Le opere che ho compiuto sono sotto i vostri occhi: per quale di esse volete lapidarmi?

I tuoi occhi sono una spina nel cuore

lacerano, ma li adoro.

 

Li proteggo dal vento

e li conficco nella notte e nel dolore,

cosi   la sua ferita illumina le stelle,

trasforma il presente in futuro

più caro della mia anima.

 

Dimentico qualche tempo dopo,

quando i nostri occhi si incontrano,

che una volta eravamo

insieme, dietro il cancello.

 

Le tue parole erano una canzone

che io tentavo di cantare ancora,

ma la tribolazione si era posata

sulle fiorenti labbra.

 

Le tue parole come la rondine

volarono via da casa mia

volarono anche la nostra porta

e la soglia autunnale

inseguendo te,

dove si dirigono le passioni ….

 

I nostri specchi si sono infranti

la tristezza ha compiuto 2000 anni,

abbiamo raccolto le schegge del suono

e abbiamo imparato a piangere la patria.

 

La pianteremo insieme,

nel petto di una chitarra;

la suoneremo sui tetti della diaspora

alla luna sfigurata ed ai sassi.

 

Ma ho dimenticato,

oh tu dalla voce sconosciuta !

ho dimenticato,

è stata la tua partenza

ad arrugginire la chitarra,

o è stato il mio silenzio ?

 

Ti ho vista ieri al porto

viaggiatore senza provviste … senza famiglia;

sono corso da te come un orfano

chiedendo alla saggezza degli antenati:

perché trascinare il giardino verde

  in prigione, in esilio, verso il porto

se rimane, malgrado il viaggio,

  l’odore del sale e dello struggimento,

rimane sempre verde?

 

Ho scritto sulla mia agenda:

amo l’arancio e odio il porto,

  ho aggiunto sulla mia agenda:

al porto mi fermai  

la vita era con gli occhi d’inverno,

avevamo le bucce dell’arancia

e dietro di me la sabbia era infinita!

 

Giuro, tessero’ per te

un fazzoletto di ciglia

scolpiro’ poesia per i tuoi occhi

con parole più dolci del miele;

scrivero’ “sei palestinese e lo rimarrai”

 

Palestinesi sono i tuoi occhi,

il tuo tatuaggio

Palestinesi sono il tuo nome,

i tuoi sogni

i tuoi pensieri e il tuo fazzoletto

  palestinesi sono i tuoi piedi,

la tua forma

le tue parole e la tua voce

palestinese  vivi, palestinese  morirai.

 

Innamorato della Palestina

di Mahmud Darwish 

Gli orfani di Nema (Vittorio Arrigoni)

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