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Roubini: nel 2013 “tempesta globale perfetta” e banchieri avidi “impiccati nelle strade”

Posted in diciamocelochiaro, Politica, Società with tags , , , , , , , on luglio 10, 2012 by Maria Rubini

Banchieri avidi. Lo sono sempre stati. Nulla cambierà a meno di sanzioni legali. Il problema spread continuerà a intensificarsi. Necessaria una monetizzazione illimitata e non sterilizzata da parte della Banca centrale europea. Purtroppo impossibile.

Ecco che il 2013 sarà un altro anno difficile, con la possibilità che si abbatta una “tempesta perfetta globale”: crollo dell’Eurozona, nuova recessione negli Stati Uniti, guerre in Medio Oriente, pesante crollo della crescita in Cina e nei grandi mercati emergenti.

Questa la visione pessimista del noto professore di economia Nouriel Roubini. Dr. Doom è tornato.
“Nulla è cambiato dalla crisi finanziaria. Gli incentivi per le banche sono per agire in modo truffaldino – fare cose che sono o illegali o immorali. L’unico modo per evitare questo è rompere questo grande supermercato finanziaro. Non ci sono muraglie cinesi e massicci conflitti di interesse”.

I banchieri

“I banchieri sono avidi – lo sono stati per 1000 anni”.

Sulle sanzioni

“Dovrebbero esserci sanzioni penali. Nessuno è andato in prigione sin dalla crisi finanziaria globale. Le banche fanno cose che sono illegali e nel migliore dei casi vengono schiaffeggiate con una multa. Se alcune persone finiscono in carcere, forse sarà una lezione per qualcuno – o qualcuno verrà impiccato per le strade”.
Banche troppo grandi per fallire

“Ci sono più conflitti di interesse oggi di quattro anni fa. Le banche erano già troppo grandi per fallire, ora sono ancora più grandi. Le cose vanno peggio – non migliorano”.

Sul Summit Ue

“Il vertice è stato un fallimento. I mercati si aspettavano molto di più. O si ha una qualche sorta di debito comune (per ridurre lo spread), o si ha una monetizzazione del debito da parte della BCE, o il bazooka dei fondi EFSF / ESM deve essere quadruplicato – altrimenti gli spread su Italia e Spagna salterebbero in aria giorno dopo giorno. In caso contrario si avrà un’altra crisi più grande non in sei mesi da oggi, ma nelle prossime due settimane”.

Sulla Bce che salva il mondo

“Il solo ente capace di fermare questo è la BCE, che ha bisogno di fare una vera e propria monetizzazione non sterilizzata in quantità illimitata, che è politicamente scorretto da dire e costituzionalmente illegale da fare”.
Sul debito in comune

“Non è solo la Germania a dimostrarsi un paese forte, ma anche altri principali tra cui i Paesi Bassi, Austria e Finlandia. La Finlandia non vuole nemmeno accettare la mutualizzazione indiretta delle passività (fondi EFSF / ESM)”.

Trascinarsi i problemi

“Entro il 2013 la capacità dei politici di rimandare le soluzioni ai problemi diminuirà, e nella zona euro il treno non deraglierà più a rilento, ma a grande velocità. Gli Stati Uniti sembrano vicini a una fase intermedia tra stallo della crescita e recessione economica. La Cina sembra prossima a quanto definito un atterraggio duro, mentre i grandi emergenti (BRIC: Brasile, Russia, India e Cina) registrano un forte calo della crescita. E infine c’è il pericolo di una possibile guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran – che raddoppierebbe il prezzo del petrolio nel giro di una sola notte”.

Il 2013 sarà peggio del 2008


“Peggio perché come nel 2008 ci sarà una crisi economica e finanziaria, ma a differenza del 2008 si è a corto di contromisure. Nel 2008 si potevano tagliare i tassi di interesse, fare QE1, QE2, varie misure di stimolo fiscale, e tanto altro. Oggi i QE stanno diventando sempre meno efficaci perché il problema è di solvibilità, non di liquidità. I disavanzi di bilancio sono già troppo grandi e non è possibile salvare le banche, perché 1) c’è una forte opposizione politica, e 2) i governi sono prossimi a essere insolventi – non possono salvarsi da soli, figuriamoci salvare le banche. Il problema è che siamo a corto di conigli da tirare fuori dal cappell0”.

da Wall Street Italia

Mubarak è un dittatore! E chi l’avrebbe mai detto?

