Controcampo italiano a Venezia – Cosmonauta

“Quello che volevo era raccontare la storia di un’adolescenza, e lo volevo fare in modo leggero e spensierato, la parte relativa agli eventi storici e politici è funzionale a quella narrazione e per questo ho tenuto di proposito un tono giocoso anche su quel lato. Luciana, la protagonista, è una sognatrice pasticciona piuttosto che una ribelle con reali convinzioni politiche. Volevo evitare l’operazione nostalgia, perché volevo che il mio film parlasse anche e soprattutto alle nuove generazioni, per recuperare un pezzo di storia di cui non si discute spesso e che pochi conoscono. Ed è proprio la distanza da quei fatti che mi ha consentito di trattarli con ironia. Volevo un approccio leggero, allegro. Ecco perché ho scelto di prendere le canzoni degli anni sessanta e riproporle nella nuova versione dei Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo, chiamando alla supervisione Max Casacci dei Subsonica. Le versioni originali avrebbero fatto scattare il meccanismo nostalgia, invece in questo modo spero di parlare anche ai più giovani. L’anacronismo che si crea con questa operazione è funzionale e, credo, gradevole.” Susanna Nicchiarelli, regista anche attrice e sceneggiatrice del film, storia di una formazione adolescenziale nell’Italia dei primi anni sessanta, quelli della corsa allo spazio, delle prime spedizioni sovietiche e dei sogni di gloria del comunismo nostrano.

È il 1957, la cagnetta Laika è stata appena mandata nello spazio dai sovietici, Luciana ha nove anni e sul più bello scappa dalla cerimonia della comunione: “Io là non ci torno perché sono comunista!”. È stato suo fratello più grande a trasmetterle la passione per la politica: un ragazzo strano, Arturo, che vive in un mondo tutto suo, forse per colpa delle medicine che prende per l’epilessia … è fissato con l’Unione Sovietica e soprattutto con la corsa allo spazio, tanto che parla solo di quello, e crescendo Luciana comincia a vergognarsi di questo fratellone un po’ bizzarro. In famiglia poi, la ragazza non fa altro che litigare: Luciana non sopporta il patrigno, la sua casa, i suoi soldi, e il modo in cui cerca di farle da padre.
A quindici anni Luciana è già entrata a far parte del circolo della FGCI locale, nella sezione che frequentava suo padre, morto ormai da tanto tempo e che tutti ricordano come un “vero comunista”. Con i giovani compagni di partito Luciana vive i suoi primi amori e i suoi primi tradimenti, combinando guai a più non posso … La verità però è che nel 1963, anche fra comunisti, avere più di un fidanzato e rubare il ragazzo a una compagna sono cose che non si fanno, e Luciana è troppo aggressiva, troppo impulsiva, troppo spregiudicata. Quando riceverà la condanna da parte dei compagni adulti della sezione, suo fratello non sarà più accanto a lei come quando erano piccoli per sostenerla e consolarla. Allora Luciana, come Valentina Tereshkova, la prima donna cosmonauta, dovrà fare tutto da sé.

A colloquio con la regista di “Cosmonauta”

di Alberto Crespi – l’ Unità

Qual è il modello femminile più forte, Madonna o Valentina Tereskova? «Per me, Madonna. Da ragazzina sognavo di essere come lei. Per la protagonista del mio film, la Tereskova: la prima donna nello spazio, un mito». Susanna Nicchiarelli è la regista di Cosmonauta, film premiato a Venezia e attualmente nei cinema, distribuito dalla Fandango. La storia di una giovanissima militante del Pci che cresce nei primi anni ’60, divisa tra la vita di sezione, la famiglia che non la capisce, il mito dei cosmonauti sovietici e un difficile rapporto con il cosiddetto sesso forte.

Un film che mette in circolo molte tipologie di donna – non solo la grande Valentina – e svariate generazioni, sullo schermo e fuori: Luciana, la protagonista, è adolescente quando Gagarin parte per lo spazio; sua madre è una donna che, dopo la morte del marito, si è risposata cercando sicurezza; Marisa, una compagna di sezione più grande, è una comunista tutta d’un pezzo che ha vissuto le prime lotte delle donne nel dopoguerra… e fuori dallo schermo c’è Susanna, la regista, poco più che trentenne; c’è la produttrice Laura Paolucci, la prima che ha creduto in lei e nel film; e c’è la giovanissima interprete Miriana Raschillà, adolescente che prima di girare il film confondeva la parola “sezione” con “sessione” e ha avuto bisogno di un corso accelerato di storia per scoprire cos’era il Pci degli anni ’60. «Le ho fatto leggere il Manifesto di Marx e Engels – racconta Susanna – suscitando la perplessità di suo padre, che è carabiniere. Poi, da brava laureata in filosofia, le ho spiegato Marx e forse l’ho convinta: è sorprendente quanto sia perfetto per descrivere la società italiana di oggi…».

