Lotta del popolo organizzato o barbarie

La trasformazione sociale, si sa, è figlia dell’organizzazione popolare. E che nessuna conquista sia possibile senza la lotta organizzata del popolo hanno voluto ricordarlo quest’anno gli organizzatori del Grido degli Esclusi, iniziativa che, dal 1995, si celebra ogni anno in Brasile il 7 settembre, giorno della – presunta, dicono i promotori – indipendenza. “La vita in primo luogo. La forza della trasformazione è nell’organizzazione popolare” è stato infatti il tema di questa 15.ma edizione del Grido, che ha visto impegnati movimenti popolari e pastorali sociali in 25 Stati del Paese. Un tema quanto mai pertinente, di fronte alle importanti conquiste ottenute dai movimenti contadini in seguito alle giornate di lotta svoltesi nel mese di agosto in tutto il Brasile, contro la crisi e le sue conseguenze per la lavoratrice, per la realizzazione della riforma agraria e per gli investimenti nelle politiche sociali: il 18 agosto, infatti, la commissione interministeriale del governo Lula ha annunciato un pacchetto di misure che prevede l’aggiornamento degli indici di produttività (usati come parametri per l’esproprio delle terre per la riforma agraria) – che, secondo la Costituzione, dovrebbero essere rivisti ogni 10 anni, ma che in realtà non vengono toccati dal 1975 -; la destinazione all’Incra di 338 milioni di reais per l’acquisizione di terre; l’esproprio della Fazenda Nova Alegria di Felisburgo, in Minas Gerais, dove nel 2004 vennero massacrati cinque lavoratori senza terra.

Certo, è ancora troppo poco dinanzi al quadro di estrema lentezza del processo di riforma agraria: questione che, sottolinea il teologo Frei Betto, “un tempo era considerata prioritaria dal Pt”, quel Partito dei Lavoratori che oggi, al contrario, “esalta l’agrobusiness”. È troppo poco soprattutto se lo si confronta, come fa ancora Frei Betto, “con gli incentivi ufficiali concessi a imprese che degradano l’Amazzonia e agli industriali della canna da zucchero, che nei loro latifondi mantengono i lavoratori in regime di semischiavitù”, mentre restano accampate nel Paese, sopravvivendo in baracche di plastica ai bordi delle strade, 100mila famiglie senza terra e ad altre 40mila famiglie risultano insediate appena sulla carta, ancora in attesa degli investimenti per l’abitazione, l’infrastruttura e la produzione. Ed è sicuramente troppo poco a fronte della necessità, evidenziata dai movimenti contadini, di discutere un nuovo modello di agricoltura per il Brasile: una politica agricola – sottolinea il leader del Movimento dei Senza Terra João Pedro Stedile (Folha de São Paulo) – centrata sulla democratizzazione della terra, “sempre più concentrata e cara”, sulla produzione di alimenti sani per il mercato interno, sul sostegno alle piccole e medie agroindustrie sotto il controllo di cooperative di lavoratori, sull’impulso all’agroecologia, “che rispetta l’ambiente e preserva i beni della natura”, su un programma di universalizzazione dell’educazione per il popolo delle campagne.

Ma anche su questo poco che è stato ottenuto la dominante ha annunciato battaglia, scatenando una rabbiosa campagna di criminalizzazione dei movimenti contadini, a cominciare dal Movimento dei Senza Terra, che ha risposto con una sua comunicazione ad amici e sostenitori in tutto il mondo. E il 21 agosto, durante il violentissimo sgombero di un’occupazione di senza terra nella Fazenda Southall a São Gabriel, nel Rio Grande do Sul (dove il Mst è trattato come un’organizzazione criminale), da parte della Brigada Militar, è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco alle spalle il senza terra Elton Brun, 44 anni, padre di due figli, e sono state ferite decine di persone, tra cui donne e bambini, colpiti da spade e frammenti di proiettili e morsi dai cani. Il Mst “ottiene il suo martire”, è stato il commento del quotidiano Zero Hora.

Claudia Fonti

ODIO ANTICO

Segreteria nazionale del Movimento dei Senza Terra

Abbiamo realizzato una serie di iniziative in tutto il Paese e un accampamento a Brasilia in difesa della Riforma Agraria, conquistando importanti vittorie in relazione alla soluzione dei problemi dei lavoratori agricoli.

