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Il nostro accordo unitario e le nostre liste

Posted in Comunismo, Rifondazione with tags , , , , on maggio 2, 2009 by Maria Rubini

Vale la pena, prima di entrare nel vivo della campagna elettorale, chiarire alcuni aspetti dell’accordo politico che ha dato vita alla lista anticapitalista e comunista e sviluppare alcune riflessioni circa le liste e la conduzione della campagna elettorale. Ed è bene parlare chiaro senza fare demagogia ed imbrogliare gli elettori.

1) L’accordo, ben testimoniato dal documento programmatico che invito tutte e tutti e leggere attentamente su www.unaltraeuropa.it , è una proposta politica per l’Europa. Non è un cartello elettorale. Non è, cioè, fondato sulla necessità di sommare i voti di forze diverse con idee e programmi diversi e perfino contrapposti al solo scopo di superare il quorum. Su Maastricht, sulla NATO, sui progetti di costituzione europea, sulla critica delle politiche finanziarie e monetarie dell’UE, sulle proposte anticapitaliste per un’uscita a sinistra dalla crisi e sull’appartenenza allo stesso campo di partiti del gruppo della Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica il documento è nettissimo. Lo è perché l’accordo è reale. Posso testimoniare che non abbiamo dovuto trovare nessuna formula ambigua per conciliare posizioni diverse su questi temi.

Davvero non vorrei si sottovalutasse questo dato o dandolo per scontato, perché scontato non era, o considerandolo un dettaglio secondario. Al Parlamento Europeo le elette e gli eletti della nostra lista dovranno votare e confrontarsi su questi temi e non su altri. La coesione politica raggiunta è un motore importante per l’unità ed è un vero contributo sia al GUE/NGL sia al Partito della Sinistra Europea.

La lista, però, non è una unità organica fra le forze che vi partecipano. Non è un’unificazione. Sulla politica interna, sulla concezione del comunismo e della sinistra, sulla stessa idea di cosa debba essere una forza politica comunista oggi, permangono significative differenze fra le forze e all’interno delle stesse. Negarlo, oltre che inefficace sarebbe un grave errore politico. La questione del rapporto col centrosinistra sia a livello nazionale sia a livello locale, quella del rapporto con le istituzioni e con i movimenti e così via, sono questioni aperte. Proclamare l’unificazione per scoprire divisioni pochi mesi dopo le elezioni non sarebbe un buon servizio alla causa dell’unità, bensì il contrario. Che piaccia o non piaccia questa è la realtà e con la realtà bisogna sempre fare i conti.

Il preambolo del documento, però, dice “Le forze che danno vita alla lista si impegnano a continuare il coordinamento della loro iniziativa politica anche dopo le elezioni europee”.

E’ l’impegno a considerare la lista come un primo passo unitario e a coordinarsi nell’iniziativa politica in Italia anche dopo le elezioni. Farlo è necessario perché nessuno pensa che le differenze e le divisioni debbano esserci in eterno. Ma farlo senza improvvisazioni ed inutili competizioni egemonistiche è imprescindibile per farlo davvero bene. Con pazienza, calma e soprattutto sulla base di esperienze di lotta unitarie e di discussioni serie ed approfondite.

Per altro con Sinistra Critica e con il Partito Comunista dei Lavoratori, come con tante compagne e compagni esterni alla lista, sarà necessario ri-costruire un rapporto politico che, nel rispetto delle posizioni di tutti, inverta la tendenza alla frammentazione. Ma questo è un lavoro del dopo elezioni.

La campagna elettorale deve essere condotta sui problemi sociali prodotti dalla crisi, in sintonia con le lotte. Deve mettere al centro le proposte marcatamente anticapitaliste e la nostra idea dell’Europa. E deve, infine, chiarire le reali e forti differenze con il Partito Democratico e con Sinistra e Libertà e tutte le altre liste.

Sarebbe catastrofico che la campagna elettorale si incentrasse sui diversi progetti politici del prc o del pdci o su altri ancora. Queste cose interessano, forse, qualche migliaio di militanti ed attivisti ma non milioni di elettori.

2) Le liste sono ora note ed ognuno le può giudicare. Non sono liste di ceto politico e non ci sono specchietti per le allodole. Le persone che le compongono, iscritte ai partiti o meno, non rappresentano solo se stesse. Sono espressioni reali di realtà di lotta, di movimenti e di impegno in battaglie culturali coerenti con la natura dell’accordo e con le proposte politiche formulate nel documento.

