Archivio per Africa

Nigeria: ucciso il leader islamista

Posted in Politica with tags , , , on luglio 31, 2009 by Maria Rubini

L’esercito nigeriano ha catturato e ucciso Yusuf Mohammed, capo del gruppo Boko Haram, dopo 5 giorni di violenti combattimenti. Centinaia le vittime, soprattutto militanti. HRW chiede un’inchiesta sull’atteggiamento dei militari nigeriani.

Un corpo nudo crivellato di colpi: un corrispondente dell’agenzia giornalistica AFP descrive con queste parole Mohammed Yusuf, leader della rivolta talebana scoppiata in Nigeria domenica scorsa, quasi contemporaneamente in 4 stati del nord del paese.
Yusuf è stato catturato nel tardo pomeriggio di giovedì: la polizia ha fatto irruzione nella casa dove si stava nascondendo, vicino alla città di Maiduguri. É stato ucciso dalle forze di sicurezza nigeriane, che affermano di avergli sparato mentre tentava di scappare dalla caserma-prigione in cui era stato condotto.

Una tesi che non convince le organizzazioni per i diritti umani: Human Rights Watch ha chiesto l’apertura di un’inchiesta per verificare i fatti e le circostanze della morte di Yusuf e il comportamento dei militari nigeriani in questi cinque giorni di scontri.

La risposta dell’esercito agli attacchi dei militanti islamisti è infatti stata immediata: in pochi giorni il movimento è stato praticamente azzerato. Il presidente Umaru Yar’Adua ha infatti lasciato mano libera ai militari, ordinando loro di usare ogni mezzo per stroncare la ribellione nel minor tempo possibile. Il confronto armato, prima distribuito in tutta l’area del nord, si è poi concentrato attorno a Maiduguri, che i militanti avevano preso come loro base. Lo scontro è stato impari: centinaia di persone sono morte in pochi giorni, almeno 600 le vittime secondo le fonti dell’esercito, soprattutto militanti. Un dato che non è confermato però da nessuna fonte indipendente. La Croce Rossa afferma che sono oltre 3,500 le persone che hanno lasciato le loro case per il timore delle violenze.

Predicatore, 39 anni, 4 mogli e 12 figli, Yusuf era a capo del gruppo Boko Haram, il cui obiettivo è l’imposizione di un regime islamico ispirato a quello dei talebani pachistani e afghani.

Nigrizia

Nigeria: attacchi islamisti nel nord. Oltre 150 vittime in meno di 24 ore

Posted in Politica with tags , , on luglio 27, 2009 by Maria Rubini

Gruppi armati islamisti contrari all’insegnamento della cultura occidentale nelle scuole hanno preso d’assalto stazioni di polizia in diverse città nel nord del paese. Centinaia le vittime. Ma non si tratta di un’infiltrazione di al-Qaeda.

Oltre 150 vittime in meno di 24 ore: è il drammatico risultato di due giorni di violenze che stanno sconvolgendo il nord della Nigeria. Gli scontri sono iniziati domenica, quando un gruppo di una settantina di uomini armati ha attaccato una stazione di polizia a Dutsen Tenshin, a circa 50 chilometri da Bauchi, capoluogo dello stato omonimo. Almeno 40 le vittime, soprattutto militanti. Non è chiaro quanti tra le vittime siano membri del gruppo e quanti membri delle forze di sicurezza. La polizia inoltre ha arrestato circa 200 persone considerate membri o fiancheggiatori dei responsabili dei disordini. Il governatore di Bauchi ha dichiarato che la situazione è sotto controllo, ma in tutto lo stato vige ora il coprifuoco notturno.

Lunedì invece, quasi simultaneamente altri gruppi sedicenti pro-talebani hanno attaccato delle stazioni di polizia scontrandosi con le forze di sicurezza a Potiskum, nello stato di Yobe, a Maiduguri, capitale del vicino stato di Borno, dove sarebbero almeno 100 i morti, e a Wudil, 20 chilometri dalla città di Kano. Secondo alcuni testimoni oculari molti degli edifici sarebbero stati rasi al suolo o dati alle fiamme. Col timore di nuove violenze, centinaia di cittadini stanno abbandonando le proprie case.

