Archivio per ottobre, 2009

Viaggi clandestini a Cuba per cure mediche

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on ottobre 24, 2009 by Maria Rubini

I pazienti che cercano di sottoporsi a trattamenti che non sono disponibili nel vostro paese, vengono regolarmente all’ Isola attraverso paesi terzi.

L’Avana. Medici cubani hanno rivelato che i pazienti americani affollano l’ Isola clandestinamente per essere trattati per vari disturbi o per ottenere un secondo parere medico, nonostante l’embargo economico che è stato sottoposto al paese dei Caraibi per mezzo secolo.

“I pazienti cercano di sottoporsi a trattamenti che non sono disponibili nel vostro paese, con molte difficoltà”, ha detto il direttore dell’Istituto di Ematologia e Immunologia, Cuba, José Manuel Ballester Sabato.

Secondo il vice direttore di ricerca dell’Istituto di Oncologia e Radiobiologia, Lazaro Anasagasti, citato da Cubadebate, i pazienti americani spesso arrivano a Cuba attraverso paesi terzi.

Il loro obiettivo, ha detto, è quello di ottenere un secondo parere medico o di sottoporsi a trattamento con farmaci cubani che non sono venduti negli Stati Uniti a causa del blocco. Questi farmaci contengono un anti-cancro della pelle per pazienti che non hanno altre opzioni terapeutiche, con possibilità di arrivare fino al 50 per cento di guarigione totale. E per la preparazione anche un altro anticorpo che ha provocato un miglioramento della qualità della vita dei pazienti affetti da cancro al polmone.

Come Washington vieta ai suoi cittadini di recarsi a Cuba come regola generale, con rischio se lo fanno senza un permesso speciale, così Ballester Anasagasti ha rifiutato di fornire i dati sul numero di pazienti degli Stati Uniti trattati  a Cuba.

Cuba stima che il blocco che il presidente Barack Obama ha detto che non sarà revocato per il momento, ha finora causato la perdita di oltre 96 miliardi di dollari o 236 miliardi calcolati a prezzi correnti per la moneta americana.

La relazione di Cubadebate è stata pubblicata in un momento in cui Cuba ha intensificato la sua campagna sulle conseguenze del blocco di Washington del comitato scientifico e dei settori della salute dell ‘isola e di settori quali l’agricoltura, l’economia, il commercio, la cultura e lo sport.

La campagna per gli effetti negativi delle sanzioni degli Stati Uniti avviene prima del 28 ottobre in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si riunirà per la votazione di un progetto di risoluzione su Cuba per chiedere il ritiro di tali misure.

da La Jornada

Saluti senza baci, per non infettarLa. Sciopero generale del 23 Ottobre.

Posted in Politica, Rifondazione, Società with tags , , , , , on ottobre 22, 2009 by Maria Rubini

Lettera Aperta al Ministro Brunetta

Ministro Brunetta,

il Suo collega di Governo, Ministro del Lavoro e della Salute, on. Sacconi, ha diramato una nota a tutte le Amministrazioni Pubbliche con l’indicazione rivolta ai dipendenti pubblici di rimanere a casa in caso di presenza di una sintomatologia riconducibile all’influenza H1N1, responsabile di una pandemia in corso.

Con la presente intendiamo informarLa che ci adegueremmo volentieri all’invito del Suo collega, ma purtroppo siamo impossibilitati. Infatti la Sua iniziativa di introdurre, attraverso la Legge 133/2008, una penalizzazione economica in caso di assenza per malattia, ci induce a recarci al lavoro quale che sia il nostro stato di salute. Non possiamo permetterci di ridurre ulteriormente i nostri salari, già decurtati dai tagli al salario accessorio, che a stento consentono ai lavoratori di arrivare alla fine del mese. Senza contare che il Suo Governo per il rinnovo dei contratti pubblici non ha stanziato che l’elemosina di 12 euro lordi mensili e che il DL di riforma della P.A. ci penalizzerà ulteriormente. Lei sicuramente capirà come, in questa situazione, non siamo nella condizione di aderire alla richiesta del Ministro Sacconi in quanto significherebbe togliere a noi e alle nostre famiglie ulteriori risorse economiche magari per un semplice raffreddore o un mal di gola, dal momento che si parla di sindromi simil-influenzali…

Cogliamo l’occasione per suggerirLe, qualora le Amministrazioni Pubbliche si rendessero disponibili ad ottemperare alla distribuzione di materiale finalizzato alla prevenzione del contagio, di approfittarne per fornire ai dipendenti pubblici anche quelle condizioni per lavorare dignitosamente che troppo spesso vengono a mancare.