Posted in diciamocelochiaro, Politica, Società with tags , , on febbraio 3, 2011 by Maria Rubini

Gli eventi rivoluzionari in Tunisia ed Egitto sono piovuti sulla “comunità internazionale” come un fulmine a ciel sereno. I due impopolari regimi, sebbene tutt’altro che democratici, non erano noti per essere particolarmente repressivi. Al contrario, la Tunisia era conosciuta come un regime moderatamente filo-occidentale nel quale erano banditi per legge velo e poligamia. Analogamente l’Egitto era considerato una moderata autocrazia, e il presidente Hosni Mubarak un moderato filo-occidentale degno di fiducia e sostenitore della pace. Certo, c’era ogni tanto qualche rimostranza da parte delle ONG per i diritti mani, ma erano solo tenui pigolii in confronto all’incessante fuoco di fila di denunce contro Israele.
Sia la Tunisia che l’Egitto erano stati eletti membri di quel circo che va sotto il nome di Commissione Onu per i Diritti Umani. Nei suoi rapporti, insieme a blande critiche, la Commissione si complimentava con entrambi i regimi: la Tunisia veniva elogiata per essersi dotata di “un quadro giuridico e costituzionale volto alla protezione e promozione dei diritti umani”; l’Egitto veniva lodato per le iniziative “prese negli ultimi anni riguardo ai diritti umani, e in particolare la creazione di dipartimenti per i diritti umani all’interno dei ministeri della giustizia e degli affari esteri” (leggendo questi brani vien da pensare che le vere manifestazioni di protesta dovrebbero svolgersi a Ginevra, sede della Commissione Onu per i diritti umani).
Ed è appena il caso di osservare che nulla di ciò che avevamo letto o visto nel universo dei mass-media ci aveva preparati alle scene per le strade e alle terribili accuse che esplodono dai teleschermi: l’idea che Mubarak sia un dittatore è arrivata come uno shock per il pubblico occidentale.
La lezione che si deve trarre da tutto questo è che, in realtà, noi non sappiamo nulla di ciò che accade realmente nei regimi non democratici. Esattamente come negli anni Trenta i giornalisti occidentali che giravano per l’Ucraina non videro le morti in massa per fame coercitiva che avevano tutt’attorno, così i mass-media contemporanei non capiscono nulla di ciò che cova veramente sotto la superficie di una non-democrazia apparentemente mite.
Il mondo dell’informazione e i rapporti delle ONG sono strabici. Hanno la tendenza a trovare difetti e colpe nelle società aperte, e a farsi circuire dai regimi repressivi dove non esistono mezzi di informazione liberi né tribunali indipendenti. È così che nasce il paradosso: più un paese è aperto e democratico, più è esposto ad accuse di violazioni dei diritti umani.
Lo stesso vale anche per l’Egitto e la Tunisia. I loro regimi non erano più repressivi di altri regimi mediorientali: certamente le loro violazioni dei diritti umani erano relativamente lievi in confronto alla brutalità di regimi come quelli in Iran e in Siria. Ma proprio perché Egitto e Tunisia erano soggetti a una certa influenza e pressione occidentale, non potevano ricorrere alla ferocia senza ritegno con cui il regime di Teheran ha schiacciato, nel 2009, i suoi oppositori pro-democrazia.
In effetti, la verità è ancora più indigesta. Non esiste nessun valido sostituto alla democrazia, anche se imperfetta. Ma in Medio Oriente le libere elezioni – un elemento essenziale del sistema democratico – rischiano di portare a un regime islamista di tipo iraniano destinato fatalmente a soffocare ogni barlume di autentica democrazia. Bisognerà aspettare ancora a lungo prima di assistere a un’inversione di tendenza.