Non è chiaro se gli attacchi siano stati organizzati dallo stesso gruppo, ma di certo le rivendicazioni sono le stesse: si oppongono alla cultura occidentale e all’istruzione di tipo occidentale nelle scuole, perché contrarie ai precetti dell’Islam. Il teorico di questa campagna discriminatoria sfociata in violenza è Mohammed Yusuf predicatore soprannominato Boko Haram, che significa “l’istruzione è proibita”.
Nonostante nel nord della Nigeria sia in vigore la sharia, la legge islamica che si fonda sul Corano, non vi sono riscontri di una presenza di al-Qaeda sul territorio. Musulmani e cristiani generalmente vivono pacificamente fianco a fianco, nonostante sporadiche esplosioni di violenza, come quelle scoppiate nel novembre scorso a Jos. L’identità culturale locale e il radicamento delle tradizioni locali sono molti forti, tanto che al momento una vera  penetrazione dell’islam radicale è da escludere.

da Nigrizia

Nigeria, Azuka Okan, una donna ribelle. Il Mend ha liberato i sei ostaggi rapiti all’inizio del mese

Posted in Politica with tags , , , on luglio 24, 2009 by Maria Rubini

Molti credono che Jomo Gbomo è effettivamente Henry Okah stesso o sua moglie, che chiama Gbomo “JG”, e ammette: “Non è il suo vero nome”.
I sei
ostaggi, due russi, un ucraino, due filippini e un indiano sono stati liberati martedì sera, dopo aver trascorso 18 giorni con i militanti del delta del Niger
L’equipaggio della Sichem Peace è stato liberato martedì sera dopo aver trascorso 18 giorni con i militanti del delta del Niger. La Sichem Peace era stata attaccata da un gruppo armato il 4 Luglio a circa 30 chilometri al largo di Escravos, nel Delta State. I sei ostaggi, due russi, un ucraino, due filippini e un indiano, sono stati portati a Lagos per un check-up medico prima di tornare nei loro paesi.
Il Movimento per l’emancipazione del delta del Niger ha detto che i sei sono stati rilasciati nel quadro del cessate il fuoco di 60 giorni annunciato la scorsa settimana.
I militanti hanno bloccato gli attacchi la scorsa settimana, dopo che il governo, in gravi difficoltà, ha rilasciato Henry Okah uno dei leader del gruppo. La prospettiva di un negoziato è stata accolta con favore da entrambe le parti, ma il portavoce dei militanti, Jomo Gbomo, ha avvertito che il suo gruppo interromperebbe il cessate il fuoco se dovessero partire i lavori per riparare gli oleodotti e le strutture distrutte negli attacchi.
“Si tratta di un parte dell’attuale cessate il fuoco”, ha detto Jomo Gbomo in una dichiarazione. “Ci auguriamo che il governo federale ricambi il nostro gesto”. I militanti chiedono al governo di ritirare le truppe dal delta del Niger e di aiutare le persone a tornare nelle loro case da dove sono stati costretti a fuggire durante gli attacchi. Il rilascio dei sei ostaggi è comunque un segnale distensivo tra le due parti prima dell’avvio del tavolo negoziale vero e proprio.