È chiaro che, qualora decidesse di ritornare sui Suoi passi ed annullare la norma che penalizza la malattia, saremo lieti di accogliere l’indicazione del Ministro Sacconi e di rimanere a casa per curarci, evitando al contempo di trasformarci in untori della pandemia tra i nostri colleghi e tra gli utenti.

Saluti senza baci, per non infettarLa.

“Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti”, afferma Pierpaolo Leonardi, Coordinatore nazionale RdB.

“Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo. Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma – prosegue Leonardi – come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani. Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali”.
Conclude Leonardi: “E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori”.

Il rinnovo contrattuale dei Metalmeccanici sul piano economico non tiene conto della crisi, assume in pieno la riforma della contrattazione e sancisce la complicità fra padronato e sindacati collaborazionisti.

–    110 euro mensili (5 Liv.) per il triennio 2010-2012: a 28 euro nel 2010; 40 euro nel 2011; 42 euro nel 2012.

–    15 euro mensili per chi non fa la contrattazione integrativa, dal gennaio 2011;

–    6 euro in più di contribuzione per il Fondo Cometa;

–    Istituito un fondo di sostegno al reddito, gestito dall’ente bilaterale (imprese-sindacati).

Lo sciopero generale del 23 ottobre indetto dal Patto di Base sarà una grande occasione anche per dimostrare la contrarietà a questo accordo.

Per questo invitiamo i metalmeccanici a scendere in piazza e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma come pure a ragionare sulla permanenza all’interno della confederazione di Epifani.

Una confederazione che sottoscrive contratti pessimi come quello degli Alimentaristi, auspica il proseguimento dell’esperienza del governo anti-operaio di Berlusconi, e che non baderà a scrupoli nel buttare a mare la lotta dei metalmeccanici per tornare a sedere nel salotto buono delle relazioni sindacali.

E’ indispensabile la costruzione di un soggetto sindacale conflittuale, alternativo, indipendente. A questo stiamo lavorando: è aperto a tutti quelli che ritengono inaccettabile la complicità fra padronato e movimento dei lavoratori

ALLA CRISI ECONOMICA, CHE IL GOVERNO VUOLE FAR PAGARE AI LAVORATORI E AI SETTORI SOCIALI PIÙ DEBOLI, RISPONDIAMO CON LO SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE.

CONTRO LA VALANGA DI LICENZIAMENTI, LE GABBIE SALARIALI E L’ATTACCO AL CONTRATTO NAZIONALE, CONTRO IL TENTATIVO IN CORSO DI RENDERE I LAVORATORI ANCORA PIÙ SUBORDINATI AI DESTINI DELLE AZIENDE.

SCIOPERO GENERALE

Venerdì 23 ottobre 2009 – INTERA GIORNATA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA

CORTEO ORE 10.00 – DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA S. GIOVANNI

SALARIO – DIRITTI – DIGNITA’

PRENOTATE PER PARTECIPARE – TEL  051.389524 051.385932
Federazione Nazionale RdB CUB
Il PRC e il PDCI aderiscono allo sciopero.

Ancora molta strada da fare

Posted in Politica with tags , on ottobre 19, 2009 by Maria Rubini

Il Partito della Rifondazione Comunista sta vivendo un periodo molto intenso, a partire dall’impegno politico a livello nazionale a finire all’acceso dibattito interno che vede protagoniste molteplici posizioni in riguardo alle future elezioni regionali (e i relativi accordi) e alla nascente Federazione Alternativa.

A mio avviso le prossime regionali saranno decisive per capire fino a che punto ha pagato la lotta estenuante che questo stesso Partito un anno addietro ha intrapreso, proprio a Chianciano, per scongiurare la sua dissoluzione.