Amnon Rubinstein

Sfide dell’anno nuovo e consueti dubbi sulle fonti palestinesi

Posted in diciamocelochiaro, Palestina, Società with tags , on gennaio 5, 2011 by Maria Rubini

YISRAEL HAYOM scrive che «il 2011 sarà un anno cruciale per quanto riguarda i rapporti fra Israele e palestinesi. Potrebbe infatti diventare chiaro se sia possibile tenere con loro seri negoziati che richiederanno dolorose concessioni da entrambe le parti, o se tutti noi ancora una volta strascicheremo i piedi al solo scopo di dimostrare che la colpa del fallimento è dell’altra parte.» L’editoriale cita il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat secondo il quale, come ha riaffermato di recente, i palestinesi non accetteranno nessun accordo che non comprenda il “diritto al ritorno” dei profughi palestinesi [e dei loro discendenti all’interno di Israele anche dopo la nascita dello stato palestinese], e avverte che «se questo è una condizione per i palestinesi, allora non vi sarà nessun accordo.» L’editoriale osserva inoltre che il 2011 vedrà le elezioni presidenziali in Egitto, e prevede che «Hezbollah continuerà ad armarsi con missili da Siria e Iran, la Siria continuerà a rafforzare le proprie forze e Hamas non allenterà gli sforzi. Anche se nessuno in questo momento è interessato a iniziare una guerra con Israele, in ogni caso Israele non deve fermare la sua attività di intelligence così come lo sviluppo e il dispiegamento di misure difensive anti-missile.» L’editoriale conclude avvertendo che su tutto il Medio Oriente incombe la questione nucleare iraniana e la questione se gli impianti nucleari iraniani debbano essere attaccati prima che Tehran sviluppi una bomba atomica, visto il fallimento delle sanzioni come deterrente.» (30.12.10)

HA’ARETZ invita il presidente d’Israele Shimon Peres a combattere quello che definisce «il razzismo montante in Israele», e scrive: «Come capo dello stato, Peres deve dare espressione a ciò che ci unisce e rinsalda, e prendere posizione con chiarezza e a voce alta contro l’odio, il razzismo e la violenza fra i gruppi etnici e le comunità» del paese. (29.12.10)

YISRAEL HAYOM ricorda che «il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha affermato: “Noi non accetteremo nessun israeliano nel territorio dello stato palestinese”. A prima vista questa affermazione sembra uguale e contraria a quella dei rabbini [che sollecitano gli ebrei a non vendere o affittare immobili a non ebrei]. E tuttavia non si sono sentite critiche nemmeno lontanamente paragonabili. Ah già, ma certo: la vera differenza è che, mentre i rabbini parlavano dal profondo del loro razzismo, Abu Mazen parla invece come faro del pensiero illuminato.». (29.12.10)

YISRAEL HAYOM cita di nuovo il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen), che la settimana scorsa ha detto che “nessun israeliano resterà nel territorio dello stato palestinese”, e scrive: «Non molto tempo fa aveva detto “nessun ebreo”, ma poi ha cambiato formulazione, evidentemente dopo che gli è stato spiegato che non era politicamente corretto. In ogni caso, possiamo immaginare come avrebbero reagito i noti accademici e campioni professionali di moralità se fosse stato il presidente israeliano a proclamare che nessun arabo palestinese resterà nel territorio dello stato d’Israele» dopo l’accordo di pace. (2.1.11)

Il JERUSALEM POST scrive: «La condizione dell’antica comunità copta d’Egitto sembra andare di male in peggio. Nonostante comprendano circa il 12.5% della popolazione, in Egitto i copti vengono pesantemente discriminati e può ben darsi che il regime faccia ricorso a ulteriori misure discriminatorie contro di loro per accondiscendere gli islamisti e allontanare le critiche. Se sarà così, c’è relativamente poco che l’occidente possa fare per aiutarli.» (3.1.11)

HA’ARETZ rimarca la controversa morte di una palestinese (durante la manifestazione che da anni si ripete settimanalmente a Bil’in contro la barriera difensiva israeliana ai confini con la Cisgiordania) e scrive che «le manifestazioni a Bil’in, che si susseguono da quando nel febbraio 2005 sono iniziati i lavori di costruzione della barriera sulle terre del villaggio, sono del tutto legittime», e chiede alle Forze di Difesa israeliane di permettere che tali manifestazioni abbiano luogo «intervenendo solo quando vengono messe in pericolo vite o proprietà, ed anche in quel caso solo con i mezzi che si usano nei paesi democratici.» (4.1.11)

YEDIOT AHARONOT scrive: «Le circostanze della morte di Jawaher Abu Rahma a Bil’in, lo scorso fine settimana, non sono affatto chiare. La versione palestinese è piena di lacune [troppe le contraddizioni nella cartella clinica, mentre le Forze di Difesa israeliane non sono nemmeno sicure che la donna, malata terminale di cancro, fosse presente alla manifestazione di venerdì], e l’inchiesta israeliana deve ancora essere conclusa. Ma nonostante questo, dal momento che l’Autorità Palestinese l’ha proclamata martire, i “pacifisti” – israeliani e non – hanno già adottato la versione palestinese come verità rivelata. Esercizio del dubbio e senso critico, che sono la bussola del democratico medio, vengono rivolti sempre e solo contro i soldati delle Forze di Difesa israeliane e i loro resoconti.» (4.1.11)

