Archivio per Benedetto XVI

EE.UU. analiza fracasos en provocaciones por visita del Papa a Cuba

Posted in America Latina, Politica, Società with tags , , , on aprile 9, 2012 by Maria Rubini

Tras fracasar en sus intentos de presionar y organizar provocaciones contra la visita del Papa Benedicto XVI a Cuba, el gobierno de Estados Unidos realizó un  análisis con sus empleados en Cuba. A través de la red social Twitter se conoció que Joaquín Monserrate, primer secretario político económico de la Sección de Intereses de EE.UU. en La Habana, acudió este sábado 7 de abril de 2012 a la residenCIA del barrio habanero de Miramar donde sesiona el espacio  Estado de SATS.

Tratando de justificar ante sus empleadores su fracaso en dañar la visita papal, algunos de los presentes en el encuentro de este sábado alegaron ante Monserrate su supuesta detención por algunas horas. Sin embargo, ninguno de los “luchadores por los Derechos Humanos” allí presentes se percató de que hacían eso ante el representante del gobierno que administra en el territorio cubano de Guantánamo la prisión donde hace más de diez años -equivalentes a casi cien mil horas- permanecen, sometidos a tratos degradantes y torturas, 171 detenidos sin cargos ni juicio.

Coincidiendo con el viaje de Benedicto XVI a  la Isla, la Comisión Interamericana de Derechos Humanos (CIDH) -que por primera vez impugna al gobierno norteamericano-, junto al Centro de Derechos Constitucionales (CCR por sus siglas en inglés) y el Centro por la Justicia y el Derecho Internacional (CEJIL) decidieron solicitar a la Casa Blanca poner fin al injusto cautiverio de  del argelino Djamel Ameziane, uno de los prisioneros recluidos en Guantánamo. Ameziane se trasladó de Canadá a Afganistán, poco antes de la invasión de Estados Unidos, en octubre de 2001, huyendo de la deportación hacia su país de origen; como otros miles de refugiados, escapó a Pakistán para huir de la guerra, pero fue detenido y vendido a las fuerzas estadounidenses a cambio de una recompensa y trasladado al único lugar de Cuba donde se viola el derecho a un juicio justo: la Base Naval que EE.UU. mantiene en contra de la voluntad de los cubanos.

Tampoco los presentes en Estado de SATS le solicitaron al gobierno de  Estados Unidos apoyo para sus colegas asentados en España, luego de permanecer en las prisiones cubanas por servir a la estrategia norteamericana de “cambio de régimen” en la Isla, a los que el gobierno ibérico acaba de recortar las ayudas y que en su inmensa mayoría se encuentran sin empleo. No hubo allí un minuto para recordar a una de esas personas: Albert Santiago Du Bouchet Hernández, quien se suicidó recientemente en La Palma, Islas Canarias, por no encontrar salida a su situación económica y cuyo cadáver -según informaciones difundidas en sitios de la contrarrevolución en Internet- permanece en congelación porque su familia no tiene dinero para el sepelio.

Miles dólares, tecnología de punta y un puñado de personajes de opereta, cumpliendo un guión escrito desde Miami, no bastaron para empañar la imagen que vio el mundo de un pueblo libre que acogió respetuoso al Sumo Pontífice de la Iglesia Católica. Pero la reunión de este sábado en Estado de SATS, sí puede ser suficiente para conocer cuánto de servilismo y genuflexión llevan en sí los títeres que, con la complicidad de algunos medios de comunicación, el gobierno de Estados Unidos quiere vender al mundo como “disidencia cubana”.

Iroel Sànchez

SULLA CONTINUITÀ – L’ermeneutica del rinnovamento nella continuità, questa sconosciuta.

Posted in Società, Uncategorized with tags , , on aprile 8, 2011 by Maria Rubini

La burrasca ecclesiale connessa ai conflitti fra tradizionalisti e progressisti non accenna a placarsi ed anzi appare accentuata, dato che le posizioni papali sfuggono – e non potrebbe essere altrimenti – a questo tipo di contrapposizione. Se i progressisti non gradiscono il motu proprio “Summorum Pontificum”, i tradizionalisti rimangono perplessi per l’iniziativa di Assisi, e così via.

Spiace dover constatare che la questione dell’ermeneutica della continuità resti assoggettata a una sostanziale incomprensione, nonostante si tratti di un’indicazione magisteriale autorevole e vincolante per i cattolici, oltre che fondata sull’evidente presupposto della continuità nel tempo della vita del corpo ecclesiale, con la connessa assistenza dello Spirito Santo ai pastori.