E’ stato un anno molto difficile, da quel momento fino alla scissione di Vendola, il Partito e il segretario Ferrero sono stati bersaglio costante di detrattori, i quali avevano dalla loro parte tutto l’apparato mediatico. Nonostante le numerose difficoltà, non ultimo l’oscuramento mediatico, Ferrero ha costruito delle basi teoriche di grande livello (soprattuto in riguardo alla Crisi e al suo approccio antiliberista e anticapitalista). Il Partito, in condizioni estreme, è riuscito a realizzare le Brigate della Solidarietà e il Partito Sociale, avviando Gap, Gas in molte realtà territoriali.

Ora: cosa accadrà tra non molti mesi, cioè a marzo 2010? Da molte parti, anzi direi da tutte, il monito è quello di accellerare l’iniziativa sociale dalla costruzione dei Gap alla costruzione dei comitati contro la crisi, dalla mobilitazione per il reddito sociale alla presenza nelle lotte e nelle vertenze territoriali. Di fatto alcune realtà lavorano, e anche bene, in tal senso. Ma la domanda sorge spontanea: e nelle realtà in cui non si è riuscito a costruire nulla, o meglio, magari molto poco? Cosa avverrà in queste realtà a marzo 2010? Vi sono territori che hanno pagato un duro scotto dopo la scissione, realtà dove la militanza non esiste, e se c’è è anestetizzata. Inutile soffermarsi per individuare le colpe, perchè questo non è che frutto del travaglio interno ormai storico di questo Partito.

Per arginare la deriva su certe scelte per gli accordi delle prossime regionali, viene da molte parti risollevata nuovamente la famosa “questione morale”, che in particolar modo interessa alcune regioni come possono essere la Calabria la Puglia la Campania. Io mi soffermerei a riflettere nuovamente sulla questione dell’organizzazione. Mi chiedo: se non si è riusciti ad intervenire repentinamente e tempestivamente durante la scissione per risolvere alcune situazioni importanti (mi riferisco al rapporto tra Direzione Nazionale e Comitati Regionali), non avendo modificato a livello strutturale l’organizzazione del Partito, come si pensa di poter intervenire all’approssimarsi degli accordi elettorali?

Qualcuno propone un referendum tra gli iscritti sulle scelte e le alleanze. Potrebbe essere una soluzione. Peccato che non si tenga in conto il fatto che nelle realtà dove i militanti sono pochi e perdipiù anestetizzati, due potrebbero essere gli esiti del referendum : 1) ne uscirebbe un risultato in sintonia con le scelte dei dirigenti 2) qualora così non fosse, ci si appellerebbe al Comitato di Garanzia per verificare, controllare la veridicità dei voti ecc. ecc. ecc. Sono esperienze già vissute.

Io penso che sia giunto il momento di sostituire tale “misurazione” (mi riferisco alla volontà degli iscritti in rapporto a quella dei dirigenti) con nuovi indicatori che tengano conto anche del “benessere” di una realtà, misurato in termini di qualità del lavoro e dell’ambiente. Per far questo il Partito dovrebbe (a mio avviso l’avrebbe già dovuto fare) istituire un organismo ed assegnare compiti precisi a nuovi responsabili in grado di intervenire in un risanamento della base.

Questo sarebbe necessario non solo per il bene del Partito e per la sua sopravvivenza, ma anche e sopratutto in prospettiva del lavoro di costruzione all’interno della Federazione Alternativa.

La posta in gioco è altissima ed è quella di salvaguardare l’integrità di un partito che, se non strutturalmente pronto, potrebbe lentamente dissolversi all’interno della Federazione. Il rischio è non solo quello di dissipare tutta l’eredità di Rifondazione Comunista, ma anche quello di perdere l’opportunità di continuare con il lavoro di elaborazione teorica e di avanguardia comunista , che ha sempre caratterizzato questo partito fin dalla sua nascita. Lavoro che potrebbe continuare all’interno della Federazione Alternativa, attingendo dai movimenti e da tutti i soggetti anticapitalisti facentene parte.

Bella l’idea di creare un archivio storico del Partito, in cui raccogliere tutti i documenti, ma che non sia però preludio della sua fine.

Me lo auguro vivamente!