Non è un mistero per nessuno che Rifondazione avrebbe preferito liste più contrassegnate dalle esperienze di lotta e senza i segretari di partito e che il pdci, invece, avrebbe preferito l’indicazione di un primo passo verso l’unificazione dei comunisti e, conseguentemente, la presenza dei segretari anche in tutte le teste di lista. E’ stato uno scoglio difficile da superare rispettando le reciproche posizioni. Ma credo sia stato superato sulla base di una mediazione che tutti possono capire leggendo le teste di lista e le liste.

Vorrei testimoniare che al tavolo delle trattative non ci sono stati veri momenti di tensione e spaccatura e che tutti hanno cercato di farsi carico dei problemi posti dagli altri.

Alcuni problemi sono stati assunti da tutti unitariamente. Per esempio il 50 % dei non iscritti ai partiti e la rappresentanza di genere, oltre all’offerta di candidature di partito legate ad esperienze di lotta e capaci di raccogliere consensi.

Ovviamente si sarebbe potuto fare meglio. Questo vale sempre. Ma posso testimoniare che diverse persone di alto valore simbolico ed espressione di lotte pur non avendo accettato, per svariati motivi, di candidarsi non hanno manifestato dissenso verso la lista ed i suoi obiettivi e, al contrario, la voteranno e sosterranno in campagna elettorale. Qualche problema, invece, c’è stato con alcune, pochissime, persone che avevano posto rigide condizioni circa un’impossibile garanzia di elezione e circa una precisa postazione nella lista. Problemi fisiologici, direi, dati i tempi che corrono e l’esasperata personalizzazione della politica. Ma si tratta davvero di casi isolatissimi.

3) C’è, infine, la questione delle preferenze. Personalmente penso da sempre che il sistema delle preferenze sia quanto di peggio possa esistere. Per molti motivi. Producono campagne personalizzate fino all’inverosimile e competizione all’interno della lista più che con gli avversari. Sono una falsa scelta perché normalmente premiano chi ha più soldi ed è più conosciuto a scapito della qualità e competenza degli eletti. Producono un controllo dei voti capillare da parte di cosche mafiose e clientelari fino a rendere il voto non più segreto. E potrei continuare.

Ma ci sono. E bisogna farci i conti.

E’ evidente che la nostra lista eleggerà, superando il 4 %, 3 4 o, bene che vada, 5 parlamentari. I candidati sono 72.

Chiunque capisce, sempre che sia dotato del minimo buon senso, che è non solo legittimo ma anche giusto e sacrosanto che il PRC, ma vale anche per il pdci e socialismo 2000, aspiri ad avere eletti.

Per questo, in modo del tutto trasparente perché è visibile nella lista, è stato raggiunto un accordo su pochissime doppie candidature, e la direzione del PRC ha votato un’indicazione su alcune candidature sulle quali concentrare le preferenze.

Sono indicazioni, null’altro che indicazioni. La libertà degli elettori è fuori discussione. E nessuno si straccerà le vesti se qualcuno di non indicato avrà le preferenze per essere eletto.

Sarebbe, invece, sbagliato lasciare le cose al caso e scoprire il giorno delle elezioni che, solo per fare un esempio astratto, il prc o il pdci non hanno nessun eletto perché hanno diviso equamente le preferenze fra tutti i propri candidati.

Spero che la competizione, perché con le preferenze la competizione è inevitabile, non prenda il sopravvento a scapito dell’unità raggiunta e dell’incisività della lista nella vera competizione con gli altri partiti e liste.

La battaglia che facciamo è per la sopravvivenza in Europa e in Italia di una rappresentanza parlamentare anticapitalista e comunista. E soprattutto per far vivere nel futuro i nostri ideali e la nostra idea di un altro mondo.

Non dimentichiamolo.

Buona campagna elettorale a tutte e tutti.

Ramon Mantovani

Ma Fidel sta bene o no? ‘nzze capisce…

Posted in America Latina, Comunismo with tags , , , on gennaio 25, 2009 by Maria Rubini

Fidel Castro sta bene e assicura che neanche la sua morte deve influire sull’azione di governo cubano. Nel giorno in cui, dopo due mesi di assenza, la sua foto torna a fare il giro del mondo con Cristina Fernàndez, il lider maximo chiede che la sua eventuale morte non condizioni i dirigenti del partito e non “influisca” sulle decisioni del governo. Quindi ribadisce di voler assumere un ruolo defilato rispetto al governo guidato dal fratello, Raul.