La dialettica ecclesiale tende ad assumere forme e metodi più politici che teologici, finendo col riprodurre all’interno della Chiesa la dialettica destra-sinistra propria della modernità politica.

Molto si è detto e scritto – e giustamente – contro chi si ostina a vedere nel Concilio Vaticano II il nuovo inizio che metterebbe fine al periodo caratterizzato dalla “forma costantiniana” della Chiesa.

Bisogna tuttavia censurare anche il tradizionalismo ideologico e fondamentalista, che legge la ricchissima eredità della teologia classica con mentalità più cartesiana che aristotelica, confondendo aprioristicamente i mutamenti delle formule con i mutamenti di dottrina, o trattando i concetti teologici come se fossero idee chiare e distinte, con un approccio razionalistico e per nulla affine a quello della grande scolastica medievale, per non dire dei Padri della Chiesa.

Come venirne fuori?

In primo luogo cercando di assumere un abito di umiltà, anche intellettuale, che dovrebbe essere proprio – pur nei diversi ruoli – di ogni fedele cattolico, teologi compresi.

Le dottrine infallibili o comunque irreformabili non possono essere discusse. Ma un particolare ossequio è dovuto anche al magistero ordinario. Infatti  il par. 752 del codice di diritto canonico dispone: “Non proprio un assenso di fede, ma un religioso ossequio dell’intelletto e della volontà deve essere prestato alla dottrina, che sia il Sommo Pontefice sia il Collegio dei Vescovi enunciano circa la fede e i costumi, esercitando il magistero autentico, anche se non intendono proclamarla con atto definitivo; i fedeli perciò procurino di evitare quello che con essa non concorda”.

Non è quindi possibile sbarazzarsi del consolidato insegnamento sulla libertà religiosa o sull’ecumenismo dicendo che non si tratta di dottrine infallibili: anche qualora non le si ritenga tali, esse vanno seguite lo stesso.

Neppure ci si può lamentare del fatto che gli ultimi pontefici abbiano fatto della retta attuazione del Vaticano II un punto di riferimento del loro ministero (e cosa altro avrebbero dovuto fare?).

L’ermeneutica della continuità andrebbe verificata e praticata con esercizi concreti, i quali – se rettamente condotti – dimostrerebbero che essa è sempre possibile.

Per semplificare, poniamo che io abbia una classica asserzione dogmatica A e una dottrina conciliare B, la quale sia passibile di due interpretazioni: B1, ossia un’interpretazione compatibile con A; e B2, ossia un’interpretazione non compatibile con A (ambivalenza, questa, non rara a motivo del linguaggio “pastorale” adoperato dall’ultimo Concilio e da una parte del magistero recente).

L’ermeneutica della continuità mi richiede allora di scegliere l’interpretazione B1. Non si tratta però di un’imposizione volontaristica e positivistica. Al contrario, essa presuppone sia il principio logico di non contraddizione, sia la non irrazionalità del dato rivelato, sia i principi teologici ed ecclesiologici tipici del cattolicesimo, che mirano alla salvaguardia dell’unità-continuità della Chiesa nel tempo.

Ad esempio, se io leggo il testo del Vaticano II in cui si dice che “con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (“Gaudium et Spes” 22) dovrò interpretarlo in modo compatibile con i concili cristologici antichi, valorizzando le implicazioni della locuzione “in certo modo”.

Quindi, nessun “pan-cristismo” antropocentrico al quale osannare, o contro il quale levare grida scandalizzate. Più semplicemente, e più cattolicamente, una maggiore e sempre più penetrante intelligenza del dato rivelato.

Si potrebbe replicare: ma se io vedo una contraddizione che mi impedisce di prestare l’assenso?

A questo proposito potrebbe soccorrere il detto di Ignazio di Loyola, secondo il quale “per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti noi crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza è lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poiché la nostra santa madre Chiesa è guidata e governata dallo stesso Spirito e Signore nostro che diede i dieci comandamenti”.

L’ossequio dell’intelletto, che deriva dall’accettazione di questa posizione, non rimane senza frutto, perché purifica la volontà e predispone la ragione a una più attenta considerazione della questione e consente, in ultima analisi, di diradare i motivi di perplessità che sembravano invincibili ed erano in realtà dettati da pregiudizi.

A tal fine è di aiuto la lettura di teologi che applicano questo tipo di ermeneutica, come ad esempio il cardinale Leo Scheffczyk (1920-2005), o il padre Jean-Hervé Nicolas o.p., o il padre Giovanni Cavalcoli o.p.

