Vincenti grazie al leader o alla squadra?

“La gestione è fare le cose nel modo giusto; la leadership è fare le cose giuste”. E’  quanto sostiene il guru di menagement Peter Duker.

La squadra è conseguenza della leadership. Senza qualcuno che indichi la via, a maggior ragione se si tratta della più difficile e rischiosa, a una squadra di colleghi pronti a seguirlo con piena fiducia verrebbe meno il presupposto fondamentale dell’ impresa. Di qualsiasi tipo si tratti: una nave, un centro di ricerca, un esercito, un azienda, una famiglia. Allo stesso modo un comandante senza equipaggio, uno scienziato senza laboratorio, un condottiero senza esercito, un imprenditore senza manager e anche un capo famiglia senza famiglia non avrebbero ragione di esistere se non nei loro sogni. Si potrebbe dire che senza leader non c’è squadra, ma che senza squadra non c’è impresa.

Sarebbe bene e tempo che in molti se ne rendessero conto assecondando come bene comune la visione, il pensar grande, la propensione al rischio, la capacità di infondere coraggio e ottimismo.

A breve, parte della sinistra di questo Paese dovrebbe riunirsi per concretizzare il progetto che a giugno, con la Lista Comunista Anticapitalista, ha immaginato insieme.

La Federazione Comunista e Anticapitalista dovrebbe iniziare un nuovo cammino.

Io lo immagino come un cammino nel continente Latino Americano, nel continente che il Che ha descritto nei suoi diari come luogo unico ma pieno di diversità.

La Federazione ha bisogno del Continente Latino Americano.

Noi dobbiamo compiere, da oggi, un altro salto di qualità come quello compiuto negli ultimi anni nel Continente Latino Americano: proseguire nel suo percorso decentratore, per togliere una centralità immeritata all’Europa, per affermare che non abbiamo bisogno di un centro, anche perché vogliamo essere eccentrici, diversi, in un certo senso sovversivi.

In quel Continente è forte il senso sincero della loro ospitalità, della loro apertura verso l’altro che è diverso e che proprio per questo è una ricchezza. Ecco, la diversità che i popoli presenti sulla terra ci possono dare deve diventare la nostra ricchezza di spirito, la nostra forza d’animo, la nostra voglia di non farci omologare, la nostra resistenza alle leggi capitalistiche del mercato. Noi possiamo accettare il mercato con le sue regole ma combattendo lo spirito capitalista/consumista; dobbiamo creare con la nascita della nuova Federazione, in collegamento con quelle dell’ America Latina, d’Asia, e d’Europa, e con quelle che spero nasceranno in Africa, una corrente di scambi, una circolazione alternativa di informazioni.

Un elettorato che sa e che può scegliere avendo una vera varia offerta, un elettorato che non è costretto a “comprare” i prodotti pubblicizzati insieme all’informazione della grande industria del consumo; un elettorato che sceglie e capisce, che non consuma. Un elettorato che richiede qualità, che esige una informazione anche su ciò che i grandi canali di notizie non ci fanno sapere. Perché per noi è importante ciò che riguarda la nostra memoria, ciò che riguarda il destino di un piccolo popolo.

Un elettorato, dunque, che possa creare, inviare e ricevere una vera controinformazione,  artefice del suo destino culturale, artefice della sua formazione, cioè della sua libertà e indipendenza. Questa dovrebbe essere la  caratteristica rivoluzionaria e pacifica della  Federazione. Deve essere sempre di più la Federazione di chi crede nell’autodeterminazione dei popoli, nella dignitosa espressione di ogni identità, nella forza della pacifica conquista della propria libertà. Mai la guerra o l’embargo possono essere mezzi accettabili per nessuna ragione. Perché sono contro l’identità e l’autonomia dei popoli. Noi dobbiamo affermare sempre di più, nella Federazione, l’attività di informazione e lotta come attività che possa essere svolta da ciascun soggetto secondo la propria tradizione, ma che si indirizzi verso il comune intento di formare un pubblico, di creare canali indipendenti e alternativi di informazione, ma anche di produzione. L’esistenza, infatti, di un pubblico capace e desideroso di vedere ogni tipo di prodotto, dà forza e coraggio anche alla libera e indipendente attività produttiva.

Creare lavoro all’interno dell’attività rivoluzionaria della Federazione è la risposta migliore alla macchina mangiasassi del consumismo capitalista, a chi vuole i circoli dei semplici replicanti del “cinema main stream” e del pensiero “Politically correct”.

La Federazione deve vincere le resistenze elitarie che nella vecchia Europa ancora ci sono e che rallentano il cammino di liberazione dalla mentalità e dall’azione coloniale. Ne ha bisogno per dimostrare con chiara concretezza che siamo tutti abitanti dello stesso mondo, che è rotondo, e non primo, secondo o terzo! Ne ha bisogno per affermare al suo interno l’idea dell’elettorato  come una moltitudine di diversità che si sentono comunità e non come una folla di individui soli e uguali come una fotocopia.

2 Risposte to “Vincenti grazie al leader o alla squadra?”

  1. Hai parlato di “controinformazione” ed è un concetto su cui io insisto molto perché non si può costruire un soggetto rivoluzionario senza che questo sia dotato di una coscienza, senza, quindi, che abbia i mezzi per criticare le idee dominanti. Nello stesso tempo è necessario un “contropensiero”, una “controcultura” che si opponga all’abito mentale della società attuale. Questo non significa posporre il materiale all’ideale, ma capire che quest’ultimo debba essere sufficientemente analizzato per trovare la sua connessione con la realtà concreta.

  2. Matteo sono d’accordo con te, ma la coscienza si forma. Ci vuol il suo tempo, altrimenti se il tutto non viene interiorizzato non darà mai risultati concreti.

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