Chiediamo a Susanna Nicchiarelli come interagiscano, fra passato e presente, tutti questi modelli femminili. Risponde con una premessa: «Credo che voi uomini abbiate la fortuna di vivere nel secolo di Woody Allen. Vi ha liberati dagli stereotipi maschili attraverso l’ironia. Grazie a lui, si può scherzare sulla virilità, sul fatto di durare 30 secondi in un rapporto sessuale, di essere bruttini… Noi donne dovremmo fare la stessa cosa. Io sono partita dalla mia adolescenza per raccontare un tipo di femminilità poco vista al cinema: una ragazza cicciottella, con qualche difetto, nella classica età in cui le ragazze non si piacciono. Questo però, ci tengo a dirlo, non deve criminalizzare chi sogna di essere una velina. Rapportarmi con Miriana mi ha fatto capire alcune cose sugli adolescenti di oggi. Sono vittime della sindrome del “noi sì». Si sentono continuamente dire, da gente della mia età: noi sì che avevamo delle idee, noi sì che facevamo politica, noi sì che eravamo fighi… Le stesse cose che noi abbiamo subito dai fratelli maggiori, da coloro che hanno fatto il ’68… Ebbene, è indispensabile uscire da questa sindrome. Io vorrei addirittura rovesciarla: a volte mi viene il dubbio che i ragazzi di oggi siano la generazione più libera che sia mai esistita. Hanno internet, comunicano di continuo con chat e telefonini, usano fonti d’informazione che noi ci sognavamo. La contrapposizione noi/voi è un errore. Bisogna mettersi sullo stesso piano e capire che tutti siamo vittime di meccanismi di persuasione. L’unica cosa che possiamo insegnar loro è lo spirito critico. Non dobbiamo fargli spegnere tv e computer, ma aiutarli a scegliere cosa c’è dentro le tv e i computer».

Susanna Nicchiarelli guarda la televisione? E cosa pensa dell’uso del corpo femminile all’interno dei programmi tv? «Guardo moltissimo la tv. È indispensabile per capire in che paese viviamo. Sono stata una fan del Grande fratello – certe puntate, da sceneggiatrice, vorrei averle scritte io! –, ho riletto “1984” e l’ho trovato incredibilmente attuale. L’immagine della donna in tv è agghiacciante – ma il falso pudore della vecchia Rai in bianco e nero non era migliore. Il nostro dovere di donne e di artiste è inventare personaggi femminili diversi, più articolati. Nel mondo della comunicazione siamo fermi ai binomi madre/non madre, velina/non velina, moglie/non moglie; in quello della politica, non ne parliamo. Proviamo a rovesciare: e se volessimo riconoscere intelligenza a chi usa consapevolmente il proprio corpo per raggiungere degli obiettivi? La cosa davvero grave è che le donne in tv coprono una fascia d’età e di look molto ristretta. Bisogna proporre una pluralità di modelli che le ragazze possano emulare, perché non puntino solo a fare la velina e sposare un calciatore, che è il corrispettivo del Superenalotto, la ricchezza per botta di culo, senza merito. Luciana Littizzetto è una figura importante, come lo era Serena Dandini. Se una donna emancipata e politicizzata pensa che le veline siano delle puttane, sbaglia. Si distacca dalla realtà. E avendo studiato filosofia, di intellettuali lontani dalla realtà ne ho conosciuti fin troppi».

6 Risposte to “Controcampo italiano a Venezia – Cosmonauta”

  1. alessandro perrone Says:

    Bellissimo, non ho ancora visto il film, ma posso testimoniare, provenendo da una famiglia di comunisti, che il clima nelle case dei compagni era esattamente lo stesso.
    Tutte le cagnette si chiamavano Laika, come i maschi di lupo si chiamavano Buk (che era il cane di Tito), perfino quando c’era la partita di calcio Italia- URSS, tutti tifavano per l’URSS.
    Ma da vecchio, quasi ormai antico “figiciotto”, non mi è sfuggito che l’acronimo della gioventù comunista non è FIGC, ma FGCI.

  2. Ciao Alessandro, benritrovato!
    Hai ragione sulla FGCI, vado a correggere l’articolo.
    Sì, sul fatto del nome Laika hai perfettamente ragione. Io ho avuto per 14 anni un cane lupo abruzzese femmina, bellissima. Il suo nome era Laika. Anche a dispetto del mio vicino di casa che è di destra, molto di destra, e che la adorava. Ogni volta che la chiamava per lui era una sofferenza🙂
    Stò per prenderne un’altra di cagnolina, e le mie figlie vogliono chiamarla sempre Laika. Così è la vita.
    Un grande abbraccio Alessandro, e grazie per gli aggiornamenti che sempre mi mandi. E buon lavoro.

  3. Tutto molto interessante e condivisibile, però mi preoccupa non poco l’affermazione”a volte mi viene il dubbio che i ragazzi di oggi siano la generazione più libera che sia mai esistita”. Niente di più falso, al contrario sostengo che mai come oggi i giovani siano vittima di condizionamenti e valori poco nobili….

  4. Ho visto il film. Non mi è dispiaciuto, ma l’ho trovato un po’ disarmonico. Il legame tra la storia di Luciana e le vicende dei cosmonauti mi pareva un po’ forzato. E la presenza delle canzoni degli anni Sessanta mi pareva ossessiva. Ce ne hanno messe troppe, e per di più te le facevano sentire TUTTE!

  5. Susanna, considera però che era evidente, nel senso che la regista ha spiegato bene il motivo di questa scelta. Può piacere o non piacere, ma un motivo per cui ha deciso la sceneggiatura c’è.

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