Pugili sul ring

Posted in Politica with tags , , on ottobre 18, 2009 by Maria Rubini

La stagione che stiamo attraversando, ammettiamolo, è una di quelle che a tutti piacerebbe non aver mai vissuto.

La politica italiana non è mai stata una realtà ricca di speranze o di grandi personalità. E infatti è bastato qualche anno di Tangentopoli e un pugno di Pm per spazzarla via tutta, come polvere che si era accomodata in casa.

Ma, francamente, adesso ci stiamo davvero avvicinando al GRADO ZERO. Se è vero che non si tocca mai il fondo, perchè una volta giunti in fondo si può anche scavare, risulta molto difficile capire cos’altro può succedere.

Il Paese si trova davanti a problemi colossali (la gestione del dopo-Crisi non sarà affatto semplice) e la politica sembra impazzita. Nel senso che esprime una violenza (almeno negli attacchi verbali) che proprio non si conosceva. Da ogni parte non esiste più alcun diritto alla privacy e ogni scusa è buona per tirare una randellata mediatica all’avversario.

Riesce difficile, per non dire impossibile, capire dove simili comportamenti potranno sfociare. E’ del tutto evidente che qui non si stà discutendo di una nuova politica o di nuove misure da prendere nell’interesse di tutti. Qui si sta csemplicemente cercando di liquidare gli avversari ritenuti, per qualche ragione, scomodi, con l’idea che una volta “ripulito” il campo di gioco poi sia più facile segnare il gol.

Ma questa, forse, è solo la prima impressione. La cosa vera potrebbe anche essere un’altra. Questa classe politica si sente paralizzata (dal debito pubblico, dalla propria mancanza di immaginazione) e quindi ha preso in mano i randelli e picchia così dove viene nel tentativo di far vedere che comunque si sta facendo qualcosa. Il Cavaliere dà l’impressione (colpito dalle rivelazioni dei suoi pasticci sessuali) di voler rendere pan per focaccia agli avversari (che però sono sessualmente meno disinibiti, e quindi vanno colpiti su altre cose).

La sensazione, ripeto, è che il Cavaliere voglia liberarsi di tutti quelli che non lo apprezzano e non lo riveriscono. Per fare poi cosa non si sa. Il Ponte sullo Stretto?

Gli altri, l’opposizione, spesso danno l’impressione di volersi comunque liberarare del Cavaliere a qualunque costo. Per far poi cosa? Visto che anche probabilmente non avranno i voti per governare? Non si sa. Al massimo, viene in mente, che aspirino a mettere in piedi qualche governo pasticciato (una specie di macedonia politica) per fare che cosa, poi, non è affatto chiaro. Per ora, insomma, quello che si vede sono dei pugli sul ring che si menano con grande entusiasmo.

Dove sia la politica, invece, non si sa.

Capitale intellettuale

Posted in Politica with tags , on ottobre 14, 2009 by Maria Rubini

Nel 1970 lo sciopero dei lavoratori della General Motors ha ridotto il  PIL entro il 4 per cento e si stima che siano stato questo il motivo della scarsa crescita del 2 per cento che il paese ha  sperimentato negli anni successivi.

Oggi il declino di tutte le industrie automobilistiche USA colpisce un solo punto percentuale. Quasi tutto del PIL è nei servizi, nel settore terziario. In questo settore, la produzione intellettuale derivante dalla formazione è in aumento. Per non parlare che nulla quasi oggi viene prodotto senza l’intervento diretto delle invenzioni più recenti, dal computer del mondo accademico, dalla produzione agricola nei paesi che esportano verso l’industria pesante, soprattutto nei paesi in via di nota come emergenti o in via di sviluppo.

Per la maggior parte le città del ventesimo secolo, come Pittsburgh, Pennsylvania, fiorirono come centri industriali. Riccha e città sporca come è stata l’eredità della rivoluzione industriale. Oggi è una città pulita che vive ed è conosciuta per la sua università.

