Archivio per giugno, 2011

Napoli caput mundi

Posted in Politica, Società with tags , , on giugno 23, 2011 by Maria Rubini

Di cosa sta discutendo in queste ore il Parlamento italiano?

Nei giorni in cui i miasmi della spazzatura napoletano tracimano fino ad invadere una regione dopo l’altra del Paese, la politica nazionale misura tutta la propria inconcludenza di fronte all’emergenza eterna e frustrante della munnezza napoletana. E’ in questo giugno caldissimo che si svela impietosamente l’origine di incompetenze accumulate negli anni in nome del malaffare, delle clientele, delle cordate di potere, del dominio sotto forma di ricatto o di scambio di favori. E pensare che Napoli in modo impressionante è l’Italia nel mondo: è anche l’italianità nel luogo comune, nell’impossibilità di riconoscersi cittadini,  nella ricchezza di un popolo. E certo è  – era – anche un territorio di impressionante bellezza, perché oltre al golfo, ai segreti delle sue strade e dei suoi vicoli oscuri, si prolungava lungo un tratto di costa e di mare unico, aveva nelle isole – queste sì da cartolina – un’altra serie di fotogrammi che hanno segnato l’immaginario contemporaneo. E poi il parco del Vesuvio, gli scavi di Pompei, Ercolano: è l’elenco  – noto – che si ritrova nelle agenzie di viaggio di mezzo mondo. E però tutta questa bellezza, questo patrimonio ineguagliato e ammirato da tutti, è stato semplicemente distrutto da un fiume di cemento, dalle malversazioni delle classi dirigenti, dalle forme di sottocultura che si sono diffuse fra le stesse popolazioni, dall’ uso del territorio come discarica privilegiata dei veleni del resto del Paese, fino ad inquinare l’erba, i fiumi, la campagna, i terreni agricoli, e poi le mozzarelle, l’acqua, la vita. Solo ieri crollavano le case a Pompei: la memoria di una civiltà che si sgretola per l’incuria di burocrati e briganti. Pochi chilometri più in là, A Castellammare di Stabia, i cantieri chiudevano e lasciavano per strada centinaia di lavoratori.

Che il governo, oggi, non muova un dito, magari per isolare il sindaco “nemico”, è l’ennesimo scandalo civile cui ci tocca assistere: invece di una mobilitazione nazionale, il silenzio. E certo lo stesso De Magistris, un po’ c’è cascato, con quelle promesse sui cinque giorni per ripulire la città: credeva che gli avrebbero reso la vita facile? Per altro Napoli è un vero paradigma del caos italiano se è vero che nella sua storia recente si misura anche il fallimento del riformismo di sinistra, della possibilità, cioè, di rendere “normale” e vivibile nella quotidianità, la capitale del Sud. E se ora l’opposizione sta dicendo qualcosa sulla situazione napoletana, sembra, ancora una volta, che manchi il sentimento della gravità di quanto sta avvenendo, che non si riesca a capire che qui e ora si deve chiamare il vertice del governo del Paese al confronto diretto e implacabile con i problemi reali.

E poi certo la camorra come è stato scritto e detto fino alla nausea. Ma Napoli è stata anche la città che già negli anni ’70 chiedeva una svolta mandando per la prima volta il Pci al governo della città : non tutto, insomma, è stato sempre delinquenza, paesaggio sociale immutabile o rivolta disperata. E’ ora, però, che la politica si faccia carico dell’enormità di quello che sta avvenendo, che si avverta l’urgenza di un passaggio storico. Perdere Napoli è perdere il Paese, significa consegnarlo alla sconfitta civile dello Stato, della cosa pubblica, degli interessi collettivi, del bene comune, delle regole degne che ci consentono una vita degna da vivere insieme. Napoli, ancora, siamo noi nel mondo, in ogni Paese d’Occidente e d’Oriente, lì i cumuli di spazzatura che come un morbo assediano le strade, rappresentano il cuore stesso dell’Italia di oggi.

Francesco Peloso

La mercificazione della morale

Posted in Politica, Società with tags , , on giugno 9, 2011 by Maria Rubini

Far leva sulla mercificazione e la commercializzazione dei bisogni morali degli individui per mantenere a galla l’idea di una crescita illimitata dell’economia è una mistificazione della realtà, rischiosa per la sopravvivenza dell’umanità.