Questa settimana in Nigeria è stata segnata anche dal rilascio del più noto dei leader militanti, Henry Okah. Sono molti gli osservatori che si augurano che possa portare la pace nell’agitato delta del Niger. Waldimar Pelser di SaharaReporters ha parlato con la moglie di Okah nella casa della coppia a Johannesburg.
Quando nel settembre scorso due subacquei sudafricani sono stati rapiti da un gruppo di ribelli nella regione del Delta del Niger, una telefonata da Johannesburg ha contribuito a garantire la loro liberazione. La chiamata è stata fatta da Azuka Okah, una donna di 43 anni madre di quattro bambini che è anche la moglie di Henry Okah, uno dei principali militanti del Mend. Sebbene lei neghi che Henry Okah sia il leader del Mend, nelle settimane scorse un comandante del movimento, “Boyloaf”, ha confermato alla AFP che Okah è il loro leader.
Fino a lunedì della scorsa settimana Okah è stato tenuto in una cella sotterranea senza finestre con 63 imputazioni, compreso sabotaggio, complicità in rapine in banca, l’affitto di mercenari, il traffico d’armi, l’acquisto di missili terra-aria, complicità in rapimento, contraffazione e pirateria. Poi le accuse si sono ridotte a tre e lunedì sono decadute anche queste.
Okah, che ha una malattia ai reni, ha affermato che mentre era in stato di detenzione le guardie hanno cercato di avvelenare il suo cibo e, una volta hanno liberato due serpenti velenosi nella sua cella. A Johannesburg la moglie diceva ai loro figli, Eniye (14), Tari (9), Ebimi (7) e Didi (6) che il loro papà era “fuori per lavoro”.
“I bambini sono protetti. Non sanno, “dice la madre.
Nel conflitto nigeriano Okah è stato definito in vari modi, un “imprenditore della guerriglia” per il sito Global Guerillas, il “maestro di armi” per il governo della Nigeria.
Azuka Okah dice che il marito è coinvolto nella lotta dal 1990 ed è “sempre stato interessato”. Lei non lo chiama il leader del Mend.
“È più corretto dire che è un simpatizzante della causa. Come può essere il leader, è uno dei tanti della rete “, afferma.
“La gente associa il Mend con la militanza, ma per mio marito è più che la militanza. So che il governo ha chiesto la sua opinione e il suo aiuto, non solo in campo militare, ma anche su questioni sociali e della salute”.
“Ma a causa delle forti radici di militanza nel Mend, e per quello che mio marito è, loro lo collegano con i militanti”.
“Il Mend non è poi così male”, spiega Azuka Okah. “Credo che il Mend possa essere avvicinabile. Per chiedere loro di liberare i sudafricani, io l’ho fatto “.
Molti credono che Jomo Gbomo è effettivamente Henry Okah stesso o sua moglie, che chiama Gbomo “JG” e ammette: “Non è il suo vero nome”.
Il Wall Street Journal ha riferito che l’indirizzo Yahoo utilizzato per le mail da Gbomo è stato una volta tracciato per il Sudafrica.
“Credo che JG è qualcuno che è molto concentrato, che non ha lati nascosti da offrire. Lui è qualcuno che vuole vedere i risultati, qualcuno che mi ha spinto ad avere rispetto per lui. Ha un cuore puro. Questo non è un mostro totale per quanto mi riguarda “, dice Azuka.
Il Mend è stato veloce a rispondere all’amnistia di Okah, dichiarando un cessate il fuoco di 60 giorni, due giorni dopo la sua liberazione.
“Diversi sono i fattori che hanno influito sulla nostra decisione, soprattutto la liberazione del signor Henry Okah dalla custodia del governo”, ha detto Gbomo.
Molti credono che Okah sia la chiave per la pace nel Delta. In una relazione di aprile, a Bruxelles, il comitato International Crisis Group (ICG) ha sollecitato il Presidente della Nigeria Umaru Yar’Adua di seguire il consiglio di costituire un comitato tecnico per risolvere la crisi del Delta e di concedere “l’amnistia per i dirigenti le cui azioni sono state politiche piuttosto che penalmente rilevanti, compreso il leader in carcere del Movimento per l’emancipazione del delta del Niger, Henry Okah “.
Se con la liberazione di Henry Okah la Nigeria porta con sé una rinnovata speranza per la pace, a sua moglie porta la speranza che i loro figli saranno presto in grado di tornare in una più giusta Nigeria.
Molte parti del Delta mancano ancora di strade, scuole e di energia elettrica, anche se la regione è la fonte di tutte le ricchezze della Nigeria.
“Se il governo è corretto e sincero io credo che cambierà la situazione nel Delta”, afferma Azuka, “ma vediamo che cosa esce dalla nuova offerta. Questo è quello per cui sta lottando Henry, comunque. Il vigore di Okah potrebbe essere libero, ma dovrà continuare ad impegnarsi per la causa!”
“Come sta andando e come è coinvolto non lo so, ma conosco Henry. Non posso dirgli di prendere una pausa ” dice Azuka Okah conclude
ndo l’intervista.