L’anno scorso, il corridoio “ricerca” del Michigan (Consorzio sono l’Università del Michigan e Michigan State University) ha contribuito per 14 miliardi di dollari allo Stato solo per i benefici diretti generati dalle loro invenzioni, brevetti e ricerca. Questi benefici sono cresciuti nel corso dell’ultimo anno e ancora di più in proporzione in uno stato che era la casa delle grandi auto del XX secolo che oggi sono in declino. Il che è, una parte dei benefici diretti derivanti dalla produzione di “capitale intellettuale” di una università al 27 ° posto e una classifica a livello nazionale in 71 degli Stati Uniti in una somma anno equivalente allo stesso capitale moneta prodotto da un paese come l’Honduras. Questo fattore spiega la produzione intellettuale, in gran parte, perché solo l’economia di New York e la sua area metropolitana è equivalente a tutta l’economia dell’India (in termini nominali internazionale, non di acquisto sul mercato interno) di un paese di oltre un miliardo di abitanti e una forte crescita economica a causa della sua produzione industriale.

Il 90 per cento di oggi del PIL è derivato dalla proprietà “non” prodotto “. Il valore monetario del capitale intellettuale è di 5 miliardi di dollari, quasi il 40 per cento del totale del PIL, il che equivale di per sé a tutti gli elementi insieme dell’economia dinamica cinese.

Se l’impero americano, come tutti gli imperi hanno sostenuto e, direttamente o indirettamente, ha violato le materie prime provenienti da altri paesi, resta il fatto che per lungo tempo e soprattutto oggi i paesi emergenti e grandi emergenti adottano la pirateria e parte dei diritti d’autore delle invenzioni americane.  Per non parlare del marchio solo negli Stati Uniti la contraffazione sottrae dai prodotti originali $ 200 miliardi l’anno, che supera di gran lunga il totale del PIL dei paesi come il Cile.

Guardando a questa realtà, possiamo prevedere che l’aumento del rischio di paesi emergenti è a riposo l’attuale sviluppo delle esportazioni di materie prime, il secondo di fiducia prosperità industriale. Se i paesi emergenti non si occupano di investire massicciamente nella produzione intellettuale forse in un decennio o due, la divisione internazionale del lavoro che hanno sostenuto e che ha generato grandi disparità economiche nei secoli XIX e XX, rimarrà tale in futuro.

Ora è di moda proclamare, per i media di tutto il mondo, che l’America è finita, che è a tre passi dalla disintegrazione in quattro paesi, a due passi dalla rovina.

Ho l’impressione che la metodologia di analisi non è del tutto esatta perché, come criticò l’Ernesto Che Guevara lo stesso che ha elogiato l’efficacia della produzione industriale a capitalismo socialista, hanno confuso il desiderio con la realtà. Guevara si lamentava che la passione alla critica oggettiva impedisce di vedere che il suo obiettivo non era semplicemente l’aumento della produzione di cose.

Quando si effettuano le previsioni per il 2025 o il 2050 è previsto in gran parte in questo futuro, il sottovalutare le innovazioni radicali che anche uno status quo prolungato può produrre. Nei primi anni ’70 gli analisti e presidenti come Richard Nixon erano convinti che la nascita e il successo finale dell’Unione Sovietica contro gli Stati Uniti sarebbe stato inevitabile. Gli anni ’70 furono anni di recensione e sconfitte politiche e militari per l’impero americano.

Penso che dalla fine del secolo scorso, eravamo tutti d’accordo che questo sarebbe stato un secolo di grandi equilibri internazionali.  Non necessariamente più stabile, forse il contrario. Sarà un bene per il popolo americano e soprattutto per l’umanità che questo paese smetta di esercitare il potere arrogante che ha esercitato per gran parte della sua storia. Ha molti altri meriti, a cui far riferimento per impegnarsi, come dimostra la storia, è un paese di inventori professionisti e dilettanti, di premi Nobel, di eccellenti sistemi universitarii e di una classe di intellettuali che ha aperto vie in diverse discipline, dalla umanistiche alle scienze.

Il drammatico aumento della disoccupazione in America è la sua migliore occasione per accelerare questa trasformazione. In tutte le classifiche internazionali le università americane occupano la maggior parte dei primi cinquanta posti. Questo monopolio non può essere eterno, a è lì che si trova la sua risorsa principale.

– Jorge Majfud, Lincoln University. – Jorge Majfud, Lincoln University.

