L’eterno nemico

Noi israeliani non ce ne siamo nemmeno accorti, ma su entrambi i fronti della grande turbolenza che ultimamente sta investendo un po’ tutto il mondo arabo non mancano coloro che sostengono che la causa sottostante a tutto il caos è, come al solito, Israele.
Le bufale sul tema, variamente assortite, hanno un comun denominatore costante: è la lunga mano di Israele quella che rimesta nella pentola araba, che manipola le ingenue masse arabe e che dirige da dietro le quinte i melodrammi in corso.
Sul versante degli assillati governanti, ci ha pensato la scorsa settimana il presidente dello Yemen Ali Abdullah Saleh ad evocare l’immagine di un nefasto centro di comando localizzato a Tel Aviv che orchestra i vari tumulti arabi. I dimostranti, stando a ciò che ha asserito Saleh rivolgendosi a studenti e accademici dell’Università di Sanaa, altro non sono che lacchè d’Israele “che obbediscono ai suoi comandi e sono al servizio dei progetti sionisti”. L’intemerata di Saleh è giunta un po’ a sorpresa dal momento che il presidente yemenita è considerato filo-americano e relativamente accondiscendente nella battaglia contro al-Qaeda. Destinatario di rilevanti aiuti militari dagli Stati Uniti, Saleh in effetti ci ha poi ripensato e ha telefonato alla Casa Bianca per scusarsi del “malinteso”. Ma la sua requisitoria, fatta davanti alle telecamere, smentisce le sue scuse. Mentre centinaia di migliaia marciavano per le strade dello Yemen chiedendo a gran voce la sua estromissione, Saleh ha evidentemente tentato di infangare i suoi avversari come “traditori” in combutta col nemico. E in ambito arabo, il nemico per definizione non può che essere Israele. “Vi rivelerò un segreto – ha ripetutamente proclamato al suo pubblico – A Tel Aviv c’è il quartier generale delle operazioni che sopraintende all’obiettivo di destabilizzare il mondo arabo. La sala operativa è a Tel Aviv, ed è gestita dalla Casa Bianca”.
Le fantasiose teorie di Saleh possono fare tranquillamente a gara con le classiche panzane diffuse in passato nel mondo arabo, come l’impudente accusa a Israele d’aver architettato e realizzato gli attacchi dell’11 settembre, d’aver avvelenato Yasser Arafat, o che forze aeree americane avessero operato in collusione con quelle israeliane nella guerra del sei giorni del ’67. Si possono liquidare queste menzogne come assurde frottole senza peso, ma le moltitudini che abboccano, nel gran reame arabo-islamico, le elaborano in un contesto ben più sinistro.
Un’altra accusa scagliata contro Israele la scorsa settimana è che quello stesso centro nevralgico di Tel Aviv che avrebbe presumibilmente innescato le vaste rivolte arabe, sta anche malignamente complottando contro i dimostranti anti-regime. Così, ad esempio, la tv al-Jazeera ha preteso di svelare la vera identità dei complici cospiratori che avrebbero consentito al despota libico Muammar Gheddafi di scatenare i suoi mercenari contro la sua stessa popolazione. Ecco qualche passo saliente dalle “rivelazioni” di al-Jazeera, a loro volta avidamente riprese e rilanciate dal sito web della Press TV iraniana, a proposito delle macchinazioni di Israele: “Con l’autorizzazione di Tel Aviv, la società israeliana di distribuzione di armi Global CST ha fornito al leader libico Muammar Gheddafi i mercenari africani per reprimere le proteste anti-governative. Fonti egiziane hanno rivelato che finora la ditta israeliana ha fornito al regime di Gheddafi cinquantamila mercenari africani per attaccare i dimostranti civili anti-governativi in Libia. La ditta di armi – dice sempre al-Jazeera – era stata in precedenza condannata in un paese africano per traffici illegali. Alcune fonti dicono che la Global CST aveva ottenuto in anticipo da funzionari israeliani il permesso di fornire mercenari a Gheddafi. In precedenza il general manager della Global CST aveva incontrato il capo dell’agenzia di intelligence israeliana Aman e il ministro della difesa Ehud Barak, e aveva ottenuto il permesso per tale misura. I rappresentanti della società si sono anche incontrati in Ciad con Abdullah Sanusi, capo dell’intelligence interna libica, per discutere i dettagli dell’accordo finale”. Naturalmente la domanda su perché mai Israele avrebbe anche lontanamente contemplato l’idea di aiutare un nemico giurato come Gheddafi non viene nemmeno posta. Vilipendere qualcuno con il sospetto che sia in qualche modo associato a Israele basta e avanza per gettarlo nel discredito totale.
L’assioma di Israele come onnipresente spauracchio è il vero aspetto inquietante di queste favole surreali, per quanto spassose possano sembrare anche a noi stessi. Le menzogne innescano dinamiche e poi vivono di vita propria. Se nutrite crescono, si moltiplicano e generano ramificazioni incalcolabili. Le menzogne incatenano e schiavizzano. Le ingiustizie fasulle imprigionano e tormentano coloro che ne sono intrappolati. L’autentica libertà – quella autentica libertà che tanti nel mondo arabo così chiaramente desiderano – si può fondare solo sui lumi della ragione, non sull’inganno immerso nell’ignoranza.

Editoriale del  Jerusalem Post

2 Risposte to “L’eterno nemico”

  1. Tali regimi preferiscono dunque quegli immigrati che non hanno con i residenti locali alcun legame che permetta l interazione e l integrazione come la lingua la cultura e gli interessi condivisi sebbene questo rappresenti a sua volta un pericolo reale e certo per l identita dei cittadini governati da tali regimi. Tali paesi sono visti soltanto come una porta per l emigrazione ed in effetti l emigrazione e una porta aperta verso l ignoto.

  2. Il regime iraniano fin adesso osservava da lontano credendo che queste manifestazioni rappresentassero il primo passo per un Medio Oriente senza Stati Uniti ed Israele.

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