 È questo, in sintesi, il messaggio lanciato domenica 5 giugno, in chiusura del Festival di economia di Trento, dal pensatore e sociologo polacco Zygmunt Bauman. Durante la sua lectio magistralis all’auditorium S. Chiara, dell’Università di Trento, Bauman ha espresso grandi preoccupazioni sull’attuale tendenza che vede il mercato proporsi quale canale sostitutivo per il soddisfacimento delle esigenze morali.
Una tendenza, questa, sostenuta da ingenti investimenti pubblicitari, ma, soprattutto, dall’attuale scansione della vita lavorativa. Vent’anni fa, ha rilevato l’oratore, il 60% delle famiglie americane si ritrovava la sera per condividere, insieme, momenti relazionali. Ora le cose sono cambiate: solo il 20% ha mantenuto questa tradizione, essendo aumentate le ore di lavoro e sparito il confine che divide i tempi lavorativi dai momenti di vita privata.
Secondo Bauman, questo stato di cose ha generato una cattiva coscienza che le persone cercano ora di mitigare con le proposte del mercato. Più grande è il senso di colpa creato dalla scarsa manifestazione di affetto, più le persone cercano di colmarlo elargendo, ad esempio, regali costosi ai propri cari. Per il pensatore polacco, questa nuova trovata del mercato è pericolosa. Alimenta la corrente di pensiero secondo cui è possibile che l’economia continui a crescere illimitatamente, visto che è illimitata la natura delle esigenze morali che si propone di soddisfare.
Bauman ha smontato quest’ultimo assunto rilevando come sia assurdo basare l’indefinita crescita del Pil sulla vendita di prodotti o servizi che, benché soddisfino bisogni illimitati, dipendono dallo sfruttamento di risorse appartenenti a un ecosistema limitato. Com’è possibile, si è chiesto lo studioso polacco, continuare a credere nell’indefinita crescita della produzione e dei consumi in un mondo dove il picco della produzione mondiale del petrolio è stato raggiunto nel 2006?
Il momento della verità è vicino, dice Bauman, secondo cui, per uscire dal vicolo cieco della crescita senza freno, la società mondiale deve effettivamente abbracciare la via della sostenibilità (economica, sociale e ambientale), pensando amorevolmente alle generazioni future. Da qui l’augurio che avvenga un cambiamento di prospettiva nel sistema di governance mondiale il quale, per rilevare la sfida, dovrebbe cominciare a guardare al lungo periodo, invece di mantenersi in una logica di breve periodo basata sulla necessità di ottenere un consenso politico irresponsabile ed egoista.

 
L’ospite d’onore dell’ultimo giorno del Festival di Trento si è inoltre augurato che l’avidità smithiana, che ha guidato per anni il pensiero economico occidentale, non continui più a essere considerata come motore della prosperità individuale e collettiva. L’idea secondo cui volere di più per sé genera ricchezza anche per gli altri deve essere sostituita da azioni basate su effettivi rapporti umani, che, di genere, consumano poche risorse e non sono funzionali né alla crescita della produzione né all’aumento dei consumi.

Secondo Bauman, che nel suo intervento ha citato Antonio Gramsci, “oggi i confini della libertà economica si stanno restringendo e le regole che governano il mondo non sono più applicabili”.

La morale. Bauman propone un tipo di morale: la morale nasce come il consegnarsi totalmente dell’io al tu (ovvero di me all’altro). È un fatto assolutamente e totalmente individuale e libero. Poiché non può esistere un terzo che mi dice se la mia azione sia morale oppure no, non c’è più società, la quale necessita sempre di almeno tre persone. Ma come si traduce questa definizione individuale nella concreta pratica sociale? Bauman specifica che questa libertà di donarsi è sempre dentro a certi vincoli e costruzioni dati da una struttura che è, appunto, la società. L’impulso ad essere per l’altro, a donarsi all’altro, indipendentemente da come l’altro si atteggia nei suoi confronti non è razionale; per questo per Bauman la morale originata da tale impulso è del tutto irrazionale.

 Fonti: Trentinocorrierealpi, Agenzie Stampa, Fortuna Ekutsu Mambulu Nigrizia.

Religiosi a pane e acqua

Posted in Società with tags , , , on giugno 4, 2011 by Maria Rubini

Carissimi sacerdoti, missionari(e) e religiosi(e).

Ci stanno rubando l’acqua!

