Islam: L’università di al-Azhar sbatte la porta in faccia agli islamisiti e si schiera con laici, liberali e copti.

Dopo aver varato “il documento della speranza”, un testo che rimette in linea l’Islam con il pensiero moderno e le libertà fondamentali dell’uomo, a partire da quella religiosa, lo sceicco dell’Università Islamica di al-Azhar, al-Tayyeb, ha sbattuto fragorosamente la porta in faccia ai Fratelli Musulmani egiziani, che guidano e secondo molti egemonizzano i lavori della commisione incaricata di redigere la nuova costituzione. “Al-azhar si ritira dalla commissione perchè non si ritiene adeguatamente rappresentata”, ha detto chiaro tondo al-Tayyeb, unendosi così all’analoga protesta della minoranza laico-liberale, che potrebbe allargarsi, secono i più, ai rappresentanti copti. La mossa di al-Azhar è una chiara scelta di campo contro visioni della Cosstituzione che non siano rispettose dei diritti delle minoranze, che non scelgano la costruzione di uno Stato laico, o “stato civile”, come si dice correntemente nel dibattito arabo attuale.
Poche ore prima a Istanbul il portavoce dei Fratelli Musulmani siriani, Ali Sadreddine Bayanouni, aveva dato formale lettura del nuovo manifesto della sua organizzazione, nel quale si parla espressamente di costruzione di uno “stato civile”, basato sul rispetto dei diritt fondamentali dell’uomo, di qualunque fede o gruppo etnico. Tanto che nel documento viene espressamente detto che qualunque cittadino, di ogni credo, maschio o femmina, deve poter concorrere a qualsiasi incarico, chiaro riferimento alla Presidenza della Repubblica, che una legge voluta da Hafez el-Assad 40 anni fa riserva in Siria ai soli musulmani. Non è certo irrivelante o casuale che il documento sia stato presentato a Istanbul.Un brutto colpo per i cantori della lacitià degli Assad, visto che i Fratelli Musulmani sono il cuore dell’opposizione al regime.
Qualcuno potrà eccepire che si tratta di parole, ma le parole nel mondo delle religioni pesano. Pesano tanto. Giorni fa un parlamentare egiziano è intervenuto durante i lavori parlamentari dicendo: “voglio poter pregare adesso.” Il presidente gli ha risposto: “no, non può”. Giorni dopo è tornato in aula e si è scusato: perchè aveva ricevuto un milione di mmessaggi di protesta sulla sui social network.

Nessun può dire che il bicchiere della rivoluzione araba sia tutto pieno, ma volersi ostinare a vedere solo la metà mezza vuota non sembra la scelta più intelligente. Non si tratta di tifare, ma di capire che riconoscere e aiutare la rivoluzione araba significa anche capire quanto la rivoluzione araba può aiutare noi stessi.

di Riccardo Cristiano

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