Sahara Reporters intervista Azuka Okah

Tangenti per il GAS nigeriano. Perquisita la sede di ENI.

Posted in Politica with tags , , , on luglio 23, 2009 by Maria Rubini
La procura di Milano ha avviato una nuova inchiesta per corruzione internazionale con al centro presunte tangenti pagate tra il ’94 e il 2004 a politici locali da Tski, un consorzio internazionale, per ottenere gli appalti del gas in Nigeria. Tra gli indagati due manager della ex Snamprogetti, l’attuale Saipem

La procura di Milano ha avviato tempo fa una nuova inchiesta per corruzione internazionale con al centro presunte tangenti pagate tra il ’94 e il 2004 a politici locali da Tski, un consorzio internazionale, per ottenere gli appalti del gas in Nigeria e che, per la parte italiana, vede indagati due manager della ex Snamprogetti (attuale Saipem) ma solo per il periodo 2002-2004. Nell’ambito delle indagini, come ha riportato nei girni scorsi il Corriere della Sera, venerdì sono state effettuate perquisizioni negli uffici del gruppo Eni a San Donato e in particolare nell’Area commerciale e nell’Audit interno dell’ex Snamprogetti.

L’inchiesta affidata ai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, è una costola di quella nata tempo fa in Francia e che si è sviluppata in Gran Bretagna e negli Stati Uniti e si avvale delle dichiarazioni di Albert Jackson Stanley, il manager della multinazionale americana Kbr, una delle società che fa parte del consorzio Tski, che ‘e uscito dall’indagine in Texas concordando 7 anni di carcere. La vicenda delle tangenti versate dal consorzio Tskj – il cui nome lo si deve alle iniziali della francese Technip, della Snamprogetti, della texana Kbr (controllata dalla Halliburton) e dalla giapponese Jgc, ognuna delle quali partecipava con una quota del 25 per cento – è stata scoperta da un’inchiesta che dura da almeno 5 anni e che è nata dalla collaborazioni delle autorità giudiziarie di Francia (é stata la prima ad avviare accertamenti), Svizzera, Stati Uniti, Gran Bretagna.

Più di due anni fa, come risulta dalla documentazione delle indagini americane, il Texas aveva ottenuto dalla Procura di Milano – che aveva avviato l’inchiesta – la collaborazione per interrogare i due manager della Snamprogetti. I due dirigenti si erano difesi sostenendo che erano gli altri soci di Tskj, in particolare quelli statunitensi, a gestire tutti i rapporti con il governo nigeriano. Rapporti grazie ai quali, secondo le accuse, vennero versati 182 milioni di dollari in una decina di anni per ottenere gli appalti per la costruzione a Bonny Island di sei impianti per l’estrazione e il trasporto del gas liquefatto: 132 milioni sarebbero stati versati ai vertici (tra cui i tre ex presidenti Sani Abacha, Abdusolami Abubakar e Olusegun Obasanjo e l’ex ministro del petrolio Dan Etete) e 50 a politici di livello inferiore, tecnici e funzionari.

I documenti raccolti con la perquisizione a Eni potrebbero portare nuovi elementi all’inchiesta milanese, in vista della valutazione di nuove iscrizioni nel registro degli indagati, come quella della società del gruppo. Cosa che, però, è possibile ancora per un paio di settimane, dopo di che scatterebbe la prescrizione, a meno che non venga interrotta con qualche atto della magistratura in base all’articolo 22 della legge sulla responsabilità degli enti.

Nigeria: la Ong chiede al governo di arrestare i responsabili. Il portavoce della polizia nega le accuse. Nel 2008 esercito e polizia uccisero più di 130 persone

Posted in Politica with tags , , on luglio 22, 2009 by Maria Rubini

Human Rights Watch (Hrw) ha fatto sapere che la polizia nigeriana avrebbe ucciso 130 persone per sedare i disordini scaturiti in seguito ad una disputa elettorale nello stato di Plateau.