Sit-in contro il golpe in Honduras

Posted in America Latina, Politica with tags , , , on ottobre 12, 2009 by Maria Rubini

IL 13 OTTOBRE TUTTI E TUTTE SOTTO L’AMBASCIATA DELL’ HONDURAS CONTRO IL GOLPE MILITARE-FASCISTA

Sono trascorsi oltre tre mesi dal golpe in Honduras finanziato e realizzato dalla cricca oligarchica del paese che detiene la totalità della ricchezza e del potere politico e militare.

Da quel 28 giugno, giorno in cui ha preso avvio il golpe e la successiva dittatura militare-fascista, si contano a decine le vittime, a centinaia gli arresti e le torture tra la popolazione civile che ogni giorno porta nelle piazze il suo coraggioso NO AL GOLPE.
La giunta golpista per tutta risposta ha sospeso ogni garanzia costituzionale e instaurato lo stato d’assedio attraverso il Decreto Esecutivo PCM-M-016-2009 del 26 settembre scorso, misura condannata duramente anche dalla Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) in quanto “violatoria del diritto internazionale”.
Questo decreto permette di fatto alla polizia e all’esercito di entrare nelle case e arrestare chiunque sia sospettato di opporsi alla dittatura, avalla la chiusura di giornali e radio e ogni voce che critichi il regime golpista.
In questi tre mesi, le forze democratiche e popolari del paese, hanno costruito una resistenza che si esprime con manifestazioni di massa pacifiche pagando un costo di decine di morti e centinaia di arresti.
Il popolo e la resistenza honduregna lottano incessantemente in ogni momento, ma la fine della dittatura golpista sarà più vicina con la solidarietà internazionale.

Portiamo pertanto la protesta sotto le ambasciate dell’Honduras; chiediamo ai governi europei e a quello degli Stati Uniti di rompere definitivamente le relazioni diplomatiche e commerciali con la giunta golpista.

Tutti e tutte martedì 13 ottobre ore 17,30 sotto l’ambasciata dell’Honduras in Via Giambattista Vico n.40

Contro il fascismo sempre! No al golpe ! No pasaran!

Fonte: Annalisa Melandri

Cambiamenti climatici: crescente divisione

Posted in Politica with tags , , , , , on ottobre 10, 2009 by Maria Rubini

Venerdì si è chiusa la sessione della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Bangkok.  All’inizio dell’anno abbiamo pensato che questa sarebbe stata l’ultima riunione prima di Copenaghen, ma nel mese di giugno se ne è aggiunta un altra a Barcellona (primi di novembre) e ci sono probabilità di farne un’altra  tra Barcellona e Copenaghen.

Ma lo sanno tutti qui a Bangkok che il problema non è la mancanza di tempo, ma la mancanza di volontà politica. I delegati si passano ore e giorni insieme a preparare progetti per ciascuno degli argomenti in discussione. Ma come si possono realizzare progetti, o anche aggiungere testi “tra parentesi” (vale a dire in discussione), se non ci sono accordi politici sulle questioni chiave. Di conseguenza, non vi è progresso, ma solo progressi nel chiarire il testo, nella lingua, nella formulazione di opzioni diverse, ma nessun accordo sulle varie opzioni.

Ci sono dozzine di grandi temi su cui vi sono profonde differenze. Ma ci sono tre che sono forse i più importanti in quanto determinano il resto. Uno è la percentuale di riduzione delle emissioni che si terrà nei paesi sviluppati. L’altra è la quantità di risorse che metteranno a disposizione i paesi in via di sviluppo per finanziare piani di adeguamento e lo sviluppo. Il terzo è il quadro giuridico del contratto da raggiungere e la sua relazione al Protocollo di Kyoto e la Convenzione.

Mercato e le risorse

Gli Stati Uniti non hanno presentato alcun obiettivo di riduzione come altri paesi sviluppati (con lodevoli eccezioni come la Norvegia) e hanno impedito di mantenere così ulteriori impegni dei pochi che hanno fatto finora. Realizzare ampi tagli delle emissioni inquinanti dei paesi è fondamentale per prevenire i cambiamenti climatici.

