Mubarak è un dittatore! E chi l’avrebbe mai detto?

Gli eventi rivoluzionari in Tunisia ed Egitto sono piovuti sulla “comunità internazionale” come un fulmine a ciel sereno. I due impopolari regimi, sebbene tutt’altro che democratici, non erano noti per essere particolarmente repressivi. Al contrario, la Tunisia era conosciuta come un regime moderatamente filo-occidentale nel quale erano banditi per legge velo e poligamia. Analogamente l’Egitto era considerato una moderata autocrazia, e il presidente Hosni Mubarak un moderato filo-occidentale degno di fiducia e sostenitore della pace. Certo, c’era ogni tanto qualche rimostranza da parte delle ONG per i diritti mani, ma erano solo tenui pigolii in confronto all’incessante fuoco di fila di denunce contro Israele.
Sia la Tunisia che l’Egitto erano stati eletti membri di quel circo che va sotto il nome di Commissione Onu per i Diritti Umani. Nei suoi rapporti, insieme a blande critiche, la Commissione si complimentava con entrambi i regimi: la Tunisia veniva elogiata per essersi dotata di “un quadro giuridico e costituzionale volto alla protezione e promozione dei diritti umani”; l’Egitto veniva lodato per le iniziative “prese negli ultimi anni riguardo ai diritti umani, e in particolare la creazione di dipartimenti per i diritti umani all’interno dei ministeri della giustizia e degli affari esteri” (leggendo questi brani vien da pensare che le vere manifestazioni di protesta dovrebbero svolgersi a Ginevra, sede della Commissione Onu per i diritti umani).
Ed è appena il caso di osservare che nulla di ciò che avevamo letto o visto nel universo dei mass-media ci aveva preparati alle scene per le strade e alle terribili accuse che esplodono dai teleschermi: l’idea che Mubarak sia un dittatore è arrivata come uno shock per il pubblico occidentale.
La lezione che si deve trarre da tutto questo è che, in realtà, noi non sappiamo nulla di ciò che accade realmente nei regimi non democratici. Esattamente come negli anni Trenta i giornalisti occidentali che giravano per l’Ucraina non videro le morti in massa per fame coercitiva che avevano tutt’attorno, così i mass-media contemporanei non capiscono nulla di ciò che cova veramente sotto la superficie di una non-democrazia apparentemente mite.
Il mondo dell’informazione e i rapporti delle ONG sono strabici. Hanno la tendenza a trovare difetti e colpe nelle società aperte, e a farsi circuire dai regimi repressivi dove non esistono mezzi di informazione liberi né tribunali indipendenti. È così che nasce il paradosso: più un paese è aperto e democratico, più è esposto ad accuse di violazioni dei diritti umani.
Lo stesso vale anche per l’Egitto e la Tunisia. I loro regimi non erano più repressivi di altri regimi mediorientali: certamente le loro violazioni dei diritti umani erano relativamente lievi in confronto alla brutalità di regimi come quelli in Iran e in Siria. Ma proprio perché Egitto e Tunisia erano soggetti a una certa influenza e pressione occidentale, non potevano ricorrere alla ferocia senza ritegno con cui il regime di Teheran ha schiacciato, nel 2009, i suoi oppositori pro-democrazia.
In effetti, la verità è ancora più indigesta. Non esiste nessun valido sostituto alla democrazia, anche se imperfetta. Ma in Medio Oriente le libere elezioni – un elemento essenziale del sistema democratico – rischiano di portare a un regime islamista di tipo iraniano destinato fatalmente a soffocare ogni barlume di autentica democrazia. Bisognerà aspettare ancora a lungo prima di assistere a un’inversione di tendenza.

Amnon Rubinstein

3 Risposte to “Mubarak è un dittatore! E chi l’avrebbe mai detto?”

  1. si ma dovremmo allargare la concezione di “dittatore”:I dittatori decidono e comandano. Ben Ali era un servo degli interessi economici occidentali, un fedele burattino-politico che obbediva agli ordini, col sostegno attivo della comunità internazionale.

    http://coriintempesta.altervista.org/blog/tunisiacomanda-sempre-la-banca-mondiale/

  2. i like it Mubarak è un dittatore! E chi l’avrebbe mai detto? « maria rubini now im your rss reader

  3. giulia benson Says:

    Ci sono molte verità nell’analisi proposta dall’articolo. Ma se Egitto e Tunisia sono “crollate” è proprio perché si tratta di Paesi che erano gestiti da un potere moderato. e proprio per questo non più abituato a mettere in atto forme di repressione dura… L’onda della rivoluzione riuscirà mai a coinvolgere l’Iran o l’Arabi Saudita o la stessa Siria?. Li le persone non le fanno neanche scendere in piazza…. I movimenti dal basso sono importanti perché la democrazia non si esporta e lo si è visto in Iraq e in Afghanistan, senza contare gli altri esempi della storia. Ma il rischio di islamizzazione integralista di tutta l’area non è remoto e sarebbe un disastro, soprattutto per Israele. Bene lottare per diritti e libertà, rivendicando però la laicità dello Stato.

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