Gli scontri fra cristiani e musulmani erano scoppiati dopo la contestata elezione del 27 novembre 2008 vinta dal Partito democratico del popolo (Pdp), sostenuto dai cristiani. I musulmani, che sostenevano il Partito del popolo dell’intera Nigeria (Anpp), erano scesi in piazza denunciando brogli. Durante gli stessi disordini i cristiani avevano attaccato alcune moschee e i musulmani le chiese. Eric Guttschuss di Hrw, citata dal sito on line della Bbc, denuncia che per rispondere alla violenza tra le comunità la polizia avrebbe sparato nel mucchio contro i dimostranti. Il portavoce della polizia dello stato di Plateau ha negato le accuse sostenendo che le forze armate non possono aver ucciso i civili: il loro compito era quello di proteggerli. Negli ultimi anni sono migliaia i nigeriani sia cristiani che musulmani che hanno perso la vita in violenze interreligiose.

PeaceReporter

Henry Okah è stato rilasciato

Posted in Politica with tags , , , on luglio 14, 2009 by Maria Rubini

Henry Okfoto-ril-dal-mend-22-feb-08-henry-okahah è stato rilasciato ieri a Jos. Grandi festeggiamenti in tutti i campi dei militanti degli stati di Bayelsa, Delta, Rivers e Ondo.
I guerriglieri del Mend avevano attaccato ieri sera un terminale di carico delle petroliere nel porto dell’ex capitale nigeriana Lagos. La Julius Berger : “ci
nque operai sono morti”. Nel comunicato di rivendicazione dell’attacco un saluto al “fratello” Barack Obama in viaggio in Africa.
E’ appena giunta la conferma dalle agenzie di stampa internazionali del rilascio del leader del Mend, Henry Okah. Secondo la BBC il giudice ne ha decretato la liberazione oggi dopo che il governo federale ha ritirato le accuse contro di lui. Uno degli avvocati di Okah ha confermato che il suo cliente è stato liberato ed è in viaggio per la capitale Abuja. Quando la notizia della liberazione di Okah è giunta nelle insenature e nei villaggi del delta in tutti i campi dei militanti è iniziata la festa. Thetimesofnigeria.com riferisce di grandi fuochi nei villaggi e di colpi sparati in aria – ” I Militanti nel Delta del Niger degli stati di Bayelsa, Delta, Rivers e Ondo hanno selvaggiamente sparato in aria, quando la notizia della liberazione di Okah ha raggiunto i loro campi”.
Il rilascio di Henry Okah, di cui avremo maggiori dettagli nelle prossime ore, è venuto poche ore dopo che il Mend aveva lanciato un duro attacco a Lagos.
«Alle ore 22,30 uomini del Mend pesantemente armati hanno condotto un attacco senza precedenti all’Atlas Cove Jetty a Lagos. Le petroliere e le navi cisterna ancora presso quella struttura sono al momento in fiamme». Così recita il comunicato con cui Jomo Gbomo, portavoce del Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger, ha annunciato l’avvenuto attacco contro un terminale per il carico del greggio nella ex capitale nigeriana Lagos. Nel pomeriggio un responsabile del soccorso dell’impresa di costruzioni privata Julis Berger ha detto che cinque operai sarebbero morti carbonizzati nell’attentato.
Nello comunicato di rivendicazione dell’attacco il Mend ribadisce quanto già annunciato nei giorni scorsi “da adesso in poi useremo la tattica del doppio binario”. Proseguiranno gli attacchi alle installazioni petrolifere delle compagnie straniere e dei consorzi e contemporaneamente, però, saranno formulate richieste e proposte politiche, «dopo le adeguate consultazioni con tutti gli interessati, tra le popolazioni della regione, con i capi militari e con Herny Okah». Dopo queste consultazioni sarà selezionato un gruppo di negoziatori che dovrà trattate con Timi Alaibe, il consigliere speciale del Presidente per gli affari del delta del Niger, nominato dal governo federale nigeriano pochi giorni fa. Il Mend dopo la nomina aveva fatto sapere di essere soddisfatto della scelta di Alaibe, “un uomo che rispettiamo e con il quale si può lavorare”. Con toni biblici, il Mend ha battezzato uragano «Mosé» l’ultima fase degli attacchi contro le multinazionali e «Gruppo Aronne» il comitato dei negoziatori. La minaccia sottintesa nel comunicato è che «una piaga» si abbatterà sul governo federale nigeriano se le richieste del Mend non saranno affrontate in un’adeguata sede politica.
Il Mend ha anche commentato positivamente la scelta di Barack Obama di fare tappa in Ghana invece che in Nigeria: “Salutiamo nostro fratello Barack Obama per aver scelto il Ghana invece di stati fallimentari come la Nigeria, l’Angola o la Guinea Equatoriale per la sua prima visita nell’Africa sub-sahariana”, si legge nel testo. «Vorremo cancellare dalla memoria immagini come quella dell’abbraccio tra Clinton e Obasanjo [l’ex presidente nigeriano, ndr]», scrive Jomo Gbomo.
L’attacco a Lagos, una città distante centinaia di chilometri dal Delta del Niger, di solito zona di operazioni del Mend, è uno smacco per l’esercito e per la marina militare nigeriana che non è riuscita a impedirlo. Ed è anche l’ennesimo segnale dell’accresciuta e sottovaluta capacità militare del Mend, che per la prima volta ha lanciato un attacco «nazionale». Secondo alcuni testimoni, nella zona del terminale attaccato si sono sentite esplosioni e colpi di arma da fuoco. La sparatoria sarebbe durata una trentina di minuti, ma non ci sarebbero state vittime né tra i guerriglieri né tra le forze di sicurezza.