Ora, per non smentire il detto che la curiosità è donna, posso chiedere ai miei assidui visitatori da Cuba se sono in grado chiarirci questa questione? E anche agli assidui visitatori di Miami lo chiedo, và!

Fidel sta bene o no? no perchè veramente ‘nzze capisce…

L’undicesimo presidente degli Stati Uniti

Lo scorso martedì 20 gennaio 2009, Barack Obama ha assunto il comando dell’impero, undicesimo presidente degli Stati Uniti dal trionfo della Rivoluzione Cubana nel gennaio del 1959.
Nessuno può dubitare della sincerità delle sue parole quando afferma che trasformerà il suo paese in un modello di libertà, rispetto dei diritti umani nel mondo e dell’indipendenza degli altri popoli. Senza che questo, ovviamente, offenda qualcuno, tranne i misantropi di qualsiasi angolo del pianeta. Ha già tranquillamente affermato che il carcere e le torture nella Base illegale di  Guantánamo cesseranno immediatamente, cosa che incomincia a seminare dei dubbi tra coloro che professano il culto del terrore come strumento irrinunciabile della politica estera del suo paese.
Il viso intelligente e nobile del primo presidente negro degli Stati Uniti, oltre due secoli dalla loro fondazione come repubblica indipendente, si era auto-trasformato, ispirato da Abraham Lincoln e Martyn Luther King, fino a convertirsi nel simbolo vivente del sogno americano.
Tuttavia, nonostante tutte le prove sostenute, Obama non è passato per la principale. Che cosa farà a breve quando l’immenso potere che ha preso nelle sue mani sarà assolutamente inutile per superare le insolubili contraddizioni antagonistiche del sistema?
Ho ridotto le Riflessioni come mi ero proposto quest’anno per non interferire, né disturbare i compagni del Partito e dello Stato nelle costanti decisioni che devono prendere di fronte alle oggettive difficoltà derivate dalla crisi economica mondiale. Io sto bene, però insisto, nessuno di loro deve sentirsi compromesso dalle mie eventuali Riflessioni, dalla mia gravità o dalla mia morte.
Controllo i discorsi ed il materiale da me elaborati da oltre mezzo secolo.
Ho avuto il raro privilegio d’osservare i fatti per tanto tempo. Ricevo informazioni e medito con calma sui fatti. Mi aspetto di non godere di tale privilegio tra quattro anni, quando il primo periodo presidenziale di Obama sarà concluso.
Fidel Castro Ruz
22 gennaio 2009
6 e 30 p.m.

Neurofenomenologia: la scienza della mente

Posted in Comunismo, Politica, Rifondazione with tags , , , on gennaio 22, 2009 by Maria Rubini

Trovo molto interessante la nascita di un nuovo partito nato da una scissione del Prc, che prima di subire la scissione del Pdci e poi di Sc e del Pcl, era nato da una scissione del Pci, che com’è noto è nato da una scissione del Psi, che poi ha subito anche la scissione del Psdi e più avanti quella del Psiup, che poi ha subito la scissione del Pdup, di cui molti esponenti sono poi passati per Dp e oggi sono divisi tra chi si scinde e chi non si scinde dal Prc, e quelli che si scindono potrebbero unirsi a quelli che si sono già scissi dal Pds quando è diventato Pd.

Non siete d’accordo?

«E’ bene che chi considera il Prc una casa snaturata, si cerchi un’altra casa. Quella della sinistra che vuol dire curiosità per un mondo che cambia». A tre giorni dalla kermesse di Chianciano (sabato e domenica prossimi) Nichi Vendola annuncia ufficialmente il suo addio a Rifondazione Comunista. Il governatore della Puglia lo fa in una lunga intervista a Linea Notte del Tg3, ieri sera, e lo fa parlando a titolo personale. Sono noti gli altri nomi dell’area di minoranza “Rifondazione per la sinistra” (costituitasi al congresso di Chianciano a luglio dopo l’elezione del segretario Paolo Ferrero) pronti a lasciare il Prc. Tra loro, l’ex segretario Franco Giordano, l’ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore. Ma Nichi parla a titolo personale perché, spiega, «non chiedo un reclutamento, una leva militare. Ognuno deve fare i conti con la propria coscienza».
E infatti a Chianciano il prossimo weekend non ci saranno voti, nè documenti contrapposti, nè vincoli di maggioranza. Chi lo vorrà annuncerà il suo addio alla casa comune e la scelta di non rinnovare la tessera del partito. Per lavorare ad altro. Cosa? Chi si scinde da Rifondazione va certamente verso una lista comune per le elezioni di giugno con Sd, parte dei Verdi e parte del Pdci. Se l’aggregazione sarà da subito un nuovo soggetto a sinistra lo si discuterà a febbraio.