Sopravvivenza di Israele: massima superficie, massimo numero di israeliani e minimo numero di non israeliani all’interno dei confini di Israele

Posted in diciamocelochiaro, Politica with tags , on dicembre 31, 2010 by Maria Rubini

Il nocciolo della questione è questo: prima che una religione gli ebrei sono un popolo.  E come tutti i popoli, gli ebrei hanno diritto ad autodeterminarsi nella loro patria storica, patria che non hanno mai abbandonato, dove sono stati per alcuni secoli una minoranza, dove poi sono divenuti maggioranza e che ora sono disposti a spartire con l’altro popolo che vi risiede. Chi si oppone al riconoscimento dei diritti nazionali del popolo ebraico compie quindi obiettivamente un atto di discriminazione politica che non può che definirsi come antisemita, in quanto non riconosce al popolo ebraico quei diritti che riconosce a tutti gli altri popoli del mondo.

La terribile situazione attuale dei palestinesi, che tanto rancore verso Israele suscita in tante parti del mondo fra tante persone in buona fede, non può che essere attribuita in gran parte ai palestinesi stessi. Dopo il fallimento delle trattative a Camp David, le proposte di Clinton a Taba rappresentavano, e tuttora rappresentano, il paradigma della soluzione di compromesso possibile. L’avere rifiutato quelle proposte e l’avere deciso di passare all’azione violenta invece di continuare le trattative è lo sbaglio strategico di Arafat e della dirigenza palestinese da cui deriva la tragedia dei due popoli. Non si sa con esattezza che cosa sia stato proposto a Taba. Gli israeliani dicono di avere concesso il 97 per cento dei territori. I palestinesi dicono che si era arrivati solo al 60 per cento. In ogni caso era stato compiuto da ambo le parti il passo più importante: il riconoscimento del diritto all’esistenza della controparte, l’accettazione del principio ‘due popoli, due Stati’. Era possibile continuare le trattative. Oggi milioni di persone vanno in corteo con le bandiere della pace e invocano la continuazione delle trattative al posto dell’inizio della guerra. Peccato che quando i palestinesi hanno deciso di non proseguire le trattative e di iniziare la guerra, i pacifisti non abbiano detto niente, e, anzi, abbiano accettato come inevitabile la scelta stragista dei palestinesi e abbiano concentrato la loro ostilità sulla parte che è stata attaccata, e che si è difesa come ha potuto prima di decidere di passare a sua volta all’offensiva. È la simpatia istintiva che suscita il più debole, il Davide palestinese che si oppone al Golia israeliano? Oppure è una politica dettata dal fatto che sono coinvolti gli ebrei che hanno il peccato originale di esistere e di non accettare di essere massacrati?

Come mai l’antisemitismo sopravvive? Che cosa è? Che cosa lo rende così forte e lo fa sopravvivere? Non è un’ideologia coerente, non si basa su dei principi chiari. Gli ebrei sono stati odiati perché erano ricchi e perché erano miserabili, perché erano capitalisti e perché erano comunisti, perché stavano fra di loro e perché si potevano trovare dovunque, perché hanno delle credenze esclusiviste e superstiziose e perché sono dei cosmopoliti senza radici e non credono in niente (salvo che nel denaro). L’antisemitismo è essenzialmente la ricerca di un capro espiatorio per i mali del mondo, per le prepotenze e gli errori dei governanti, per le frustrazioni personali, per lo sfogo della rabbia di fronte alle ingiustizie subite. Ed è come un virus, che subisce mutazioni secondo il cambiare dei tempi e delle condizioni esterne.  Nella seconda metà del 20° secolo subisce un’altra mutazione. Diventa antisionismo, con la premessa che gli ebrei, chi più, chi meno, sono tutti sionisti. A seguito del conflitto israelo-palestinese, che oggettivamente è solo uno dei tanti maledetti conflitti che insanguinano il pianeta, tutti i peggiori crimini degli antisemiti e dei nazisti – razzismo, pulizia etnica, genocidio, crimini vari contro l’umanità – sono ora attribuiti allo Stato d’Israele e agli ebrei. Ouindi se siete contro il nazismo e i nazisti, dovete essere contro il sionismo e gli ebrei. Gli ebrei sono ancora una volta sistemati. Che cosa possono fare gli ebrei per sopravvivere, come individui e come popolo?

