro. Solo quando sarà sopraggiunta la vecchiaia capirai veramente come tu abbia scoltato la voce della natura, di quella natura che per mezzo del piacere domina il mondo: la stessa vita che ha il suo culmine nella vecchiaia, ha il suo culmine anche nella saggezza, in quel mite splendore solare di una costante letizia dello spirito: l’una e l’altra, vecchiaia e saggezza, tu le incontri su un solo versante della vita: così ha voluto la natura. Allora è tempo, nè c’è motivo di adontarsene, che si avvicini la nebbia della morte. Verso la luce – il tuo ultimo movimento; un giubilo della conoscenza – il tuo ultimo grido.  (Nietzsche – Umano, Troppo Umano I)

Dedico questo post non solo al padre fondatore Antonio Gramsci, ma anche ai politici e giornalisti che via via nel tempo si sono succeduti. Come riflessione.

Le classi dominanti hanno sempre ricompensato i grandi rivoluzionari, durante la loro vita, con implacabili persecuzioni; la loro dottrina è sempre stata accolta con il più selvaggio furore, con l’odio più accanito e con le più impudenti campagne di menzogne e diffamazioni. Ma dopo morti, si cerca di trasformarli in icone inoffensive, di canonizzarli per così dire, di cingere di una certa aureola di gloria il loro nome, a “consolazione” e a mistificazione delle classi oppresse. Si svuota di contenuto il loro pensiero rivoluzionario, se ne smussa la punta, lo si svilisce. La borghesia e gli opportunisti in seno al movimento operaio si accordano oggi per sottoporre il marxismo a un tale trattamento“.

V.I.Lenin, Stato e Rivoluzione, 1917

URGE CONVOCAZIONE STATI GENERALI DELLA COMUNICAZIONE