di Edo Dominici

Combattenti del Mend armati hanno portato un attacco senza precedenti contro l’installazione portuale di Atlas Cove, nel porto di Lagos. Il Mend non si fida.

Posted in Politica with tags , , , on luglio 13, 2009 by Maria Rubini

(ANSA) – LAGOS, 13 LUG – I ribelli nigeriani del Mend hanno affermato di aver attaccato un’installazione portuale a Lagos, capitale economica della Nigeria. ”Combattenti del Mend armati – si legge in un comunicato – hanno portato un attacco senza precedenti contro l’installazione portuale di Atlas Cove, nel porto di Lagos. I depositi e alcune petroliere sono in fiamme”. Nel comunicato i guerriglieri salutano ”nostro fratello Obama per aver scelto il Ghana per la sua prima visita nell’Africa sub-sahariana”.

“Salutiamo il nostro fratello Barack Obama, per aver scelto il Ghana (in riferimento alla sua recente visita nel Paese africano, ndr.) invece di stati falliti – si legge – come la Nigeria, l’Angola o la Guinea Equatoriale”. Il comunicato dei guerriglieri prosegue: “E’ un messaggio positivo per gli africani comuni che non devono più sopportare di guardare le immagini dolorose in televisione dei loro leader corrotti mentre sono caldamente abbracciati da presidenti Usa”. Il Mend, in proposito, cita nella sua nota gli esempi di Mobutu-Reagan e Clinton-Obasanjo.

di Edo Dominici

“Noi sosteniamo la decisione di Henry Okah, ma la sua liberazione non può essere inserita nel contesto dell’amnistia offerta ai combattenti”. Il governo nomina un consigliere del Presidente per trattare con i militanti. “Timi Alaibe è un uomo che rispettiamo e con il quale si può lavorare” dice il Mend, che inaugura la politica del doppio binario: trattative e uragano Mosè.
Dopo che gli avvocati di Okah hanno annunciato che il leader del Mend ha accettato l’amnistia offerta dal governo, ieri il Movimento per l’emancipazione del Delta del Niger in una e-mail inviata alle agenzie di stampa da Jomo Gbomo, portavoce del movimento, ha detto che ha approvato la decisione presa da Okah, date le sue pessime condizioni di salute, ma ha precisato che “la sua liberazione non può essere inserita nel contesto dell’amnistia offerta ai combattenti” dal momento che Okah non ha armi da consegnare.
Nella mail si dice anche “che la nomina di Timi Alibe come consigliere speciale del Presidente sulle questioni del Delta del Niger è “benvenuta” ed è un passo in avanti verso la pace nella tormentata regione”.