Ma, in aggiunta, il livello degli impegni di riduzione delle emissioni ha un impatto diretto su un altro dei grandi temi di questi negoziati: il ruolo del mercato del carbonio nel mitigare i cambiamenti climatici. Ovviamente la dimensione delle riduzioni da parte dei paesi sviluppati impegnati dipende dalle dimensioni del mercato potenziale di carbonio. Più è basso più basso è l’eventuale ammontare dei certificati di impegni che i paesi industrializzati potrebbero mettere a disposizione del mercato. Dipende da questo, tutta una serie di definizioni: in che modo le nuove regole del Clean Development Mechanism: le attività, progetti settoriali, misure di mitigazione nei paesi in via di sviluppo, e così via.

D’altra parte vi è una forte pressione da parte dei paesi industrializzati per la maggior parte nel trasferimento di risorse verso i paesi del Sud fatto attraverso i meccanismi di mercato, mentre la maggior parte dei paesi in via di sviluppo preferiscono limitare queste meccanismi ed estendere il trasferimento di fondi direttamente a finanziare le esigenze di adattamento e mitigazione.  Alcuni singoli paesi come il Venezuela e la Bolivia a titolo definitivo negano qualsiasi forma di diffusione sul mercato.

G77 + Cina, nonostante le sue molte differenze interne, ha una posizione consolidata di ferro e che, se non vi è alcun impegno chiaro e ingombrante da parte dei paesi industrializzati per quanto riguarda le risorse e il trasferimento tecnologico (come previsto dalla Convenzione) non farà nessun accordo a Copenaghen. E questo non è stato un progresdso qui a Bangkok.

Crescente divisione

Gli USA sono venuti a questo incontro con una forte posizione in merito alla necessità per i paesi in via di sviluppo di rispettare gli impegni a ridurre le emissioni.  Questa non è una novità. Uno dei motivi per cui gli Stati Uniti non hanno ratificato il Protocollo di Kyoto. Tuttavia ci sono state alcune aspettative di un cambiamento, o almeno una moderazione di questa posizione con la nuova amministrazione Obama.  Questa illusione sembra aver finalmente rotto a Bangkok. La domanda agli Stati Uniti che sono venuti in Thailandia era quella di porre fine alla divisione tra paesi sviluppati e in via di sviluppo nell’ambito della convenzione e del protocollo di Kyoto e di metterle tutte in un unico sistema di compromessi, ma con diversi tipi di obbligazioni. Nel corso della riunione è emerso chiaramente che questo non solo lo scopo degli Stati Uniti, ma anche quello dell’Unione europea e dei paesi industrializzati in generale.  Ovviamente, tale posizione è stata fortemente avversata da paesi in via di sviluppo riuniti nel G 77 + Cina.

Il divario tra i paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo sembra essersi approfondito a Bangkok. Durante questa settimana il G77 ha voluto fare una dichiarazione che denuncia il tentativo di spazzare i paesi industrializzati del Protocollo di Kyoto e la Convenzione con queste nuove proposte. Tuttavia, questo sarebbe stato bloccato dalla opposizione da 8 paesi dell’America Latina: Colombia, Costa Rica, Cile, Repubblica Dominicana, Guatemala, Panama, Perù e Uruguay.

Un treno di carburante

Poiché non vi è stato alcun progresso sui grandi temi politici e le differenze sembrano aumentare, i progressi nel consolidamento e la riscrittura dei testi sono completamente inutili.  Mancato il raggiungimento di un accordo di alto livello sulle questioni fondamentali, aggiungere per gli incontri più ore di lavoro nei gruppi di “contatto” al vertice di Copenaghen del prossimo dicembre è inutile perchè appare destinato a fallire. Un osservatore qui a Bangkok illustra così ciò che viene vissuto nella capitale thailandese, “i delegati sono in procinto disalire a  bordo di un treno a discutere il colore dei sedili e di quale materiale sono fatti, ma non hanno verificato quanto carburante c’è nel treno al fine di garantire la partenza “.

Fonte: Gerardo Honty, analista su energia e cambiamenti climatici CLAES (Latin American Center Ecologia Sociale).  Osservatore in occasione della riunione della convenzione sui cambiamenti climatici di Bangkok.