Lo Stato di mille e una notte

Come farà il futuro Stato a pagare tutte le spese per il suo funzionamento? La domanda, che supera la fase della creazione di una nuova entità territoriale, preoccupa più di qualche autorità. Perché quando nascerà – per davvero – lo Stato palestinese i problemi saranno tanti. A partire dall’economia.

L’analista israeliano Eyal Ofer, insieme a Adam Roiter, ha calcolato che il 60% del Prodotto interno lordo palestinese – negli anni 2009 e 2010 – era costituito da donazioni esteri di Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite e Banca mondiale. Presi i valori reali, le donazioni sono più che raddoppiate dal 2006 a oggi.

Tradotto: l’autorità palestinese riesce a vivere solo grazie all’aiuto estero. E la popolazione – sia essa della Cisgiordania che della Striscia – è quella che, al mondo, riesce a ricevere più aiuti di tutti. Più delle popolazioni colpite dalle calamità naturali o dalle crisi politiche. In numeri, secondo lo studioso Ofer, l’Anp ha ricevuto per ogni suo cittadino una media di mille dollari all’anno. «In queste condizioni, non si può parlare di un’economia palestinese», sottolinea il dossier.

«Un’economia può funzionare anche con le donazioni», spiega Ofer, «ma a patto che questi soldi vengano investiti nello rafforzamento delle istituzioni, nello sviluppo, nella produzione e nell’infrastruttura. Ma non sembra il caso dell’Autorità nazionale palestinese».

Nel 2000, secondo i calcoli, il peso delle donazioni estere costituivano il 10,47% del Pil. Un decennio dopo quel valore è arrivato al 60%. L’anno della svolta è stato il 2007. Quando Hamas ha preso il controllo della Striscia di Gaza e quel che restava dell’Autorità palestinese aveva bisogno urgente di rafforzarsi agli occhi della Cisgiordania per non lasciarlo in mano agli estremisti islamici.

Gli autori, infine, danno una stoccata al premier palestinese Salam Fayyad. «Mentre il primo ministro si vanta degli alti tassi di riscossione dei tributi, dimentica di dire che l’operazione è svolta non da un’organizzazione palestinese, ma dal ministero israeliane delle Finanze». È quest’ultimo che, una volta raccolto il denaro – circa 1,4 miliardi di dollari all’anno – si preoccupa di trasferirlo alle casse dell’Autorità nazionale palestinese.

 Leonard Berberi

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