31 dicembre 2010.   Il processo di pace è bloccato. L’Autorità Palestinese non vuole negoziare con Israele. In effetti, durante tutto il processo politico iniziato quasi vent’anni fa i negoziati di pace non sono mai stati una priorità per i palestinesi. Piuttosto, l’Autorità Palestinese ha perseguito altri tre obiettivi principali: concessioni israeliane, delegittimazione di Israele e riconoscimento internazionale di uno stato palestinese. L’Autorità Palestinese ha avuto successo in tutti e tre i casi.
In termini di concessioni, Israele ha consentito ed anche incoraggiato l’istituzione dell’Autorità Palestinese. Israele ha ritirato le sue truppe da tutte le principali città palestinesi e ha trasferito ai palestinesi il controllo di tutti gli affari civili in quelle aree. Israele ha sradicato diecimila suoi cittadini dalle case di Gush Katif, acconsentendo a una totale giurisdizione palestinese sulla striscia di Gaza. E probabilmente il minuto Israele sarebbe stato disposto a cedere ulteriori beni se avesse ricevuto in cambio vera pace e sicurezza, anziché terrorismo e istigazione all’odio.
Gli accordi ad interim sono stati interpretati come passaggi verso successivi ritiri. Le più recenti concessioni sono arrivate sottoforma di un congelamento di dieci mesi di tutte le attività edilizie ebraiche in Giudea e Samaria (Cisgiordania), mentre le attività edilizie arabe in tutte quelle terre contese continuava incontrastata. Ma l’Autorità Palestinese non è rimasta soddisfatta delle concessioni israeliane. Voleva di più. Vogliono sempre di più. Una volta scaduti i dieci mesi di congelamento (senza nessuna apertura da parte palestinese), l’Autorità Palestinese ha chiesto un ulteriore congelamento di tre mesi, cui avrebbe sicuramente fatto seguito un’altra richiesta, ad infinitum.
Ora l’Autorità Palestinese si rende conto che Israele non darà più nulla in cambio di niente, e che neanche un presidente americano scattante può costringere Israele a farlo, figuriamoci uno vacillante. Per questo il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas  è alla ricerca di un’alternativa.
Una alternativa è la guerra. Ma questa costosa opzione è già stata tentata troppe volte e al momento non è quella desiderata da Abu Mazen. Da Israele non lo è mai stata. Alternative più efficaci, per i palestinesi, sono la delegittimazione di Israele e il conseguimento del riconoscimento internazionale di uno stato palestinese su tutti i territori contesi (senza accordo con Israele). Ed è esattamente quello per cui si stanno dando tanto da fare.
I palestinesi perseguono la delegittimazione di Israele da ogni tribuna disponibile, compresa la messa in discussione del diritto di Israele ad esistere non solo fra i paesi del Medio Oriente e nella varie agenzie delle Nazioni Unite, ma anche in tutti i campus universitari negli Stati Uniti, in Canada, in Europa.
Nel frattempo Abu Mazen sta riuscendo là dove Yasser Arafat aveva fallito, in termini di riconoscimento internazionale. Bolivia, Brasile, Argentina, Uruguay ed Ecuador hanno già confermato l’intenzione di riconoscere uno stato palestinese dichiarato unilateralmente (senza negoziato né accordo con Israele), e molti altri paesi potrebbero seguire l’esempio.
Ecco perché, senza alcun vero processo di pace alle viste, Israele dovrebbe adoperarsi per un consenso nazionale, e poi internazionale, riguardo alla demarcazione definitiva di suoi confini che siano giusti e sicuri. Il che dovrebbe essere fatto sulla base di un semplice criterio: massima superficie, massimo numero di israeliani e minimo numero di non israeliani all’interno dei confini di Israele, limitando al minimo possibile il trasferimento di residenti di ogni comunità. Tale consenso nazionale, ratificato da un referendum, avrebbe il merito di fissare delle concrete linee invalicabili, nelle quali tutti gli israeliani possano riconoscersi, e di mettere bene in chiaro cosa è e cosa non è negoziabile.
Dopo di che, una volta resisi conto che Israele e il suo governo dispongono di valide alternative ai negoziati, forse anche l’Autorità Palestinese e il suo presidente si faranno venire la voglia di dialogare.