Come possiamo permettere che l’acqua, nostra madre, sia violentata e fatta diventare mera merce per il mercato? Per noi cristiani, l’acqua è un grande dono di Dio, che fa parte della sua straordinaria creazione e non può mai essere trasformata in merce.
«Dammi da bere», chiede un Gesù, stanco e assetato, alla donna samaritana, nel Vangelo di Giovanni (4,7), letto durante la Quaresima in tutte le chiese cattoliche del mondo. «Dateci da bere!», gridano oggi milioni di impoveriti.
In un pianeta dove la popolazione sta crescendo e l’acqua diminuendo per il surriscaldamento, questo “dateci da bere” diventerà un grido sempre più angosciante. Nei volti di tutti gli assetati del mondo, noi credenti vediamo il volto del povero Cristo, che alla fine dei tempi di dirà: «Ho avuto sete e non mi avete dato da bere» (Mt 25,42).
L’Onu afferma che, entro la metà del nostro secolo, 3 miliardi di esseri umani non avranno accesso all’acqua potabile. È un problema etico e morale di dimensioni planetarie, che ci tocca direttamente. Di fatto, per noi cristiani l’acqua è sacra, è vita, è la madre di tutta la vita sulla terra; l’acqua ha un enorme valore simbolico e sacramentale.
Papa Benedetto XVI, nella sua enciclica Caritas in Veritate, ha affermato: «Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, a iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni» (37).
Nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa si afferma: «L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale… Il diritto all’acqua, come tutti i diritti dell’uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l’acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile» (485).
Il segretario della Conferenza episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, durante il convegno ad Assisi su “Sorella Acqua” (aprile 2011) ha affermato: «In questo scenario, conservano tutto il loro peso i processi di privatizzazione, che vedono poche multinazionali trasformare l’acqua in affare, a detrimento dell’accesso alle fonti e quindi dell’approvvigionamento, con conseguente perdita di autonomia da parte degli enti governativi. Il tema va affrontato dalla comunità internazionale, per un uso equo e responsabile di questa risorsa, bene strategico – l’oro blu! – attorno al quale si gioca una delle partite decisive del prossimo futuro. Richiede un impegno comune, che sappia orientare le scelte e le politiche per l’acqua, concepita e riconosciuta come diritto umano, come bene dalla destinazione universale (…). A dire quanto queste problematiche tocchino la sensibilità comune, la Corte costituzionale ha ammesso a referendum due quesiti, sui quali il popolo italiano sarà chiamato a esprimersi nel prossimo mese di giugno».
Come cristiani, non possiamo accettare la Legge Ronchi, votata dal nostro parlamento (primo in Europa) il 19 novembre 2009, che dichiara l’acqua come bene di rilevanza economica. Il referendum del 12 e 13 giugno sarà molto importante per bloccare questo processo di privatizzazione dell’acqua e per salvare l’acqua come un grande dono per l’umanità.
Scendiamo in piazza!
Come hanno fatto i monaci in Myanmar (ex Birmania) contro il regime che opprime il popolo.
Invitiamo, quindi, i sacerdoti, le missionarie e i missionari, i consacrati e le consacrate a trovarsi in Piazza San Pietro, a Roma, giovedì 9 giugno alle ore 12, per fare un grande digiuno.
Venite con i vostri simboli sacerdotali e religiosi, ma anche con i vostri manifesti pastorali, per gridare a tutto il popolo italiano: “Salviamo l’acqua!”.
Padre Adriano Sella e padre Alex Zanotelli

 

Per chi vuole dare la propria adesione all’iniziativa: inviare un’email a adrianosella@virgilio.it o forum@nigrizia.it
Per informazioni: 346 2198404

 

LISTA DEGLI ADERENTI E SOSTENITORI

 

Programma per il digiuno del 9 giugno in piazza San Pietro (Roma)

– ore 12.00: inizio del digiuno con una preghiera e un canto
– ore 12.00-14.00: digiuno e silenzio
– ore 14.00: tutti in cerchio e con le mani unite, si conclude con la preghiera del Padre Nostro

Ci sarà un grande striscione da porre nel mezzo con la seguente scritta: “Signore, aiutaci a salvare l’acqua!”.


NB: Sono invitati a partecipare al digiuno a Roma (nella piazza di S. Pietro) solamente i sacerdoti, le suore e i religiosi. Vuole essere un evento simbolico di mobilitazione dei sacerdoti e religiosi/e, sulla scia dei monaci tibetani (vedi appello). Chiediamo ai laici di non venire in piazza San Pietro, ma di sostenerci da casa. Grazie.