Ne uscirebbe rafforzata la coscienza ecclesiale e la volontà di operare – cattolicamente – “cum Petro e sub Petro”, nella straordinaria vicenda della comunicazione del messaggio cristiano ai nostri contemporanei, figli di Dio e fratelli in umanità.

di Francesco Arzillo

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Il discorso di Benedetto XVI del 22 dicembre 2005, sull'”ermeneutica del rinnovamento nella continuità” nell’interpretare i testi del Concilio Vaticano II:

> “Signori cardinali…”

La foresta di Dio

Posted in Società with tags on novembre 9, 2010 by Maria Rubini

Un viaggio storico per la sua importanza e simbolico per il suo significato si è rivelato quello che Benedetto XVI ha compiuto in Spagna, per la seconda volta in meno di cinque anni. Grazie alla visita di due città che esprimono la realtà diversificata di un grande Paese, fortemente radicato nella tradizione cristiana e che oggi, pur largamente secolarizzato, ha saputo accogliere il Papa con simpatia e ascoltarlo con attenzione. Una simpatia e un’attenzione dimostrate in modo pubblico dal sovrano e dalla regina, dai principi delle Asturie, dal presidente del Governo e dalle autorità nazionali e regionali. Oltre che, naturalmente, da tutta la Chiesa, confermatasi una realtà vitale e vivace nella società spagnola.
L’itinerario del romano pontefice, toccando Santiago de Compostela e Barcellona, ha voluto unire simbolicamente la storia del Paese e sostenere la sua apertura attuale innanzi tutto all’Europa, ma anche agli altri continenti. Agli spagnoli, ma parlando a tutto il mondo, il Papa ha soprattutto ricordato con forza il significato della fede cristiana, al cui punto di partenza non vi è un progetto umano ma Dio stesso, che abita nell’intimo del cuore di ogni persona. È una tragedia – ha detto Benedetto XVI nell’omelia di Santiago, davanti alla meravigliosa cattedrale romanica e barocca – che nel continente europeo, soprattutto nel corso dell’Ottocento, si sia affermata e diffusa la convinzione che Dio è antagonista dell’uomo e nemico della sua libertà.
Di fronte a questa negazione, quasi incomprensibile, è invece necessario che Dio, “sole delle intelligenze”, torni sotto i cieli d’Europa, continente che a sua volta deve aprirsi alla trascendenza. E come l’immagine crocifissa di Cristo è ai crocicchi dei cammini che portano a Compostela – dove più che millenaria è la memoria dell’apostolo Giacomo – così la “croce benedetta” deve brillare nelle terre europee, ha esclamato il Papa, che subito dopo ha proclamato la “gloria dell’uomo”, auspicando che l’Europa della scienza e della cultura si apra alla trascendenza.
L’apertura a Dio è tornata nelle parole di Benedetto XVI a Barcellona, quando ha dedicato il tempio espiatorio nato dalla visione geniale di Antoni Gaudí e durante la visita voluta per abbracciare con tenerezza i bambini e i giovani ospiti del Nen Déu, l’opera intitolata al Bambino Gesù, incoraggiando quanti li assistono. L’immensa mole di pietra della Sagrada Familia, quasi una selva mirabile di colonne che si trasformano in movimento, è stata definita dal Papa come realtà sacramentale, “segno visibile del Dio invisibile, verso la cui gloria si alzano queste torri, saette che guardano all’assoluto della luce”. Santuario di Dio, come lo è ogni persona umana. Per questo essa è sacra, e per questo – non per ostilità nei confronti dell’uomo e della sua libertà – la Chiesa, che è fondata unicamente su Cristo, auspica misure a sostegno della famiglia e si oppone a ogni forma di negazione della vita.
Con questo viaggio in Spagna il successore di Pietro ha mostrato ancora più chiaramente il senso del suo cammino e di quello della Chiesa:  presentare al mondo Dio che è amico degli uomini e invitarli nella sua casa. Una casa la cui bellezza è soltanto adombrata dal Portico della gloria che accoglie i pellegrini che arrivano a Compostela e a Barcellona da quella foresta di Dio che Gaudí, artista visionario e cristiano autentico, ha voluto si innalzasse al centro della città degli uomini. Perché guardino alla sua presenza tra loro, contemplino la sua inesprimibile  meraviglia  e  sappiano  accoglierlo.

di Giovanni Maria Vian