da   Liberazione

X° Incontro internazionale dei partiti comunisti e operai

Posted in America Latina, Comunismo, Politica, Rifondazione with tags , , , , on dicembre 11, 2008 by Maria Rubini
Il 10° Incontro internazionale dei Partiti Comunisti e operai si è tenuto a San Paolo dal 21 al 23 novembre scorsi, ospitato ed organizzato dal Partito comunista del Brasile. Il meeting, che si svolgeva per la prima volta al di fuori dell’Europa e significativamente in America latina, ha visto la presenza di 65 partiti provenienti da 55 paesi. Per l’Italia , oltre Rifondazione Comunista ,vi era anche un rappresentante del Pdci.

Il dibattito molto ampio ed intenso si è incentrato sulla nuova fase aperta dalla crisi economica del capitalismo che sta manifestando i suoi primi effetti e si prospetta come la più profonda ed ampia da molti decenni a questa parte. Gran parte degli interventi si sono confrontati inoltre con i  possibili scenari, senza nessuna illusione di un cambio radicale di linea politica, conseguenti alla elezione del nuovo presidente degli USA, Barack Obama, ed una attenzione particolare ovviamente è stata dedicata alle straordinarie prospettive di consolidamento e crescita della sinistra e del movimento popolare in America Latina. Continua a leggere

Cose di casa nostra – La solita orchestra, i soliti accordi

Posted in Comunismo, Politica, Rifondazione with tags , , on novembre 20, 2008 by Maria Rubini

Oggi vorrei proporvi un’articolo che condivido delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista del Circolo Guevara di Napoli. Come tutti sanno, Rifondazione dopo l’esito del turbolento Congresso di luglio ha deciso di ripartire in basso e a sinistra, scegliendo una strada non facile ma con la convinzione che questa sia la scelta giusta: tornare nei conflitti in mezzo alla gente e riguadagnare la loro fiducia, perchè per noi le sedi istituzionali sono un mezzo e non un fine. Ci troviamo dunque a combattere non solo con i problemi che quotidianamente dobbiamo affrontare nei territori, ma purtroppo anche  con quelli all’interno del nostro stesso partito, dove ancora una parte di esso, rappresentato dall’attuale minoranza, non si arrende all’esito chiaro e preciso che ha sancito il Congresso. A lato inserisco una foto del Che per ringraziare i compagni del Circolo Guevara per questo bell’articolo, e perchè penso che sia perfetta… chissà cosa starà pensando in questo momento il Che ad osservare un gruppo di minoranza che al’interno di un partito che si chiama Rifondazione Comunista non si arrende a ribadire che oggi la parola “comunismo” è indicibile…

Questo è lo stato dell’arte all’interno del nostro partito.

Finalmente nella minoranza di Rifondazione qualcuno si dev’essere accorto che la campagna mediatiaca per provocare una scissione era troppo smaccata e che per adesso è più conveniente restare, il tempo che basta per servirsi del simbolo di Rifondazione alla stessa stregua di un “brand” col quale racimolare voti nel corso delle tornate elettorali del 2009. Il copione è noto.

Sul versante interno gran parte dei quadri intermedi legati a Bertinotti e Vendola non ha nessuna intenzione di lasciare il partito. Non è orgoglio di bandiera, è che il partito dà loro da mangiare. Molti sono funzionari, altri ricoprono cariche pubbliche o godono di nomine in consigli di amministrazione, alcune decine fanno i giornalisti.