La tragedia che si sta svolgendo in Israele e in Palestina non potrà certo essere risolta dalle demonizzazioni e dai boicottaggi europei, dalla diffusione dei Protocolli dei savi di Sion o dalle violenze fisiche contro gli ebrei e i loro luoghi d’incontro. È un problema politico e può avere solo una soluzione politica, che richiede innanzitutto la capacita di compromesso e la capacità di preferire una pace imperfetta al possesso di un po’ di terra in più e allo stragismo del martirio sacro.

fonti: Giuseppe Franchetti, presidente di Keshet – Ophir Falk da YnetNews.

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Posted in diciamocelochiaro with tags , , , , , , on gennaio 8, 2009 by Maria Rubini

CRIMINI DI GUERRA

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esca dall’ambiguità e ci faccia sentire fieri di essere italiani come lo eravamo quando il nostro Presidente era

Sandro Pertini

Giorgio Napolitano 2009 – Sandro Pertini 1983

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Posted in diciamocelochiaro, Politica, Rifondazione with tags , on settembre 28, 2008 by Maria Rubini

Il rispetto non è ossequio nè riverenza. E’ attenzione, considerazione e riguardo  per le persone,  per le istituzioni e per le cose. E’ la prima categoria di ogni forma educativa che non può essere insegnata, ma che si apprende con l’esempio, la prassi, l’imitazione e l’identificazione. Questo in teoria. In pratica, il rispetto è appeso ad una infinità di baluardi antropologici, etici, culturali, morali, sociali e quant’altro. Da questa infinità di ragioni, da sempre adoperate per revocare il rispetto a questo o a quello, è sorta nel tempo la convinzione che il rispetto ce lo si debba guadagnare, che esso non faccia parte dei diritti di ciascuno. Un individuo è rispettabile se si distingue, altrimenti non lo è.

Ho voluto questa premessa, perchè lo scontro interno che il Partito della Rifondazione Comunista stà vivendo non è più solo un problema politico, ma un problema di rispetto nel confronto civile in una comunità politica. Ieri si è svolta la prima assemblea dell’area di Nichi Vendola “Rifondazione per la Sinistra”. Ci sarebbero vari punti a livello politico da analizzare, e su questi mi soffermo brevemente, perchè credo che il problema emerso da questa assemblea sia altro: la totale mancanza di rispetto nei confronti dei militanti di questo partito e della scelta politica di questi stessi emersa dal Congresso.

Ieri Rifondazione Comunista era in piazza con la Cgil. Nichi Vendola & co. erano tutti a Roma per la loro assemblea di area.  Questo per essere precisi e chiari. Andiamo avanti. Alla domanda sulla manifestazione dell’ 11 ottobre Vendola dichiara: ‘Dipende da noi farne un appuntamento non residuale, non identitario’. Si deduce che se parteciperà (il che non è detto) non lo farà con la bandiera del Partito… troppo residuale, troppo identitaria, troppo comunista. Giustamente. E alla domanda di quella del 25 ottobre, promossa dal Pd, Vendola risponde: ‘L’Italia non ha bisogno di piazze contrapposte’. Mi assale un dubbio: per amore di unificazione delle sinistre diffuse, andrà anche a quella? Ma se ci andrà, come ci andrà, visto che le bandiere sono bandite?  Come si distingueranno dal PD? Ci andranno col saio e scalzi come San Francesco? Non so, mi rimane il dubbio…  ma questa è poca cosa confronto a quello che Vendola ha dichiarato e alle offese che ha arrecato al Partito e a tutti noi, e che personalmente non intendo più tollerare. Riporto le più belle, quelle più delicate, degne di uno stalinista d.o.c.  Ci ha definito così:

“chi fa politica come se fosse una seduta spiritica per rievocare spettri da idolatrare”

“vogliamo riconquistare il Partito per portarlo sulla nostra linea. E contemporaneamente allargare il discorso a tutti quelli che si sentono di sinistra, nel giro della politica come nella società. Il nostro obiettivo è quello di costruire un nuovo soggetto della sinistra, ed abbiamo già cominciato a perseguirlo”

“dico chiaramente che io non voglio stare in un Partito che si rinsecchisce, che entra in una spirale regressiva, che sembra un gruppuscolo degli anni Settanta con tutto il loro patrimonio culturale, che ha un’idea del conflitto sociale simile a una rivolta plebea. Se il Partito cambia ragione sociale e diventa nei fatti una Restaurazione comunista, io e gli altri non ci stiamo più”.

