Ancora molta strada da fare

Il Partito della Rifondazione Comunista sta vivendo un periodo molto intenso, a partire dall’impegno politico a livello nazionale a finire all’acceso dibattito interno che vede protagoniste molteplici posizioni in riguardo alle future elezioni regionali (e i relativi accordi) e alla nascente Federazione Alternativa.

A mio avviso le prossime regionali saranno decisive per capire fino a che punto ha pagato la lotta estenuante che questo stesso Partito un anno addietro ha intrapreso, proprio a Chianciano, per scongiurare la sua dissoluzione.

E’ stato un anno molto difficile, da quel momento fino alla scissione di Vendola, il Partito e il segretario Ferrero sono stati bersaglio costante di detrattori, i quali avevano dalla loro parte tutto l’apparato mediatico. Nonostante le numerose difficoltà, non ultimo l’oscuramento mediatico, Ferrero ha costruito delle basi teoriche di grande livello (soprattuto in riguardo alla Crisi e al suo approccio antiliberista e anticapitalista). Il Partito, in condizioni estreme, è riuscito a realizzare le Brigate della Solidarietà e il Partito Sociale, avviando Gap, Gas in molte realtà territoriali.

Ora: cosa accadrà tra non molti mesi, cioè a marzo 2010? Da molte parti, anzi direi da tutte, il monito è quello di accellerare l’iniziativa sociale dalla costruzione dei Gap alla costruzione dei comitati contro la crisi, dalla mobilitazione per il reddito sociale alla presenza nelle lotte e nelle vertenze territoriali. Di fatto alcune realtà lavorano, e anche bene, in tal senso. Ma la domanda sorge spontanea: e nelle realtà in cui non si è riuscito a costruire nulla, o meglio, magari molto poco? Cosa avverrà in queste realtà a marzo 2010? Vi sono territori che hanno pagato un duro scotto dopo la scissione, realtà dove la militanza non esiste, e se c’è è anestetizzata. Inutile soffermarsi per individuare le colpe, perchè questo non è che frutto del travaglio interno ormai storico di questo Partito.

Per arginare la deriva su certe scelte per gli accordi delle prossime regionali, viene da molte parti risollevata nuovamente la famosa “questione morale”, che in particolar modo interessa alcune regioni come possono essere la Calabria la Puglia la Campania. Io mi soffermerei a riflettere nuovamente sulla questione dell’organizzazione. Mi chiedo: se non si è riusciti ad intervenire repentinamente e tempestivamente durante la scissione per risolvere alcune situazioni importanti (mi riferisco al rapporto tra Direzione Nazionale e Comitati Regionali), non avendo modificato a livello strutturale l’organizzazione del Partito, come si pensa di poter intervenire all’approssimarsi degli accordi elettorali?

Qualcuno propone un referendum tra gli iscritti sulle scelte e le alleanze. Potrebbe essere una soluzione. Peccato che non si tenga in conto il fatto che nelle realtà dove i militanti sono pochi e perdipiù anestetizzati, due potrebbero essere gli esiti del referendum : 1) ne uscirebbe un risultato in sintonia con le scelte dei dirigenti 2) qualora così non fosse, ci si appellerebbe al Comitato di Garanzia per verificare, controllare la veridicità dei voti ecc. ecc. ecc. Sono esperienze già vissute.

Io penso che sia giunto il momento di sostituire tale “misurazione” (mi riferisco alla volontà degli iscritti in rapporto a quella dei dirigenti) con nuovi indicatori che tengano conto anche del “benessere” di una realtà, misurato in termini di qualità del lavoro e dell’ambiente. Per far questo il Partito dovrebbe (a mio avviso l’avrebbe già dovuto fare) istituire un organismo ed assegnare compiti precisi a nuovi responsabili in grado di intervenire in un risanamento della base.

Questo sarebbe necessario non solo per il bene del Partito e per la sua sopravvivenza, ma anche e sopratutto in prospettiva del lavoro di costruzione all’interno della Federazione Alternativa.

La posta in gioco è altissima ed è quella di salvaguardare l’integrità di un partito che, se non strutturalmente pronto, potrebbe lentamente dissolversi all’interno della Federazione. Il rischio è non solo quello di dissipare tutta l’eredità di Rifondazione Comunista, ma anche quello di perdere l’opportunità di continuare con il lavoro di elaborazione teorica e di avanguardia comunista , che ha sempre caratterizzato questo partito fin dalla sua nascita. Lavoro che potrebbe continuare all’interno della Federazione Alternativa, attingendo dai movimenti e da tutti i soggetti anticapitalisti facentene parte.

Bella l’idea di creare un archivio storico del Partito, in cui raccogliere tutti i documenti, ma che non sia però preludio della sua fine.

Me lo auguro vivamente!

2 Risposte to “Ancora molta strada da fare”

  1. Forse sarebbe il caso di azzerare TUTTI i partiti comunisti e farne uno solo, magari chiamarlo PCI e adoperarsi per recuperare quell’immenso patrimonio e quell’esperienza maldestramente buttata a mare da dirigenti inetti, incapaci ed avidi solo di comode poltrone. Dirigenti che hanno preferito i salotti bene e le amicizie dei potenti alla lotta per l’emancipazione delle classi subalterne che il PCI aveva saputo interpretare in maniera magistrale. Non si possono elaborare strategie valide senza una lettura profonda delle cause che hanno portato alla dissoluzione del movimento comunista italiano. E’ triste assistere a ridicoli tentativi di alleanze elettorale che si concludono sempre con sonore sconfitte che portano ad ulteriori divisioni di partiti che raggiungono risultati da prefisso telefonico. Mentre in tutto il mondo i movimenti ed i partiti che si richiamano chiaramente al superamento del capitalismo per la costruzione della società socialista sono in continua crescita, in Italia si assiste al processo inverso. Forse è il caso di tornare alla politica fatta per pura passione e non per fare carriera, cercare nella politica il modo di vivere senza lavorare è un male che la sinistra non si può permettere, pena la perdita di qualsiasi credibilità. Solo l’azzeramento dei tanti partini può lasciare spazio alla possibilità di rinascita del movimento comunista.

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