Le giornate di lotta hanno ottenuto dal governo federale misure assai importanti, per quanto si sia ancora lontani dalla realizzazione della Riforma Agraria e dal consolidamento di un nuovo modello agricolo. Malgrado ciò, tali giornate hanno dimostrato alla società e alla popolazione in generale che solo le organizzazioni popolari e la lotta sociale possono garantire le conquiste per i lavoratori e le lavoratrici.

La principale misura annunciata dal governo è l’aggior-namento degli indici di produttività, utilizzati come parametri legali per l’esproprio di terre per la Riforma Agraria. I ruralisti (la corrente dei latifondisti al Congresso, ndt), l’a-grobusiness e la dominante brasiliana hanno preso po-sizione contro la revisione degli indici, utilizzando i mezzi di comunicazione per esercitare una pressione sul governo affinché faccia marcia indietro. Facciamo attenzione. Se il governo verrà mano all’accordo, non resteremo in silenzio.

Queste conquiste hanno fatto infuriare quanti difendono solo i propri interessi, il proprio patrimonio e il proprio profitto, puntando ad accrescere lo sfruttamento dei lavoratori, della natura e delle risorse pubbliche. In questo contesto, diversi organi della stampa borghese ­ autentici portavoce degli interessi dei capitalisti nelle campagne ­ come la rivista Veja, Estadão, Correio Brazilienze, Zero Hora e la tv Bandeirantes – hanno cominciato ad attaccare il Movimento per bloccare le misure progressiste conquistate attraverso la lotta.

Non c’è alcuna novità nell’atteggiamento politico e ideologico di questi strumenti che sono parte della dominante e sostengono gli interessi del capitale finanziario, delle banche, dell’agrobusiness e del latifondo, voltando le spalle ai problemi strutturali della società e alle difficoltà del popolo brasiliano. Disperati, tentano di tirar fuori vecchi argomenti, come per esempio che il MST vivrebbe a carico del denaro pubblico. Senza contare che questi attacchi vengono proprio da imprese che vivono di pubblicità e di risorse pubbliche o che si sospetta abbiano ricavato vantaggi dalla partecipazione ad aste pubbliche del governo di São Paulo, come l’editrice Abril.

Di fronte a ciò, vorremmo chiarire ai nostri amici e alle nostre amiche, che ci appoggiano e ci sostengono, che non abbiamo mai ricevuto né utilizzato denaro pubblico per promuovere occupazioni di terra o proteste o marce. Tutte le nostre manifestazioni sono realizzate con il contributo delle famiglie accampate e insediate e grazie alla solidarietà di cittadini e organizzazioni della società civile. Siamo inoltre molto orgogliosi dell’appoggio di organismi internazionali che ci aiutano in progetti specifici, relativamente ai quali presentiamo dettagliati resoconti. D’altronde, tutte le risorse che vengono dall’estero passano per la Banca Centrale. Non abbiamo niente da nascondere.

In relazione alle organizzazioni che lavorano negli insediamenti della Riforma Agraria, che sono centinaia e lavorano in tutto il Paese, sosteniamo la legittimità degli accordi con i governi federali e statali e crediamo nella correttezza del lavoro realizzato. Questi enti sono debitamente abilitati dagli organismi pubblici, vengono controllati e subiscono anche persecuzioni politiche da parte del Tcu (Tribunale dei conti dell’Unione), controllato attualmente da affiliati del Psdb (Partito della Socialdemocrazia brasiliana) e Dem (Democratici, ex Pfl, Partito del Fronte Liberale). Sviluppano progetti di assistenza tecnica, alfabetizzazione di adulti, formazione, educazione e sanità in insediamenti rurali, servizi che sono un diritto degli insediati e un dovere dello Stato, secondo la Costituzione.

Non ci aspettavamo un altro tipo di comportamento da questi mezzi di comunicazione. Gli attacchi contro il MST sono antichi e sono sempre stati dettati da una pura manifestazione di odio dei settori più reazionari della dominante contro i lavoratori rurali che si organizzano e lottano per i propri diritti. Continueremo con le nostre mobilitazioni perché soltanto la pressione popolare può garantire il progresso della Riforma Agraria e il rispetto dei diritti dei lavoratori, indipendentemente dalla volontà della dominante e dei suoi mezzi di comunicazione.

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