“La recente nomina del Sig. Timi Alaibe, come consigliere speciale del Presidente sulle questioni del Delta del Niger, da parte del governo nigeriano è un piccolo e benvenuto sviluppo positivo che è in linea con il duplice approccio della nostra attuale campagna denominata uragano Mosè.

“Con questo canale di comunicazione finalmente aperto, il Mend metterà insieme un team di sinceri negoziatori per passare le nostre richieste e le nostre aspettative per il Presidente al Sig. Alaibe, un uomo che rispettiamo e con il quale si può lavorare”.

“Il Mend non ritiene che l’attuale offerta di amnistia sia rivolta ai combattenti per la libertà, perché non c’è spazio per qualsiasi forma di dialogo e le questioni che hanno provocato la lotta armata non vengono affrontate.

“Noi sosteniamo la decisione di Henry Okah di accettare qualsiasi accordo che garantirà la sua liberazione anticipata e gli consenta di curarsi viste le pessime condizioni di salute attuali. Poiché egli non ha armi da consegnare, l’operazione dovrebbe essere conclusa, con una eccezione: che il governo abbia un altro trucco nella manica. “
Nella tarda serata di ieri un altro comunicato del Mend a Thetimesofnigeria.com
“Verso le ore 20.00 di oggi, Venerdì, 10 luglio 2009, i nostri combattenti hanno rivisitato il gasdotto della Chevron riparato recentemente, che collega Alero Creek attraversando Abiteye al terminale di esportazione della compagnia nel Delta State, e lo hanno distrutto di nuovo.”
“Abbiamo monitorato i lavori di riparazione, che hanno coinvolto per la sicurezza oltre 200 soldati, e aspettato pazientemente fino a quando la riparazione è stata completata. Questa sarà la nostra modalità di azione su ogni gasdotto o struttura che viene riparata.
“I soldati di guardia nella zona hanno collaborato con noi e non sono stati sparati colpi. Noi vediamo i soldati inviati nella regione come vittime e cerchiamo di evitare un confronto se non è assolutamente necessario.
“Il governo e le compagnie petrolifere sembrano avere più a cuore il ripristino del flusso di petrolio che non il ritorno degli sfollati. Se il governo dimostrerà la stessa velocità con cui è intervenuto per la riparazione delle linee nel far tornare le comunità di sfollati, la regione sarà un posto migliore.
“Questa azione da parte del governo ci ha portato a decidere che anche se i colloqui sono in corso non ci dovranno essere riparazioni su una qualsiasi delle strutture distrutte fino a quando entrambe le parti non concordano una posizione comune sul futuro della regione”
. La dichiarazione è stata firmata da Jomo Gbomo.
Come avevamo detto in precedenza questa volta il movimento combattente sembra deciso ad andare fino in fondo e non si accontenta delle promesse di un governo di cui non si fida. Esprime ancora dei dubbi sulla liberazione di Okah e pur apprezzando la nomina a Consigliere Speciale del presidente di una persona stimata dai militanti prosegue la strategia degli attacchi alle installazioni petrolifere che stanno minando alla base l’intera economia nigeriana.
Se il governo nigeriano vuole veramente la pace nella regione dovrà dimostrare con i fatti che i suoi impegni vengono attuati sembra essere la prima richiesta del Mend . Primo fra tutti lo sviluppo della regione, la più ricca di risorse, la più povera del paese. Uno sviluppo ed una pulizia dell’ambiente che porta in dote al Mend l’appoggio di tutte le popolazioni del delta del Niger. Se il Governo ha le “carte” è il momento di farle vedere.