Condannati 23 ex-agenti CIA

Washington – La sentenza giunta dall’Italia e’ considerata un pericoloso precedente negli Stati Uniti perche’ e’ la prima volta che un tribunale condanna ufficialmente la politica di ‘rendition’ americana, basata sulla cattura di sospetti terroristi in un paese e sul trasferimento in un altro per essere interrogati (con tecniche presumibilmente non accettabili nel primo paese).

“Esprimiamo il nostro disappunto per i verdetti contro gli americani e gli italiani incriminati a Milano per il presunto coinvolgimento nel caso Abu Omar”, ha detto oggi il portavoce del dipartimento di stato Ian Kelly commentando durante il briefing quotidiano la sentenza. Il portavoce ha sottolineato di non poter “fare molti commenti sulla vicenda perche’ si tratta di un caso ancora aperto che vedra’ sicuramente una richiesta di appello”.
“E’ una vicenda complessa che comporta una certa quantita’ di questioni legali – ha aggiunto il portavoce americano – Alcune di queste questioni riguardano i trattati bilaterali che abbiamo con l’Italia. Ma finche’ non avremo il testo della sentenza del tribunale non possiamo dare ulteriori dettagli e commenti”.
Tra i 23 ex agenti della Cia condannati figurava anche il tenente colonnello Joseph Romano, l’unico dipendente del Pentagono tra gli imputati. Romano era l’ex responsabile della sicurezza della base Usaf di Aviano, a Vicenza, dove Abu Omar fu portato da Milano, per poi finire al Cairo. Anche il Pentagono ha espresso oggi il suo disappunto per il verdetto ribadendo la posizione Usa che gli accordi tra Italia e Stati Uniti assegnano la giurisdizione, per quanto riguarda Romano, agli Stati Uniti.
“Il nostro punto di vista e’ che i tribunali italiani non hanno alcuna giurisdizione su Romano e avrebbero dovuto archiviare immediatamente le accuse”, ha detto oggi il portavoce del Pentagono Geoff Morrell.

“Siamo ovviamente dispiaciuti per la decisione del tribunale italiano e per il fatto che non sia stata rispettata la nostra rivendicazione di giurisdizione su questa vicenda – ha detto il portavoce del Pentagono – Adesso, dopo questo verdetto, studieremo quali sono le nostre opzioni per il futuro dal punto di vista legale”.

La Cia ha rifiutato anche in questa occasione, come aveva fatto in passato, di commentare questo sviluppo importante della vicenda. “La Cia non ha mai commentato nessuna delle affermazioni riguardanti Abu Omar”, si e’ limitato a dire oggi il portavoce George Little.

da Infoaut.org

 

5 Risposte to “Condannati 23 ex-agenti CIA”

  1. (ANSA) – WASHINGTON, 5 NOV – Una ex agente della Cia dei 23 condannati a Milano per il rapimento di Abu Omar ha riconosciuto di aver ”infranto la legge”. Ma si e’ lamentata di essere stata scaricata dai suoi superiori. Sabrina De Sousa, condannata in contumacia a cinque anni di prigione, ha detto,in una intervista a un’emittente americana, che l’operazione, benche’ illegale, era stata ”approvata a Washington” e ha giudicato di essere stata ”abbandonata” dai suoi superiori.

  2. marco aurelio Says:

    Parlando sempre di sequestri, fatti da agenti della sicurezza. Parla di quello che è successo alla Sanchez. Rapita picchiata a sangue. Vediamo se i vari organi di propaganda Cubana ne parlano di questo. Il fatto è successo ieri pomeriggio all HAVANA. Aspettiamo un tuo commento sulla grande libertà di espressione che c’è a Cuba!!!!!!!! Complimenti Maria, VEGOGNATI….

  3. La blogger cubana Toani Sanchez è stata sequestrata per diverse ore da agenti della sicurezza a L’Avana. La donna si stava recando insieme al blogger Luis Pardo a una manifestazione contro la violenza nel mondo nel quartiere Vedado ma a un certo punto tre agenti sbucati fuori da un’auto nera li hanno costretti a salire a bordo. Una volta in auto gli uomini, di “corporatura possente”, hanno gettato dal finestrino la borsetta della blogger. Yoani Sanchez ha chiesto aiuto ai passanti, spiegando loro che la stavano sequestrando, ma gli agenti hanno subito avvertito la folla: “Questi qui sono controrivoluzionari. Non v’immischiate”. La blogger e il suo collega son stati portati in un’abitazione e lì interrogati.

    Come vedi non ho problemi a riportare la notizia.
    Anche perchè, nonostante l’atto deprecabile e da condannare, la Sanchez ha potuto ESPRIMERSI E ACCUSARE.