Ora, ognuno è libero di uscirsene quando gli pare da un Partito nel quale non si ritrova più, soprattutto dopo queste gravissime offese recate agli attuali dirigenti e ai militanti di maggioranza. Chiunque sano di mente dopo queste dichiarazioni pensa: Nichi Vendola fa la scissione, invocata tra l’altro dal coro dell’assemblea. E invece no. Sorpresa! Vendola risponde: ‘Dentro o fuori il partito? Ritengo più urgente rispondere ad altre domande’  ….  risposta che tanto assomiglia a quella che qualcun altro diede alla domanda ‘Ma lei è un antifascista?’ Risposta ‘Io penso a lavorare’.  Ora, dopo tutte queste offese, dopo tutto questo ostruzionismo affinchè la linea uscita da Chianciano non possa lavorare serenamente, perchè Nichi Vendola con tutta la sua area non se ne va?

D I C I A M O C E L O CH I A R O

Se Vendola facesse oggi la scissione non scalfirebbe la base del Partito e toglierebbe solo un po’ di voti al Pd (e questo D’Alema non glielo consentirebbe). Oltre che andare incontro ad un fallimento certo, perchè la Costituente tale è e lo sa anche lui. Rimanendo ancora in Rifondazione invece, e tesserando come ha incitato a fare fuori e dentro al Partito con un doppio tesseramento (che è contro lo Statuto), tenterebbe un domani il colpo di mano interno per distruggere completamente Rifondazione e traghettare in dote alla Costituente i voti. Per non parlare poi della cassa.

Caro Nichi, questo è un atteggiamento scorretto, vigliacco e soprattutto immorale. Umanamente e politicamente. Non credo che i militanti di questo partito si meritino questo. Ti ricordo che è grazie a questi militanti, a questi “plebei”, a questi “residui identitari”, a queste “incrostazioni” che tu e i tuoi colleghi vi siete potuti permettere per anni una vita da pascià seduti sulle varie poltrone. Il rispetto, caro Nichi, si guadagna non si pretende.

Da questo momento in poi non intendo farmi più offendere da nessuno. Dirigente o meno che sia.

PORTATE   RISPETTO!

diciamocelochiaro/1

Posted in diciamocelochiaro with tags , on settembre 1, 2008 by Maria Rubini

Scusate, ma La Repubblica ce l’ha con noi?

No perchè non molto tempo fa Rifondazione vantava di deputati, senatori, di un Ministro e di un Presidente della Camera. Com’ è che in soli quattro mesi ridiventiamo i soliti rossi comunisti brutti sporchi cattivi estremisti e amici dei terroristi? Mi assale un sospetto: sarà che vogliono aiutarci in prospettiva delle elezioni europee 2009? La Repubblica in primis? Quando si dice che con amici così non abbiamo bisogno di nemici! Anche in Germania l’avanzata della sinistra radicale fa andare in tilt l’unione cristiano-sociale bavarese che denuncia che la Link “amoreggia sul piano mondiale con i terroristi”.

I sondaggi dicono che la nostra sinistra radicale riacquista gradimento, e chissà, visto che a questa tornata elettorale europea il Pd non reciterà la litania del voto utile, potrebbe esserci speranza di ripresa. Fermo restando che si abbassi la soglia di sbarramento. Certo un buon risultato di una coalizione elettorale di forze comuniste anticapitaliste e di classe, sarebbe un segnale di vita, di rinascita e di speranza per il futuro.

D I C I A M O C E L O C H I A R O

quest’ipotesi rompe le uova nel paniere di molti e manda in delirio tutti. Siamo una zavorra, un’impiccio, un fruncolo fastidioso, una zanzara che ronza nell’orecchio, la solita spina nel fianco del sistema. Ci devono per forza annientare. E useranno qualsiasi mezzo. Da mesi è in atto una vera crociata contro di noi. Non so come andrà a finire, so solo una cosa, che faranno di tutto per farci sparire anche dal panorama politico-istituzionale europeo.Su Walter forza, si può fare? Anzi ri-fare?

Yes, you can!