Il fantasma di Lehman ancora vivo

La vicenda di Lehman Brothers è racchiusa tutta lì, in quell’immagine del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che decide di parlare ai finanzieri di Wall Street non dal tipico “floor” dello Stock Exchange, ma nella Federal Hall, sul marciapiede opposto rispetto alla Borsa. Una scelta che è un messaggio: mai così lontano è stato Washington dai sentimenti dei poteri forti della finanza e gli applausi mancati della platea di New York rappresentano il completamento del difficile rapporto di dipendenza-diffidenza che esiste tra i due soggetti.

Le immagini che ci ricordano Lerman Brothers, appena un anno fa, aleggiano ancora come fantasmi: i funzionari e gli impiegati che escono dalle sedi dell’ Hudson con i loro scatoloni tra le braccia è destinata alla storia. Era il 15 settembre e il giorno prima si era sparsa la voce che la grande banca d’affari sarebbe stata lasciata andare incontro al suo destino votato al fallimento. Quel giorno non fu esattamente l’inizio della Grande Crisi, che si era svelata già un anno prima con la “bolla dei subprime”. Il crollo della quarta banca più potente d’America è stato però il sigillo, meglio il simbolo, di una storia finanziaria dove il rischio della leva era diventato il timone impazzito di un intero sistema.

Oggi sono in molti a discutere sulla scelta di non aver curato allora quel “malato terminale”. Anche perchè altre realtà non certo virtuose nell’uso della leva vennero nei giorni seguenti risparmiate, anch’esse altrettanto spregiudicate in quello che qualche settimana dopo sarebbe stato chiamato “il supermarket finanziario”.

Ed oggi, nel momento in cui voci discordanti chiedono una riforma del sistema finanziario mondiale, si rischia di non riuscire a svincolarsi da un concetto cristallino. Se le banche sono imprese, fino a dove arriva il loro diritto di massimizzare il profitto e quando invece devono frenarsi in nome del servizio insostituibile che offrono alla struttura sociale-economica del mondo contemporaneo?

La verità è che questo quesito è ora padre e madre di tutti i dibattiti, padre e madre di ogni soluzione.

2 Risposte to “Il fantasma di Lehman ancora vivo”

  1. fino a che glielo concederemo noi, poveri idioti

  2. Tutto questo nasce semplicemente da una globalizzazione della liberalizzazione nn solo della economia reale, ma anche della selvaggia liberalizzazione dei servizi finanziari e delle transazioni. L’economia data in mano ai privati si è rivelata una vera e propria pacchia per le lobby di squali, ma un disastro per gli interessi della economia reale e degli interessi dei cittadini del mondo. Il fatto che le sinistre massimaliste o revisioniste nn siano INSORTE CON LA DOVUTA FORZA e che nn abbiano stiggmatizzato con la DOVUTA ENERGIA queesta colossale truffa che a partire dal 1987 ha hgenerato una bolla, una recessione ogni 4 anni è davvero sintomatica di una NECESSITA’ STORICA; QUELLA DI RITORNARE IN NOI, RIAPPROPRIARCI DELLA IDENTITA’ E DELLA FORZA DELLE NOSTRE CONVIINZIONI E GENERARE UNA COSCIENTE OPPOSIZIONE ALLA INGORDIGIA E ALLA VIOLENZA BORGHESE.

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