    Marco Aurelio VERGOGNATI TU e abbi la decenza di dire CHI SEI, quando vieni a vomitare su questo blog!

  4. “Bob” Seldon Lady, l’ex capo della sede CIA a Milano, quello che dirigeva i 23 agenti condannati, era uno degli elementi chiave della rete che dall’Honduras e El Salvador, assieme a John Negroponte, Félix Rodríguez Mendigutía y Luis Posada Carriles, trafficava armi in cambio di cocaina a favore della Contra nicaraguense, quando, negli anni ’80. stavano in centroamerica.
    Per leggere tutto l’articolo (in spagnolo) segnalo il sito:
    http://www.cubadebate.cu/opinion/2009/11/05/italia-jefe-23-agentes-cia-condenados-trafico-honduras/

    non dare retta allo scatenato aurelio, che ha fatto il giro di tutti i nostri blog, con lo stesso delirio…

  5. Nota: chi compara una squallida teatrante prezzolata con chi è stato veramente sequestrato, torturato e ucciso da chi paga la suddetta squallida, si mette alla sua stessa bassezza.

    *****

    YOANI SÁNCHEZ, LA BLOGGER CON I LIVIDI AL CULO

    In questi giorni ha trovato molto spazio sui quotidiani italiani la notizia del presunto pestaggio ad opera della polizia cubana della blogger Yoani Sanchez.

    Il tutto parte da un articolo della stessa Sanchez sul proprio blog, Generazione Y, in cui racconta, in modo alquanto fantasioso la presunta aggressione che lei ed i suoi amici avrebbero subito.

    Cito testualmente: “(…)ci hanno riempito di botte e spintoni, mi hanno caricato con la testa verso il basso e hanno tentato di infilarmi nell’auto. Ho afferrato la porta, ricevendo colpi sulle mani, sono riuscita a togliere un foglio che uno di loro portava in tasca e me lo sono messo in bocca. Mi sono presa un’altra scarica di botte perché restituissi il documento.
    Orlando era già dentro l’auto, immobilizzato da una mossa di karate che lo faceva stare con la testa verso il pavimento. Uno ha messo le sue ginocchia sul mio petto e l’altro, dal sedile anteriore mi colpiva nella zona dei reni e sulla testa per farmi aprire la bocca e liberare il documento. Per un istante, ho temuto che non sarei più uscita da quell’auto. “Sei arrivata fino a qui, Yoani”, “Adesso la finirai di fare pagliacciate”, ha detto quello che era seduto accanto all’autista e che mi tirava i capelli (…)”.

    Da notare che la stessa afferma di essere stata “riempita di botte” e di avere ricevuto “colpi sulla testa e sulle mani”. Sarà utile in seguito.

    Ancora più fantasiosa la presunta fuga dai “terribili poliziotti” inviati dal regime per farla tacere per sempre: “(…)In un gesto di disperazione sono riuscita ad afferrare, dai pantaloni, i testicoli di questo personaggio. Ho affondato le mie unghie, supponendo che lui avrebbe continuato a schiacciare il mio petto fino all’ultimo respiro. “Uccidimi adesso”, gli ho gridato, con il fiato che mi restava, ma quello che stava nei sedili anteriori ha detto al più giovane: “Lasciala respirare” (…)”.

    Innanzitutto non si comprende come sia conciliabile la presunta mancanza di libertà di espressione che la Sanchez denuncia con il fatto che essa possa liberamente gestire un blog apertamente anti-castrista proprio da Cuba. Tra l’altro, sempre da Cuba, la stessa ha rilasciato proprio in questi giorni un’intervista al corrispondente della Bbc Fernando Ravsberg che, trovandola in perfette condizioni di salute (la foto dell’articolo è quella fatta dalla Bbc), giustamente le chiede come mai non abbia mostrato nessuna foto dei lividi causati dalle percosse che sostiene di aver ricevuto (nel post sul suo blog è inserito un video in cui vi sono una decina di ragazzi con dei cartelli e nessun pestaggio, nemmeno l’ombra della polizia).

    Tutta da leggere la risposta: “Ho diverse contusioni, in particolare sui glutei, purtroppo non posso mostrarli. Per tutto il weekend ho avuto gli zigomi e il sopracciglio gonfi. E soprattutto ho avuto molto mal di schiena. Ho perso molti capelli però avendo una capigliatura molto folta non si nota”.

    La domanda è: i lividi sono realmente sul culo oppure è lei che vorrebbe prenderci tutti per il culo?

    E quei quotidiani come “Il Fatto Quotidiano” che, senza verificare la veridicità della notizia, si sono subito affrettati in una raccolta firme per esprimere solidarietà alla Sanchez, sono da considerasi vittime della presa per il culo oppure corresponsabili?

    di Alessandro Belmonte

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