I loro dirigenti (da Bertinotti a Vendola, a Migliore) devono aver compreso di stare affrettando troppo le cose e di non essere ancora in grado di offrire alcuna garanzia di sussistenza a tutta questa gente (per la verità non tantissima, il partito è piccolo), ma non risulta abbiano cambiato idea sulla prospettiva di fondo, a giudicare dai discorsi che fanno sulla possibilità di offrire candidaure a elementi esterni a Rifondazione o appartenenti ad altre forze politiche a sinistra del Pd.

L’intervista a Paolo Ferrero sul manifesto del 14 novembre fa capire molto bene la posizione sua e della maggioranza che lo sostiene: lavorare a una sinistra pluralista, dove la forza complessiva sta nell’autonomia e nella capacità di rafforzamento di ciascuna cultura politica; volere l’unificazione di forze diverse e il superamento del Prc è un’altra storia.

Diventa sempre sempre più indispensabile aprire una discussione per interrogarsi su cosa significhi la parola “comunista”, su cosa sia oggi il comunismo e quali prospettive apre per la società umana, il punto che ci divide dal compagno Vendola e dai suoi sostenitori non è questo, ma è l’uscita di Rifondazione dal comunismo che essi propongono. Questa posizione presuppone l’idea di un’altro partito politico. Che provino pure a farlo, ma che non sia più a spese del Prc.

La loro retromarcia, se di retromarcia è il caso di parlare, ci sembra solo un ripiegamento temporaneo, dettato dalla considerazione che è meglio fare la “costituente” che dichiarano di volere servendosi della struttura del Prc (e del suo marchio) invece che uscendone fuori, dove sul piano politico non varrebbero più niente.

Messico – Consigli per una vacanza alternativa e rivoluzionaria

Posted in America Latina, Comunismo, Politica with tags , , , on novembre 15, 2008 by Maria Rubini

Le attività nella Città del Messico saranno i giorni 26,27,28 e 29 dicembre. Lì si conterà su due sedute nelle quali si presenteranno diverse attività culturali, esposizioni, così come si porteranno a termine tavole rotonde con i diversi temi che vengono menzionati nella convocazione fatta per l’EZLN, e si monterà la fiera della degna rabbia con espositori nazionali e di altri paesi.

I giorni 30 e 31 si hanno stimati per il trasferimento alla città di San Cristóbal ed alla Chiocciola di Oventik, dove i compagni zapatistas ci invitano a ricevere il primo di anno e il 15 anniversario dell’alzata, con attività politici-culturali.

Nei giorni 2,3,4 e 5 gennaio si porteranno a termine una serie di tavole rotonde nella città di San Cristóbal de las Casas, nella sede del Cideci, così come alcune attività culturali.

La tua presenza nel festival può essere di due forme: come assistente e come espositore. Gli assistenti assistono in qualità di osservatori che al mondo dimostrino con la sua pratica che un altro mondo è possibile ed ora si sta costruendo da sotto e a sinistra, dalla degna rabbia. Si può partecipare come espositori, cioè, approfittando di uno degli spazi che saranno a vostra disposizione affinché si conti la vostra esperienza di lotta anticapitalista ad altri partecipanti a questo festival. Per questo fine stiamo costruendo, in un delle sedi della città di Messico, uno spazio espositivo all’interno del quale avrà spazi delimitati affinché ogni gruppo, collettivo, movimento o organizzazione, possa montare la sua presentazione. Per partecipare scrivere a dignarabiainternacional@ezln.org.mx

Indispensabili informazioni sulla vacanza “no alpitur”

QUI

buon fine settimana a tutti

Non c’è due senza tre

Posted in America Latina, Comunismo, Politica with tags , , , , on novembre 10, 2008 by Maria Rubini

Mi ero riproposta di non parlare di Cuba per un po’, non per mancato amore nei confronti dell’ Isola che resiste, ma per attenuare le polemiche che inevitabilmente nascono ogni qual volta si parli di questa perla dei Caribi. Ho qui appena trovato l’ennesimo commento di propaganda anticastrista. Pura propaganda. Il costo di un cavolfiore…. mi chiedo come si possa essere così disonesti. Quindi mi sento in dovere di mandare l’ultimo comunicato di Fidel Castro (a qualcuno farà venire l’orticaria solo a nominarlo, ma pazienza, non siete costretti a leggerlo). Cuba per la terza volta è vittima di un cataclisma naturale. E come sempre sciacalli e avvoltoi non aspettano altro…

Il terzo uragano

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